La virtù sta nel mezzo (di trasporto)

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Si dice che l’importante non sia la meta, ma il tragitto. Ma forse neanche questo è vero. Quello che conta non è il tragitto, ma il mezzo di trasporto. Il mezzo di trasporto è già un concentrato di simboli, aspettative, cultura popolare, storia. Andare da New York a Los Angeles in aereo o in macchina non è la stessa cosa. Un viaggio in treno può nascondere incontri inattesi. Il tassista è comunque un compagno di viaggio. A Londra, salire sul secondo piano dell’autobus è comunque parte della vacanza. E allora paghiamo il giusto tributo all’immaginario legato ai mezzi di trasporto.
Lo faccio con un (personalissimo) viaggio attraverso una serie di mezzi di trasporto, inizialmente pensavo di cavarmela con undici, ma poi, e non me l’aspettavo, ho scoperto che ci si muove in ben più di undici modi.

La corsa di Forrest Gump

La corsa di Forrest Gump

Cominciamo dal più tradizionale, i nostri piedi. Usain Bolt ci ha ipnotizzato nei suoi cento metri londinesi, l’uomo più veloce di tutti i tempi detiene il record con 9.58, ma nell’arco di quella corsa sfiorò i 45 chilometri orari, roba da casco. Ma anche nella maratona non si scherza, se è vero che i 42 chilometri da record sono stati percorsi in poco più di due ore. Camminare non è mai banale. Il cammino è un percorso spirituale e anche arrivare dal macellaio può riservare incontri inattesi o eventi interessanti. Secondo me, la camminata più famosa della storia rimane quella di Neil Armstrong, anche se poi ha incespicato nel raccontarla in diretta mondiale. In ambito letterario, un viaggio a piedi mi fa pensare subito a Herman Hesse, o meglio al suo Peter Camerzind. Ma di libri che hanno raccontato di camminate interessanti ce ne sono vari, in particolare il Libro per eccellenza, la Bibbia, ne è piena, tanto che i suoi celebri camminatori aprivano anche le acque in caso di necessità (e se ci aggiungiamo il Vangelo, si arriva a camminarci sopra).
Se invece penso a un film, è indelebile la corsa “senza motivo” di Forrest Gump. Attacchiamo una colonna sonora al tutto, per camminate slow possiamo affidarci a Lou Reed e alla sua Walk on the Wild Side, se volete un ritmo più alto, Walk This Way degli Aerosmith.

Stanchi di camminare, saliamo in bicicletta, sulle note di Bicycle Race dei Queen. Sarà quella biglia sulla A14 nei pressi di Imola, ma per me l’uomo in bicicletta rimane il pirata Pantani, nel suo viaggio disperato e rock attraverso la vita. La pedalata più poetica di Holliwood credo sia quella di E.T., anche se lui era nel cestino della bicicletta ha dato una bella mano a renderla un vero viaggio. Tra le pagine scritte, invece, cito le poetiche pedalate di Brizzi in “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Volendo aggiungere qualche numero, in bici i recordman di velocità hanno raggiunto i 130 chilometri orari (e con qualche aiuto tecnico anche 268).

Che Guevara sulla sua motocicletta, eroe romantico prima ancora di diventarlo, mi sembra una buon immagine del viaggio su due ruote motorizzate. Il

Viaggio sul fiume (Apocalypse Now)

Viaggio sul fiume (Apocalypse Now)

romanzo non so quanti lo conoscano, ma se penso ad una road trip motociclistica a me viene subito in mente “Libertà per gli Orsi” (Setting Free the Bears) di John Irving. Ben più note le rappresentazioni sul grande schermo, viene in mente ovviamente Easy Rider con Born to be Wild come colonna sonora, ma confesso anche che il mio primo pensiero è andato a John e Ponch, i CHiPs che dominavano le strade della California sulle loro Moto Guzzi. E se già vi è entrato in testa il motivetto dei CHiPs e volete liberarvene, perchè non usare una canzone a tema, Highway to Hell degli AC/DC? Se sulla moto cercate la velocità, sappiate che Rocky Robinson ha toccato 605 km/h.

L’autobus ha un grandissimo fascino secondo me, sia nella sua declinazione urbana (sono viaggi pure quelli) che nella versione pullman, con il mastino grigio della Greyhound che già evoca le praterie americane. Però, cinematograficamente, a me viene in mente la chiusura de Il Laureato in cui Dustin Hoffman si rirpende dalla scena madre in chiesa e salta sull’autobus con la sposa rubata sulle note di Sound of Silence di Simon e Garfunkel. Un film fantastico, e Hoffman regala uno sguardo enigmatico (toccato l’apice, inizio della parabola discendente?) nell’ultimo sedile dell’autobus, dopo aver osservato sorridendo l’inseguimento del marito derubato e della folla di parenti. Non male anche l’epico viaggio australiano sul pullman di Priscilla, la Regina del Deserto. Anche sugli autobus si è fatta la storia, ad esempio quando Rosa Parks si rifiutò di cedere il suo posto ad un bianco a Montgomery, in Alabama, il 1 dicembre 1955. Come musica metterei su un Magic Bus degli Who, che già è un viaggio di per sé, mentre da leggere non mi viene in mente altro che Charlie Brown alle prese con il suo scuolabus.

Se dico taxi, penso a Londra o New York, piuttosto che ai blocchi di Roma. I Beatles che scendono da un London cab sono da libro di storia, il film da accoppiarci è banale, Taxi Driver con le sue follie metropolitane. Per la musica scendiamo nell’effimero di Joe le Taxi di Vanessa Paradis, però il brano letterario tassistico è uno dei miei capolavori preferiti. Il giovane Holden è sul taxi e discute con Horwitz il tassista. Gli pone la fatidica domanda sul destino delle anatre quando il lago ghiaccia. E Horwitz accusa il colpo, rimane turbato, discute di come Madre Natura abbia una soluzione per tutti. Che viaggio, quello di Salinger…

Volkswagen underground

Volkswagen underground

Molto poetica è anche la metropolitana (e il Giovane Holden comincia appunto con una borsa dimenticata sulla Subway), quella di Londra si dice infestata dai fantasmi, e in effetti le scene underground di Ghost ci raccontano di un viaggio ben più lungo di un tragitto urbano. Come colonna sonora propongo Eastbound Train dei primi Dire Straits.

Ho lasciato un po’ indietro l’aereo, perchè volenti o nolenti ce lo ritroviamo dappertutto. Segno della rapidità moderna, già nel 1976 esisteva un aereo capace di superare i 3500 chilometri orari e il Concorde viaggiava ad una velocità “di crociera” di 2170 chilometri orari. Tra i centomila film di disastri, dirottamenti, epidemie incubate in aereo, il viaggio aereo più cool rimane per me quello del protagonista di Zabriskie Point. Solo se rimaniamo nella fiction, perchè storicamente credo che sarà difficile soffiare la copertina a Mathias Rust, il tedesco dell’ovest che nel 1987, alla vigilia del suo diciannovesimo compleanno, decise di prendere un aeroplanino, volare sopra il confine sovietico e atterrare nella Piazza Rossa, dando il via ad una serie di defenestramenti nell’aviazione sovietica e forse un altro colpettino alla già vacillante cortina di ferro. Per curiosità Rust, che poi si scoprì essere parecchio instabile, si fece un anno di prigione a Mosca (pur condannato a 4 di lavori forzati) prima di essere riconsegnato all’Occidente, dove ha continuato ad avere problemi con la giustizia per cause molto meno nobili, principalmente legate a furtarelli, ma anche un tentativo di accoltellamento per un’avance rifiutata. Come musica, restando in tema, direi Back in the USSR dei Beatles, perchè Enola Gay, pur bellissima ed evocativa, è legata a un viaggio ben più tragico. E tra i libri, chi conosce in qualche modo il mondo accademico non può esimersi da leggere Small World di David Lodge (il Professore va al Congresso nell’infelice traduzione italiana del titolo).

Liberatici dell’aereo, togliamo di mezzo anche la macchina, o meglio l’automobile. L’attacco di Highway Star dei Deep Purple ci aiuta a raccontarvi che il record di velocità per una macchina “normale” (un tantino sportiva) è attorno ai 430 chilometri orari. Il libro è scontato, ma visto che si tratta del road trip novel per eccellenza non possiamo esimerci dal citarlo (volentieri), è ovviamente On The Road di Jack Kerouac. Passando per Holliwood, ritroviamo Dustin Hoffman, questa volta nel memorabile viaggio in auto di Rain Man in compagnia di Tom Cruise e Valeria Golino.

Pare si siano aperte le prenotazioni per i viaggi turistici sulla luna, e allora perchè non considerare l’astronave come mezzo di trasporto? Il personaggio storico per eccellenza, avendo già utilizzato Neil Armstrong, è a questo punto Yuri Gagarin, che poi si addice molto di più alla colonna sonora proposta, Space Oddity di David Bowie. Restiamo nei favolosi anni Settanta anche per il film, un capolavoro della conspiracy theory, Capricorn One, ovvero come uccidere gli astronauti veri di un finto viaggio spaziale propagandistico. Di libri con viaggi interstellari c’è l’imbarazzo della scelta, io rimango fedele al mio autore preferito, Ray Bradbury (ad esempio le Cronache Marziane). Velocità? L’Apollo X nel 1969 arrivò a soli 100 chilometri orari dalla soglia dei 40000 (quarantamila!). E la sonda spaziale Helios 2 nel 1976 ha raggiunto 252792 km/h (con il gentile aiuto del campo gravitazionale solare).

Tre Uomini in Barca di Jerome K. Jerome è la cronaca di una bella ed esilarante vacanza sul Tamigi e ci introduce al prossimo mezzo di trasporto. Come film utilizzerei il psichedelico viaggio sul fiume di Apocalypse Now, ma utilizzerò la stessa pellicola più tardi in tema di elicotteri, quindi perchè non affidarsi al sempreverde Rex di Amarcord? E per mischiare un po’ “le acque” mettiamo su The Crystal Ship dei Doors. A velocità qui siamo più contenuti (i motoscafi viaggiano poco sopra i 100 all’ora), ma di strada se ne fa tanta, al punto da diventare famosi per sbaglio, come accadde a Cristoforo Colombo con le sue tre caravelle.

Di mezzi più fantasiosi ce ne sono, ad esempio i dirigibili che per lungo tempo erano a tutti gli effetti un mezzo di trasporto transoceanico. Se dico Zeppelin, data la mia giovine età mi limito a ritrovarmi in testa i capolavori dei Led Zeppelin (e fermiamoci qui come colonna sonora, ce n’è in abbondanza). La storia degli Zeppelin finì tragicamente con il disastro dell’Hindenburg, forse il primo vero disastro mediatico di una lunga serie. Per la cronaca, c’è un film (che non ho visto) che si chiama Zeppelin ed è del 1971. Per la letteratura ci accontentiamo del Giro del Mondo in 80 giorni (trattasi di mongolfiera anziché dirigibile).

Torniamo al prosaico con il treno. E in termini di prosa, restano secondo me insuperabili i viaggi tra Londra e la Transilvania del Dracula di Bram Stoker. Il romanzo, non il film, anche se la scena dell’inseguimento del Vampiro nel film è splendida. Sullo schermo, invece, citerei il treno di Non ci resta che piangere. La Locomotiva di Guccini è un concentrato di politica, storia e musica che secondo me è già sufficiente per usarla come colonna sonora, ma se preferite infilo anche Stop The Train dei Clint Eastwood & General Saint. I giapponesi hanno inventato un treno “a levitazione magnetica” che ha toccato i 581 chilometri all’ora, ma anche i TGV francesi arrivano quasi a 575 km/h. Quando si parla di alta velocità, ci si riferisce però a valori attorno ai 320 km/h, mentre i treni standard viaggiano a circa la metà.

Prima di arrendermi, un piccolo omaggio all’elicottero, con i Pink Floyd a tutto volume ad introdurre Another Brick in the Wall part II (ma il brano si chiama “The Happiest Days of Our Lives”). Il film, adesso sì, è Apocalypse Now. Storicamente, il “personaggio in elicottero” per me è Papa Woytila che sbarca nel campo da calcio dei Ferrovieri a Rimini negli anni ’80. Già Papa dell’Attentato e della Glasnost, pontefice a grande impatto mediatico, lo sbarco dall’alto sull’elicottero bianco non me lo scordo.

Non finisce qui, e mi piace pensare che i commenti a questo articolo si popoleranno di altri mezzi di trasporto e citazioni più appropriate di quelle che avete letto… ce n’è a pacchi, ci sono i sottomarini di Verne, dei Beatles e della Guerra Fredda, i cavalli di Samarcanda, dei Rolling Stones e degli imperatori romani, il camper di Dal Tramonto all’Alba di Tarantino, c’è lo sci che supera i 250 km/h, c’è il bob, c’è il teletrasporto… E anche se stiamo fermi, immobili, sul divano con un laptop sulle ginocchia, pensate che la la terra orbita attorno al sole a 107.280 kmh.

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Maria Lorello

    Il mezzo più bello, fra quelli rammentati, è il teletrasporto…il mio sogno! Ma ve lo ricordate Star Trek? Come amavo quella cabina dove ti smaterializzavi e poi ricomparivi altrove!

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  2. Cristina

    bella riflessione, complimenti. Bisognerebbe riflettere sulle modalità di trasporto oggi anche perchè non se ne può più di auto in città, o meglio di persone che pretendono di arrivare con l’auto in bocca al negozio, e di tutte le scorrettezze che perchè si ha l’auto si crede di poter commettere. L’auto stimola in negativo, per quanto sia indispensabile in certi contesti. La bici, il camminare stimolano in positivo, hanno una buona influenza sul nostro corpo e sulla nostra mente, e soprattutto ti riportano a contatto con l’amnbiente esterno.
    Grazie per il bel articolo, ne spetto altri. Ciao. Cristina

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