Diversità

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Diciamoci la verità: le immagini delle Paralimpiadi sono di primo acchito un po’ fastidiose: un nuotatore che si tuffa senza braccia, un saltatore in alto con solo una gamba o un arciere che tende l’arco senza avere le mani. La diversità genera istintivamente rifiuto. Di fronte a questo tipo di foto, tendiamo automaticamente a distogliere lo sguardo e domandarci: “Ma perché devo vedere queste cose?”.

Eppure, è importante mostrare queste immagini, è importante darne risalto su giornali, siti internet e quant’altro. E’ importante – di fronte alla prima reazione – imparare a guardare, a non spostare gli occhi, a considerare “normale” tutto questo. Non per feticismo e neanche per abitudine. Si tratta di educazione. Educazione alla diversità.

Claire “Cerrie” Burnell, presentatrice inglese della catena televisiva per bambini della BBC, CBeebies

Cerrie Burnell è un’attrice e presentatrice inglese che da qualche anno conduce una trasmissione per bambini in un canale della BBC. Dalla nascita le manca la parte inferiore del braccio destro.

Poche settimane dopo l’inizio del suo programma, la BBC cominciò a ricevere lettere da parte di genitori allarmati per l’impatto negativo che poteva avere sui loro figli la visione di una ragazza senza un braccio.

La BBC non ha battuto ciglio e la Burnell continua a presentare il programma perché è assolutamente qualificata per farlo. Braccio o non braccio.

La reazione dei genitori è comprensibile, perché è quella istintiva, immediata, “diseducata”. Stare vicino a chi è diverso da noi è difficile, richiede uno sforzo, un’applicazione. Così come tante altre cose che reputiamo essenziali: imparare a leggere, a scrivere, a rispettare le regole della convivenza civile, ecc. E’ ipocrita e quindi pericoloso affermare che il “diverso” non ci crei istintivo disturbo. E’ necessaria volontà ed impegno per non essere razzisti. Ci vuole soprattutto educazione. Attraverso la scuola, gli insegnamenti dei genitori e della società tutta (comprese le foto delle Paralimpiadi sui giornali).

Per questo la reazione dei genitori di fronte alla “diversità” della presentatrice è sì comprensibile, ma non giustificabile. Perchè considerare una persona senza un braccio una persona completa, uguale a tutte le altre, è difficile, ma essenziale ed è una delle cose che ci rende “umani” e marca il senso stesso della civiltà. Così come non tagliare una mano ad un ladro, ma sottoporlo ad un processo con tutte le garanzie del caso.

Iscrivere i propri figli nella stessa scuola dove pullulano cinesi, nord-africani o rumeni è difficile. Non innervosirsi per gli odori del cibo e le usanze degli “stranieri” che vivono nella nostra stessa strada non è semplice. I “diversi” sono dappertutto, noi tutti siamo “diversi”. Ed erigere muri o rintanarsi in ghetti è un’operazione – soprattutto oggi, in un mondo interconnesso e globalizzato – inefficace che non conduce a nulla di buono, se non ad accrescere aggressività e violenza.

Non essere razzisti ed aprirsi all’altro ci arricchisce come individui e come società ed è atteggiamento che si impara educandoci in ogni dove soprattutto a scuola. Ma anche in famiglia, tra amici, in una coppia e soffermando lo sguardo sul coraggio di un nuotatore senza braccia che si tuffa per godersi la libertà dell’acqua e la gioia della gara…

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. Diansa

    Nel 1991 Umberto Tozzi cantava “gli altri siamo noi” e credo sia un punto di vista da tenere sempre presente. Grazie per questo articolo bello e non ipocrita.

    Rispondi

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