Braccia rubate all’agricoltura. A settembre

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Si dice “settembre caldo e asciutto, fa maturare ogni frutto”. Non andate “in sbattimento” al pensiero che state per raccogliere gli ultimi frutti della stagione calda: l’inverno è lontano e l’orticello può ancora regalarci soddisfazioni.

Mentre siete impegnati a scegliere affannosamente il pomodoro più bello tra i cesti del supermercato, avete mai pensato con nostalgia all’orto di vostro nonno?! Io sì. Da piccola mi perdevo tra i filari delle piante di pomodoro…ma quanto erano buoni se addentati di nascosto all’ombra dell’albicocco?! Caldi come il sole di luglio, succosi…fin troppo! Lo “sbrodolamento” su mento e polsi era assicurato.

Se anche voi avete una sana passione per paletta e rastrello, se vi piace annusarvi le dita che sanno di erbe aromatiche e se pretendete che le zucchine sappiano di zucchina, buttate un occhio a questa rubrica: potrebbe servirvi. Con il patrocinio dell’ambiente e del vostro portafogli.

Ad esempio, potremmo piantare, durante la luna crescente, il ravanello (raphanus sativus). Questo simpatico ortaggio (a me ha sempre ispirato simpatia, a voi no?) appartiene alla famiglia delle Cruciferae; oltre alla varietà più conosciuta, la rossa e tonda (Cherry Belle e Saxa), alle nostre latitudini possiamo trovare la rossa e oblunga (Candela di fuoco) e la bianca e oblunga (Candela di ghiaccio). Nel Paese del Sol Levante se ne coltiva un tipo, denominato Daikon, che può raggiungere il peso di quattro chilogrammi e la lunghezza di un metro. Il ravanello è una pianta annuale, quindi si può seminare (a spaglio – praticamente a casaccio) anche durante la stagione fredda, sempre che possa essere messa al riparo dalle gelate; predilige i climi temperati freschi e teme la siccità. Di questi frutti della terra si mangia solitamente la radice, polposa, croccante e dal sapore pungente, dovuto ad un olio essenziale; potete anche utilizzare le sue foglie, se ancora fresche, aggiungendole alle vostre insalate.

Toporavanello o Parvus raphamus sativus

Attenzione a dove li piantate, poiché la consociazione con altri ortaggi può variarne il sapore: ad esempio, vicino al crescione (che ha un nome che darei ad un formaggio più che ad un ortaggio, ma tant’è) acquisisce un sapore delicato, mentre il cerfoglio lo rende ancora più piccante. Pare che già all’epoca dell’antico Egitto, questi ortaggi venissero consumati crudi insieme a gustosi spicchi d’aglio (non certo dei palati delicati, questi egiziani).
Una nota per signore e signorine: la maschera al ravanello pare ottima per attenuare le macchie derivanti dalla tintarella estiva! Ecco come si fa: dovete prendere una decina di ravanelli, tagliateli a fette lasciandoli adagiati per circa mezz’ora in un colino con del sale da cucina: questa operazione è necessaria per disidratarli. Quindi frullateli e stendete la polpa sul viso. Dopo circa mezz’ora di posa, potete sciacquare con acqua fresca. La prossima volta che mi vedo maculata – se non è morbillo – ci provo anch’io.

Spinacio o Spinacia oleracea

 

Durante il periodo di luna calante invece, potreste seminare lo spinacio. Quando vedete  le prime foglie fare capolino tra la terra, diradatele, mantenendo a dimora quelle più sviluppate. Più avanti, quando le piantine presenteranno tre foglioline, effettuate un secondo diradamento, lasciandone una ogni 6-8 centimetri. Nelle coltivazioni autunnali (quindi nel nostro caso) la raccolta si effettua prelevando le 5-6 foglie esterne e lasciando a dimora, fino alla primavera successiva (quando si libererà l’aiuola per altre produzioni), il cuore della piantina. Fate attenzione se le afferrate quando sono bagnate, perchè sono molto fragili. Se invece voleste coltivare lo spinacio il prossimo anno, nel periodo primaverile/estivo, ricordate che necessita di molta acqua.

Lo spinacio ti fa macho!

Dal punto di vista nutrizionale, questo ortaggio contiene molte vitamine, dei gruppi A, B, E e K. Se cotto purtroppo perde gran parte di queste sostanze, quindi il consiglio, quando si può, è di mangiarlo crudo; ovviamente , si parla delle foglie più piccole e tenere.
Come la maggior parte di noi sa fin dalla tenera età, gli spinaci contengono grandi quantità di ferro, tuttavia meno di pepe nero, menta, rosmarino, radicchio verde, basilico, rucola e prezzemolo.
Chissà poi perché Elzie Crisler Segar  ha scelto la scatoletta di spinaci quale strumento per dotare Braccio di Ferro di una forza ferrea… Una fonte a me vicina narra la leggenda secondo cui tale informazione errata abbia avuto origine da un refuso: pare che in un articolo scientifico fosse riportata una concentrazione di ferro decuplicata (ah, maledetta virgola!). In ogni caso, io avrei preferito un infuso di menta. Temo invece che il pepe nero mi avrebbe dato qualche problema.

 

Quando doveste avere tempo e voglia (la luna è indifferente), potreste trapiantare il finocchio: questo profumato ortaggio della famiglia delle Ombrellifere si interra generalmente a file, ad una distanza di 20 centimetri circa tra una piantina e l’altra. Durante la loro crescita fate attenzione al terreno: deve essere moderatamente ma costantemente innaffiato, ed inoltre sottoposto ad estirpatura e zappatura per eliminare le erbe infestanti ed essere arieggiato; dopo qualche settimana e una quindicina di giorni prima della raccolta, accostate il terreno in prossimità del colletto ingrossato, in modo che resti protetto dalla luce solare.

Il Foeniculum vulgare secondo una nota catena di supermercati italiani

Per la raccolta dei finocchi probabilmente avrete bisogno di una vanga, poiché restano saldamente ancorati al terreno grazie ad un apparato radicale molto sviluppato in profondità.
Ciò che si mangia di questo ortaggio è il grumolo, una struttura compatta costituita dall’insieme delle carnose guaine fogliari, che si presentano di colore biancastro, strettamente appressate le une alle altre attorno ad un brevissimo fusto conico.
Sapete da dove proviene l’espressione “farsi infinocchiare“? Pare che derivi dall’abitudine dei cantinieri, in tempi lontani (sono ottimista), di offrire spicchi di finocchio a chi si presentava per acquistare il loro vino. Il grumolo infatti contiene sostanze aromatiche che rendono gustoso anche un vino di qualità scadente. Non può però mancare un accenno al finocchio selvatico, altrimenti detto “finocchina” o “finocchietto“: di esso si utilizzano sia i fiori freschi o essiccati, sia i frutti o “diacheni”, sia le foglie o “barba”; nella “pasta con le sarde“, tipico piatto siciliano ma soprattutto palermitano, le foglie del finocchio selvatico sono uno degli ingredienti essenziali.
E per l’”angolo della buona notizia”, se avete problemi, ehm, di – ah ecco! – transito intestinale lento, sappiate che contengono pochissime calorie, poche proteine, poche vitamine, pochi sali di potassio, PERO’ sono ricchi di fibre! Finalmente un’alternativa agli “yogurt della regolarità”!

 

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