Home sweet home, soprattutto quando è mobile

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Stanchi di buttare metà del vostro stipendio nell’affitto? In cerca di dote per il vostro futuro compagno?  In ginocchio per la rata dell’IMU? Se la risposta è affermativa ad almeno due delle tre domande, sarete sollevati dal sapere che la soluzione arriva direttamente dall’America. E’ la mobile home: pratica, portatile e in alcuni casi costa meno della vostra macchina.Se credete che si tratti di un fac-simile della roulotte che si parcheggia sotto la pineta a due passi dal mare, vi sbagliate di grosso. Guardate le foto qui sotto e ditemi se non sembrano gli interni di una delle houses simbolo dell’American Dream.

Salotto e camera da pranzo accoglienti, ampio angolo cucina, quadri bucolici alle pareti e una serie di piante ornamentali di plastica. E` così che si presenta l’interno di una mobile home che, a prima vista, poco ha da invidiare alle ben più costose case tradizionali.

Gli spazi sono a prova della più disperata delle casalinghe e del più sportivo dei padri di famiglia: non mancano infatti nè il forno enorme per non sfiguare con gli ospiti il Turkey Day nè quello per l’inseparabile coppia divano-televisore.

Fiduciosi di ottenere una promozione degli interior designers (almeno con il minimo dei voti), vediamo come si presenta l’aspetto esterno, che l’intuito ci suggerisce sarà gradito più ad architetti che a ingegneri.

 

Che ne dite? Direi non male. E vi assicuro che anche viste dal vivo trasmettono un senso di maggiore solidità rispetto a Villa Silvani. Nemmeno all’occhio piò distratto sfuggirà la presenza del porch da arredare con la tradizionale sedia a dondolo in legno – testimone delle più segrete confidenze familiari. Fatta eccezione per i film girati nelle grandi città, chi non ricorda un classico americano senza la porch scene?

Ma veniamo a dettagli più interessanti.

Quanto costano?

Il prezzo varia in base a grandezza e modello. Indicativamente si va da un minimo di mille dollari per i modelli più semplici fino centinaia di migliaia  per quelli più sofisticati. E’ lecito chiedersi da cosa dipendano variazioni di prezzo così ampie. Innanzitutto dalla location, dallo Stato, dall’anno di fabbricazione e, ovviamente dalle condizioni generali della stuttura. Ai parametri classici, aggiungerei che la fluttuazione più ampia è quella inversamente proporzionale ai giorni, minuti, ore che la separano dall’ultimo rovinoso uragano.

Dove le compro?

Comprare una casa modulare (altro modo per chiamare le case mobili) è un po’ come andare al supermercato o, se vogliamo, all’Ikea. La similitudine non fa una piega, con l’unica differenza che negli spazi espositivi è difficile che si spinga un carrello. Il sabato pomeriggio si va a fare la spesa di case proprio come si va a fare quella di frutta e verdura. Per vedere la casa dei propri sogni, niente costi di agenzia e niente appuntamenti da una parte all’altra della città. Le case sono lì, tutte insieme e una in fila all’altra, proprio come i barattoli di olive e sottaceti al Carrefour. Un buon mercato – e non osiamo chiederci perchè– e` anche quello dei pezzi di ricambio. Si è rotta una porta? La maniglia della finestra è difettosa? Niente appuntamento con il falegname. Un po’ di bricolage, un pomeriggio di shopping e il problema si risolve nell’arco di qualche ora.

Come ogni merce che si rispetti esistono ovviamente anche il mercato virtuale e quello dell’usato. E quindi le mobile homes si possono comodamente comprare online o su e-bay.

Come le trasporto?

Quando si compra una casa portatile, le fasi a cui si va incontro sono le stesse necessarie per il montaggio dello scaffale Borgsjö o per o sgabello  Bekväm.  Una volta che i pezzi sono arrivati a casa (o meglio sul prato), pezzo dopo pezzo, vite dopo vite, pannello dopo pannello ecco che la casa acquista la sua forma.

Per l’esattezza, perché si chiamano mobile home? Se una mattina ti svegli e ti offrono un lavoro a due migliaia di miles rispetto al tuo domicilio attuale, una mobile home la puoi portare con te. Basta forse smontare la casa pezzo per pezzo, assicurarla al tettino della macchina e partire? Considerata la grandezza della machine americane a qualcuno potrebbe anche saltare in mente di optare per questa soluzione. Fortunamente ci sono ditte di trasporto specializzate in quello di case modulari. Un camion porta i mobili, l’altro la casa.  Occhio però all’affidabilità e ai costi: se la distanza è troppa, conviene forse vendere e ricomprare. E se si sceglierà lo stesso modello, bando alla nostalgia da lontananza da casa.

 

Chi e perchè vive in una mobile home?

Anche se un marketing ben confezionato può far apparire una mobile home come un Castello, gli sforzi per darle il prestigio che si merita sono controbilanciati quando guardiamo a chi ci abita.

L’immaginario collettivo suggerisce che le mobile homes sono dimora di ragazze madri, tossicodipendenti o gangster che sfuggono alla legge. Sono dimora ottimale per chi vuole vivere con il minimo garantito, per chi non può e per chi non vuole lavorare, spesso nella paura di perdere i Food Stamps e Medicaid (rispettivamente buoni pasto e assicurazione sanitaria).

Tuttavia le mobile homes offrono un tetto anche ad altre categorie di persone, tra loro anche molto diverse. Per esempio ci sono le signore over 60. Donne in pensione per necessità  più che per scelta, senza famiglia o vedove, vittime della recessione economica. Hanno scelto di optare per una casa mobile, meno costosa e con il vantaggio dell’insediazione nel sobborgo di una grande città non lontano da ospedali, medici e farmacie. Se volete saperne di più consiglio questo articolo.

Ci sono poi gli Immigrati ai margini della legalità. Non lontano dal confine con il Messico, c’è per esempio Douroville Park, una comunità di campesinos poverissima, non diversa dalle baraccopoli del Sud del mondo. Gli immigrati indigeni qui residenti vivono in mobiles home fatiscenti.  Quando la finestra si rompe, non ci si dirige verso il mercato del ricambio perchè il buco si aggiusta con un foglio di cellophane.

E non possono mancare le famiglie giovani. Sono tanti gli Americani che decidono temporaneamente di andare a vivere in una casa mobile.  Una soluzione temporanea, dignitosa e che consente di far crescere il savings account fino al punto da aprire le porte all’acquisto di un’abitazione tradizionale.

Insomma, da forme di povertà estrema a scelte intelligenti, gli abitanti delle mobile homes sono diversificati, coraggiosi e creativi.  Creativi perché invece di lamentarsi della perdita d’acqua dal soffitto, si scambiano consigli su come ripararla. Perché quando arriva Natale ci si scambiano non solo regali, ma soprattutto idee originali su come adobbare la propria casetta portatile.

Possiamo concludere che il sogno Americano di mobilità fisica e sociale sia davvero a portata di mano (o meglio di portafoglio) per tutti? Forse sì, ma se la questione vi interessa non dimenticatevi di firmare una buona polizza assicurativa e per più sprovveduti, consigliamo di seguire attentamente i consigli del web.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

    • Francesca H

      Dopo aver visto quel che e’ successo da Santoro ieri sera se vuoi inizio a cercartene una.

      Rispondi

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