Phineas non più Phineas: non sono chi sembro

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La ferrovia di Cavendish, Vermont (USA)

Quel giorno Phineas, bel ragazzotto venticinquenne, uscì di casa particolarmente di buonumore, annusando l’aria mattutina che a metà settembre iniziava a farsi frizzante, soprattutto quando il cielo era terso ed aveva da poco albeggiato. Si stava recando al lavoro: il cantiere della nuova ferrovia, allora giunto vicino a Cavendish, nel Vermont. Nulla doveva intralciare il percorso previsto per i binari: anche quel pomeriggio del 13 settembre 1848 bisognava perciò far esplodere alcune rocce, posizionate proprio dove non dovevano stare. Phineas era l’operaio artificiere: si chinò quindi a compattare la polvere da sparo in una piccola fenditura della roccia, ma accidentalmente l’esplosione avvenne prima del previsto, facendo schizzare in aria il ferro di pigiatura che, per darvi l’idea delle sue dimensioni, era lungo circa un metro, aveva un diametro di poco più di 3 centimetri ed era pesante circa 6 kilogrammi. Il ferro si diresse dritto dritto verso lo zigomo sinistro di Phineas, da qui attraversò l’orbita e il lobo frontale sinistro, uscendo poi dalla volta cranica; atterrò a circa 30 metri da lui, “imbrattato di sangue e cervello”. Degno di un film pulp. I suoi compagni di lavoro lo diedero subito per morto, invece no: dopo pochi minuti Phineas si riprese dallo stordimento e ricominciò pure a parlare, sotto il loro sguardo attonito.

La traiettoria del ferro in una grafica dell’epoca

A distanza di tre settimane dall’incidente  Phineas poteva già alzarsi dal letto e uscire a farsi un giro per la città, autonomamente.
Ma c’era qualcosa “che non quadrava” in lui: era diventato irriconoscibile agli occhi di amici e conoscenti, del tutto intrattabile, irascibile, lunatico e blasfemo. Prima dell’incidente era ritenuto uno degli operai più abili, efficienti ed equilibrati del gruppo di lavoro. Ora era invece incostante, irriverente, poco rispettoso, impaziente, ostinato, capriccioso, indeciso ed incapace di pianificare le proprie azioni. Questo radicale cambiamento della personalità indusse i suoi datori di lavoro a non riprenderlo con loro. Egli fu quindi costretto ad intraprendere nuovi lavori, si seppe ad esempio che fu assunto per un po’ nella scuderia del Dartmouth Hotel ad Hanover e poi come conducente di diligenze a Valparaiso, in Cile. Le cronache però non riportano come se la cavò in quelle attività. Phineas-non-più-Phineas visse altri 12 anni dopo l’incidente, probabilmente le sue condizioni di salute peggiorarono per il sopraggiungere di crisi epilettiche secondarie al danno cerebrale. Il caso di Phineas Gage (questo il suo cognome), ” the American Crowbar Case“, è uno dei più conosciuti nell’ambiente neurologico, in quanto diede l’inizio a una serie di studi sulla relazione tra alterazioni della personalità e specifiche aree cerebrali. In particolare, iniziarono ad essere effettuati studi sulla lobotomia a scopo terapeutico.

Il dagherrotipo di Phineas Gage, dopo l’incidente

A testimonianza della sua importanza scientifica, il teschio di Gage e il bastone di ferro che causò il trauma cranico sono esposti al pubblico nel museo della Harvard Medical School.

Phineas Gage è il tipico caso di sindrome psichica prefrontale (causata da lesioni a carico delle aree prefrontali, le più anteriori nei lobi frontali), i cui sintomi sono per l’appunto costituiti da alterazioni del carattere e dell’umore: esaltazione del tono affettivo, euforia “sciocca”, noncuranza di quello che sta accadendo o accadrà nel futuro. Questa euforia si traduce in una disinibizione dei comportamenti istintivi, in particolare quelli erotici e alimentari (bulimia), in un’aumentata tendenza allo scherzo, a giochi di parole inappropriati, al linguaggio scurrile, ad irritabilità ed emotività superficiale. Tutte queste pittoresche manifestazioni vanno sotto il nome di “sindrome moriatica”, per lo più stagliata su un fondo di apatia ed indifferenza. Ad essa si associano spesso disturbi dell’iniziativa psicomotoria (inerzia), della memoria e dell’attenzione.

I lobi cerebrali visti lateralmente (da destra): in blu il frontale, in rosa il temporale

Ma non solo i lobi frontali sono responsabili di stravolgimenti del carattere: ad esempio, anche lesioni nei lobi temporali possono causare labilità emotiva, atteggiamenti nevrotici o psicotici, stati euforici o depressivi. Le crisi epilettiche generate a livello delle aree temporali mediali possono manifestarsi addirittura con accessi d’ira ed aggressività. Esiste una particolare Sindrome, detta di Kluver-Bucy, causata da una lesione bilaterale dei lobi temporali con coinvolgimento anche dell’amigdala. che comporta la comparsa di ipersessualità, tendenza all’esplorazione orale degli oggetti, apatia ed inerzia.

Una raccomandazione, soprattutto per gli ipocondriaci: di gente disinibita, irritabile, scurrile e nevrotica è pieno il mondo, non è necessario diagnosticarsi o diagnosticare a destra e a manca la sindrome prefrontale o la Kluver-Bucy! Parlo per esperienza.

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Thomaspsyy

    Avevo letto diffusamente di Phineas in ‘emozione ragione e cervello umano’ di Damasio, ma la tua chiosa finale all’articolo andrebbe scolpita a caratteri d’oro in ogni libro di psicologia o medicina :-)

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    • AeRRe

      Ti ringrazio :) anche per il riferimento al libro di Damasio, che non ho letto e di cui prendo nota.

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  2. Domenico Saggese

    molto bello e anch’io condivido le domande di Paolo. Solo segnalo un minuscolo errore di battitura: *il* quanto diede inizio…

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  3. Paolo Agnoli

    Istruttivo, grazie davvero. A parte i casi patologici, potremmo comunque chiederci se il fatto che siano ormai acclamate molte relazioni tra tratti della nostra personalità e specifiche aree cerebrali ci lascia davvero liberi. Credo che ciò, in aggiunta all’influenza delle tante predisposizioni genetiche e dell’ambiente in cui cresciamo nei primi 3-4 anni di vita, riduca drasticamente il cosiddetto libero arbitrio. E in morale, se non in giurisprudenza, è per me davvero difficile distinguere tra diavolo e acqua santa.

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