La mia città è malata

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La mia città è malata. Non soffre di denutrizione, ha piada a sufficienza per indigeni ed immigrati. Non soffre di mali infettivi per la salubrità e bellezza dei luoghi su cui è insediata. Soffre di gravi disturbi di circolazione. E’ intasata dalle automobili.A volte vien da dire: non si va più avanti, lì fermi in coda. E’ stata gestita male la costruzione di tanti immobili che hanno tutti i servizi e le comodità ad

Piazza Cavour con le auto

Piazza Cavour con le auto

esclusione di autorimesse e posti macchina. Se una persona che ha poco spazio in casa lasciasse un armadio, quello magari in cui ha riposto gli abiti della stagione non in corso, sulla pubblica via, davanti a casa, sarebbe punito e rimosso l’armadio. Se lascia l’auto, no. Eppure i vigili sanno che il proprietario ha una licenza di circolazione e non di stazionamento.

La causa prima di questa situazione è data dall’esser Rimini progettata prima che ci fossero le automobili e la seconda che, quando era il momento, non è stato valutato in modo congruo l’impatto dell’automobile sulla città. E in più l’impianto di molti alberi nei viali della città è stato fatto con qualche errore e questi errori vengono difesi con religioso fervore.
E non c’è niente da fare. Rassegnazione ? Eh no!

Ora il Governo ci dà una opportunità e già Berlusconi aveva fatto appello alla nostra fantasia. Le Amministrazioni Comunali che hanno questo problema invitino i residenti nelle singole vie a consociarsi per acquisire aree o costruzioni già realizzate per abitazione e, con l’aiuto del governo (più 20% realizzato in associazione e a distanza) ed il sostegno delle Amministrazioni Comunali le trasformino in garages in cui ricoverare le auto senza alloggio liberando le strade dalla presenza ingombrante delle autimmobili. Queste strutture ad uso fondamentale di autorimessa, di semplice progettazione, saranno costruite con criteri antisismici così rigorosi che potranno essere usate come rifugi in caso di terremoti e potranno essere il riferimento strategico per la Protezione civile.

La costruzione di un parcheggio multi-piano in centro a Rimini

La costruzione di un parcheggio multi-piano in centro a Rimini

Vogliamo sottolineare che questo progetto rappresenta una “mutazione” delle nostre città. Essa rappresenterà per la città quel che è stato il cambiamento delle nostre abitazioni quando si è incominciato ad includere nelle condizioni irrinunciabili per l’abitabilità la presenza dei servizi igienici, latrina e bagno. Se il provvedimento che viene proposto avrà realizzazione noi vedremo crescere in ogni via una o due strutture edilizie in cui si sbizzarrirà la fantasia e l’ingegno di urbanisti, di geometri, ingegneri e architetti che faranno nuove e più belle le nostre città.

L’idea  (e la speranza) consiste nel credere che le Regioni (ed in particolare la Regione Emilia Romagna) possano concretizzare una legge  sull’ampliamento della casa che dovrebbe consentire l’ampliamento in associazione ed a brevissima distanza per funzioni sociali.
Consociazioni di cittadini cui serva il box o posto macchina vengano messe in condizioni di realizzare, a breve distanza da casa loro, costruzioni destinate a ricovero auto per sosta o stazionamento. Istituzioni e Banche dovrebbero collaborare da un punto di vista economico.
Comuni e Regioni dovrebbero collaborare da un punto di vista normativo senza oneri finanziari o col solo acquisto dei posti macchina che compensino quelli proibiti sulle strade.

Il proposito è di togliere tutte le automobili ferme fuori dalle sedi stradali restituendo alle vie la funzione di circolazione e non di precario alloggio per le vetture.

Deve tornar possibile per chi vada a piedi di circolare per le strade in sicurezza.
Deve essere possibile  per chi abbia fretta, di andare, con altrettanta sicurezza, in bicicletta.
Esistono già leggi che prevedono come debbano esser costruite in futuro le città, ma il problema è l’emergenza che si prospetta incombente sulle nostre città nell’ambito del già costruito con criteri non più validi. Costruire città nuove, magari vicino alle antiche, funzionali per esigenze moderne, sarebbe la soluzione ottimale, ma certamente costosa oltre le possibilità.

Ci troviamo di fronte ad organismi (le nostre città) malati, quel che proponiamo è una terapia e non sempre le medicine sono appetibili e dolci.

Il mondo è cambiato, più di ogni altra struttura sociale sono cambiati abitare e convivenza. Esisteva la famiglia, il quartiere, la parrocchia, la città. Esistevano le abitazioni e la strada, in una si viveva, con l’altra ci si trasferisce. Ora le automobili sono diventate stazionarie per gran parte della giornata ed occupano la strada di tutti.

Della strada rimangono privati gli anziani ed i bimbi, agli uni serviva per farsi compagnia, agli altri per crescere insieme. Ad entrambe le categorie è stato dato, per contentino, il Web 2.0.

Vogliamo di nuovo la strada per crescere, incontrarci, vivere. Molte città d’Italia sono state progettate prima che ci fosse l’automobile.
Le case sono cresciute di numero e di dimensione a dismisura.
Le strade sono sempre quelle.
E non si possono ampliare.

La proposta è di costruire una Italia in cui le strade siano vuote di autoimmobili.

La proposta è di trasformare l’Italia nel paese dei mille e mille cantieri. Nella nostra via o, vicinissimo, nel nostro quartiere, deve crescere una struttura per ospitare le auto che non vogliamo più sulla strada, in cui trovare sicuro rifugio in caso di terremoto. Costruite a perfetta regola d’arte, con criteri scientifici antisismici, queste strutture saranno pronte ad accoglierti perché contengono il nucleo territoriale della Protezione Civile.
Queste costruzioni ti debbono far sentire protetto e sicuro per quanto violentemente la Terra sussulti e tremi.

Daranno alla nostra città anche un volto ed una anima nuova: le sentiremo come i piccoli templi, le cappelle della religione civile della solidarietà volontaria.

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