Rifondazione fashionista. Sempre la solita nuovissima moda

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chanelfashionshow

Chanel fashion show SS2013 pale eoliche e pavimento fotovoltaico.

Non è certo un segreto cosa io pensi. In nessun campo, politica, affari e finanza, musica o editoria, cinema o tv nulla è come la moda. Anche in tempi di crisi, anche di fronte a scandali interni o pressioni esterne, anche nella frenetica routine dei mesi interi dedicati agli show delle nuove collezioni che si verificano puntualmente due volte l’anno e che rendono tutti isterici e frenetici, ma fondamentalmente belli e sorridenti, la moda non delude mai.

La moda é un sistema dove identità certe e riconoscibili vivono di continuo rinnovamento, ma lavorano tutti per continuare ad essere considerati i migliori, i più innovativi o più classici, i più spettacolari o i più concettuali, i più spiazzanti e sempre le solite certezze. Nessuno, e sottolineo, nessuno nella moda lavora, organizza, propone e esagera solo per tirare a campare senza far niente, come vediamo fare spesso in politica, per incassare senza dare. Chi sbaglia paga, chi paga per un abito, una borsa, un paio di scarpe costose le ottiene e sono esattamente quelle che sono state pensate, prodotte e messe in vetrina, non un’idea fittizia presentata in Tv che quando ti ritrovi al seggio indichi come tua per poi scoprire che dietro non c’era niente.

finale Dior: il designer Raf Simons in Helmut Lang

finale Dior: il designer Raf Simons in Helmut Lang

Le sfilate si sono appena concluse e mai come quest’anno si sono presentate tante piccole e grandi rivoluzioni. Soprattutto a Parigi che è stata un tourbillon di proposte e novità ma ci ha comunque confermato che le grandi griffe storiche sono sempre grandi e si meritano di fare la storia della moda.

Dior – Vero rinnovamento – Contro gli sproloqui di Galliano, debutta il rigoroso ma creativo Raf Simons. Galliano, dopo esser stato licenziato all’inizio del 2011 per aver pronunciato da ubriaco frasi antisemite e filonaziste, è scomparso. Ma la casa di mode Dior ne ha risentito? Forse sì, ma non ci hanno pensato un attimo ha lasciare la loro pazza gallina dalle uova d’oro perché impresentabile moralmente e hanno impiegato più di un anno per trovare una persona all’altezza della situazione ed è arrivato Raf Simons, che è facile definire di stile opposto. Belga, vive e lavora ad Anversa, è stato direttore creativo di Jil Sanders, fan dei marchi belgi e tedeschi dalle linee ricercate ma sobrie. È una certezza nel gusto e nel rispettare l’identità del marchio per cui lavora. Alla fine della sfilata è uscito saltellante a prendere i meritati applausi con un giubbino di jeans con righe rosse sulla schiena: un Helmut Lang del 1996.

Cosa avrà voluto dire?

Olivier Rousteing con Karly Kloss

Olivier Rousteing con Karly Kloss in Balmain

Balmain – Tutto cambia, ma nulla cambia: il giovane rock style di Olivier Rousteing nella continuità con Christophe Decarnin. Decarnin ha lasciato Balmain che stava andando alla grande grazie a lui perché era esaurito, così esaurito che non è nemmeno uscito a fine sfilata di presentazione della collezione Ai 2011/2012 che si teneva a Parigi all’inizio dell’anno scorso. Se n’è andato senza salutare e così dopo 2 collezione è salito al trono il suo più quotato successore: il numero due di Balmain, Olivier Rousteing. Giovane è giovane, i siti americani e inglesi lo definiscono Twenty Something (penso 26), di lui si sa poco o niente, se non che è nato a Bordeaux, ha studiato a Parigi, ha lavorato un po’ per Cavalli, ma è da Balmanin dal 2009, affiancando Decarnin. La sfilata è stata molto bella e lo spirito dei capi sartoriali ma ricchi e scatenati è stato definito “Elvis in Las Vegas”. Un Balmain riconoscibilissimo, ma una nuova mano. Bravo. Vera Rock Economy.

Hedi Slimane finale Saint Laurent

Hedi Slimane finale Saint Laurent

Saint Laurent – debutta Hedi Slimane il vero rottamatore vs la giornalista cattiva Cathy Horyn. La sfilata di Saint Laurent del 1° ottobre è la più attesa: è il debutto di Hedi Slimane come direttore creativo dello storico marchio. Intanto il nome Yves è stato rottamato: come nessuno dice più Christian prima di dire Dior o Pierre prima di Balmain. Yves è morto ed ora il suo nome è un marchio, un’icona, un tutt’uno con l’eleganza. Hanno scelto Hedi perché è sinonimo di coolness. Parigino di madre italiana e padre tunisino, ha firmato la linea uomo di Dior dal 2000 al 2007, portando un incremento di fatturato del 42%. Ha vestito in quegli anni Brad Pitt per il proprio matrimonio, Bowie, The Libertines, i Daft Punk, i Franz Ferdinand, The Kills, Mick Jagger, Beck,  e Jack White. Anche Hedi è una rock star vera e all’apice del successo molla tutto per fare il fotografo.

Alla “sua” sfilata per Saint Laurent c’erano tutti i colleghi designer americani: Diane von Fürstenberg,  Alber Elbaz di Lavin, Marc Jacobs, ma c’erano anche un sacco di personaggi famosi, non ultima la compagna di Hollande Valerie Trierweiler. C’erano anche tanti giornalisti.

Sappiamo però chi non c’era: Cathy Horyn la giornalista di moda del New York Times. Slimane non la vuole, pare abbiano un vecchio conto in sospeso. D’altronde la signora ha conti in sospeso con un po’ di gente. Cathy prova tutte le vie per entrare, non ultimo chiama direttamente François-Henry Pinault, CEO di PPR proprietario di Saint Laurent, ma è tutto inutile. Allora recensisce negativamente la passerella in base a semplici foto.

Hedi Slimane's response to Cathy Horyn

Così parlò Hedi Slimane in risposta a Cathy Horyn

Hedi si scatena e pubblica tweet feroci e un annuncio a caratteri gotici, molto dark (fondo nero con testo bianco) nel quale la definisce «un bulletto da scuola e una commediante» e “publicist” che in italiano potrebbe essere definito “venditore di spazi pubblicitari”; la polemica va avanti i tweet scompaiono, ma oramai chi potrebbe ignorala. Tutto quello che passa per la rete lascia il segno. Peccato, perché anziché stare qui a parlare di una sfilata veramente bella con capi molto Saint Laurent, ma certamente anche molto in linea con il mondo Slimane, il mondo parla di una giornalista che ama la polemica spesso immotivata e di un designer-fotografo capace ma permaloso.

Faccio mio il commento, apparso su Wwd a metà settembre quando Il designer Oscar De La Renta, in una pagina a pagamento ha risposto alle accuse della Horyn: “Cara Cathy, quest’anno ho compiuto 80 anni e lavoro da 50 in questo mondo che amo profondamente. Rispetto e accetto le critiche perché ci aiutano a migliorarci. Ma non accetto la critica personale: se tu hai il diritto di chiamarmi hot dog, perché io non devo avere quello di definirti un hamburger raffermo vecchio di tre giorni? I professionisti criticano i vestiti, non le persone”.

FRONT ROW CHANEL .SS 2013 LAETITIA CASTA

FRONT ROW CHANEL .SS 2013 LAETITIA CASTA

 

Chanel go green – la tradizione ecologica. Chanel è la più francese delle griffe, la più riconoscibile e Lagerfeld, il designer che ormai è un tutt’uno con la casa di Moda parigina è irrimediabilmente tedesco. Ne esce pura poesia e gli effetti speciali non mancano mai. Ogni anno ci stupisce con location e temi di sfilata pieni di charme e spettacolo. La scelta per la sfilata della Primavera estate 2013 è stata stupefacente. I decori di sala erano pale eoliche, la passerella era pavimentata a pannelli solari e le vip e giornaliste si facevano fotografare con pannelli per energie rinnovabili griffati Chanel. Secondo me la moglie di qualche magnate Saudita vorrà i pannelli griffati per la reggia nel deserto.

Karl sei un genio.

 

Anna Wintour  for Obama

Anna Wintour for Obama

Obama è di moda. Lo sostiene il direttore di Vogue America Anna Wintour. Anna Wintour, di fede democratica sostiene Obama e coinvolge il mondo della moda nella raccolta fondi sia chiedendo a designer americani come Marc Jacobs, Vera Wang e Diane von Fürstenberg di disegnare t-shirt e borse pro-Obama per raccogliere fondi, sia organizzando in Europa, in tempo di sfilate due dinner benefici: Il primo si è tenuto a Londra il19 settembre (‘cena con Anna Wintour, Tom Ford e David Plouffe’) al Mark’s Club. Il costo era di 15.000 dollari a persona Il secondo appuntamento e’ stato il 1 ottobre alla ‘Kenzo House’ a Parigi (‘Paris Fashion Week Reception con Anna Wintour’). Il biglietto solo reception era di 2.500 dollari, ma la cena ne costava 10.000.

Sembra che abbia raccolto almeno 2 milioni di dollari.

Michelle Obama e Ann Romney vi salutano.

Michelle Obama e Ann Romney vi salutano.

Michelle Obama è di moda. Lo vediamo con i nostri occhi. Non sappiamo chi verrà eletto alle prossime presidenziali, ma certo Michelle straccia Anne Romney per stile e attitudine. Michelle Obama ha uno stile che è giovane, personale e che trasmette salute e bellezza. Braccia scoperte, spalle larghe ma non palestrate, amore per i colori e i disegni inconsueti, gambe nude. Irriverente ma rispettosa della crisi, veste designer americani emergenti, ma sta attenta a non esagerare in spese per abbigliamento e accessori. Certo il sorriso e l’amore per la vita sana sono contagiosi. Al confronto Ann Romney è un po’ una casalinga disperata. Chissà chi rivedremo fra meno di un mese alla Casa Bianca.

Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli

Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli: BRAVI!

 

Valentino il magnifico pensionato e i meravigliosi Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli – Non è una notizia, né che Valentino la griffe di Roma sfila a Parigi, né che Valentino lo storico designer è andato in pensione, né che la coppia che lo ha sostituito fa un lavoro eccellente per lo stile Valentino. Coppia nel lavoro, ma ognuno ha la sua famiglia nella vita, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli hanno fatto sfilare una collezione fantastica per donne femminili e eleganti, come è tradizione, ma con accessori grintosi e desiderabili: pochette borchiate e butterate, buste per niente romantiche e scarpe trasparenti. Per me oggi sono i migliori e sorridono e sono simpatici. Largo ai giovani. Viva i pensionati di stile

 

 

marc toujour marc

marc toujour marc

Come va’ a finire? Lo spettacolo è sempre Vuitton. Come sempre ci si può accapigliare per questo o per quello, possiamo pensare che qualcuno sia da rottamare o mandare in pensione. I giovani possono lasciare per stress o per follia, ma la sfilata di chiusura delle settimane della moda Vuitton è una certezza: per l’inverno un treno, e per l’estate prossima? Scale mobili optical, passerelle optical, tanto giallo (?) e nemmeno una borsa in tela Monogram (quelle classiche con LV), qualcuna in tele Dammier (quella a quadrettini, appunto). Ma Marc corre giù dalle scale e ci dà il buon umore.

Quindi in un mondo in cui non si capisce più di chi fidarsi, se di chi grida e fa gesti eclatanti o di chi zitto zitto si spende tutti i soldi pubblici in festini, non sappiamo più chi è di destra chi di sinistra, non capiamo a che leader votarci e votare,

dalla moda vengono certezze:

chi sbaglia offendendo a parole, paga, e dopo di lui vero rinnovamento nello stesso stile della maison,

chi è esaurito viene sostituito da chi è capace ed ha imparato da lui, anche se molto giovane,

che i competitor rispettano il tuo lavoro e vengono a sostenerti ad un debutto importante e anche che i giornalisti possono essere messi a tacere senza mandarli in galera o denunciarli, semplicemente smascherando la loro acredine,

che anche le energie rinnovabili posso essere esteticamente belle e ispiranti,

che anche la regina della moda mondiale si dà da fare per sostenere un presidente che durerà certo meno di lei,

che si può essere propositive politicamente anche nella scelta di un vestito,

che la pensione non è la morte e chi viene dopo di te non inficerà il tuo lavoro di una vita, se sei stato veramente bravo – e sai di esserlo stato.

 

Insomma io voto moda.

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