Generazione valigia in mano

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Sei giovane? Allora fuori!

Ci chiamano mammoni, la generazione bruciata, viziati. Ci definiamo senza futuro, già “vecchi” per ambire, abbiamo voglia di riscattarci, di creare, di rivoluzionare. Esattamente un anno fa, sono emigrata per ragioni di lavoro in Lussemburgo, come me, tanti altri amici.

Stefano fisico ricercatore vive in Olanda, Vahid giovane ingegnere energetico in Germania, Giovanni informatico in Irlanda, Alessandra P.R. a Londra, Nina economista a Bruxelles… etc. 

Da qualche giorno, da quando ho accettato di scrivere questo articolo, cerco di indagare sulle forti motivazioni che spingono la generazione “valigia in mano” ad emigrare. Per certi questa riflessione è quasi scontata.

ragazza_con_la_valigia_claudia_cardinale_valerio_zurliniIn questo momento storico, non è così difficile capire perché si scappa dall’Italia. Vista con gli occhi di una che l’ama profondamente, mi dico, “che peccato”. Quando torno dopo periodi lunghi, mi dimentico chi e come siamo noi italiani. Le piccole azioni risultano complicate. Parlo di burocrazia e immobilismo che sembrano caratterizzare la quotidianità dell’italiano tipo. Andare alla posta, o a richiedere un informazione all’anagrafe richiede tempo, mettersi al volante è come muoversi in una giungla in cui si fa a gara a chi urla di più, tutti vanno di fretta, uno sopra all’altro. Contrattazioni inevitabili al pagamento di qualsiasi cosa, “Dai ti faccio un po’ di sconto”, o “il bancomat non li accetto”, o “ti faccio uno scontrino ad importo più basso”. Per non parlare poi di corruzione, politica inesistente, clientelismo a qualsiasi livello, crescita 0, delle pance piene di chi fa il “furbo”, dell’assenza completa di prospettiva futura.

Con queste premesse, chi rimane? Della mia generazione sicuramente, chi ci crede ancora, chi ha voglia di rischiare, chi non può farne a meno. Di certo chi emigra, come me e altri amici, lo fa anche per voglia di “internazionalità” che in Italia è inesistente.

Lussemburgo Pub

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Dove vivo, in Lussemburgo, tutti parlano inglese, se non lo sai “sei fuori dal coro”, nel lavoro, nella ricerca di un informazione, nella globalizzazione. Quotidianamente non è così tanto strano parlare con lo stesso interlocutore in 3 lingue diverse. Anche in questo, noi italiani, siamo indietro.

È un vero peccato, per tutto. La fuga dei cervelli, costa all’Italia sia in termini finanziari che di qualità. L’Italia di oggi, non offre nulla. Quello che si riesce ad ottenere è al massimo uno stage retribuito a 500/600 euro o un contrattino a progetto o a collaborazione non più di 1000 euro al mese (e qualche amico dall’Italia sottolinea “li avessero proposti a me 1000 euro per un lavoro inerente il mio titolo di studio…”).

cena all'aperto colli

Cena all’aperto, in qualche cascina italiana.

È una vergogna. In certi settori sei penalizzato se hai esperienza internazionale. All’estero, invece, vieni premiato, perché esiste ancora il concetto del rispetto, rispetto dei tuoi studi, della tua intelligenza e delle tue potenzialità. Ti viene data la possibilità di essere indipendente subito, senza dover “sopravvivere” o tirare alla fine del mese.

Noi italiani all’estero, siamo conosciuti per l’eccellenza nella cucina, nella moda, nel design, per la nostra storia, per la bellezza delle opere d’arte, per la nostra lingua. Nei paesi del nord Europa, manca il sole, manca la genuinità dei prodotti, del vivere…manca l’estetica, l’attenzione per il dettaglio, mancano le trattorie, il vino, il caffè e tutte quelle cose meravigliose di cui l’Italia è piena … manca questa passionalità nelle relazioni.

Però l’Italia continua a rimanere un bel cortile mentre l’Europa una piazza aperta.

 [Leggi le motivazioni di chi invece rimane a casa con la mamma]

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Chi lo ha scritto

Freida F.

Movimento, questo è quello che mi caratterizza più di tutto, nei viaggi, nella quotidianità, nei rapporti. Vivo in Lussemburgo, sono giurista, la professione mi detta regole serrate che molto spesso nella vita privata amo infrangere. Amo delle arti la fotografia in assoluto, i libri, i giornali. Adoro la carta nuova dei libri, il caffè alla mattina con il giornale vicino, la musica in ogni sua espressione.

15 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Inaccettabile che un paese non sia in grado di dar lavoro a chi ha curriculum in inglese, francese, tedesco. L’ Italia non dovrebbe essere un paese del terzo mondo, come si diceva una volta, ma evidentemente lo è, e non certo e non solo per il problema del lavoro.
    Non è accettabile che una giovane persona che lavora all’ estero si rammarichi perché non è rimasta a combattere, a ” rivoluzionare” , come lei dice, chiedendosi come potrà sentirsi quando questo paese crollerà sotto le sue stoltezze e le sue infamita’.
    Dovreste tornare tutti, battere forte i pugni sui tavoli e palcoscenici dei patrii partiti ( ma partiti per chi e di che? ) che hanno con crudeltà e miopia affossato le vite, le speranze , le forze dei giovani, anziche’ preparare con cura e dedizione per loro una patria degna di tal nome, un futuro generoso. Non servono inutili rivoluzioni se sarete tutti qua a dire, mani ai fianchi: – Embe’, ora che fate, signori dei nostri stivali e del nostro stivale? Intendete continuare con scherzetti e sgambetti per continuare la vecchia gara a chi arraffa di più? Noi siamo qui, siamo tanti, anche se non troppi, siamo giovani, abbiamo intelletto, capacità, coraggio che voi non potete immaginare perché la vostra fantasia è irriducibilmente fissata là a contemplare i sacchetti di danari che portate a casa, come il nostro amico d’ infanzia Paperon de’ Paperoni, ridicolo e risibile com’ era. E fate il vostro fatto tanto legittimamente quanto iniquamente. Voi, signori del nulla, sarete pure nella ragione delle vostre farraginose ed ingarbugliate leggi di cui avete costellato a mani piene il sistema come la cupola dell’ universo, ma noi stavolta non facciamo le valigie, restiamo ché il paese nostro ha bisogno di teste sane, di cuori generosi, di competenze in tutti i campi. Vogliamo essere con chi ancora resiste e lotta per la sua vita, la sua dignità, il suo lavoro, quel lavoro cui ogni cittadino ha diritto, come dice appunto la Costituzione dei veri Padri del nostro paese. E siamo certi che anche molta gente che più giovane non è sarà con noi di fronte a voi, tutta quella brava gente che per una vita avete sfruttato deridendola col bicchiere in mano: già non una città bastava bere, voi vi siete bevuto tutto un paese, lasciando che le aziende se ne volassero altrove, lasciando che le università preparassero fior fiore di competenze che, forzosamente, dovevano seguire le patrie fabbriche dislocate altrove, lasciando che fior fior di medici, ricercatori, ingegneri, dirigenti e tanti altri se ne andassero con le valigie in mano. Le valigie fatele voi adesso. Noi restiamo a prepararci qui il nostro domani, accanto ai padri che onestamente ci hanno cresciuti, accanto a chi ci vuole per compagni di percorso, accanto a chi vuole la nostra onestà come bastone per la propria vecchiaia. Troppa gente ha troppo sofferto. L’ anno che verrà sarà veramente nuovo per tutti.
    Oh , che bel sogno vedere questo paese rissoso, chiassoso, stenterello nel disegnare il suo futuro, finalmente guidato da persone vere, persone che hanno ricevuto il più alto grado di istruzione che questa terra abbia mai dato ai suoi cittadini, persone competenti, oneste, laboriose.
    Sono stanca di attendere che tornino tanti validi compagni dei miei figli, tanti validi alunni che ho cresciuto con entusiasmo pensando di ritrovarmeli nelle corsie degli ospedali pronti a fare e dare, capaci , competenti, buoni, oppure di ritrovarli agli sportelli della banca per insegnarmi come fare il bonifico per le associazioni umanitarie che mi ostino a sostenere. Beh, sappiate che io la banca non la voglio proprio neanche vedere col binocolo e aborrisco parlare con chi sospetto possa far sparire in un battito di ciglia tutte le mie sciagurate e inutili fatiche. E non metto più piede negli ospedali neanche se crepo, né intendo finire i miei giorni in un ospizio che deprederebbe l’ ultima, disperata dignità che son riuscita a portare con me fino all’ ultima porta.
    Rivoglio il mio paese, rivoglio i giovani che vi ho visto crescere in tanti anni di magistero, voglio sedermi presto sul ciglio del mio antico ruscello che scorre ancora argentino davanti alla casa natia e raccogliere un pugno di terra polverosa e generosa pensando come facevo da giovane: – È la mia terra, la terra che mi nutre, la terra che nutrirà i miei figli, la terra che saprà prendersi cura di loro, di me, di tutti.
    È in questo ultimo assolato e luminoso giorno italiano di fine anno che ho deciso di rivolgere il mio appello a voi che ve ne siete andati. Anche se state bene dove la fortuna vi ha portati, io credo che ancora vibri in voi il richiamo della vostra casa natale, della vostra strada, del vostro quartiere, dei vecchi e allegri compagni di scuola. E allora tornate. Provate a mettere le vostre capacità a servizio di questa terra che è pur bella, vivace, inimitabile, indimenticabile. Non sarete lasciati soli a faticare lungo il sentiero della speranza e del rinnovamento. Ci sono buoni e bravi giovani ancora qui, buoni e onesti anziani, e tutti vi pensano, quotidianamente. Forse siete proprio voi il nuovo agognato, la speranza, la stagione novella.
    Domani è un altro giorno, il primo giorno di un nuovo anno. Vorrei semplicemente che fosse un anno di speranza. Vorrei semplicemente lasciare alle spalle tutta la mia disperata tristezza, il lungo percorso nel disperato senso d’ impotenza che non mi lascia tregua nemmeno in sogno.

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  2. Fra

    Io dico soltanto che non esiste l’Italia e il fuori Italia. Non esiste un muro che separa il paradiso dall’inferno. L’estero. Ovvero? In tal caso mi sembra si parli di Lussemburgo. Ma le condizioni che caratterizzano questa città si ritrovano ovunque? Poi mi viene un altro pensiero. Sembra che tutto sia indipendente dalle nostre scelte personali. Come se sia l’estero a offrire un pacchetto pronto e pressoché perfetto per permetterci una vita degna. Non è esattamente così. Credo che la situazione sia molto più complessa e variegata e abbia molteplici ripercussioni

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  3. Mercedes

    I paesi dell’UE non sono l’estero, per gli europei dobrebbero essere il nostro spazio naturale per vivere e lavorare!!!

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  4. Freida

    Ciao Marco, Ciao Jumpi,
    Grazie del messaggio.
    Io posso dire che mi trovo in disaccordo con quello che dite. Dal un lato è vero che noi siamo un popolo di esterofili, ma è anche vero che tutto cambia in base al paese in cui si vive.
    Io vivo in Lussemburgo, dove il sole non esiste, piove, fa freddo, e il we la città si trasforma in fantasma, la maggior parte di italiani che sono qui è perchè hanno un lavoro qualificato e bel stipendio. Stessa cosa direi per l’Olanda, dove ci passo spesso per amore anch’io. Poi ci sono le mete “cool” per chi vuole essere all’estero, Barcellona e Londra.
    Io perlomeno posso parlare per me e per tutti i miei amici expat, abbiamo migliorato tutti i nostri stili di vita a livello economico.

    A presto

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  5. Marco Madrid

    Salve, volevo aggiungere un paio di commenti su quest’articolo, nonché su quanto pubblicato qualche giorno fa da Il Sole 24 Ore.

    Mi trovo all’Estero un pò per scelta, per amore per farla breve, da circa 5 anni, tra Polonia e Spagna. Beh, in questi anni ho avuto modo di conoscere molti italiani che hanno deciso di intraprendere un’esperienza estera come me, però sinceramente ho avuto modo di constatare molte forse troppe contraddizioni nonché ipocrisie. Cerco di spiegarmi meglio e di essere succinto, con un paio di esempi.

    Buona parte degli italiani che al momento vivono qui in Spagna hanno condizioni lavorative che sono peggiori rispetto a quelle che avrebbero in Italia. Siamo sempre stati e sempre saremo un popolo di esterofili, però mi sembra clamorosamente ipocrita dire di non voler accettare un contratto in Italia, anche determinato o per 6 mesi a 1000 euro, quando poi si accettano le stesse condizioni o addirittura peggiori.

    Ok, l’Italia è in crisi, lavoro non ce ne sarà, quello che c’è potrà esser mal pagato etc, ma solo in pochi davvero hanno migliorato la proprio condizione all’Estero, gli altri, a 30 e passa anni, dividono la casa come se ancora stessero all’Universitá, guadagnano meno di 1000 euro o addirittura fanno i camerieri (cosa che pare sia molto comune in Germania).

    Detto ció, e sperando di non fare un buco nell’acqua, vi mando un saluto da Madrid.

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    • Gian Pietro "Jumpi" Miscione

      D’accordo con te Marco.
      Soprattutto la Spagna (dove ho vissuto) è stata eccessivamente mitizzata dall’Italia, quando era evidente che la sua crescita economica e la sua atmosfera positiva e gioiosa erano frutto di una situazione contingente (nonché “dopata”) che non sarebbe potuta durare.
      Come dici tu, siamo un popolo di esterofili e, nonostante i nostri mille difetti, dovremmo sempre ricordarci che “l’erba del vicino è sempre più verde).
      Un saluto da Bogotá.

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  6. Dino Barran

    Cara Freida,

    emigrato ormai da una decina d’anni, più per desiderio di fare nuove esperienze che per scappare dall’Italia, come invece mi sembra la tendenza oggi, ti sottopongo qualche riflessione.

    Ho il curriculum in inglese, francese e tedesco, ma non in italiano. Non saprei che fare in Italia, ho alle volte l’impressione che se mi presentassi, mi direbbero a chiare lettere che le capacità e competenze sviluppate in questi anni, li’, non servono. Questo è cio’ che mi disorienta di più.

    E’ questo cio’ che intendi definendo l’Italia un cortile? Hai paura di non potere più tornare indietro? O di farlo al prezzo di vedere sviliti gli sforzi che stai facendo? Fino a che punto si possono accettare impieghi e condizioni di lavoro sempre più umilianti in nome della volontà di stare vicino alla famiglia e agli affetti?

    Grazie della tua testimonianza e attenzione.

    Dino Barran

    Rispondi
    • Freida

      Ciao Dino,
      Grazie del messaggio, è bello condividere esperienze e scambiare opinioni tra noi “italiani aire”. Le tue riflessioni sono domande che mi pongo tutti i giorni, questioni forti che prima o poi risolverò.

      Ho tanti amici che non potrebbero lavorare in Italia, per le loro competenze e studi, quindi comprendo in pieno quando dici “Ho il curriculum in inglese, francese e tedesco, ma non in italiano.”

      L’articolo e la metafora finale è la mia goccia nel mare. Sono un’eterna ottimista e talvolta sento il peso delle scelte che faccio nel mio piccolo. Io lascio l’Italia per la sicurezza di un lavoro, perché amo l’internazionalità, perché questo paese (Lxb) mi dà almeno la possibilità di progettare. Ma dall’altro lato sento che la mia “generazione” dovrebbe fare qualcosa. Francesca, cara amica di Ravenna dice “”Io resto qui per vedere cosa succede dopo”; “Resto qui perché dovrebbero andare via quelli che questo Paese lo hanno rovinato”; “Resto qui perché mi piace la Costituzione italiana”…. ed ha pienamente ragione. Quello che mi pulsa dentro è la responsabilità che ognuno di noi ha. E fra 10 o 20 anni, se l’Italia sarà al baratro, sarà anche perchè noi non siamo stati capici di rivoluzionare.

      Il cortile è fatto di limiti, di chiusure, di lamenti, il parco è senza muri, piena libertà.

      A presto e grazie
      F

      Rispondi

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