Modern family

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Obama è un nero per caso. Eccetto il colore della sua pelle (più “abbronzato” che nero, come ebbe a dichiarare un politico italiano), non ha nulla da spartire con i milioni di neri afro-americani che vivono negli Stati Uniti, discendenti degli schiavi africani, segregati per secoli e tuttora vittime di emarginazione più o meno esplicita. Il presidente USA è infatti figlio di una statunitense bianca e di un keniano nero. Il padre era negli Stati Uniti per starci solo per un breve periodo con una borsa di studio, e dopo poco  - quando si separò dalla moglie – se ne tornò al suo paese, in Africa.

fotogallery_obama_presidente_meme_01_obama_hope_wikimediaLa “negritudine” di Obama è quindi figlia di uno studente africano che trascorse qualche anno negli Stati Uniti, dove incontrò una ragazza bianca e ci fece un figlio. La vita nei ghetti, Martin Luther King, le pantere nere, le lotte per i diritti civili, ecc. non c’entrano nulla con la famiglia e il contesto in cui Obama nacque e crebbe.

Obama ha dovuto “studiare da nero”, lavorando nei ghetti più neri di Chicago, sposando una “vera nera” e frequentando ambienti prettamente afro-americani. Per fare un paragone con un personaggio italiano, Obama è un po’ come Balotelli: nero di pelle, ma cresciuto in una “normale” e bianca famiglia italiana che lo adottò quando aveva pochi anni. La storia di Balotelli non può essere la medesima di un immigrato che lavora da anni, raccogliendo i pomodori per pochi euro, anche se il fatto che un italiano di colore sia un campione di football e vesta la maglia della Nazionale è comunque un fatto epocale e significativo.

È certamente segno ancor più importante e di grande speranza che gli USA abbiano eletto due volte un presidente “colorato”.  Tuttavia il dato più significativo della faccenda ci pare essere un altro.

Quando il piccolo Barack ha solo due anni, nel 1963, i suoi genitori si separano. Poco dopo (1965) la madre si risposa con un altro straniero che stava studiando negli Stati Uniti, questa volta un indonesiano. Nel 1967, la nuova famiglia si trasferisce a Giacarta, la capitale dell’Indonesia, il paese dove vive il maggior numero di musulmani al mondo e dove il futuro presidente degli Stati Uniti frequenta le scuole elementari dai 6 ai 10 anni e dove nasce la sua sorellastra. A 10 anni, nel 1971, Obama torna negli USA, ad Honolulu, e va a vivere con i nonni materni.

La storia dell’infanzia dell’attuale presidente degli Stati Uniti è dunque la storia di un bambino cresciuto in una famiglia “strampalata”, sballottato da un posto all’altro e con legami in ben tre continenti: America, Asia ed Africa. Se oggi essere figlio di genitori separati non è una rarità, 50 anni fa, anche negli Stati Uniti, non era affatto comune. Eppure, nonostante o forse proprio grazie a questa esperienza familiare tutt’altro che tradizionale, Obama è divenuto la persona più importante del pianeta.

Barack Obama con la madre, la sorellastra ed il nonno materno (metà degli anni ’70)

La “modernità” di Obama sta dunque proprio in questo: nell’essere cresciuto in una famiglia “stravagante” ed in circostanze bizzarre che ad uno sguardo superficiale non sarebbero dovuto essere le adeguate per generare un presidente degli Stati Uniti. Guardate la foto al lato: c’è un bambino, l’unico nero del gruppo, a fianco alla sua sorellastra bianca ed alla madre, che ha avuto il primo figlio con un keniano e la seconda con un indonesiano. La donna e la bambina vivono in Indonesia (non esattamente dietro l’angolo), mentre il bimbo nero vive con il nonno, il quarto del gruppo, a qualche migliaia di km di distanza e in un Paese totalmente diverso. Senza dubbio una famiglia “singolare”…Eppure un tipo di famiglia che, oggigiorno e ancor più domani, sarà sempre più comune e “normale”.

In altre parole, la storia di Obama anticipa quello che oggi è il presente e ci svela quale è e quale sarà il mondo di domani: un mondo in cui le persone si confronteranno con contesti, luoghi, lingue differenti; in cui si studierà un periodo in una nazione e poi in un’altra ed in cui le famiglie potranno non essere “tradizionali”, ma non per questo meno stimolanti e portatrici d’amore e sostegno per i suoi membri.

L’elezione di Obama è un messaggio che indica un cammino di fronte all’inevitabile mescolarsi delle persone, mutamento dei costumi familiari, globalizzarsi delle questioni: invece che chiudersi, costruire barriere o considerare disdicevoli le famiglie “alla Obama”, si può trarre il meglio da queste situazioni e da queste “diversità”, fino al punto da divenire presidente degli Stati Uniti. Anche se sarà sempre auspicabile che i genitori stiano insieme per sempre, i bambini che crescono in contesti familiari apparentemente complicati, se amati ed appoggiati da chi sta loro attorno (siano i genitori di sangue o quelli “acquisiti” o i nonni, ecc.), potranno avere una vita felice e ricca di soddisfazioni.

Oggi, nel mondo occidentale, i cui costumi e consuetudini sociali sono da decenni anticipati da quelli statunitensi, “strane” famiglie come quelle in cui crebbe Barack Obama sono sempre meno rare: figli di genitori di due nazionalità diverse che vivono in nazioni diverse, con persone diverse dai loro genitori di sangue o magari studiando nella città dove vivono i nonni perché lì c’è una scuola migliore o perché i genitori sono a lavorare altrove, ecc. Il fatto che, per la seconda volta, il presidente degli Stati Uniti sia figlio di una storia del genere, abbia un nome “straniero” e legami con tre continenti, è il segno tangibile che il mescolarsi delle persone e l’abbattersi delle distanze che ognuno di noi – chi più chi meno – sperimenta quotidianamente nelle proprie vite, porta certamente complicazioni e difficoltà (se non altro “geografiche” e logistiche), ma – allo stesso tempo – se non manca l’amore e non mancano i valori e la volontà, può dare frutti meravigliosi.

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