(Non esattamente) Come Thelma e Louise

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Il gran giorno è arrivato, finalmente.
La scuola è finita da un pezzo, ho passato gran parte delle ultime tre settimane a pensare a cosa mettere in valigia – sono una signorina, ormai! – e a fantasticare sull’insolita vacanza che ci aspetta. Per la prima volta io e lei, sole. Quando ero poco più che poppante, la mancanza di mio padre mi faceva piombare nella più cupa delle disperazioni. Ora, beh, ora è diverso.
Mentre come al solito la mia testa girovaga su un altro pianeta, la mia compagna di viaggio mi ricorda – con altre parole ovviamente – che è “si è fatta ‘na certa”: le valigie sono già in auto, insieme al necessaire del “provetto scrutatore del mare”, ovvero maschera e pinne. Da qualche anno, pochi per la verità, questi ultimi hanno sostituito secchiello e paletta. Triglie e sogliolette, sarà inutile nascondersi!
Un saluto veloce al papi (il mio, s’intende) e poi via a tutto gas, sulla mia macchina preferita! La cinquecento bianca datata 1968 ha oltrepassato già da qualche anno la maggiore età e si vede, ma per me è l’auto più affascinante sulla faccia della terra: sono ormai troppo grande per godermi il mondo con la testa fuori dal tettuccio e i capelli in preda al ballo di San Vito, però con la cappotte aperta e il naso all’insù si può ancora fare a gara con le nuvole o gli uccelli! E poi nelle “occasioni speciali” si possono anche guardare le stelle. Tra l’altro, mancano pochi giorni alla notte di San Lorenzo e non ho ancora pensato a quali desideri esprimere: bisogna averli già “pronti all’uso”, ché in un attimo la scia sparisce!

Il richiamo della mia compagna di viaggio interrompe i miei sogni ad occhi aperti. Chiacchieriamo un po’; mentre mi faccio raccontare per l’ennesima volta gli episodi più divertenti della sua giovinezza (dicono tutti che è ancora “giovane”, ma a me pare così “grande”…) e dei tempi del fidanzamento con papà (tempi duri quelli…), osservo i suoi occhi, illuminati dai raggi dal sole pomeridiano, e vi noto delle sfumature “nuove”, dorate, sparpagliate in mezzo a quel blu che le invidio tanto, cui prima non avevo mai fatto caso. Spesso penso di essere un po’ distratta, perché non osservo attentamente il colore degli occhi dei miei interlocutori, finché non vengono appunto colpiti da un raggio di sole, catturando la mia attenzione. E la maggior parte delle volte mi accorgo di pensare di non aver mai notato fossero così belli. Demerito mio (e della mia timidezza) o merito del sole? Facciamo 50+50.

Oggi finalmente posso osservare mia madre per un po’, intanto che guida, dal sedile vicino al suo: mentre la guardo di profilo, non posso non soffermarmi su quel naso così “particolare” che ho ereditato da lei. E mi vergogno un po’ di quando mi guardo allo specchio pensando che avrebbe potuto smettere di crescere tempo fa. Eppure a lei sta d’incanto.

Io e lei siamo state parecchie volte in vacanza insieme, ma oggi c’è una novità: nessuna interferenza tra di noi. Sono quasi emozionata, anzi, senza “quasi”. Potrebbe essere un evento unico, irripetibile (del resto, dall’anno prossimo potrei anche tentare di convincere i miei genitori a lasciarmi andare in vacanza con le mie amiche) e voglio godermelo tutto! Sono sicura che non litigheremo: in questi giorni non si parlerà di compiti, letti non fatti o ritardi cronici, ma solo di nuovi alloggi, nuove strade, nuove spiagge, nuovi incontri. Fortunatamente abbiamo dei gusti abbastanza simili, nonostante la differenza di età. A partire dalla musica. Per ovvi motivi durante il viaggio in autostrada io sono il deejay ufficiale, dato che dobbiamo accontentarci di “girare” la manopola di sintonizzazione alla ricerca delle radio disponibili; il tratto appenninico è un supplizio: tutto un singhiozzo! Ma possiamo sempre cantare noi. Se avessimo avuto un’autoradio solo un poco più moderna, avremmo potuto metterci le mie cassette. E pensare che da poco hanno inventato i compact disc, sicuramente presto troveranno il modo di adattarli alle autoradio. Tutto sommato il viaggio verso il mare “vola”; abbiamo attraversato pianura e montagna, ma ora siamo arrivate finalmente a lui, il grande protagonista: il mare.

L’attraversamento della città, dalla montagna al porto, è brevissimo; dopo una breve sosta all’imbarco riusciamo a salire sul traghetto tra i primi; quasi non curandomi di cosa stia facendo mia madre, corro su per le rampe di scale di legno, senza quasi mai fermarmi e con il cuore in gola, fino al ponte di poppa: voglio occupare il posto migliore! Da quassù le auto sembrano macchinine della Playmobil, tutte colorate e incastrate tra loro manco fossero un gigantesco tetris. Dopo un rapido sguardo al faro e alla città abbarbicata, l’occhio torna giù, ipnotizzato dal rituale dell’imbarco dei veicoli. Spesso mi chiedo come possano stare tutti nella “pancia” della nave, soprattutto i TIR con i loro containers. E mentre annuso l’aria salmastra mista a kerosene,sorrido ai soliti ritardatari, che sfrecciano come fossero ad una gara di rally, strombazzando e agitando braccia, fazzoletti o qualsiasi altra cosa a portata di mano, per il terrore di essere lasciati a terra.

Fra poco molleranno gli ormeggi: si parte! Mentre mi faccio una cultura sulle operazioni portuali, qualcuno mi accarezza i capelli: è la  mia compagna di viaggio, mi chiede di accompagnarla sul ponte ad ovest. C’è un tramonto bellissimo. E se siamo fortunate, possiamo avvistare qualche delfino.
Sarebbe un sogno.

 

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10 commentiCosa ne è stato scritto

  1. francesca graziani

    Uno dei racconti più belli che ho letto. La descrizione di ciò che è e di come questo arriva in noi e qui si ferma per essere interpretato, vissuto, condiviso. La nascita delle emozioni e un rapporto, quello da madre i figlia, così difficile da mantenere, anche per i solito problemi legati al mondo femminile, ma di fatto uno dei rapporti più intensi. Io non sono madre, e non so se mai lo sarò. E vorrei, semmai accadesse, fare mille viaggi così, litigare, scontrarmi con lei, accarezzargli i capelli. Vorrei che da li potesse trovare la sua forza, la sua sicurezza, i suoi perchè futuri, e le sue risposte.

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    • AeRRe

      Grazie.
      Non sono madre (e chissà se lo sarò mai) e sono stata figlia per poco.
      A distanza di tempo, ripensandoci, credo di aver inconsapevolmente diviso in due i miei desideri: rispettivamente quello che vorrei (se fossi mamma) e che avrei voluto essere e vivere.

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  2. marinda

    Vorrei che un giorno le mie figliole scrivessero un racconto come questo. Anche se è sin d’ora chiaro che NON abbiamo gli stessi gusti musicali. Ma certo amiamo tutte viaggi e vacanze.

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  3. Antonio Capolongo

    Un raggio di sole – questo racconto – che illumina gli occhi…
    Complimenti
    Antonio

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  4. annina

    E’ un articolo bellissimo… l’ho trovato leggero, anzi vorrei dire “lieve”, ma profondo, soprattutto conoscendoti….!

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  5. Ugo Tini (Gigi)

    La tua compagna di viaggio si sarà commossa di sicuro. Poi li avete visti i delfini? Vedere i delfini che nuotano nel mare è uno spettacolo straordinariamente vitale

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