Una sola ma bellissima…

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Constance Dowling e Cesare Pavese

Constance Dowling e Cesare Pavese

Ogni tanto chiedo qualche suggerimento di poesie al nostro amico, poeta, editore Matteo Chiavarone. Questa volta avevo chiesto una sua selezione per una lista di 11 poesie sul tradimento. La risposta è stata la seguente:

Una sola ma bellissima…

“Tradimento” di Cesare Pavese

Stamattina non sono più solo una donna recente
sta distesa sul fondo e mi grava la prua
della barca, che avanza e fatica nell’acqua tranquilla
ancor gelida e torba del sonno notturno.
Sono uscito dal Po tumultuante e echeggiante nel sole
di onde rapide e di sabbiatori, e vincendo la svolta
dopo molti sussulti mi sono cacciato
nel Sangone. «Che sogno», ha osservato colei
senza muovere il corpo supino guardando nel cielo.
Non c’è un’anima in giro e le rive son alte
e a monte più anguste, serrate di pioppi.

Quant’è goffa la barca in quest’acqua tranquilla.
Dritto a poppa a levare e abbassare la punta,
vedo il legno che avanza impacciato: è la prua che sprofonda
per quel peso di un corpo di donna, ravvolto di bianco.
La compagna mi ha detto che è pigra e non s’è ancora mossa.
Sta distesa a fissare da sola le vette degli alberi
ed è come in un letto e m’ingombra la barca.
Ora ha messo una mano nell’acqua e la lascia schiumare
e m’ingombra anche il fiume. Non posso guardarla
- sulla prua dove stende il suo corpo – che piega la testa
e mi fissa curiosa dal basso, muovendo la schiena.
Quando ho detto che venga più in centro, lasciando la prua,
mi ha risposto un sorriso vigliacco: «Mi vuole vicina?»

Altre volte, gocciante di un tuffo fra i tronchi e le pietre,
continuavo a puntare nel sole, finch’ero ubriaco,
e approdando a quest’angolo, mi gettavo riverso,
accecato dall’acqua e dai raggi, buttato via il palo,
a calmare il sudore e l’affanno al respiro
delle piante e alla stretta dell’erba. Ora l’ombra è estuosa
al sudore che pesa nel sangue e alle membra infiacchite,
e la volta degli alberi filtra la luce
di un’alcova. Seduto sull’erba, non so cosa dire
e m’abbraccio i ginocchi. La compagna è sparita
dentro il bosco dei pioppi, ridendo, e io debbo inseguirla.
La mia pelle è annerita di sole e scoperta.
La compagna che è bionda, poggiando le mani
alle mie per saltare sul greto, mi ha fatto sentire,
con la fragilità delle dita,
il profumo del suo corpo nascosto. Altre volte il profumo
era l’acqua seccata sul legno e il sudore nel sole.
La compagna mi chiama impaziente. Nell’abito bianco
sta girando fra i tronchi e io debbo inseguirla.


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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Daniela Damiani

    La poesia è un bianco lenzuolo lavato da mani pure, nel letto più basso del fiume. Le mani che l’hanno lavato lo stendono pesante d’acqua e ruvido in pelle sui prati alti dove fiori giallini splendono di luce. Che profumo quel bianco lenzuolo asciugato alla luce giallina dei fiori!
    Daniela Damiani

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