Braccia rubate all’agricoltura. A novembre

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necessaire

Mentre siete impegnati a scegliere affannosamente il pomodoro più bello tra i cesti del supermercato, avete mai pensato con nostalgia all’orto di vostro nonno?! Io sì. Da piccola mi perdevo tra i filari delle piante di pomodoro…ma quanto erano buoni se addentati di nascosto all’ombra dell’albicocco?! Caldi come il sole di luglio, succosi…fin troppo! Lo “sbrodolamento” su mento e polsi era assicurato. Se anche voi avete una sana passione per paletta e rastrello, se vi piace annusarvi le dita che sanno di erbe aromatiche e se pretendete che le zucchine sappiano di zucchina, buttate un occhio a questa rubrica: potrebbe servirvi. Con il patrocinio dell’ambiente e del vostro portafogli.

Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E’ l’estate,
fredda, dei morti.
(Novembre – G. Pascoli)

 Con il mese di novembre gli orti iniziano ad impoverirsi: la terra deve riposarsi e rigenerarsi in attesa della prossima primavera. Però qualcosa si può ancora fare.

Rucola o Eruca sativa

Ad esempio, possiamo seminare (direttamente a dimora) la rucola: questa pianta erbacea annuale cresce bene in qualsiasi terreno, più quest’ultimo è arido più le foglie saranno piccanti e con lamina spessa. Cresce meglio se esposta al sole almeno per alcune ore al giorno, al riparo dai venti. Va annaffiata solo sporadicamente. La Rucola sativa, detta anche ruchetta, dopo esser stata tagliata (un paio di settimane circa dopo la semina) può anche essere conservata surgelata. I Romani la ritenevano un cibo magico, ne consumavano anche i semi, che utilizzavano nei filtri amorosi, ritenendola il più potente tra gli afrodisiaci. La sua coltivazione era spesso effettuata nei terreni che ospitavano le statue falliche erette in onore di Priapo, dio della virilità. Per questa pericolosissima proprietà, non poteva essere coltivata negli orti dei conventi; l’erborista Matthias de Lobel, nel XVI secolo, narrava di certi monaci che, eccitati da un cordiale a base di rucola, abbandonarono il voto di castità. Sarà vero? Beh, si può sempre provare, in caso fate sapere. Della serie “ormai è troppo tardi”, secondo alcune dicerie dei paesi del sud, mangiata nell’età della crescita aiuterebbe ad avere un seno più prorompente.

Anche il cuore del radicchio è rosso

Un’altra coltura proposta è il radicchio. Ne esistono molte varietà, tutte appartenenti al genere Cichorium, tra cui le più famose sono il radicchio di Treviso – allungato, con costolature molto pronunciate e foglie di colore rosso cupo – e il radicchio di Chioggia e di Verona, che forma cespi tondeggianti, con foglie rosse. Questo tipo di insalata si sviluppa in cespi, il fogliame è generalmente di colore rossastro, rosato o giallo, ed ha un particolare sapore amarognolo. Per ottenere cespi di radicchio completamente rossi dovremmo fare in modo che le piante ricevano poca luce; se coltivate direttamente in pieno campo come una comune insalata, si ottengono cespi di colore prevalentemente verde, con screziature rosse o rosate. Se si lascia sviluppare molto il cespo, esso tenderà a chiudersi su se stesso, non permettendo che la luce arrivi fino al suo cuore: la diminuita produzione di clorofilla renderà il piccolo cuore all’interno dei cespi di colore rosso vivo.

Radicchio di Treviso

Quindi, dopo aver preparato il terreno vangandolo e rastrellando il terreno, si tracciano file distanti tra loro circa 30 centimetri e si pongono le piantine più o meno alla stessa distanza l’una dall’altra ad una profondità di pochi centimetri. Quando il radicchio sarà pronto per essere raccolto, bisognerà tagliane il colletto sotto il cespo, eventualmente eliminando le foglie esterne.

Se abitate in aree mediterranee, durante la luna calante potreste piantare l’aglio. Nel nord Italia sarebbe meglio aspettare la prossima primavera, a meno che non si abbia la possibilità di proteggere la coltivazione dal gelo invernale. L’aglio è composto da un bulbo che a sua volta è formato da numerosi bulbilli (spicchi) avvolti da una tunica coriacea. Per la semina si utilizzano i bulbilli più esterni, quelli di forma più arcuata, conservati dall’anno precedente, si posizionano ad una profondità di 3-5 centimetri nel terreno e a 10-15 centimetri di distanza l’uno dall’altro  La raccolta inizia quando le parti aeree iniziano ad ingiallire, seccandosi e piegandosi. I bulbi raccolti vanno quindi messi ad asciugare finché il bulbo si stacca facilmente dal resto della pianta. Quando lo utilizzerete in cucina, ricordate che spesso c’è l’erronea abitudine di gettare il germoglio dei bulbilli, che si produce talvolta con il calore e l’umidità: dal punto di vista nutrizionale invece vale sicuramente di più degli altri, avendo sviluppato una miniera di enzimi, oligoelementi e sali minerali che prima non erano presenti.

Se proprio non vi piace, potete utilizzare l’aglio così, per evitare visite indesiderate

Alcune curiosità sull’aglio:  pare che riesca a scacciare i vampiri e la follia. Inoltre, avrebbe la virtù di preservare da ogni maleficio, tanto da provocare malesseri gravissimi alle streghe che gli si avvicinano (tu, donna, ti sei mai chiesta perché ci metti 3 giorni a digerirlo?!): per questo motivo, secoli fa, si consigliava di portarlo sotto la camicia nella notte di S. Giovanni (24 giugno), insieme con altre erbe come l’iperico, la ruta o l’artemisia, per difendersi dalle streghe che passavano numerosissime nel cielo recandosi al gran sabba annuale.
Tornando ai giorni nostri, potrebbe tornarvi utile in emergenza nel caso in cui veniate presi alla sprovvista da un tête-à-tête fuori programma, proprio quella sera in cui vi siete abbuffati d’aglio: ebbene, potete provare a neutralizzarlo masticando un chicco di caffè.

L’importante è crederci: auguri!

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