Mete turistiche ma non troppo: l’Eritrea

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Ma chi va in vacanza in Eritrea? Io ci sono stata! Per caso, perché cercando di conciliare esigenze varie (un posto nuovo; godibile in una settimana in autunno; dove magari poter combinare subacquea e cultura; assenza di disastri, conflitti e villaggi turistici) la scelta è caduta su questo paese africano. Organizzarci non è stato ovvio, abbiamo dovuto convincere l’agenzia a cui ci appoggiavamo che eravamo pienamente consapevoli della nostra scelta, ci hanno persino chiesto di comprare la tenda in cui avremmo dormito, visto che lì Decathlon non c’è.

Nonostante di recente mi sia trovata ad affermare “Mah, quando hai visto il resto, vai in Eritrea”, mi sono poi morsa la lingua. Ogni luogo una storia da raccontare, e per noi Italiani l’Eritrea è un pezzo di storia nazionale. Una terra varia, di gente gentile. Quindi, ecco undici ragioni per andare in Eritrea.

1 – Perché il nome a questo giovane stato del Corno d’Africa, indipendente dal 1993, l’abbiamo dato noi alla fine del XIX secolo, quando questa zona divenne colonia italiana. Adesso non si incontra un turista italiano neanche a pagarlo, quindi si va veramente in vacanza!

2 – Perché Asmara, la capitale, “sa di casa”. In Eritrea gli architetti italiani si sono sbizzarriti in fantastici esempi di déco italiano, di modernismo. C’è l’edificio razionalista del Cinema Impero, con le scritte “ingresso” e “uscita” sulle porte. C’è la FIAT Tagliero, brillante esempio di architettura futurista. C’è la zona residenziale con delle villette così curate che sembra di essere a casa. Poi ti rendi conto che la vita della popolazione locale è andata avanti anche senza di noi italiani, ma il fatto che abbiano conservato gli edifici fa sentire meno “invasori”.

3 – Perché il cibo locale e il cibo italiano convivono in armonia. La “Casa degli Italiani”, ex sede governativa e militare, fa ottimi piatti di pasta. Il caffè espresso dei bar di Asmara è buono, anche se le macchine del caffè sono a dir poco vintage. Spaghetti e frittata si trovano ovunque, e di ottima qualità, negli stessi ristorantini che servono stufato di capra o injera. L’injera, che si mangia anche in Etiopia, è una specie di piadina spugnosa fatta con miscele di grano, fermentata per tre giorni prima della cottura, e poi cotta su una speciale piastra. Serve da supporto a carne, verdure ed intingoli vari, e si mangia con le mani. Va provata, ma la piadina è un’altra cosa…

4 – Perché si prega e si parla di tutto. Nove etnie convivono pacificamente in un unico stato. A Keren, crocevia di genti e culture, il muezzin accompagna l’arrivo del tramonto e gli uomini in caftano e turbante di ritorno dal souk. Ad Adi Keyh, nel freddo delle montagne a 2500m, una processione di fedeli copti ci ha dato il buongiorno alle quattro del mattino. Spesso l’italiano torna più utile dell’inglese, specialmente con le persone anziane. Vita facile per i meccanici immigrati, le parti delle auto si chiamano tutte in italiano!

Traffico fra Keren e Massawa

Traffico fra Keren e Massawa

5 – Per percorrere la “strada degli italiani”, da Asmara a Massawa, più di 100km da 2400m al mare, con curve e tornanti, in mezzo alla foresta. Dalla strada si vede la ferrovia, anche questa costruita dagli italiani, che dovrebbe tornare in funzione.

 

 

 

 

6 – Perché se non ci vai tu, a Massawa non ci sono turisti. Ti è mai capitato di poter scegliere la stanza in un hotel a cinque stelle (africane…) completamente vuoto? Antica città araba, poi portoghese, turca, egiziana, italiana, inglese, etiope…Doveva essere un porto ricco e pieno di vita, sulle meravigliose sponde del Mar Rosso. Oggi è un’affascinante città fantasma, con bellissimi edifici sfregiati dalle bombe dell’ennesima guerra, addormentata sotto il sole rovente. Come consolazione c’è il ristorante Luna, con le sue patatine fritte tagliate a mano e i gustosissimi fish fingers (la versione originale dei bastoncini Findus).

7 – Per giocare a Robinson Crusoe alle isole Dahlak. Forse 300 isole, solo 3 o 4 abitate, quasi la metà senza nome. Isole aride, senza acqua dolce, attorno a cui la tua barchetta (due turisti e tre accompagnatori, serviti e riveriti!) è l’unico mezzo da diporto. Pianti la tenda in riva al mare, fai immersioni in queste acque bollenti ricche di vita, e poi per cena spaghetti al sugo di pesce e pesce alla griglia (ma se il capitano non pesca, son patate lesse e pomodori). E poi al mattino shopping sull’isola di Dissei! Solo collane di conchiglie, però.

Il Sicomoro Gigante

Il Sicomoro Gigante

8 – Per farsi una foto davanti al sicomoro gigante, sulla via per Dekemhare. Maestosi alberi, vecchi di 300 anni, raffigurati anche sulla banconota da 5 nafka (mezzo euro, anche meno) , fanno pensare allo spirito di questo Paese: nonostante tutto, resisto.

 

 

 

9 – Perché l’acconciatura delle donne eritree dà risalto ai loro zigomi alti e ai loro bellissimi occhi. Fronte scoperta, capelli intrecciati schiacciati sul cranio che si aprono poi in un cespuglio selvaggio sulla nuca. Grossi orecchini e leggerissime sciarpe in cotone bianco completano il look.

10 – Per visitare Qohaito, a 2700m, area axumita e pre-axumita (primo millennio) improvvisamente scomparsa dalle cronache dell’epoca dopo il VI secolo. Gli scavi sono iniziati da poco, ma già meritano una visita. Pare ci fosse anche una casa della regina di Saba, che però aveva dimora anche sull’altra sponda del Mar Rosso, in Yemen. Realtà o leggenda, le montagne a Qohaito tolgono il fiato, e ricordano il vicino Yemen. Percorrendo poi a piedi una meravigliosa strada sulla montagna si arriva ai graffiti di Adi Alauti, grotte pitture di uomini e animali rossi e bianchi.

11 – Per mille altre ottime ragioni. E perché forse una maggior attenzione internazionale aiuterà questo paese così fiero ad uscire dal suo isolamento politico e dalla crisi economica derivata dai conflitti con l’Etiopia.

 

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24 commentiCosa ne è stato scritto

  1. anteo bodini

    Dalla vostra descrizione è un paradiso… ma la leva obbligatoria, le carcerazioni senza processo, la mancanza di libertà…… sono tutte “invenzioni” degli U.SA?

    Rispondi
      • Massimo brusa

        Walter cosa serve per fare partire una start up turistica di incoming eritreo ???
        O meglio che profilo di persone ?

        Rispondi
  2. Giuseppe

    Salve sono interessato di visitare Eritrea , se ci siete già stati mi potete descrivere come si vive da turista ?
    Aspetto una vostra risposta
    Cari saluti
    Giuseppe

    Rispondi
  3. Giorgio

    Walter e Vittorio, complimenti! Siete stati capaci di una analisi decisa, coraggiosa, GIUSTA!

    Rispondi
  4. Amleto B.

    Buongiorno a tutti,

    credo che l’Eritrea sia una destinazione interessante sotto vari punti di vista, ma se ripenso alla mia breve esperienza mi rendo conto che ci sono un paio di ostacoli allo sviluppo del turismo:
    - diffidenza dovuta alle scarse informazioni sulla situazione socio-politica (i classici commenti: “ma non è pericoloso?”). Sul nostro aereo c’erano solo funzionari di varie ONG, nessun turista, il che non è rassicurante
    - la mancanza di infrastrutture: a parte Asmara e forse Keren, non ci sono alloggi confortevoli. A Massawa in teoria ci sarebbero hotel, ma non sono certo in buono stato. Le Dahlak potrebbero essere una meta per subacquei, ma la cosa è ancora più complicata da gestire. E’ chiaro che il turismo porta soldi, ma i soldi per le infrastrutture andrebbero investiti prima.

    Detto questo, in Italia ci sono piccoli tour operator indipendenti che prediligono l’aspetto culturale dei viaggio rispetto al confort (quello a cui mi sono appoggiata ha un viaggio in Eritrea in catalogo). Non sono realtà che possano garantire grandi numeri, ma sicuramente si possono fare portavoce della cultura dell’Eritrea.

    Senayt, in bocca al lupo!

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  5. SENAYT BEYENE

    Salve, prima di tutto complimenti per la bella descrizione di questo incredibile , ma ancora sconosciuto paese a molti.
    Mi chiamo Senayt Beyene sono nata in Eritrea, ma vissuto per anni in Italia, in questo periodo sto progettando un’ idea sul come pubblicizzare a livello turistico l’ERITREA.
    In modo da poter far crescere e far scoprire a molti le bellezze nascoste.
    Vi prego di darmi qualche consiglio sul come dare inizi, dare vita concreta a questa mia idea.
    Aspetto molti commenti

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    • Walter

      Cara Senayt, buon giorno! (Per me buona notte! Mi trovo in California e sono quasi le 22).
      Dunque, turismo in Eritrea. Me ne occupo da alcuni anni, con risultati piuttosto altalenanti. Anni or sono sono riuscito a convincere i proprietari di una agenzia turistica toscana ad organizzare viaggi verso l’Eritrea. Li accompagnai per presentar loro tutto quanto fosse possibile: alberghi, ristoranti, luoghi da visitare e, non di meno, un colloquio produttivo con l’allora vice ministro del turismo, una persona di una squisitezza incommensurabile. Bene, restarono letteralmente allibiti! Non immaginavano neanche lontanamente trovare in quella Terra africana tanta bellezza, cordialita’, gustosita’ dei suoi cibi e quella “italianita’” che vige ancora. Purtroppo, come quasi tutte le societa’ composte da numero pari di soci sono destinate
      a finire presto… anche quella termino’, senza poter portare a termine il progetto.
      Non mi sono certamente arreso! Sono riuscito a pubblicare su un sito della Rai la mia disponibilita’ a dare qualsiasi informazione (gratuitamente) a chi interessato a trascorrere una bellissima vacanza
      in Eritrea. A tuttora, le richieste ricevute sono poco meno di duecento e la cosa mi soddisfa parzialmente. In compenso, la soddisfazione maggiore la riscontro al ritorno dalle vacanze: sono tutti, ripeto tutti, “elettrizzati” per aver trascorso una vacanza meravigliosa!
      Ripeto. Non mi sono ancora arreso. Ho provveduto a spedire (porto franco) il mio libro sull’Eritrea (edizioni Istituto Storico Pistoia) ad una trasmissione (Rai 3) sul turismo, ma non mi hanno neanche risposto, malgrado il testo, trattando storia, geografia, gastronomia, zoologia, metereologia, grammatica gheez, un piccolo vocabolario italiano-tigrigna’, turismo ed altri argomenti, potrebbe interessare un programma del genere. Mah!
      Ma… non mi sono ancora arreso! Anche perche’ non voglio (imperativo!) che tutta quella bella storia dell’Eritrea venga sepolta! E sicuramente, con me non lo vorrebbero neanche Bruno Lauzi, Antonio De Curtis, Renato Carosone, Nico Fidenco, e tanti, tantissimi altri ai quali l’Eritrea ha dato i natali o fatto trascorrere periodi meravigliosi.
      Certo di aver tediato piu’ di qualcuno, cara Senayt, restando sempre a disposizione, riservo i miei migliori saluti.

      Rispondi
  6. Enzo

    Saluti a tutti
    Sono stato lettore silente x un po’, ma sento il bisogno di ringraziarvi perchè rispecchiano i miei pensieri a riguardo di questo paese orgoglioso. Probabilmente riesce più facile capire gli eritrei e il governo eritreo se si è nati in Eritrea, si è vissuti nel periodo del Negus, poi in quello del Derg e infine in quello attuale.
    Mentre nei tempi passati la miopia nei suoi confranti era totale, ora che non si è allineata al volere di certi poteri forti (USA), è stata messa sotto una lente di ingrandimento cercando di mettere in evidenza un qualsiasi errore. Errori spesso indotti dall’esterno, perche se si tiene in scacco un paese occupandogli le terre e promettendo di rovesciare il governo, di errori ne farà di certo.
    Vedi cara Mina, dopo anni a presidiare il confine alcuni nostri ragazzi scappano, e non si possono biasimare. Questo è ciò che gli etiopici e gli usa si augurano….Mio suocero stesso mi disse qualche mese fà: “siamo lì a fare la guardia ai sassi aspettando che gli etiopici ci attacchino”
    Per quanto riguarda i negozi pieno di materiale cinese….ma siamo entrati in qualche negozio in Italia?!? Ma quanta roba cinese c’è? A parte gli alimentari( lItalia è imbattibile) tutto parla cinese….
    Ti garantisco che in negozi eritrei c’è parecchia roba italiana..dagli alimentari alle macchine utensili, materiale elettrico ed edile. Chi può spendere compra Italiano e chi no, cinese, come in Italia. Fare affari non è un delitto se fatto in condizioni di parità…tu mi dai un camion e io di dò qualcosaltro. La politica occidentale spesso è …” tu fai affari con me e ti dò la mazzetta, altrimenti ti creo dei problemi e metto un’altro al posto tuo” (con l’aiuto delle bombe democratiche intelligenti)
    Cara Mina, se conoscesti l’eritrea dagli anni 60, ti renderesti conto che ora non si muore di fame. Nonostante il rifiuto di ricevere aiuti alimentari, lEritrea è stato l’unico paese del corno d’Africa a superare brillantemente la siccità. LEtiopia che ha abbracciato lidea di farsi colonizzare dalle multinazionali sta avendo grande sviluppo in pochi centri, mentre il resto del paese è stato messo in vendita ai coreani, sauditi, indiani….a discapito delle popolazioni locali. Se questa è la strada che mi si propone, no grazie!!! Nel paese di mia madre la terra viene ridistribuita ogni sette anni a chi la coltiva.
    Ringrazio tutti e porgo i miei più sentiti saluti

    Rispondi
  7. Migbinesh

    Sono una ragazza eritrea ed è stato veramente leggere tutto quello che avete scritto perchè finalmente si è scritto con cognizione di causa. Non aggiungo altro se non un sentito grazie e calorosi saluti.

    Rispondi
    • Walter

      Mi sento in dovere di ringraziare Amleto e una “ragazza eritrea” per le belle parole che mi hanno riservato. Spero tanto che si possa continuare seriamente, e con cognizione, questo argomento. Nel frattempo, vi riservo i miei migliori saluti.

      Rispondi
  8. joseph

    gentile Amleto, sono contento che hai apprezzato l’Eritrea, lo spirito che regna in quel Paese e la profonda cultura religiosa e civile che lega etnie e culti diversi tra loro. In quella meravigliosa Terra ci sono nato e lì ho vissuto fino a quando avevo 20 anni, poi la guerra, i tanti morti e infine, forzatamente, l’Italia. Non amo parlare di politica, ma è comunque vergognoso che il nostro Paese abbia volutamente dimenticato un popolo che ci ha ospitato per oltre 130 anni, e ci è sempre stato vicino e apprezzato. Sono molto vicino al popolo eritreo e, nel mio piccolo mi batto per la loro causa, ovviamente appena posso ci vado a respirare l’aria di casa. Non scrivo altro, ma se ti interessa saperne di più, puoi sempre scrivermi. ciao

    Rispondi
  9. mina

    Complimenti Amleto!
    Chi conosce questo paese si ritrova totalmente nella tua presentazione/descrizione, e chi non lo conosce sarà attratto – spero – dal serpeggiante spirito di avventura e casualità di un viaggio come questo!
    Ottimo!
    Sono veramente un paese e un popolo da conoscere! (anche se sta diventando sempre più difficile … farlo!)
    Quanto all’aspetto politico … diciamo che sospendo il giudizio!
    Grazie!

    Rispondi
    • Walter

      Non vedo il motivo per il quale si debba scrivere di politica, indipendentemente dal fatto che per parlarne non basta aver visitato l’Eritrea: è indispensabile esserci nato (ed io lo nacqui!) ed aver “vissuto” interamente la Sua storia, con tutte le implicazioni estere, dall’U.R.S., agli U.S.A., da Cuba all’Angola e, non di meno, anche dall’Italia. Ci sono alcune, poche, persone che si reputano(sic!) giornalisti e che, anche ultimamente, senza cognizione, hanno “sparato” sull’Eritrea diagnosticando che, per aver sentito un colpo di tosse dato dal Presidente Isayas, la sua fine sarebbe stata imminente. Abuso della professione medica o ignoranza?
      Comunque, sta di fatto che l’Eritrea è ideale per una buona vacanza e, non di meno, per un arricchimento culturale. A condizione, però, che non si vada prevenuti o si chieda l’acqua minerale di un qualsiasi santo italiano.
      Cordialità.

      Rispondi
      • mina

        Sia chiaro, non intendevo in alcun modo – via understatement – esprimere un giudizio, né, tanto meno, negativo!
        Ritengo che, proprio perché l’Eritrea è uno stato africano ex (?) coloniale e come tale condivide con altri stati africani una recente storia socio-politica assai complessa e molto poco compresa dai più, appunto è doveroso sospendere il giudizio!
        Vero è, tuttavia, che altri stati africani hanno seguito altre strade, così come è vero che altri stati erano in condizioni diverse! Sarebbe veramente arrogante credere di aver capito tutto!
        Frequento l’Eritrea regolarmente ormai dal ’97, e in questi anni ho cercato sempre di ascoltare tutte le campane!
        Mi pare innegabile affermare che le cose sono cambiate in questi ultimi 15 anni: alcune in meglio e altre, a mio sindacabilissimo giudizio, in peggio! Troppo presto per identificare cause e responsabilità!
        Ciò detto, sono d’accordo: non perdo occasione per invitare chi ancora non conosce questo paese a visitarlo, appunto, senza pregiudizi né, tanto meno, pre-esigenze consumistiche!
        cordialità e buon ferragosto

        Rispondi
        • Walter

          Non posso far altro che chinare il capo, scusarmi e ringraziare: la risposta è stata incommensurabilmente cortese.
          Da anni mi batto contro certi luoghi comuni e contro una certa pseudo-stampa che tenta di infangare quella terra, i suoi politici ed il popolo tutto, senza avere cognizione di causa. Ultimamente, si è arrivati al punto di prevedere breve vita del suo Presidente per un semplice colpo di tosse, e per augurare una guerra civile per il potere. Stampa prezzolata da certi governi, evidentemente.
          Infinite cordialità
          Walter

          Rispondi
      • vittorio

        Bravo Walter. Un attimo di obiettivita’ la si dovrebbe aspettare da giornalisti che si vantano di fare una professione che copre la verita’ e la realta’ dei fatti. Sono anni ormai che personalmente combatto una guerra privata contro tutti quei giornaliti (e non) che parlano dell’Eritrea a vanvera. Non c’e’ alcun dubbio che l’Eritrea merita molto di piu, sia per la storia che si porta dietro ma sopratutto per essere forse l’unico paese in Africa a non voler, in alcun modo, accettare le pressioni di paesi occidentali che vorrebbero farne un altro “paese africano” da usare per le loro porcherie (ed e’ meglio che non mi dilungo a descrivere quali porcherie). Grazie ancora!

        Rispondi
        • Walter

          Grazie di cuore Vittorio. Se potessi stringerti la mano sarei felicissimo, anche perché riservo la mia stima soprattutto a coloro che riescono a ragionare, indipendentemente dalle loro cognizioni. La mia esperienza risale ai tempi nei quali il “giornalista” E.Fede era inviato Rai in Eritrea. Allora, non ero in grado, per l’età e per mancata malignità, di capire le motivazioni per le quali inviava il suo cine operatore nell’estrema periferia di Asmara(che è come tutte le estreme periferie di qualsiasi città al mondo), per poi montare il servizio.
          Il discorso sarebbe sin troppo lungo e, sinceramente, non è mia intenzione tediare alcuno.
          Mi scuso, riservando i miei migliori saluti.

          Rispondi
          • vittorio

            Il giornalista da te descritto e’ stato sostituito da un certo M. Alberizzi del Corriere della Sera che non fa’ altro che sputare sull’Eritrea….il bello e’ che lo fa’ non essendo neppure presente in Eritrea, dato che e’ stao cacciato anni fa’ dopo aver scritto falsita’ e dopo essere entrato in Eritrea illegalmente. Nonostante tutto, scrive e continua a scrivere falsita’ solo perche’ gli e’ permesso dalla sua redazione che gli crea uno scudo di protezione che solo i giornalisti possono avere e quindi fare quello che gli pare. Comunque sia, io vado avanti e lo combatto tutti i giorni su facebook :-)
            Grazie di nuovo e magari a presto in un nuovo dibattito

          • mina

            Salve a tutti!
            Non potevo mancare … diciamo ” a seminare un po’ di zizzania”?
            Premesso che concordo totalmente con i pareri espressi circa il giornalista (ultimo) in questione (che per altro ho conosciuto personalmente, traendone una pessima impressione), e che confermo i fatti a lui relativi, pur tuttavia un commento mi sorge spontaneo: signori, eh dai, cerchiamo di non essere proprio d’accordo su tutto tutto!!!
            E’ vero tutto quello che dite, ma … “forse” non è tutto oro quello che luccica!
            Ribadisco ciò che ho già scritto: nessuno di noi è ancora in grado di scrivere la storia dell’eritrea moderna!
            E allora: vediamo!
            Che ne dite del rifiuto di “allinearsi alle potenze occidentali”, mentre si fanno affari a piene mani con sceicchi vari, cinesi, coreani, australiani e canadesi?
            Immagino che sarete entrati, almeno per curiosità, in un negozio asmarino qualunque: avete trovato qualcosa che non fosse cinese?
            Oppure, poniamo una questione più generale!
            E’ storicamente lecito (auspicabile) ridurre un popolo quasi alla fame e/o costringerlo a tentare l’emigrazione a tutti i costi, per non voler accettare, almeno parzialmente e con tutti i caveat del caso, le regole del gioco? (per quanto possa essere nobile, eroico e sostenibile l’intento). Ovvero: c’è ancora spazio in questo modo per un idealismo poco pragmatico?
            A voi rispondere, se volete/gradite!
            Io spesso mi domando se ha senso continuare a combattere le mie piccole battaglie “utopiche”! (soprattutto se a pagarne i conti sono altri!)

          • Walter

            Carissima Mina, buon pomeriggio!
            Ho trascorso diversi mesi in California e nel Nevada, in giro per supermercati e 99cents. Non ho trovato un prodotto che non fosse cinese: anche le bandiere americane sono made in China. Come la mettiamo? Non credo che si sia detto che sia tutto oro: trenta anni di guerra non sono uno scherzo. Credo che se non ci fosse stato il piano Marshall, ancora oggi noi, in Italia, ne risentiremmo qualcosa.
            Le “potenze” occidentali quali sarebbero? Gli ex colonizzatori? Ricordo che negli anni settanta alla domanda: “Con chi confina la Russia?” La risposta più idonea era: “Con chi gli pare!”
            No Mina, la storia è chiara, molto chiara. Si conoscono gli intenti degli U.S.A., soprattutto, e le sudditanze dell’Italia; non meno, dal lato commerciale, delle sue titaniche ed incomprensibili incongruenze.
            Fatte le dovute considerazioni, c’è ancora molto da fare, ma molto è stato fatto e fatto bene. L’unica speranza è che non seguano modelli tipo il nostro (o europeo): sarebbe la loro fine.

          • vittorio

            Cara Mina…se posso e se mi permetti ti vorrei correggere sui tuoi punti.
            Sul fatto che non tutto oro quello che luccica: sicuramente, anche perche’ se lo fosse allora abbiamo trovato il paradiso. L’Eritrea e’ un paese nuovo, molto giovane, e come tutti i giovani, esuberante e con la voglia di fare. Logicamente errori li fa’ anche continuamente, ma li fanno tutti e poi crescendo si migliora e impara. Una cosa e’ certa. Non avendo ne padre ne madre, questo figliolo si deve destricare e fare tutto da solo, perche’ ha notato che da quando e’ nato, ci sono stati vari tentativi da parte di parenti non idonei che volevano appropriarsi del fanciullo e farsene proprio. Alcuni illegalmente, altri dandgli soldi, o aiuti che lo avrebbero poi condannato alla realta’ di tutti gli altri che hanno subito la stessa sorte.
            Le regole del gioco: l’Eritrea ha subito le regole del gioco sin da quando e’ stata creata dagli Italiani qualche 150 anni fa’. In Eritrea non si muore di fame…c’e’ poverta’ ma non estrema come in tanti paesi africani. Il paese e’ ancora sotto occupazione da parte dell’Etiopia che non vuole accettare la decisione sul confine del 2000,e per questo motivo c’e’ una situazione di stallo “no war no peace” che forza il paese ad usare i prorpi giovani nel settore militare ) e alcuni non vogliono partecipare alla difesa del paese e quindi scappano) come deterrente a manie espansionistiche che l’Etiopia ha dichiarato anche recentemente.
            Il paese e’ anche sotto sanzioni deliberatamente costruite ad hoc dagli USA con il supporto di alcuni membri delle UN: motivo? la Somalia, dove gli USA fanno i propri sporchi affari da anni e recentemente hanno anche coinvolto l’Etiopia.
            Idealismo? no, non si tratta di idealismo a tutti i costi, e neppure pragmatico. Si tratta di voler creare un paese che sia autosufficiente nel cibo, acqua, infrastrutture, salute, educazione e via dicendo. E le statistiche gli danno ragione. E la realta’ anche , dato che la maggioranza degli Eritrei non cerca di andare via dal paese ma lavora duro e coscentemente per realizzare il sogno di essere un paese realmente indipendente, quella indipendenza che ha portato gli Eritrei ad iniziare una guerriglia il 1 Settembre del 1961, terminata il 24 Maggio 1991, senza l’aiuto di nessuno. Oggi siamo ancora al punto che bisogna difendere il paese da un’Etiopia non contenta del proprio ruolo di paese senza uscita sul mare e quindi agressiva fino a creare un’altra guerra sotto protezione degli USA che hanno interessi a non vedere l’Eritrea effettivamente indipendente. Ci sarebbe da discutere per ore su tutto questo e non c’e’ ne lo spazio ne’ il luogo giusto per farlo….ma un attimo di letture in piu’ sulla questione sarebbero utili per avere un ‘idea un attimo obiettiva ed imparziale.
            Salutoni a tutti e grazie ancora.

  10. Walter

    Bravissimo, Amleto. Hai presentato l’Eritrea meglio di quanto sia riuscito io in un intero libro di diversi capitoli. L’Eritrea è un gran paese, potenzialmente ricchissimo. Peccato che l’Italia sia costretta a seguire la politica che esprimono gli u.s.a. per conto della succursale Etiopia. Non è una storia complicata, ma troppi interessi costringono la stampa internazionale a tacere permettendo all’o.n.u. di continuare la sua politica inconcludente.
    Ti ringrazio, Amleto, riservandoti i miei migliori saluti.

    Rispondi
    • Amleto B.

      Grazie Walter, non credo che queste poche righe siano all’altezza del tuo lavoro -che cercherò di leggere presto!

      Rispondi

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