Ciò che conta è che sia nero

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Barack è stato rieletto, viva Barack. I commenti si sprecano, in Italia in verità più le critiche, provenienti  anche da molti “progressisti”.
Noi però vogliamo mettere l’accento su altre questioni, forse un po’ dimenticate.Barack arriva da una famiglia “eccentrica”, soprattutto per i tempi suoi. Il padre era un africano musulmano venuto a studiare negli Stati Uniti, che sposò, in matrimonio riparatore, una wasp americana, la quale diverrà poi una attivista per i diritti delle donne in Indonesia (paese del secondo marito); il giovane Obama, dopo il divozio dei genitori,  viene cresciuto dagli amorosi nonni. Da allora tempo è passato, ma si continua a sentire ancora troppo spesso l’accento sul presidente  “nero .

Ridendo vorrremmo osservare che il neo rieletto, sotto uno stretto punto di vista cromatico, è più chiaro di tanti calabresi abbronzati, ma passi: è l’origine che ogni volta viene fatta pesare.

Non si riesce a perdonargli di essere quello che è: una ragazzo  frutto di un mix culturale ed etnico (nato alle Hawaii, vissuto lui pure in Indonesia) che, senza nascondere qualche piccola intemperanza giovanile (ma chi non ne ha nel curriculum?), è riuscito nel sogno americano; rispetta tutte le religioni e gli orientamenti, ma è personalmente ineccepibile: si è laureato, ha sposato una donna manager, e, secondo la vulgata, ha perfino acciuffato Bin Laden.

Non può certo interrompere bruscamente una presenza americana nei territori di guerra voluti dal suo predecessore (e da qualche alleato come l’Italia, la cui Costituzione rifiuterebbe la guerra, mentre la loro no), cambiare le alleanze storiche senza provocare un putiferio (ma i segnali di distacco da certi abbracci mortali si sono pur visti), né essere indipendente dalle lobby che lo sostengono, anche perchè laggiù queste pratiche sono ufficiali.

Michelle e Barack Obama

La riforma sanitaria è passata; l’industria automobilistica (che lì ha vissuto una crisi inimmaginabile , se facciamo un  confronto con il passato) si è risollevata ( evidentemente il presidente con Marchionne ci sa fare più di Monti e Berlusconi).

Di mezzo, ha fatto irruzione una terribile crisi finanziaria globale; né gli USA sono risparmiati da disgrazie naturali ma, mentre Bush rimase allocchito dinanzi all‘uragano Kathryna, con Obama si è provveduto ad organizzare forme di protezione civile.

Ma infine, ciò che conta è che sia “nero”. Il primo presidente nero. La prima first lady nera. Un nero che piace ai bianchi.

Tutto in attesa che finalmente si torni all’elezione di un bianco? Non ci contino poi troppo: in Italia, è da più di trent’anni che qualcuno aspetta un papa nostrano e, se è cambiato qualcosa qui, figuriamoci dove il cambiamento è stile di vita. E se certe epoche fossero finite? In politica, il daltonismo è augurabile.

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