Business never sleeps

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Una giornata qualsiasi in Lussemburgo, nel cuore finanziario dell’Europa. Fra voglia di ordine e dubbi esistenziali.Ore 8:00, lunedì mattina, esci e vieni travolto da una fila interminabile di automobili. Aspetti il tuo autobus che è rigorosamente in orario. Arrivi finalmente a destinazione, nel mio caso in pieno centro e quello che ti salta subito agli occhi è l’ordine. Ordine nell’attraversare la strada, ordine nell’abbigliamento, ordine nell’educazione civica in toto. Sei in Lussemburgo.

Tutti hanno una valigetta o una “business bag”, per gli uomini rigorosamente abito, unico segno caratterizzante la cravatta, per le donne tutte in tacco, tailleur, camicia e pantalone; colori moda inverno/estate: nero, grigio, blu insomma tutti in un tono molto formale. Ti incammini verso il lavoro, tappa fissa per i tedeschi, francesi, lussemburghesi da Oberweis o Fischer (la pasticceria made in Luxembourg) per un caffè take away, per i veri cultori di caffè rigorosamente dall’italiano. Il giornale “essentiel” che nelle grandi città italiane è il “metro” è disponibile in tre lingue, francese, tedesco e portoghese, a te la scelta.
Ogni giorno la popolazione della città si triplica, alcuni sostengono che si quadruplica, è l’Eldorado per tedeschi, belga, francesi che raggiungono la città in treno o molto spesso in macchina.
Sei circondato da edifici imponenti, moderni, storici, tutti nel loro stile all’avanguardia, sono banche. Esistono 155 banche che operano sul territorio, con oltre 26.000 dipendenti. L’unica eccezione è Kirchberg, il quartiere europeo, dove sono di casa la Corte di giustizia, il Parlamento Europeo, la Commissione, la Banca Europea.
Cammini e vieni subito assorbito dall’aria business che caratterizza questo paese. Tutti al telefono, ipad, o i nuovi libri elettronici per chi non ama la carta. Tutti con aria seria, tutti precisi, tutti ordinati in compagnia a parlare di lavoro, tutti con una maschera sul viso, finance rigorosamente. Vieni travolto subito dall’odore dei soldi, tutti già concentrati, tutti “benestanti”, tutti con un unico tarlo in testa, money.
Nonostante questa aria di “money never sleep”, bisogna considerare che tutti arrivano dalla frontiera perché è il paese delle grandi possibilità. Tutto è in costruzione, case, edifici, tutto è qui. L’età media dei lavoratori è bassa, la maggior parte sono trentenni; quasi tutti arrivano per non rimanere.
Le lingue parlate sono finanza, fondi di investimento, bassa imposizione fiscale. Ogni giorno, io come tanti altri lavoratori siamo parte integrante di questo sistema, la macchina dei soldi. Anche per chi pensa di lavorare per qualcosa di socialmente utile, è schiavo del sistema. È inutile raccontarci che si viene qui per altri motivi. Si certo, nella crisi in cui stiamo attraversando, avere un lavoro, con contratto a tempo indeterminato e buono stipendio a fine mese, non sono occasioni da rifiutare. Però rimane che tu lavori per il sistema che ha creato la crisi economica, lavori per i ricchi che esportano patrimoni, lavori con la spazzatura finanziaria.
Questo paese è creato sul principio di ricchezza e direi ad alto livello, principio attraverso il quale l’adolescente o il bambino che cresce in questa realtà finisce per avere una visione deviata del mondo. Io stessa, mi dimentico dei “veri” problemi che caratterizzano questa epoca storica e la mia generazione. È una realtà ovattata.
S., mamma francese, spende due ore tutti i giorni per venire a lavorare in Lussemburgo, come lei tanti altri transfrontalieri, che pur di avere delle buone prospettive future di famiglia e di sicurezza economica, sacrificano una parte di etica. Io stessa sono emigrata per aver delle prospettive future, almeno sapere di aver la possibilità di progettare il mio futuro.
Poi però parlo con N., cara amica che lavora per una società di lobbying a Bruxelles, una società che difende le grandi multinazionali che inquinano, e che mi dice la stessa cosa. Si sente parte del sistema. Distorto, ingiusto, che ha creato l’epoca di cui noi siamo figli.
E allora mi chiedo, esiste veramente un lavoro senza interferenze? Un lavoro che non abbia effetti in negativo per il prossimo?
Io, profondamente critica contro il sistema attuale, io che vorrei rivoluzionare tutto, qualche volta, sempre più spesso, mi faccio venire dei sensi di colpa.

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