Mamma Spazzaneve

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Mamma Spazzaneve non è il titolo di una favola. Mamma Spazzaneve non sono il nome e il cognome di nessuno. E non è una definizione su cui io possa vantare alcuna proprietà. L’ho letto da qualche parte e l’ho fatto mio.

Mamma Spazzaneve è la maniera più frequente di essere oggi genitore, di essere mamma. Siamo tutte un po’ chioccia, un po’ rullo compressore e molto sindacaliste dei nostri figli. È un po’ che ci penso e mi dolgo di come vadano le cose. Essendo mamma di una bimba e di un’adolescente, a volte mi è capitato di comportarmi da Mamma Spazzaneve, soprattutto con la più piccola, sensibile alla maniera fisica e agitata di relazionarsi dei suoi compagni di classe.

Ed è altresì vero che è soprattutto di recente che, sempre più spesso, capiti di incontrare madri di questo tipo ai colloqui con le maestre e fuori dalle scuole elementari, ai consigli di classe al liceo, ai bordi di campi da calcio o piste di atletica, in fila per parlare con insegnanti di danza o di musica e strumento. A catechismo o in spiaggia o sulle piste da sci. Nelle sale d’attesa di medici e pediatri o all’ufficio di collocamento. In piazza, davanti ad un gruppo di ragazzini in motorino. Tutte situazioni in cui mi sono trovata negli ultimi mesi, in particolare nelle ultimi giorni in questo periodo di riunioni scolastiche.

Oggi, spesso, dove c’è un bambino, un ragazzo, una persona adulta che sia figlio c’è una Mamma Spazzaneve.

Perché la vita è piena di ostacoli, di difficoltà, di scocciature, di impegni, di compiti, di persone che, anche se titolate o esperte nel ruolo che stanno svolgendo, non capiscono quali siano il reale valore, le reali capacità della nostra prole.

Fischia il vento e urla bufera.

La Mamma Spazzaneve interviene e apre la strada al figlio. Spesso la percorre al posto suo. Lo spazzaneve esce e svolge il suo servizio dopo la bufera, la Mamma Spazzaneve fa un lavoro di pulizia di ogni difficoltà sempre, ovunque e comunque. Spazzando via l’indipendenza e il senso di responsabilità dei figli. La sera controlla che tutti i colori abbiano la punta temperata, se così non è, la punta gliela fa lei. O colora al posto della figlia per permetterle di rilassarsi davanti alla Tv dopo l’allenamento, fino alla quinta elementare.

Se il figlio arriva a casa con una nota perché disturba, perché ha picchiato un compagno, perché ha strappato una pagina del diario alla compagna di banco, perché ha risposto all’insegnate usando dei termini che in genere sente utilizzare solo da hooligan durante le risse allo stadio, perché non studia o non fa mai i compiti di inglese, la mamma non la firma e chiede un colloquio per spiegare che i ragazzi sono come l’oro, sono tesori ed è la scuola che li rovina. A casa angeli, a scuola diavoli, vorrà dire che la colpa è della maestra, della professoressa, del compagno o della compagna che certo sono i preferiti dell’insegnante perché si comportano da ruffiani. Non sto dicendo che tutti gli insegnanti sono migliori dei nostri figli, ma dobbiamo prendere coscienza che i nostri figli potrebbero non essere i migliori studenti del mondo, anche solo dal punto di vista relazionale. Il senso della commedia, della farsa, dell’enfasi, non manca anche negli under 10. Spesso è facile farci intendere un sacco di cose.

liti fra mamme all'uscita di scuola

Liti fra mamme all’uscita di scuola

All’uscita o all’ingresso, per prevenire la prossima bufera, la Mamma Spazzaneve comincia ad insinuare l’idea che l’insegnante è razzista se la famiglia è straniera, che è comunista se difende gli extracomunitari, che è fascista se cerca di imporre ordine e organizzazione, che difende solo le femmine o che privilegia solo i maschi a seconda del sesso del figlio.

Insomma per Mamma Spazzaneve esiste un disegno, una congiura, che lei è stata in grado di smascherare, quindi genitori del mondo unitevi e sostenete mio figlio, contro gli insegnanti persecutori. Perché domani potrebbe toccare a voi. È la sindrome del complotto, contro ogni buon senso.

E questo avviene anche nello sport per allenatori poco o troppo competitivi. Magari i nostri figli a 10 anni si fanno ancora allacciare le scarpe e vestire perché la mamma vuole essere d’aiuto e loro da soli non lo fanno, ma non possono non avere il ruolo di titolare in squadra o non essere in prima fila nel saggio di danza o non essere il solista nel coro della chiesa. Il bambino recrimina, si lagna, mugugna o si chiude. E allora la Mamma Spazzaneve affronta le avversità al suo posto. Vogliamo solo evitar loro problemi, delusioni, sconfitte. Ma siamo sicuri che li stiamo aiutando?

Certo dopo giorni di nevicata se non escono i mezzi pesanti di pulizia, come si fa a venirne fuori? Se un compagno sistematicamente prende di mira tuo figlio, che arriva a casa piangendo ogni giorno perché nell’ordine: mi ha dato una sberla, mi ha strappato il diario, mi ha spezzato il righello, mi dice che faccio più schifo di una cacca di cane e mi spinge contro il muro. Beh, sfido chiunque a non preoccuparsi e non intervenire. Bambini teppisti a 7 anni, che infieriscono o rubano le merende, esistono, anche nelle migliori famiglie. Bulli alle medie ce n’è a iosa, spesso difesi dai genitori. È un fatto. Ma se dopo 4 anni di scuola elementare ancora non controlla l’astuccio da solo, o dimentica i libri a casa o i quaderni su cui fare gli esercizi a scuola, o non scrive i compiti sul diario e va a scuola senza matite temperate, senza compiti fatti, forse è giunto il momento di dire basta. Figlioli, arrangiatevi.

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Non dire bugie: chi ha fatto la punta alla tua matita?

E allora, che si arrangi, se è molto veloce, ma nella staffetta devono correre anche quelli meno bravi e l’allenatore lo lascia fuori dalla squadra per dare opportunità ad altri; che si arrangi se invece al saggio di chitarra non gli viene dato l’assolo perché è possibile che un altro lo esegua meglio, anche se per mamma e papà è il novello Jimi Hendrix; che si arrangi se in terza liceo scientifico non riesce a conciliare sport e scuola, è una scelta sua, non deve riguardare i genitori, figuriamoci i professori che non sono tenuti ad essere meno esigenti perché nostro figlio si sta preparando ai nazionali di judo; che si arrangi se il giorno della partita in cui si gioca la vittoria di un torneo di tennis importante c’è l’esame orale: non si va dal preside a chiedere di cambiare data d’esame. Al limite ci vada lui, il figliolo. E se il preside non l’accontenta non è un bastardo. È semplicemente la richiesta ad essere stupida. Spieghiamole queste cose ai nostri preziosi figlioli.

Invece no. Mamme Spazzaneve ovunque. Una mia amica lavora al centro per l’impiego, non allo sportello pubblico dove l’accesso è indifferenziato, ma segue, attraverso colloqui individuali i percorsi di orientamento allo studio e orientamento professionale, per disoccupati o ragazzi in cerca di prima occupazione, per aiutarli a realizzare un percorso di inserimento nel mondo del lavoro. Sempre più spesso sono i genitori che chiamano, prendono l’appuntamento, e capita anche che si presentino al posto dei figli. E parliamo di genitori di ragazzi certamente maggiorenni, tanti laureati, gente anche di 30 anni che permette alla propria mamma di essere da scudo di fronte alle avversità della vita lavorativa. Un’altra amica è docente universitario e mi diceva che ci sono genitori che l’hanno cercata per chiederle la tesi al posto del figlio o che sono andati a contestare un voto invece dello studente stesso. E come aggravante possiamo aggiungere che, spesso e volentieri la carriera di Mamma Spazzaneve si prolunga se i figli sono maschi. Spiace dirlo, ma è così.

Una classe elementare

Una classe elementare

Mi sono chiesta perché e mi sono data questa spiegazione, ma sono pronta a ricredermi: sono mamma di femmine e non ho parametri per verificare se le mie ipotesi sono corrette anche a casa d’altri. Però penso che con i nostri comportamenti da Mamme Spazzaneve diamo un esempio, trasmettiamo un messaggio. “La mamma è sempre dalla tua parte comunque a prescindere da quello che tu possa fare di male. Lei ti difenderà come una furia e sarà la più brava ad ottenere le cose”. Ed è vero che con i figli c’è sempre un rapporto d’amore, ma fra mamme e le figlie femmine, spesso la relazione prende la piega dell’emulazione più che dell’innamoramento come sento capiti con i figli maschi.

Le nostre bambine traggono la conclusione che impegnarsi, lottare, agire da caterpillar, combattere contro i mulini a vento è una roba più femminile. Le ragazzine diventano quindi indipendenti anticipatamente rispetto ai loro coetanei maschi e cominciano prima ad arrangiarsi. La Mamma Spazzaneve è vista anzitutto come donna, poi come mamma, poi come spazzaneve. Il messaggio che passa è che crescere come femmina significhi impegnarsi, assumersi responsabilità anche al posto di un altro, anche sostenendo incondizionatamente uno più debole, come un figlio scavezzacollo o un fidanzato anche cazzone, anche se si comporta male. Le ragazze sentono che prima ci si emancipa, prima la Mamma Spazzaneve smetterà di romperti le scatole ed ogni figlia sarà in grado di aprirsi la propria strada da sola.

Per i ragazzi non sembra essere così. Forse i figli maschi di oggi, vedono la madre soprattutto come una chioccia con gli artigli che difende il nido dal mondo cattivo e vuoi per amore, vuoi per pigrizia, si chiedono: perché dovrei rinunciare a tutto questo se mi facilita la vita? Ci penserà la mia mamma o il mio papà, che è chioccia pure lui, come spesso capita, l’importante è che io non mi renda indipendente e li avrò sempre dalla mia parte e la vita sarà più facile. Quindi la scelta sembra lampante: Mamma Spazzaneve significa meno fatica e più amore.

Ora forse le conclusioni sono focalizzate su un ambito ristretto, quello della mia cerchia e di quella di persone che conosco. Quello che mi ha fatto pensare è l’ultimo episodio accaduto a mia figlia in quarta elementare. La settimana scorsa un compagno oggettivamente e sistematicamente molesto e manesco sin dalla prima elementare, le ha dato un pugno in faccia perché lei si lamentava con l’insegnante dell’ennesimo dispetto. La maestra ha dato la solita nota quotidiana al bambino. I genitori lo hanno difeso. Al che mia figlia mi ha detto: “Perché lui mi mena e loro lo difendono dicendo che è stufo che la maestra gli metta sempre note per colpa delle femmine, mentre tu a me non mi difendi e mi dici che devo imparare a difendermi da sola e mi dici di non dare importanza ai comportamenti fastidiosi dei miei compagni maschi?” Già perché? Non ho saputo rispondere.

Finirà che le bambine saranno sempre più direttive, determinate e indipendenti. E i maschietti? Non diventeranno sempre più mammoni? Le nostre figlie li ritroveranno forse alla ricerca di fidanzati che, come le loro mamme, gli perdonino tutto e non li spronino a difendersi da questo mondo difficile, tanto ci pensa Mamma Spazzaneve.

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16 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Spino

    mi pare un ottimo articolo, fino a ché non si iniziano a fare distinzioni tra maschi e femmine. se nell’esperienza dell’autrice ci sono un paio di bambine emancipate e un paio di bambini tontolotti mi pare ingiusto ricavarne una linea guida generale per il mondo intero. forse perché io da ragazzino appena ho potuto sono uscito di casa, e come me moltissimi miei amici maschi. per quel che riguarda i bambini di adesso, quello che posso dire è che non c’è una regola. io sono papà di una bambina, ma basta vedere le differenze tra fratellini figli di amici per capire che non ci sono regole di comportamenti differenti tra maschi e femmine.
    infine, non mi trovo d’accordo sull’addossare responsabilità ai figli maschi dell’essere spazzanevati.

    per quel che riguarda il commento di annalisa, sulle differenze tra noi e il mondo anglosassone, è vero che là i figli vengono catapultati fuori dalla famiglia, ma questo non ha necessariamente solo lati positivi, anzi. il mondo anglosassone infatti è estremamente egocentrico e i legami di amicizia e di famiglia sono tranquillamente spendibili.

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  2. Daria Cozzi

    Splendido articolo, lucido e amorevole allo stesso tempo.
    Sono madre di due figli. Una femmina, ormai adulta, che la “mamma spazzaneve” non l’ha mai vista. Non è stata necessaria.
    Ma il maschio, ora adolescente, ahimè, spesso, in passato, l’ha incontrata. Purtroppo.
    Ma ora, consapevole che il ruolo della mamma è quello di accompagnare i figli affinché possano diventare adulti autonomi in grado di affrontare le sfide della vita, guardo, senza intervenire, la cartella da disegno di mio figlio appoggiata al muro della sua stanzetta mentre sta uscendo per andare a scuola, dimenticata per l’ennesima volta. Sapendo che prenderà una nota. Me ne sto zitta quando esce lasciando sulla scrivania la tessera del bus. Sapendo che prenderà la multa, ancora. Lo seguo con gli occhi uscire da casa con la pioggia torrenziale e con ai piedi le scarpe di ginnastica di tela. Sapendo che si prenderà il raffreddore. Lo osservo di striscio, senza che se ne accorga, e vedo i suoi capelli che sembrano aver fatto il bagno nel brodo di gallina, e non dico nulla. Sapendo che le ragazzine della sua classe in gruppo commenteranno con un “bleah, che schifo”.
    Non dico più nulla perché la mamma spazzaneve, che si è attrezzata con un buon paio di sci, quando ha visto che il ragazzo era in difficoltà, non ha funzionato.
    Ora sto mettendo in atto la nuova strategia del “se pensi di potertela cavare da solo, allora vai figlio mio e se hai bisogno di qualcosa, ricordati che io sono qui”.
    Certo mi costa fatica.
    Costa fatica a noi mamme spazzaneve molta di più di quella che costa ai nostri ragazzi la fatica delle innumerevoli cadute che a noi, mamme chiocce, spezzano il cuore, mentre a loro, ai nostri figli, insegnano a vivere.

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    • marinda

      Cara Daria, è vero, costa fatica, a volte rinunciare. E, come dici tu la loro piccola fatica di oggi è anche la loro forza di domani.

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  3. Annalisa

    Bell’articolo condivido in pieno soprattutto se confronto le mamme italiane con quelle Uk che, altro che spazzaneve, buttano i figli giù dal dirupo per prepararli agli ostacoli della vita! A tua figlia risponderei che tu non la difendi perché credi in lei e sai che sa difendersi benissimo da sola e sarà in grado di trovare modi per difendersi in modo intelligente e maturo. Crescerà la sua autostima e le sua indipendenza e comincerà ad abituarsi a fronteggiare i prepotenti che incontrerà nel mondo del lavoro, soprattutto se farà carriera in ambienti maschili.

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  4. Fabrizio

    Bella riflessione…ma mi sono sempre chiesto una cosa, questo genere di genitore, ci metto pure i papà, tutto ciò per chi lo fa per prendersi cura del figlio o per se stesso?

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    • marinda

      Vedo il tuo commento solo oggi, e, ti devo dire, che forse hai ragione, soprattutto nello sport. Genitori che hanno giocato a calcio o tennis, o suonato uno strumento, mamma mancate ballerine classiche, spesso tendono a vivere il trasfer e cercare di far sì figlio realizzi il sogno al posto loro. A tutti i costi.

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  5. Anna maria montagnani

    Cara Marinda, ho 2 maschietti, di 2 e 4 anni, e una femmina di 6…… Dove mi colloco? Madre di maschio o madre di femmina? Mi piacerebbe rappresentare il giusto equilibrio!
    le maestre del mio secondo, il 4enne, fin dal nido mi hanno sempre riferito di dispetti che faceva e fa ai compagni, ogni volta che incontro una maestra mi aspetto sempre che dica di qualche marachella che ha fatto o di botte che ha dato. Sempre. E se loro non mi dicono nulla, sono io a chiedere come si è comportato o se ha fatto male a qualcuno, pronta a rimproverarlo e a dirgli che non ci si comporta cosí, sinceramente dispiaciuta per le sue “vittime” e per i loro genitori. Ho notato infatti che genitori con cui tempo fa eravamo amici, da quando mio figlio ha fatto ripetuti dispetti alla loro bambina, non hanno piú la stessa cordialità nei miei riguardi. Allora ho pensato che forse la situazione si fosse fatta un po’ pesante e ho suggerito al “carnefice” di farsi perdonare, regalando alla bimba uno dei suoi libri con tanto di dedica e scuse (scritte dalla sorella sotto dettatura) forse in questo caso sono stata una madre spazzaneve…..anche se in modo diverso dalle situazioni che hai descritto, poiché io non difendo affatto mio figlio quando si comporta male a scuola!! Piuttosto voglio capire perchè si comporta cosí (è una richiesta di attenzione, cosí tutti mi dicono, ma perchè? Solo perchè gli é nato un fratellino? No, era giá molesto prima che nascesse! ) e ora, seguendo il consiglio delle maestre, stiamo per cominciare un percorso di psicomotricità….. Penso che spazzare un po’ la neve vada anche bene, é nella nostra natura di mamme ( anche di femmine), l’importante è non esagerare.

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    • marinda

      Spazzare un po’ di neve, è anche giusto, perché a volte i nostri figli – maschi o femmine che siano – devono affrontare nell’infanzia situazioni stressanti che noi non possiamo nemmeno immaginare perché hai nostri tempi i ritmi dei bimbi in età scolare non erano certo quelli di oggi. L’importante è che cresciamo i nostri figli con l’idea che i genitori li amano sopra ogni cosa, ma non sono pronti a farne degli impuniti.

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  6. A.Lex

    Da mamma di 3 maschi e condividendo in generale quello che hai scritto…io tento in tutti i modi di forzarmi ad essere più neutrale possibile e far sì che si arrangino da soli, a volte quasi lottando contro me stessa! ma francamente non vedo questa differenza fra madri dei maschi e delle femmine

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    • marinda

      Certo i maschi son più fisici e le femmine più verbali. Le mie amiche son tutte mamme di maschi e mi sembra che li trattino esattamente come io tratto le mie femmine. Certo i compagni di classe alla fine con un sorriso ti conquistano, anche quelli più maneschi. Non sempre posso dirlo di tutte le loro madri.

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  7. paola

    da mamma di 2 maschi mi sono sentita un pò toccata nel vivo ma mi è piaciuto molto il tuo articolo ciao

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    • marinda

      grazie paola, mi piacerebbe sapere se hai qualcosa da aggiungere come mamma di maschi.
      Commenti e nuove ipotesi son sempre ben accette

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  8. Penelope Pras

    Questo articolo meriterebbe di essere affisso in tutte le scuole, dalla materna in su. Complimenti.

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