Mete turistiche ma non troppo: lo Yemen delle donne

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Yemen, la “punta del Sud”, l’Arabia Felix, terra fertile, antichissimo centro di civilizzazione. Un viaggio difficile da organizzare -tra rapimenti e lotte interne sembra che non ci sia mai un attimo di tranquillità- ma poi difficile da dimenticare: l’architettura così particolare e la gente così ospitale lasciano un segno indelebile.

La mia amica interprete di arabo è una donna piena di energia, pensando a lei al lavoro a Sana’a mi sono venute in mente le storie che ho ascoltato e le persone che ho incontrato nella mia breve vacanza yemenita.

Ma'rib

Ma’rib

La mia storia preferita è quella della Regina di Saba. Regina nel X secolo AC di un vasto impero che controllava la parte sud della “via dell’incenso”, questa donna citata dal Corano, dalla Bibbia e dai testi di storia etiopi sempre con nomi diversi, forse non è mai esistita…ma la leggenda vuole che Bilqis (il suo nome arabo) incontrasse Re Salomone, che controllava la “via Nord dell’incenso”. Incuriosita dal suo potere e anche dalla sua fama di uomo saggio, gli portò enormi quantità d’oro, a dimostrazione della ricchezza del regno di Saba. Forse divennero amanti, forse si sposarono, comunque la leggenda islamica narra che da questo incontro Bilqis si convertì alla fede di Allah, il che aprì le porte all’Islam. La capitale del regno di Saba era Ma’rib, oggi il sito archeologico più famoso del paese, che dalla caduta del regno di Saba nel VI secolo è rimasto come congelato nel tempo. Ci sarebbe piaciuto visitare il villaggio, ma era in corso una riunione dei capi tribù e la nostra presenza non era gradita. Così, dopo qualche foto con un paio di bimbi sorridenti, siamo andati oltre, a vedere i resti dei cosiddetti “Trono di Bilqis”, o tempio della luna, e “Tempio di Bilqis”, o del sole. In realtà pare che i due templi non abbiano niente a che fare con la Regina Bilqis, ma a noi piace pensare di sì.

La seconda Regina che ha lasciato un segno importante è Queen Arwa, la maggiore esponente della dinastia Sulayhid, che salì al potere nel 1086 in seguito alla morte del marito, per poi regnare per 52 anni fino alla morte, a 92. Chiamata affettuosamente “Little Bilqis”, Arwa era una donna saggia e colta, patrona di artisti e scrittori, che si dedicava costantemente al bene dei suoi sudditi. Fu la prima donna a ricevere il titolo di hujjia, cioè “prova di Dio”, titolo che solitamente spetta agli iman e agli uomini religiosamente illuminati.

Bimbe colorate e ombre nere

Bimbe colorate e ombre nere

Paese islamico, donne velate. Le bambine colorate si trasformano molto presto in lunghe ombre nere. Al Sud, al lavoro nei campi sotto un sole cocente, abbiamo incontrato donne letteralmente coperte di nero dalla testa ai piedi, con tanto di guanti e calzini sintetici, e in cima a tutto il wakhl, un cappellone di paglia appuntito per proteggerle dal sole (!). Per fortuna al souk di Sana’a e nei villaggi attorno alla capitale abbiamo visto indossare il coloratissimo sitarah, che con i suoi motivi rossi e blu sembra quasi una tovaglia.

Noi donne occidentali siamo considerate una sorta di “terzo sesso” e come tali tollerate senza velo -ma non (s)vestite da veline! Attenzione, le reazioni all’abbigliamento succinto possono essere di massimo spregio. Il vantaggio è che siamo ammesse al seguito dei nostri “uomini” nel mafraj, il piano alto delle case yemenite dove gli i padroni di casa accolgono ed intrattengono i loro ospiti. Incredibile l’ospitalità di queste famiglie, nonostante i mezzi limitatissimi hanno sempre qualcosa da mangiare per gli ospiti, accompagnato da un buon tè. Come il maestro di scuola che ci ha accolti nella perfetta semplicità della sua tower house ad Al-Mahwit.

Terzo sesso e masticatore di qat

Terzo sesso e masticatore di qat

Con un po’ di fortuna, soprattutto se non si viaggia in gruppo (purtroppo non ero mai sola), si riesce a partecipare ad una tafrita, riunione per sole donne in cui si chiacchiera, spettegola, balla, e si mastica qat, la droga locale. Il qat è un arbusto coltivato ovunque in Yemen. Le foglie di qat, masticate lentamente, hanno un effetto euforizzante, tipo anfetamina. Gli uomini le masticano tutto il giorno, formano una pallina di foglie masticate che tengono sempre in bocca, insomma vanno in giro con una guancia sempre gonfia di qat. Come terzo sesso, ho potuto provare il qat in pubblico. Avrei preferito un pomeriggio tra donne, per vedere che fine fanno i meravigliosi tessuti di perline che si vedono al mercato!

Futa e jambiya

Futa e jambiya

Per fortuna le donne ci considerano semplicemente altre donne. Mi è piaciuto essere presa sotto braccio da giovani donne, mentre visitavo i villaggi intorno a Sana’a, che volevano semplicemente sapere, in inglese corretto, da dove venivo e com’era la mia vita a casa. Nel caldo del souk di Say’un (nella valle dell’Hadramawt), mentre sorseggiavo una spremuta di limone in un angolo non troppo affollato, una giovane madre mi si è seduta accanto e ha allattato il figlio, sorridendomi mentre lui mi stringeva il dito.

E gli uomini? Gli uomini portano la gonna, che si chiama futa ed è praticamente un pareo. Portano inoltre la jambiya, un pugnale dalla lama ricurva che sfoggiano sempre in cintura, probabilmente il souvenir più ricercato dai turisti occidentali. La jambiya dà anche il nome alla danza più famosa del paese, la jambiya dance, solo per uomini, un ballo che simboleggia lo spirito di coesione tra i partecipanti e quindi tra i membri delle tribù. I nostri autisti sfoggiavano anche un bel kalashnikov in grembo e una pistola nel cruscotto, che possono sempre tornare utili soprattutto nelle zone più isolate come il deserto dell’Hadramawt. In realtà la nostra fiera scorta di militari appena maggiorenni ha brillantemente svolto la funzione di spaventapasseri, e i kalashnikov sono serviti solo per le foto ricordo.

Autista con futa e kalashnikov

Autista con futa e kalashnikov

Ai tempi del nostro viaggio, ormai 8 anni fa, 3 donne su 4 non erano istruite –in effetti nella scuola che abbiamo visitato abbiamo visto solo ragazzini—ma sembra che il divario tra maschi e femmine si stia riducendo. Il tasso di fertilità è piuttosto alto, 4.5 figli per ogni donna. Il divorzio è accettato, e la poligamia è legale. Le donne hanno il diritto di voto e di essere elette in Parlamento. In realtà, al di là delle leggi dello stato, sopravvivono molte usanze tribali, soprattutto nelle zone più lontane da Sana’a. No Peace Without Justice (NPWJ), l’organizzazione no profit fondata da Emma Bonino, si occupa fra le altre cose anche del potere delle donne e della loro partecipazione alla vita pubblica in Medio Oriente, e delle mutilazioni genitali femminili –pratica illegale, fortunatamente diffusa solo tra le tribù di origine africana nell’ovest dello Yemen, ma comunque ancora presente. Emma Bonino è stata l’ultima donna che ho incrociato in questo bellissimo viaggio.

Una donna con il wakhl Hadramawt

Una donna con il wakhl Hadramawt

Uomini al bar

Uomini al bar

Due donne al souk di Sanaa

Due donne al souk di Sanaa

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Chi lo ha scritto

Amleto B.

Nomade per caso, Amleto era un gattone bianco e nero che in 12 anni e mezzo di convivenza con B. ha vissuto in 5 paesi e 7 case, dormendo felicemente sempre sullo stesso sofà. B. ha studiato lingue per poter girare il mondo, poi - vuoi per il troppo lavoro o per la mancanza di lavoro - ha finito per traslocare spesso e viaggiare per tornare in patria. Adesso ha regalato il sofà di Amleto, è diventata stanziale ma vorrebbe ancora girare il mondo.

Cosa ne è stato scritto

  1. Aurora Favero

    Caspita quanti ricordi….. Sono stata in Yemen un po’ di anni fa, nel 2003, a studiare arabo in una scuola di Sana’a – forse la stessa, chissà – e leggere questo articolo mi ha fatto fare un tuffo nel passato. Grazie, è stato un piacere rivivere un paese poco conosciuto quanto pieno di bellezza.

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