Scherzi d’autunno

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Quaranta gradi il giorno dei morti? Sì è possibile. Senza andare in California, New Mexico o Florida la temperatura estiva è il regalo che porta con sé l’Indian Summer.  Maniche corte e flip-flop ritornano per qualche giorno a ripopolare le strade; una breve calda quiete prima dell’arrivo del freddo invernale.

LIndian Summer è quel periodo compreso tra gli ultimi giorni di ottobre e i primi di novembre in cui le temperature tornano a essere estive. Esci al mattino presto e, anziché della brina sulla macchina, dovrai occuparti della gocciolina di sudore che cade dalla tua fronte.

Lasciando la discussione sui cambiamenti climatici agli esperti e agli ossessionati dall’horror vacui delle conversazioni in ascensore, soffermiamoci qui sulla poesia di questi meravigliosi giorni. Con i suoi giochi di  luci e colori tra cui l’azzurro del cielo, il verde dei prati, i rossi, i viola e gli arancioni degli alberi, l’Indian Summer non può che essere stata e continuare ad essere fonte di ispirazione per musicisti, pittori, registi e poeti. O aspiranti tali.

Non tutti forse sanno che Indian Summer è il titolo di una delle primissime canzoni dei The Doors. Scritta nello stesso anno in cui la band si è formata (1965) pare che sia stata ispirata da un incidente in macchina avvenuto nell’infanzia di Jim Morrison, ritornato nel presente come esperienza onirica.

Se di America vera si tratta, non può di certo mancare la versione country della coppia Brooks & Dun. Come si vede dal video e si ascolta dal testo, la canzone denota una notevole profondità. Narra infatti la dura vita dei college students divisi tra ragazze pon pon e giocatori di football. Chiaro è che le temperature “indiane” servono a risvegliare anche lui, l’ormone assopito. Attraversiamo l’Atlantico e ricordiamo la canzone dei Manic Street Preachers. Test ourselves  è l’invito della canzone: Indian Summer è quel lampo di verità che illumina le nostre menti – per i più purtroppo solo ogni tanto – e ci fa rifiutare le verità pre-confezionate. Sempre inglese è la band Indian Summer anche se, a onor del vero, esiste anche l’ononima americana (di cui consiglio Orchard). Dalla musica di entrambi i gruppi sembra che l’Indian Summer sia qui dissonanza, disequilibrio, evento inaspettato che, anziché illuminare, confonde e lascia perplessi.

Passiamo alla pittura. Di quadri intitolati Indian Summer ce ne sono tantissimi, quasi tutti testimoni dei meravigliosi giochi di luci e colori. Dallo stile impressionista del francesce Régis François Gignoux a quello astratto della californiana Charlotte Nunn.

Se consideriamo il fumetto l’evoluzione della sua vena da pittore, concludiamo con una chicca nostrana: Milo Manara. Milo con matita e Hugo Pratt con penna, ed ecco che il risultato è Indian Summer – Tutto ricominciò con un’estate indiana – fumetto di scontri epici, e come potrete immaginare non solo, tra coloni e pellirossa.

La produzione cinematografica americana tende all’infinito e, quindi, non poteva mancare il filmone.  Uscito nel 1993 e diretto da Mike Binder, piacerà sicuramente a tutti quelli che hanno trascorso almeno un Luglio e Agosto della loro infanzia in un campo estivo. Una reunion autunnale 20 anni dopo, il suggestivo paesaggio dell’Ontario, i giorni dell’estate indiana ed ecco che il film è pronto per essere commericializzato.

E, last but not least, la poesia. Indian Summer è il titolo di una bellissima poesia di Emily Dickinson. E’ un inganno della natura che illude solo alcune creature, le più ingenue. Inverte per esempio la rotta migratoria di alcuni uccelli, ma non risveglia la laboriosità delle api. Nella sua interpretazione è una breve e piacevole illusione di immortalità.

L’ Indian Summer è la nostra Estate di San Martino e, se di poesia si tratta, non si può non pensare a Carducci. Tra il freddo del maestrale della prima strofa e gli stormi d’uccelli neri della quarta, si incastrano il profumo del vino e lo scoppiettio dello spiedo. L’allegria e la gioia delle attività del borgo si contrappongono alla durezza e al gelo dei cicli naturali.

Leggenda vuole che il fenomeno dell’Indian Summer si chiami così perchè era una vera e propria manna dal cielo per le tribù degli Indiani d’America. Dopo un primo periodo di gelo autunnale (squaw winter), qualche giornata dalle temperature estive consentiva di portare a termine i raccolti e prepararsi per l’inverno.

Inganno, illusione o realtà è bene ricordare che San Martino cade l’11 Novembre, ovvero quando il nuovo numero de L’Undici è pronto per essere letto,  e porta con sé il celebre detto: “A San Martino ogni mosto diventa vino”.  A buon intenditore poche parole!  

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. marinda

    Bello e anche se non Usa, c’è anche “Inbdian Summer SkY” degli U2. Bella l’estate anche se fa l’indiana.

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