11 anni da quell’11

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Probabilmente non sono previste commemorazioni del giorno fatale; già l’anno scorso, in occasione del decennale, ve ne fu una grandiosa, che seguiva quelle più contenute ai tempi di Ground Zero. Ora tuttavia il nuovo gigante, la Torre della Libertà, è quasi finito, svetterà più in alto delle  abbattute colleghe e il pensiero va rivolto al futuro.

Le torri gemelle furono inaugurate il 4 aprile 1973, avevano 110 piani ciascuna e superavano l’altezza di 415 m

Vi ricordate dove eravate, che facevate? Tutti conservano delle istantanee di quel giorno, in cui presumibilmente, per molti, ai quattro angoli del globo la vita andò avanti tra gioie e dolori, non scossa più che tanto.

Vogliamo ricordare ciò che avvenne a caldo. Il dolore e il rancore verso i terrificanti nemici dilagarono. Alcuni commenti risultarono lapidari. Il noto architetto Renzo Piano, che a New York vive e prospera, dopo pochi giorni dichiarò che il crollo era inevitabile, per via del calore e del tipo di costruzione. Amen. Qualcuno, sul web, si indignò perchè erano stati colpiti una sorta di minareti della civiltà occidentale ( il commento è ancora visibile).

Improvvisamente si scoprì che esistevano i Talebani e per diverso tempo assistemmo ad invettive contro il feroce Saladino, da parte di quasi tutti i media.

Il governo americano istituì una commissione e dopo qualche anno uscì la versione ufficiale; per modo di dire, perché in seguito fu modificata più volte e le dispute sono ancora in corso. Infatti le circostanze, così come sono state esposte, non reggono le obiezioni di un liceale.

L’Empire State Building é stato il grattacielo piú alto del mondo dal 1931, quando fu costruito, fino al 1973 quando furono inaugurate le Torri Gemelle

Non siamo qui a sposare tesi, anzi la nostra è piuttosto un’operazione nostalgia. Da quando le visitammo la prima volta, prevenuti perchè preferivamo l’”old style” dell’Empire State Building e rimanemmo colpiti dalla rilucente magnificenza, dalla sfacciata arroganza di quei due monumenti “a noi”, al paese dove tutti possono realizzare il proprio sogno, molto tempo è trascorso.
Dopo l’iniziale ammirazione per i due gioielli della tecnologia  delle costruzioni ( inaugurati nel 1973), non passò molto che nella torre Nord si sviluppò un incendio, per cui gli impianti si rivelarono inadeguati: dovettero rimaneggiarli e si era solo nel 1975!

Le due torri riscossero più un successo di immagine che di tipo economico. Proprietà dell’Autorità portuale newyorchese, si scoprì in seguito che rigurgitavano di amianto e che il consumo di energia era esorbitante (a parte un ben intenzionato sistema di smaltimento della carta, un tocco di ambientalismo già nel progetto iniziale, firmato dall’architetto giapponese Minoru Yamasaki).

Molti uffici, alla lunga, rimanevano sfitti o cambiavano freneticamente inquilino (per chi volesse saperlo, esiste, in rete, la lista degli occupanti alla famosa data). Non disponevano di particolari dispositivi di controllo; negli ultimi anni erano state sì, installate, delle telecamere interne, ma ci chiediamo perché, allora, non abbiamo mai visto le loro riprese in tempo reale, almeno; non aggiungiamo altro, conosciamo le obiezioni!

Nel 1993 un ordigno scoppiò nei fondi della Sud, si contarono delle vittime,  e si iniziò a parlare di terrorismo arabo, ma la sorveglianza non si infittì; nonostante l’eventualità  poi verificatasi fosse  stata prevista perfino all’atto della scelta dei materiali iniziali, e della innovativa struttura senza colonne interne. Finanche un gruppo hip hop si era divertito a immaginarlo sulla copertina di un CD: nulla di esoterico, beninteso, come qualcuno insinua citando un ‘immagine, che si vorrebbe profetica  e filomassonica, di Michael Jackson.

Il 2001 non fu un anno qualsiasi: movimenti no global e il G8 italiano avevano inquietato gli animi e agitato il clima mondiale. Da pochi mesi si era insediato un nuovo presidente USA, George W. Bush, eletto tra molti sospetti di brogli, e così è diventato gioco facile parlare di “momento critico”, per il cambio della guardia ai vertici e la storica rivalità  CIA/FBI: al riguardo la BBC, nei suoi programmi di History Channel, si è incaricata di non farci mai perdere colpi.

Dal 2006 al 2011 si sono susseguiti speciali dedicati, il più famoso dei quali rimane ” I 102 minuti che sconvolsero il mondo”, in originale “Inside 9/11″, fino all’ultimo della serie, a nostro beneficio, intitolato “Gli italiani nelle torri”.

A differenza del film ” UA93″ che parla del quarto aereo che i terroristi non sarebbero riusciti dirottare sul bersaglio (la Casa Bianca) – e attenzione, chè anche in questo caso la versione non ha retto il tempo -  in generale in questi resoconti, basati su fonti ufficiali, non si prende una particolare posizione; nondimeno, la veridicità vacilla, avendo dovuto i testi adeguarsi alle variazioni delle risultanze tecniche e delle perizie non allineate, alcune impossibili da non valutare.

Il regista Michael Moore

Il regista con fama di dissacrante antiamericano nonostante lo sia, Michael Moore, ne fece a sua volta un film , “Fahrenheit 911″, attirandosi fama di eversivo, ma sincero. Neanche lui, però, è immune da sospetti: lo accusano di fare il bastian contrario per contratto.

In Italia i maggiori critici della verità stabilita sono Giulietto Chiesa e il giudice Ferdinando Imposimato, il quale addirittura, in un’intervista, ci ha fatto sapere di aver rinunciato a un viaggiò colà, perché avvertito ( fonte: LuogoComune.net). Rimaniamo a dir poco senza fiato, ma evidentemente tanto una sorpresa non doveva risultare, quell’attacco.

Immagine del “rooftop” della Torre Sud

Infine, cosa rimane di quel lontano evento? Nulla, per molti. Rabbia, per alcuni, viste le azioni di sangue che ne scaturirono, per non parlare dello strazio delle vittime e dei familiari. Nel cuore di chi invece, semplicemente, amava New York, resta uno struggente rimpianto per un’ atmosfera che le Twin Towers riassumevano perversamente, soprattutto una volta arrivati al “Rooftop”, guardando il panorama in terrazza: sono qui, il mondo è ai miei piedi.

Parole. Da allora, la corsa al grattacielo più alto si è scatenata e le nostre due rimangono solo un souvenir a disposizione dei turisti che girano per Manhattan: in fondo, tirano sempre.

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