11 film de chevet presidenziali

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Gli americani, si sa, sono molto patriottici e considerano il loro presidente un simbolo di unità, lo identificano col loro amato paese e con il sogno americano di libertà, opportunità e ricchezza. A giudicare da come viene visto il presidente al cinema sembrerebbe non essere proprio così. Tra presidenti corrotti, vili, fedifraghi, opportunisti … Abbiamo scelto 11 film che dimostrano che in America il cinema è spesso migliore dei presidenti.

Chevet in francese significa più o meno comodino. Le livre de chevet si tiene sul comodino per per sfogliarlo, rileggerlo, accarezzarlo. Come i libri, i film de chevet si amano, si guardano, si sfogliano, si accarezzano, si portano sempre con sé. Recuperate i vecchi film perché parlano di voi, oggi.

In viaggio con 11 film de chevet
Meritiamo il lieto fine in 11 film de chevet
Il ritorno di 11 film de chevet
11 film de chevet carichi di speranza

tutti gli uomini del presidente watergate

Questi stanno facendo un lavoro molto serio, come Rizzo e Stella

Tutti gli uomini del presidente (All the President’s Men)

di A. J. Pakula, USA, 1976.  Con Dustin Hoffman, Robert Redford, Jack Warden, Martin Balsam, Hal Holbrook

“Chi cazzo sono Woodward e Bernstein?”

Già? Chi cazzo sono? Lo chiede un giornalista star al suo alter ego del Washington Post quando lo scandalo inizia a montare e il Post sostiene che crede veramente nell’inchiesta, nonostante sia affidata a due assoluti carneadi alle prime armi (che diventeranno a loro volta due star). La quale inchiesta (su una effrazione per mettere delle cimici al Watergate Palace, sede del Partito Democratico) porterà a nientemeno che le dimissioni – occhio, non all’impeachment – del neoeletto Richard Nixon, l’uomo che in vita sua “ha fatto tante di quelle cagate da fertilizzarci il Sinai” (citazione da un altro film). Gran ritmo, ottimo interplay tra Dustin Hoffman e Robert Redford, che si consacrano definitivamente. Insomma, cinema robusto, divertimento assicurato, Nixon che si leva dai coglioni. Cosa si può chiedere di meglio?

Da guardare dopo avere messo delle cimici nella sede del PD per farsi quattro risate

escape from new york - the president of the United States

Questo è il presidente degli Stati Uniti, però si merita tutto

1997 Fuga da New York (Escape from New York)

di John Carpenter, USA, 1981. Con Kurt Russell, Lee Van Cleef, Donald Pleasence, Isaac Hayes, Ernest Borgnine.Jamie Lee Curtis

“Ho un affare per te. Ti sarà perdonata ogni azione criminale che hai commesso negli Stati Uniti. C’è stato un incidente: circa un’ora fa un piccolo jet è precipitato nel centro di New York, c’era a bordo il Presidente.” 
“Presidente di che?”

In un futuro che si svolge 15 anni fa il mondo è sconvolto dalla guerra mondiale. Gli Stati Uniti sono infestati da bande di criminali e sono governati da inetti guidati da un presidente egoista e codardo. New York è diventata una città prigione e vi sono rinchiusi i peggiori criminali del paese. Dalla città non si può uscire. Il guaio è che ci casca dentro proprio l’aereo del presidente mentre si recava a un incontro che avrebbe riportato, forse, la pace. L’unico uomo in grado di entrare nell’inferno della New York del 1997 e recuperare il presidente è un reduce della guerra dallo spirito anarchico chiamato Jena (Snake in originale) Pleeskin. Questo è solo l’incipit di un film straordinario che ha fatto epoca con la sua rappresentazione di una società distopica e con la visione di una New York distrutta, incendiata ed infestata da criminali tanto assurdi quanto violenti. Quello che dovrebbe essere il capo dei buoni, il presidente, è un ometto meschino e senza qualità che non suscita un briciolo di pietà nemmeno quando lo si vede sotto tortura.
Questo capolavoro di John Carpenter è una delle cose degli anni Ottanta che ha lasciato di più il segno. Insieme al presidente Ronald Reagan.

Da vedere dopo aver rinchiuso quei delinquenti dei vostri figli in camera loro.

La zona morta (The dead zone)

david cronenberg - la zona morta

Vatti a fidare di un “presidente operaio”

di David Cronenberg, USA, 1983. Con Christopher Walken, Brooke Adams, Martin Sheen

“Cosa farebbe, se avesse l’opportunità di tornare indietro nel tempo e uccidere Hitler?”

Un uomo si sveglia dal coma dopo cinque anni ed oltre ad avere il volto e l’andatura sofferenti di uno straordinario Christopher Walken ha il potere di vedere il futuro delle persone. Più che un dono questo è vissuto come una maledizione che il protagonista cerca di indirizzare a fin di bene. Ma che succede se stringendo la mano al candidato presidente che promette pace e benessere, dispensa sorrisi rassicuranti ed è sostenuto dalla ragazza di cui sei innamorato? Cronenberg è uno dei migliori registi in circolazione e non è che vada molto per il sottile. Ma con questo film tratto da un romanzo di Stephen King riesce a trasmettere la sofferenza di un uomo e la falsità di una campagna elettorale anche senza ricorrere a mutazioni e corpi dilaniati. Spesso è meglio fidarsi del paranormale che delle promesse di un candidato.

Da vedere risvegliandosi da uno stato comatoso sul proprio divano

JFK – Un caso ancora aperto (JFK)

Kevin-Costner-in-JFK

Chi? come? ma soprattutto perché cazzo?

di Oliver Stone, 1991, con Kevin Costner, Tommy Lee Jones, Gary Oldman

“Questa è la vera domanda: perché? Il come e il chi sono solo diversivi per il pubblico.”

La morte del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy il 22 novembre del 1963 a Dallas è una pietra miliare della storia americana, una ferita forse non ancora sanata. Chi lo uccise? Perché? JFK fu vittima di un pazzo o di un complotto che coinvolgeva la CIA, l’industria bellica, addirittura il Vice presidente Lyndon Johnson? Stone impacchetta un film di tre ore (attenzione: mica docufiction, una roba in grande, fatta benone) in cui sposa l’idea del complotto. Protagonista (a parte il defunto JFK, ça va sans dire) è Jim Garrison (Kevin Costner), procuratore distrettuale di New Orleans, il quale – distante dalle conclusioni della Commissione d’indagine Warren, che aveva ritenuto Lee Oswald l’unico responsabile del delitto – nel 1967 accusò l’uomo d’affari Clay Shaw di avere cospirato con Oswald e altri per uccidere Kennedy. Durante il processo (ritratto nel film), Garrison si impegnò a smontare la tesi della Commissione Warren, mostrandone le contraddizioni, e a ricostruire i rapporti di Clay Shaw con la CIA. La giuria impiegò meno di un’ora a dichiarare Shaw non colpevole del reato di cospirazione; testimonianze dirette (mai “prodotte”, però) affermano che diversi membri di quella giuria affermarono poi che Garrison non aveva provato che Clay vi avesse partecipato, ma aveva in effetti dimostrato l’esistenza di un complotto per uccidere il presidente Kennedy. Maestoso stuolo di interpreti, ricostruzione maniacale: il solito filmone di Oliver Stone.

Da vedere insieme a qualche sagoma cartonata rubata nei set televisivi di Carlo Lucarelli.

kevin kline e sigourney weaver in  dave

… e nella borsetta della first lady guanto e sacchettino (il cane fa la cacca: ci vuole la paletta)

Dave – Presidente per un giorno (Dave)

di Ivan Reitman, 1993, con Kevin Kline, Sigourney Weaver, Frank Langella

“– Cosa fai per vivere? – Intendi, quando non governo questo Paese?”

Trova lavoro ad altri per lavoro, il nostro Dave, e arrotonda come sosia del Presidente degli Stati Uniti (i sosia di celebrità non vi fanno una gran tristezza? un immediato effetto Paolo Limiti?). Un bel giorno (questo film è una commedia, quindi tengo un tono leggero e gioioso, sforzatevi anche voi, pronunciate a voce alta con tono garrulo e giocondo: Un bel giorno… Viene bene, vero?) lo staff del vero Presidente lo acchiappa e gli dà ad intendere che per motivi di sicurezza nazionale per una decina di minuti deve davvero sostituirlo in un’occasione ufficiale. Dai, dieci minuti, si può fare! Solo che in quei dieci minuti al vero Presidente (che è una gran brutta persona) viene uno schioppone e il nostro Dave dovrà installarsi al 1600 di Pennsylvania Avenue ben più a lungo: con quel che ne consegue per un cuore puro come il suo (e per la bella First Lady Sigourney). (Su questa faccenda dei sosia di personalità pubbliche e uomini politici, ce ne sarebbe da dire: vogliamo parlare dei sosia di Saddam Hussein? e che leggenda vuole che Paul McCartney sia in realtà un suo sosia dal 1966? e a proposito di Presidenti USA, siamo così sicuri che Bush non fosse un sosia… no, dai, manco De Niro ce la fa a mantenere per otto anni il medesimo sguardo vacuo)

Da vedere guardandovi continuamente intorno per individuare tutti quelli che vi somigliano.

il-presidente-una storia d'amore

Bandiere a stelle e strisce e una fotografia degna del Play Boy late night show

Il Presidente – Una storia d’amore (The American President)

di Rob Reiner (1995) con Michael Douglas, Annette Bening, Martin Sheen, Richard Dreyfuss, Michael J. Fox

“L’ha detto lei stesso un milione di volte: se ci fosse stato un televisore in ogni casa sessant’anni fa, questo paese non avrebbe eletto un uomo sulla sedia a rotelle.”

La First lady è morta di cancro, il Presidente democratico Andrew Shepherd (Michael Douglas) ha una figlia ragazzina saputella e, ben accompagnato da un brillante staff (che annovera un Martin Sheen e un Michael J. Fox), si avvia da single verso la rielezione. I sondaggi lo danno vincente e ha persino un eroico progetto di legge sul crimine da fare approvare; ma gli viene in mente di farsi la ragazza (Annette Bening) e combina un casino. Ma dico io, che idea balzana è? Ma non poteva limitarsi a dare qualche festa elegante? Nella vicenda hanno un ruolo centrale un repubblicano spregevole (Richard Dreyfuss), una legge sulle emissioni inquinanti, un po’ di tensione in Medio Oriente. Una commedia classica, onestamente retorica, dalla sceneggiatura anche scontata ma non stupida, che ci spiega l’utilità della First Lady, perché il Presidente single è veramente scomodo. La si può utilizzare per capire alcune caratteristiche tipiche della politica statunitense, per esempio cosa fa un lobbista, come e con quali presupposti si presentano le leggi, cos’è lo State of the Union Address, perché è sempre e comunque molto meglio non bruciare la bandiera se decenni dopo vuoi fidanzarti col Presidente.

Da vedere subito prima di tirarvi a lucido per la cena di stato con l’Imperatore del Giappone.

Mars Attacks!

mars attacks - jack nicholson presidente usa

Ma comunque la Casa Bianca ha visto anche scene più raccapriccianti

di Tim Burton, USA, 1996. Con Jack Nicholson, Glenn Close, Annette Bening, Pierce Brosnan, Danny DeVito

“Io vi posso aiutare. Sono un avvocato: voi volete conquistare il mondo, vi servirà un avvocato ragazzi! “

A un certo punto quando noi umani siamo qua a fare sempre più i cazzoni ecco che arrivano i marziani che, appurato che non ci si riesce a mettere d’accordo, passano alle maniere forti. I terrestri  sono (o dovrebbero) essere guidati dal presidente degli Stati Uniti (un Jack Nicholson che gigioneggiando a più non posso è davvero il presidente perfetto per questo film), solo che questo è il solito cialtrone codardo che si risveglia solo quando gli uccidono la moglie. Effetti speciali, esplosioni, laser, dischi volanti per una guerra globale che un Tim Burton al massimo della forma ci presenta come un gioco fantascientifico per prendere in giro i nostri alibi, le nostre debolezze e i nostri vani miti, primo fra tutti quello del presidente degli Stati Uniti.

Da vedere ostentando con violenza l’enormità del vostro cervello (tenete un disco di musica country nel lettore pronto per le emergenze)

Gene hackman è il presidente degli stati uniti in potere assoluto di clint eastwood

Se ti si mette contro Clint Eastwood puoi anche essere il presidente degli Stati Uniti ma sono cazzacci

Potere Assoluto (Absolute Power)

Di Clint Eastwood, USA, 1997. Con Clint Eastwood, Gene Hackman, Ed Harris, Laura Linney, Scott Glenn

“Non ha visto niente, al massimo una donna ubriaca che faceva sesso estremo. E’ uno scassinatore, chi gli crederebbe?”

Se siete rimasti sconcertati dalla performance di Clint Eastwood alla convention repubblicana di Tampa in cui si rivolgeva al presidente Obama parlando con una sedia vuota probabilmente non conoscete bene il vecchio Clint, ma tranquilli, non è una cosa per cui sentirsi in colpa. Se non avete voglia di studiarvi la sua biografia potete guardare questo film e iniziare a farvi un’idea di quale immagine abbia della persona più potente del mondo, quella che dovrebbe avere il potere assoluto, che poi sarebbe proprio il presidente degli Stati Uniti.

Al termine di una onorata carriera di ladro stile Lupin III (furti impossibili, travestimenti, fughe e “dopo la fine della guerra non ho mai ucciso nessuno”) decide di fare l’ultimo colpo, il furto in una blindatissime villa piena di soldi, gioielli e quadri alle pareti che ti guardano. Il furto è preparato alla perfezione ma non si può prevedere che la signora decida all’ultimo momento di non seguire il marito nel week end per portarsi a casa un caro amico del marito. OK non è un colpo di scena così originale. L’amante però è il presidente degli Stati Uniti e visto che il gioco erotico sta degenerando interviene la sicurezza e uccide la donna. Il ladro diventa così un testimone da eliminare ad ogni costo. Ne nasce una sfida emozionante tra lo scassinatore, la polizia e i servizi segreti. Inutile dirlo che si fa il tifo con tutto il cuore per l’integerrimo ladro.
In un film con personaggi che lasciano il segno come il vecchio ladro alla ricerca della verità, sua figlia stanca del complesso rapporto che il padre vuole riallacciare, l’agente dei servizi non più così sicuro di stare dalla parte giusta, un’aiutante del presidente cinica e spietata … insomma fra tutti il peggiore del mazzo è proprio quell’ipocrita opportunista del presidente degli Stati Uniti.
Potere Assoluto è un film profondo e avvincente dal primo all’ultimo minuto. E questa volta la sfida tra il fuorilegge Clint Eastwood e l’uomo del potere Gene Hackman non finisce come in “Gli spietati”. 

Da vedere quando si è sicuri che non vi sta guardando nessuno. Come quando fate sesso estremo

13 days kevin costner bruce greenwood

“Signor presidente, di questo passo porteremo il mondo sull’orlo di una guerra nucleare”

Thirteen days

di R. Donaldson, USA, 2000. Con Kevin Costner, Bruce Greenwood

“Questi maledetti Kennedy finiranno per distruggere questo Paese”

La crisi dei missili a Cuba nel 1962 (il Presidente come noto è JFK), vista più dalla soggettiva di un suo consigliori (un Kevin Kostner sul viale del tramonto, in una delle ultime apparizioni da star prima di cadere nel dimenticatoio di Hollywood), che da quella presidenziale. Film di una lentezza fastidiosa, che decide di appuntare tutta la suspense su un’unica questione: ma il nostro prode JFK, riuscirà a farsi rispettare dai soviet, a tenere a bada i generali guerrafondai, ad evitare la Terza Guerra Mondiale tutto in una volta? Ma a meno che tu non sia la ragazzina di “Chiedi chi erano i Beatles”, forse un sospetto su come va a finire ce lo hai già all’inizio. Tristanzuolo.

Da guardare con qualcuno, sfidandolo a scommettere su come andrà a finire il film (e cercando di convincerlo che alla fine gli USA dichiareranno guerra all’URSS)

Frost/Nixon Il duello

Frost-Nixon

Il cinema è grande, la televisione un po’ più piccola

di R. Howard, USA, 2008. Con Frank Langella, Michael Sheen, Kevin Bacon, Rebecca Hall, Toby Jones

“Sto dicendo che se è il Presidente a farlo, vuol dire che non è illegale”

Già, cosa si può chiedere di meglio? Ad esempio, Nixon che prepara il grande ritorno ma viene sputtanato in un talk show televisivo da un anchor-man frivolo e salottiero. Il duello – in tre puntate, in ciascuna delle quali viene affrontato un tema della Presidenza Nixon – è un vero e proprio corpo a corpo dialogato, in cui il vecchio e cinico volpone riesce più volte a mettere all’angolo un Frost che sembra confermarsi avversario non all’altezza, troppo distratto da vernissage, aperitivi e topa. Ma alla fine, è proprio Frost a piazzare il KO, che chiuderà definitivamente ogni velleità di ritorno in auge o di  rifarsi una verginità di Nixon.

Fare un film trasponendo una piece teatrale su un talk show e – soprattutto – farlo a Hollywood assomiglia più ad uno sport estremo, che a uno spettacolo, ma il vecchio Ricky Cunningham colpisce nel segno, alternando i momenti di preparazione alle registrazioni del talk ed intrecciandolo con la vita privata dei protagonisti. Tutto potevo aspettarmi nella vita, tranne che parlare bene di un film di Ron Howard.

Da guardare girandosi verso il partner per chiamare ogni venti minuti i consigli per gli acquisti

Ryan Gosling e George Clooney in Le idi di marzo

Abbiamo visto anche dei presidenti più brutti. Per non parlare degli addetti stampa

Le idi di marzo (The Ides of March)

di George Clooney, 2011, con Ryan Gosling, Philip Seymour Hoffman, George Clooney, Paul Giamatti, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood

“Vuole diventare presidente? Può scatenare una guerra, può mentire, può ingannare, può mandare in bancarotta la nazione ma non scoparsi le stagiste. La distruggerebbero.”

Quali sono le doti indispensabili per diventare Presidente degli Stati Uniti? Finanziatori e potere economico? Di sicuro. Disponibilità al compromesso? Certo che sì. Carisma? Probabilmente (ma non scordatevi di George Dabliu). Soprattutto, però, bisogna assicurarsi di non avere cadaveri nella stanza guardaroba, evitare di fare stupidaggini, grandi e piccole; bisogna sbagliare il meno possibile ed eventualmente essere lestissimi a volgere a proprio favore qualsiasi errore commesso. E bisogna circondarsi di persone capaci, leali e disposte anche pulire l’immondizia del candidato. Non sono presidenziali vere e proprie quelle delle Idi di marzo, sono primarie democratiche, ma il candidato repubblicano (dicunt) non può vincere e quindi queste primarie valgono la presidenza degli Stati Uniti. Primarie in Ohio uno stato simbolicamente molto importante per gli statunitensi (as Ohio goes so goes the nation, si dice). Stephen Meyers (Ryan Gosling) è il vice responsabile della campagna del candidato Mike Morris (George Clooney), diretta dall’esperto e cinico Paul Zara (Philip Seymour Hoffman): è bravissimo nel suo lavoro ed è uno che ci crede, crede in Morris, nel suo progetto (molto ambientalista e aconfessionale), nella sua relativa onestà, nel suo intento di coerenza. Il candidato è bravo, il progetto è buono, ma non basta. Stevie dovrà imparare a sbagliare, dovrà perdere l’innocenza, diventare spietato, approfittare degli errori altrui per rimediare ai propri. Beau Willimon, autore dell’opera teatrale Farragut North di cui questo film è un adattamento, pur ribadendo che la vicenda raccontata è puramente fictional, ha dichiarato di essersi ispirato per scriverla alla sua esperienza come collaboratore nella campagna elettorale di Howard Dean per la candidatura democratica alle presidenziali del 2004.

Da vedere circondati dal vostro staff, tutti con i pugnali a portata di mano.

Bonus Track: Sesso e potere (Wag the dog)

di Barry Levinson, USA, 1997. Con Robert De Niro, Dustin Hoffman

Un altro presidente famoso al cinema è quello di Sesso e Potere che per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica da uno scandalo che lo coinvolge si inventa addirittura una guerra. Ne avevamo parlato qui. 

Bonus Track 2

point_break_presidents

Dietro queste maschere era impossibile riconoscere Pavel Nedved

Il vero bonus track è un film dove non compare nessun presidente degli Stati Uniti, ma i presidenti vengono presi ad esempio e sbeffeggiati come raramente si è visto al cinema.
Su questo film i tre autori si sono accapigliati non riuscendo a giungere ad una sintesi comune (questo è il minino in confronto a quello che succede quotidianamente nel Partito Democratico). Abbiamo quindi optato per presentarvi il contributo di tutti e tre. Provate a indovinare chi ha scritto cosa.

Point Break

di K. Bigelow, USA, 1991. Con Patrick Swayze, Keanu Reeves, Lori Petty, Gary Busey, John C. McGinley
  • “Noi non ci battiamo per i soldi, noi ci battiamo contro il sistema”
    Estiqaatsi! Direbbe nostro Grande Capo radiofonico. Il film è un cult, la storia è nota: quattro surfisti californiani rapinano banche nascondendo il viso dietro la maschera dei presidenti USA (Johnson, Nixon, Carter e Reagan); un poliziotto (Keanu Reeves) messo sulla strada da un collega più anziano riesce a infiltrarsi in questa comunità di surfisti (capitanati da uno Patrick Swayze in versione Pavel Nedved) e a farseli amici. Ed ecco allora che – mai messo prima il piede su una tavola – diventa in una settimana un gran figo del surf, si butta dagli aerei senza paracadute ed amenità simili. Ok, la politica USA qui c’entra come i cavoli a merenda, ma probabilmente è il film che si associa più di ogni altro ai Presidenti.
    A proposito: il film è brutto, ma il finale (con la Grande Onda in Australia) è semplicemente imbarazzante.
  • “Ehilà, salve, signore e signori. Siamo la banda degli ex presidenti. Vi chiediamo solo pochi minuti, vi stiamo fottendo da anni, qualche secondo in più non dovrebbe far differenza, non vi pare?”
    Così esordiscono i rapinatori con le maschere dei presidenti (Carter, Nixon, Johnson e Reagan). Rubano alle banche per dare ai poveri? No, sono surfisti che finanziano con le rapine i loro spostamenti in giro per le coste, alla ricerca dell’onda perfetta, il Santo Graal del surfista. Già ci sono ‘sti muscolosi rapinatori, nel film, in più la Kathryn Bigelow (regista osannata da Hollywood, prima donna a vincere un oscar per la regia, ex moglie di James Cameron) lancia alle loro umide calcagna quel figone di Keanu Reeves, onesto investigatore sotto mentite spoglie ammaliato da spiritualità surfista, vita libera e brivido dell’onda. Un tripudio di fisicità e testosterone, in un confronto buono-cattivo, uomodilegge-fuorilegge tra Reeves la buonanima di Patrick Swayze (il biondo e il bruno, come le vallette di San Remo) sempre molto riuscito e molto retorico. Film amatissimo, molto apprezzato anche per alcuni passaggi di regia e montaggio tecnicamente straordinari (tra cui un celebre inseguimento), mostra secondo me una discreta paraculaggine hollywoodiana, come tutti i film di Bigelow: per esempio, provate a immaginarvelo mettendo il cricket al posto del surf oppure con tutti che si tengono costantemente addosso tutti i vestiti.
  • “Si può vivere a diversi livelli e farsi le regole da sé. Perché essere schiavo della legge quando puoi esserne il padrone?”  Questa vale anche per i presidenti, in effetti
    Point Break è un film di culto: perché c’è il surf, perché ci sono dei bei figaccioni poco vestiti, perché ci sono inseguimenti spettacolari, perché l’eterna lotta tra il bene e il male, tra il dovere e l’istinto, tra la giustizia e il crimine sono raccontati con un ritmo ed una spettacolarità così serrati. E da una donna per giunta, quella Kathryn Bigelow che non guarda in faccia a nessuno e fa muovere la sua macchina da presa proprio come fosse una tavola da surf o un paracadutista senza paracadute.
    Ma è anche un cult perché i ladri surfisti per i loro colpi indossano le maschere dei presidenti degli Stati Uniti che raramente sono stati sbeffeggiati in una maniera tanto efficace. Aldo, Giovanni e Giacomo hanno citato la scene delle rapine in “Tre uomini e una gamba” mascherandosi da Scalfaro, Pertini, Cossiga e Leone. Ogni presidente ha la presa per il culo che si merita.

Da guardare tirando la cera un’altra volta con La grande Onda d’Er Piotta in sottofondo

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Chi lo ha scritto

Paolo Flamigni (Gigi)

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Una laurea in informatica gli dà il pane quotidiano. Una triennale con lode al Dams gli fa credere di poter sparare sciocchezze a caso sul cinema. Immagina di fare un sacco di cose, ma è molto vicino a non fare nulla, però lo fa. Scrive di cinema, è responsabile della sezione visioni dell'Undici di cui gestisce anche l'account Twitter

AnnaRitaP

Ideologicamente distante dalla tarchiataggine della vita quotidiana, nasce sulla migliore delle Riviere possibili e per puro autolesionismo vive nell'entroterra. Donna di carattere, conduce vita appartata e cartacea. Le piace la felicità, ha cantato e ballato di tutto. Se sembra amara, è perché lo è.

Anselmo

Anselmo ha una cultura da economista sociale che gli ha portato due lauree e un dottorato. Siccome ritiene di saperne di più di football e di cinema (ha vissuto per anni con studenti DAMS contraendone il morbo) ha deciso di scrivere di questi argomenti. Non ha il telefonino e neanche la patente, ma ha imparato ad andare sott'acqua. Ha i capelli rossi, ma non lo sa.

4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. kiki

    Le idi di marzo è stato sceneggiato da Beau Willimon? Sbaglio o è anche lo sceneggiatore di House of cards? Ammazza, una vita alla Casa Bianca (probab senza averci mai messo piede)

    Rispondi
  2. marinda

    Direi la prima è di Anselmo, la seconda di AnnaRita e la terza di Gigi. comunque uno degli agenti cattivi dell’F.B.I. è Leroy di Un Mercoledì da Leoni. L’altro è il dottor Cox di Scrubs.

    Rispondi

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