Tel Aviv

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Immagino che il destino di ogni destinazione di forte richiamo turistico, vuoi per le bellezze paesaggistiche, storiche, la pregnanza religioso/spirituale sia di divenire un grande, unico stereotipo.Così, quando si nomina Israele, si pensa subito agli attentati, agli ortodossi intabarrati coi loro cappelli e cappotti neri anche con 40 gradi, alle palestinesi con il chador per i vicoli di Gerusalemme ed ai pellegrini in fila al Santo Sepolcro con sandali e calzino bianco, sostituiti oggi da matrioske sgargianti che si fanno ritrarre davanti all’altare del Golgotha, il tutto malamente assortito.

Un viaggio in questa bellissima terra, tuttavia, meriterebbe un po’ più di attenzione e di apertura per cercare di viverne bellezza, contrasti e contraddizioni.

Si potrebbe decidere di fare un favore a se stessi, ad esempio, cercando di uscire dai soliti luoghi comuni, cominciando col passare qualche giorno a Tel Aviv, città che le rotte turistiche occidentali saltano a pié pari, esclusion fatta per chi, di origine ebraica, ci torna a visitare parenti ed amici.

Qui si potrebbe realmente comprendere come la cultura occidentale può incontrare quella medio orientale in un ardito equilibrio che tuttavia sembra funzionare benissimo.

Efficenza estrema e confusione, competizione ed imprenditorialità ed una città che non dorme mai, dove si trova gente di ogni età in giro a qualunque ora della notte. I ristoranti sono quelli di una città cosmopolita, i club anche, con ragazzi che potresti incontrare a Londra, New York o Parigi.

La gentilezza e la disponibilità delle persone poi é disarmante: oltre ad un’attitudine naturale, c’é anche l’orgoglio di rappresentare il proprio paese e di farlo al meglio. Si fa fatica ad identificare questi ragazzi e le loro famiglie con lo stereotipo di guerrafondai che genericamente gli viene attribuito.

Night life a Tel Aviv

La festa nazionale poi, ed ogni altra festa in generale, sono un’occasione per scendere in strada a ballare e cantare, sempre senza esagerare peró: non si incontrerà un solo ragazzo sfatto per il troppo bere, si dovesse girare ogni singolo locale. Alla base di tutto ciò, un gran rispetto per la persona, a partire da se stessi.

Stesso spirito e dignità che si possono vedere quando, il giorno della Memoria, chiunque e qualunque cosa stia facendo, si ferma un minuto, al suono di una sirena per ricordare quello che é stato e chi sono oggi. Come dice l’artista Max Papeschi, “Tel Aviv é un po’ come Miami, senza i cubani e con meno allegria…”

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Cosa ne è stato scritto

  1. Mara Marantonio

    Ottimo articolo, che rende bene l’idea di una poliedrica città, davvero ricca di suggestioni e percorsi. Talvolta un po’ trascurata dai visitatori rispetto alla “sacra” Gerusalemme, merita un viaggio a sé per immergersi in un’atmosfera cosmopolita ed originale.

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