Musicoginecopedia. Per Elisa

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Alice, Franco e la terribile Elisa

Musicoginecopedia

Giulia la brava e Lilly la strafatta. Elisa che non è neanche bella ed Anna bellosguardo. Albachiara che va a scuola mangiando una mela, Francesca a passeggio vestita di rosso e quella casalinga fedifraga della signora Lia. Chi non conosce Margherita che è il sale? Chi sarà mai la glaciale bella senz’anima che però a letto ti darà di più, mentre invece Gloria stira cantando? Scusate, non è Gloria, ma fa nulla. Linda che balla, Anna che verrà, Valentina cocca e polpa d’albicocca. Negli anni sessanta Lisa aveva perso le trecce ma non gli occhi blu. Tra creature diafane, casalinghe frustrate, ninfette alla Nabokov e dolcissime donne pronte ad abbandonarsi, ci sono anche Marinella che volò sopra una stella, Bocca di rosa che portò la primavera a Sant’Ilario, Franziska stanca di attendere il suo uomo in latitanza e Jamina lingua infuocata, fino ad arrivare a Prinçesa, che non è italiana e neppure donna e che nacque ragazzo brasiliano. Ecco l’enciclopedia delle donne nella canzone italiana.

A Sanremo capitano anche canzoni decenti. Qualche volta vincono pure. Accadde nel 1981 quando Alice trionfò di fronte a pietre miliari della musica come “Hop hop somarello” e “Sarà perché ti amo”.

“Per Elisa” è il manifesto delle donne scaricate, una storia un po’ ambigua alla francese, dove i tre protagonisti conducono un rancoroso ménage à trois: l’uomo (che chiameremo Franco), la sua ex (Alice) e la nuova amante, l’Elisa del titolo.

La canzone parla più di Alice che di Elisa. Ne parla in controluce, tra le righe, contrastando la stizza e la serietà di Alice con il comportamento frivolo e crudele di Elisa. Alice è una ragazza di carattere e di personalità, un’ottima amica, comprensiva, emancipata, impegnata (siamo alla fine degli anni settanta, orpo), a cui non importa nulla dei vestiti. Immaginiamo che preferisca un corso di go al centro di cultura giapponese allo struscio delle vetrine. E col suo uomo se ne va in pizzeria e il conto lo divide alla romana. A suo dire, e perché non crederle, Alice è anche bella. Una donna dai lunghi e folti capelli neri, con meche ramate, occhi penetranti, una voce profonda e potente, con il gusto della conversazione brillante, un po’ troppo rigorosa con se stessa.

Nonostante queste indubbie qualità, Franco è attirato ed attizzato da una donna del calibro della meno attraente Elisa. Possessiva, soffocante, capricciosa
e crudele, la più giovane Elisa usa le più classiche arti femminili per ridurlo a mite giocattolo nelle sue mani. Il tempo di Franco è dominio di Elisa che gli impedisce perfino di andare a comprare il suo giornale preferito, la Gazzetta dello Sport con le cronache di Juventus-Roma (per i tifosi, il 1981 è l’anno del gol fantasma di Turone, ndr).  Se la canzone non provenisse dai fondali degli anni ottanta, potremmo credere che dietro Elisa si nasconda Ruby, arrivista italomarocchina. E che l’uomo sia un imprenditore milanese sulla settantina.

Eppure le astiose invettive di Alice non convincono. E se invece fosse Elisa la persona migliore tra le due? Tra Alice intelligente ma celebrale, un po’ frigida, Franco preferisce la sempliciotta e golosa Elisa, che sa amare con arti più spontanee, ancorché meno raffinate. Non sarà granché bella, ma almeno va a comprarsi i vestiti per sembrare più carina. Franco si diverte ad andare e riandare con lei per le vetrine e si eccita a vederla provare gonne e camicette. Mica come Alice che va in giro sempre spettinata e con i jeans. Franco si sente più maschio perché paga il conto, anche se capisce bene di essere solo una marionetta. Gli piace. Rinuncia volentieri alla dignità perché Elisa, che lo soffoca, gli dà aria per vivere, mentre Alice, che gli lascia spazio ed è fondamentalmente solo un’amica affettuosa ma fondamentalmente frigida, gli parla dei problemi dell’Africa mentre lui vorrebbe solo un po’ di sesso. Nella lotta tra due donne, a perdere è sempre Alice. Peccato. Alla fine della fiera, Alice mi sta molto più simpatica perché è quella più sfortunata.

Per Elisa vuoi vedere che perderai anche me.
Per Elisa non sai più distinguere che giorno è
e poi, non è nemmeno bella.
Per Elisa paghi sempre tu e non ti lamenti
per lei ti metti in coda per le spese
e il guaio è che non te ne accorgi.
Con Elisa guardi le vetrine e non ti stanchi
lei ti lascia e ti riprende come e quando vuole lei
riesce solo a farti male.
Vivere vivere vivere non è più vivere,
lei ti ha plagiato, ti ha preso anche la dignità.
Fingere fingere fingere non sai più fingere
senza di lei, senza di lei ti manca l’aria.
Senza Elisa, non esci neanche a prendere il giornale
con me riesci solo a dire due parole
ma noi, un tempo ci amavamo.
Con Elisa guardi le vetrine e non ti stanchi,
lei ti lascia e ti riprende come e quando vuole lei
riesce solo a farti male.
Vivere vivere vivere non è più vivere
lei ti ha plagiato, ti ha preso anche la dignità,
fingere fingere fingere non sai più fingere
senza di lei, senza di lei ti manca l’aria.
Vivere non è più vivere
per Elisa, con Elisa!

Musica: Franco Battiato e Giusto Pio.
Testi: Carla Bissi e Franco Battiato.

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Chi lo ha scritto

Max Keefe

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Max vive e lavora a Dar es Salaam, a un'ora e mezza dall'isola di Zanzibar. La Tanzania è l'ultimo paese dove ha vissuto e quello più intrigante. Scrive sull'Undici per condividere la sua passione per scienza, storia, sport e, adesso la Tanzania, che in Italia pochi conoscono. Ama l'Italia e la Roma, che gli forniscono abbondanti delusioni e i bambini, farli, crescerli e guardarli giocare a calcio. Pur considerandosi uno scrittore di buon livello, non ha trovato nessun editore che abbia voglia di pubblicare i suoi libri. Ha scritto "Le dodici rocce dell'orrore" (mistero e avventura per ragazzi ma anche per adulti), "La Comandante Comanche" (amore e fantascienza), "Simpatia per il demonio" (racconti) disponibili su www.ilmiolibro.it, e un saggio storico "L'anno prima della guerra" sul periodo 1914-15, con gli articoli pubblicati originariamente sull'Undici. Il saggio è disponibile gratuitamente su www.robertomengoni.it

15 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Angela

    Eri sicuramente troppo giovane perché allora fu qualcosa di clamoroso!! L’eroina falciava una generazione e nonostante questo i ragazzi continuavano ad usarla. Allora non esistevano Sert ne comunità, la dipendenza non lasciava scampo . Non fu considerata autobiografica, ma metafora di una realtà sconosciuta fino a pochi anni prima

    Rispondi
  2. Fabio

    Io ho sempre visto Elisa come metafora della droga
    Questa recensione la fa sembrare una canzonetta all’italiana, ma io non credo che il buon Battiato avesse in mente ciò!

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  3. Max Keefe

    Si vede che ero troppo piccolo nel 1981 per ricordarmi una simile esegesi di “Per Elisa”. Ma Battiato faceva uso di eroina? Semmai si faceva di hashish portato da nomadi kazaki e venduto insieme al tè da un sufi libanese al Caffé della Paix di Tirana, mentre discuteva con un filosofo birmano della ricerca dei centri di gravità permanenti.

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    • marinda

      pare che invece, fuggendo da alexenderplatz, una volta salito sui treni per Tozeur con Elisa, altro che ashish.

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      • marinda

        Comunque, sì, io avevo quasi 16 anni e per noi Elisa era l’eroina (Ero, per i tossici).

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    • kiki

      Magari non si faceva di ero (gli bastava il superego, come Baricco); però te lo immagini uno come Battiato, che in media ti scassa la minkia con Gilgamesh, Stravinskij, ecc… che si abbassa a fare una canzone su un servo della gleba qualsiasi senza dargli un secondo significato?

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  4. Penelope Pras

    Va beh, in ogni caso, io preferisco l’interpretazione di Max/dell’11/atossica(nel senso farmacologico del termine).

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  5. Checco

    Confermo, anche io sapevo che si trattava dell’E-ro.
    Da cui “lei ti lascia e ti riprende come e quando vuole lei
    riesce solo a farti male”

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  6. Penelope Pras

    Uh, stavo scrivendo la stessa cosa…già, cosa ne pensi Max dell’ipotesi “stupefacente”?

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  7. kiki

    però mi ricordo di una esegesi del testo – pure credibile, visti gli autori – secondo cui l’Elisa del titolo sarebbe in realtà la E-roina (intesa come ero da farsi in vena, no come Anita Garibaldi moglie dell’eroe dei due mondi).

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