Favola per bambini…o forse no: il topino frenetico

3
Share on Facebook334Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

C’era una volta un topino che aveva la casa in uno zoccolino di legno di pero.
Tutti i giorni si procurava il cibo in giro per il mondo e la sera lo trascinava fuori dalla sua porticina, per cena. Ma, ohibò, un giorno si portò verso casa una preda molto pesante. La trascinava con fatica ed era così pesante che non riusciva nemmeno a girarsi per vedere che cosa fosse. Infatti, nel tragitto si era già dimenticato l’episodio della caccia e che cosa avesse catturato. Smemorato! Sudava e sudava, ma era determinato a compiere il suo rito quotidiano: doveva sfamarsi.

Topino

Era un topino frenetico: nonostante la fatica e il sudore si agitava e impegnava tutte le sue energie per tornare vittorioso verso casa.
Finalmente, in lontananza, vide il familiare zoccolino di legno: evviva! E corse ansimando lungo il muro, in dirittura d’arrivo.
Si fermò accanto alla sua porticina, come al solito; ma la sua codina rosa continuava a roteare e a zigzagare senza voler accennare ad arrestarsi; tanta era l’energia di cui si era caricato in questa impresa, che ora non riusciva più a dominarla. Dovette distrarsi, girovagare, aspettare il tramonto e guardare il sole sparire nel mare prima che la sua codina potesse ritrovare un movimento regolare, consono al suo essere codina di topino. Infine tornò verso lo zoccolino con animo più sereno, ma affamato. E che sorpresa quando arrivò! Si era dimenticato di essersi dimenticato la preda. Si accorse in quel momento di avere portato a casa nientemeno che una gallina! Era variopinta, tutta tonda, con le piume lunghe e cangianti…di una bellezza strepitosa! Ed era enorme! Si chiese come avesse potuto lui da solo portarla fino a lì senza neanche rovinarla…viva, per di più! Trascorse un po’ di tempo a interrogarsi sui principi fisici, astro-spaziali e dinamici del trasporto della gallina e, quando dalla sua testolina cominciava ad uscire fumo per il tanto pensare, giunse ad una

Gallina

conclusione: poco importava come avesse fatto, il risultato era lì da vedere!
Tutto contento si apprestò a cenare. E cominciarono i problemi. Come si poteva mangiare una gallina viva di quelle dimensioni? E rovinarne la bellezza? Bisognava trovare una soluzione. Anche perché la gallina aveva preso a mangiare il granoturco che lui aveva accumulato nei giorni precedenti. Eh no! Oltre il danno la beffa! Il topino si crucciava e di nuovo la sua testolina iniziò a far fumo. Optò allora per una soluzione pratica e immediata: per quella sera avrebbe mangiato granturco insieme alla gallina; poi la notte avrebbe portato consiglio. A onor del vero bisogna dire che la compagnia della gallina gli risultò piacevole. Pur parlando lingue differenti, il topinese e il gallinese, si intesero alla perfezione, mangiando e chiacchierando. Certo, il cibo non era granché rispetto a quello che si era pregustato, ma andò a letto felice per l’inaspettata compagnia.
Il mattino seguente si svegliò di buon’ora, uscì dalla tana e trovò la gallina già intenta a mangiare il granturco. Si rese conto che così non sarebbe potuto sopravvivere: non era in grado di procurare cibo per due, considerando anche le dimensioni della bella gallina. E, nuovamente, il fumo aleggiava sopra la testolina del topino, intento com’era a cercare una soluzione per le sue nuove condizioni di vita. Per rinfrescarsi le idee cominciò a camminare avanti e indietro, a piccoli passi da topino, in modo che la testa prendesse un po’ di aria. Cammina che ti cammina, finì dietro la coda della gallina e rimase

Uova

alquanto stupito: sotto la coda della gallina c’era un oggetto mai visto, senza angoli, che lui non riusciva ad identificare. Chiese quindi spiegazioni alla gallina, per capire di cosa si trattasse, ma questa volta non si capirono. Mannaggia! Pensò che potesse essere un prodotto della gallina e cominciò ad ispezionarlo; non era aggredibile da nessun lato: non c’erano irregolarità, sporgenze, buchi o fessure…impossibile capire come si usasse o se contenesse alcunché. Il topino allora si arrabbiò: non sapeva che fare e si scagliò con furia contro l’oggetto. Ed ecco che la cosa si ruppe; vide che era fatta di un guscio sottile, dal quale stava uscendo un liquido denso di due colori, bianco e giallo. Curioso com’era, senza nessun timore, il topino lo annusò (niente male, un buon odore…) e lo assaggiò: buono!…anzi, ottimo! Ne era bastato poco per sentirsi subito sazio. Realizzò in pochi istanti di essere incappato in una grande fortuna: la gallina gli avrebbe dato del cibo, nuovo e nutriente! E poi in questo modo non avrebbe dovuto ammazzarla per sfamarsi: da quel momento avrebbe potuto ammirarne la bellezza e godere della sua compagnia e del cibo. Felice, chiese alla gallina di dirgli il nome dell’oggetto misterioso; purtroppo lei rispose qualcosa di incomprensibile. Il topino decise allora di dare un nome di suo gusto al nuovo meraviglioso oggetto: lo chiamò topovo, che, in topinese, vuol dire uovo.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook334Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Diansa

Lavoro per hobby, faccio la radiologa e mi piace guardare dentro le persone, in senso fisico e metafisico. Amo la musica, i viaggi, i nuovi progetti, la mia famiglia e i miei amici. Credo che la verità stia nel mezzo, quasi mai agli estremi. Mi piacciono le persone decise... ma anche quelle indecise, che rendono imprevedibile il prevedibile. La luna fa parte di me, dà il ritmo ai miei umori; un giorno principessa e un giorno Cenerentola. Se vedi in giro una vestita di lilla, dagli orecchini alle scarpe, compresi maglia, pantaloni, borsetta, penna, portachiavi...sono io.  

3 commentiCosa ne è stato scritto

Perché non lasci qualcosa di scritto?