Il cinema e i suoi Festival. Intervista a Mario Sesti

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Mario Sesti è un giornalista, un critico e un grande organizzatore di Festival di Cinema. Ha contribuito alla nascita della Festa del Cinema di  Roma ed ha curato la sezione extra. Ha diretto l’ultimo Festival di Taormina. Scrive e collabora per diverse testate tra cui La Repubblica e Ciak. Ha scritto diversi saggi sul cinema. Ha diretto cortometraggi e documentari presentati ai festival più importanti. Ha  e guidato «Cinema Forever», il programma di Mediaset per il restauro dei film. Oltre a tutte queste attività coordina un laboratorio di critica cinematografica al DAMS di Roma. Insomma è un appassionato ed esperto di cinema a 360 gradi. L’Undici l’ha intervistato per voi.

Mario Sesti1)      Lei è stato il direttore del Festival di Taormina da poco concluso con successo con un record di spettatori e di interesse, presentando un programma davvero interessante compresa l’anteprima del nuovo film della Pixar “Brave”. Da cosa dipente il successo di un Festival? Occorrono davvero grandi investimenti

Le ragioni per le quali un festival comincia a ” funzionare” ( ovvero la sensazione inspiegabile ma molto gradevole che tutti hanno di essere felici di parteciparvi e che leggi sulla faccia di chiunque, il privilegio collettivo di condividere esperienze proficue, uniche e forse memorabili, la sensazione di aver scoperto persone e cose e film che senza quella esperienza non avresti potuto incontrare), sono sempre un pò misteriose. Io credo di aver capito che non bastano le risorse economiche – che sono una condizione sine qua non – ma ci vogliono delle idee capaci di disegnare una forma o una struttura inedite, queste idee, poi, devono produrre una selezione di eventi non convenzionale (film, incontri, rassegne) e tutto questo deve essere tenuto insieme da una soggettivitá ed un gruppo che affronta il lavoro complesso di trovare tutto questo e poi portarlo in uno stesso posto in un intervallo ridotto di giorni. Che tale soggettività  (l’ autore del festival, si potrebbe chiamare, se non suonasse troppo inutilmente presuntuoso) sia in grado di trasmettere a chiunque durante il festival la bellezza della passione che muove un progetto così ambizioso, delicato e, in fondo anche aleatorio e rischioso – credo di aver capito – è l’ enzima decisivo perchè qualcosa come un buon festival, che lascia in tutti qualcosa di bello e significaitvo da portare a casa, abbia davvero vita

2)      Si sa che esiste un pubblico da Festival e anche un cinema da Festival. Si può dire che esiste anche un turismo da Festival?

Può darsi: credo che un certo esotismo, il fascino del viaggio e della location siano sempre stati alla radice della nascita stessa dell’ appeal dei festival. Ma gli aspetti più interessanti, oggi, mi sembrano altri. In un paese in cui il cinema non ha mai fatto parte del curriculum scolastico, in cui i palinsesti televisivi emarginano sempre più i film, in cui i cineclub non esistono più,  i festival hanno anche un ruolo educativo e di trasmissione della memoria e del patrimonio del cinema che può giocare un ruolo cruciale nell’ intercettare sogni e bisogni di massa. Non è un caso che le Tao Class abbiano avuto un apprezzamento e un successo davvero sorprendenti quest’ anno al Taormina Film Fest.

Mario Sesti e Al Pacino

Mario Sesti presenta Al Pacino al Festival di Roma 2008

3)      Lei è stato uno degli ideatori del Festival del cinema di Roma curando una delle sezioni più interessanti che era Extra. Ora a Roma è cambiato tutto. Era davvero necessario cambiare tutto?  Lei ci sarà ancora?

Non credo di essere la persona più adatta a rispondere. La classe dirigente ha deciso di cambiare ma soprattutto di adottare implicitamente, dopo aver sostenuto con determinazione la sua candidatura, il modello di Festival di Marco Muller che è considerao uno dei direttori di festival più stimati del mondo e la sua visione non contempla sezioni e curatori che avessero l’ autonomia di Extra. Ma è stato più che disponibile nel consentitmi di occuparmi di Taormina. Il suo progetto di restyiling di Roma è molto ambizioso e il fatto che mi abbia chiesto di far parte del gruppo di selezionatori con la specifica competenze dei documentari, è una sfida professionale che qualunque critico non può non considerate come stimolante

4) Perché in Italia i grandi Festival di Venezia, Roma e Torino invece di collaborare tra loro litigano? E’ davvero tutta colpa della politica? C’è spazio per 3 grandi Festival in Italia?

Siamo uno dei paesi più litigiosi del mondo (credo che il nostro contenzioso civile sia di molto superiore a quello di paesi come la Francia e la Germania): io credo che litigheremmo anche se ci fosse un solo festival, dove si può ltigare molto all’ interno ( cosa che si fa anche all’ interno dei tre festival). Io credo, e non solo per difendere il lavoro e la categoria, che per i motivi che ho detto prima, più festival ci sono, più film si vedono, più idee si mettono in campo, più visibilità si dà al cinema e meglio è.

5)      Tra prequel, sequel, reboot, remake .. il cinema sembra essere un po’ in crisi di idee. Forse le novità migliori si trovano proprio tra i film presentati ai vari Festival. Come mai poi è così difficile trovarli in sala?
Mario Sesti: "In quel film c'è un segreto"

“In quel film c’è un segreto” di Mario Sesti (Feltrinelli)

Appunto. Senza i festival non si vedrebbero nemmeno in quella occasione. Più in generale credo che sia in grande crisi di idee e identitá il cinema americano (forse, nella peggiore decade della sua storia) ed essendo da sempre, il cinema americano, il maggior focolaio di creatività, tutta la media planetaria ne risulta profondamente danneggiata

6)      L’anno scorso aveva diretto il Festival Visioni Perdute nella splendida cornice dell’Isola di Pantelleria. Quest’anno il Festival non ci sarà. I Festival più piccoli che negli ultimi anni si sono moltiplicati cominciano a sentire la crisi? O è un effetto più generale della crisi sul cinema?

Credo che ni questo caso specifico – come è successo anche con Cinenostrum di Aci Catena – il problema sia costituito dalla profonda crisi amministrativa di tutta la Sicilia.

Mario Sesti e Lucio Dalla

Mario Sesti e Lucio Dalla al Festival di Pantelleria

7)      Per il Festival di Pantelleria ha lavorato anche con Lucio Dalla. Ci può raccontare brevemente come è stato lavorare con Lucio?

Ho conosciuto Dalla in un modo che non avrei mai pensato possibile: ci siamo incontrati per caso all’ estero e lui mi ha chiesto se ero la persona che aveva fatto il film su 81/2 (L’ Ultima sequenza)  che era stato a Cannes. Gli ho detto di sì. E lui mi ha fatto dei gran complimenti. Da allora l’ho coinvolto in decine di eventi di cinema, che Lucio amava oltre ogni misura.Lavorare con lui è stato incantevole. Non credo potrò mai dimenticarlo. Con lui, a Taormina, ad esempio, in quel teatro, dove lui una volta aveva suonato con Ray Charles, avremmo inventato e sperimentato imsieme chissà cosa

8)      Lei ha curato anche edizioni DVDe Blu Ray di diversi film. Esiste ancora un mercato o Internet l’ha spazzato via? Investire per produrre edizioni ben curate che invoglino i cinefili ha ancora un ritorno?

E’ un mercato che si è già esaurito, purtroppo (più sofisticate le tecnologie, più ridotta la loro durata);  per un critico, come me, avere la possibilità di dire la mia accanto ai film, in  dvd, era una opportunità impensabile che la critica in passato non aveva nenanche mai sognato. Ma è evidente che  è imminente il momento in cui tutto il cinema sarà presente on line. E, forse, anche ogni possibile commentario critico sul cinema

9)      Internet ha allargato la platea che scrive di cinema o ne discute. Sui grandi quotidiani spesso si occupano di cinema giornalisti ‘generalisti’ che usano il cinema per parlare d’altro. Ma allora è vero che tutti possono occuparsi di cinema? che quando si tratta di film si può dire un po’ quello che si vuole?

E’ la grazia e la maledizione del cinema: tutti abbiamo visto un numero sufficiente di film che ci consente di ritenerci all’ altezza di un giudizio autorevole o argomentabile o difendibile con convinzione. Quante volte abbiamo litigato, magari a cena da amici, su dei film? Dificile che succeda la stessa cosa per dei quadri o delle opere sinfoniche o anche dei libri. Sì, tutti possono parlare di cinema. Non c’ è bisogno di avere letto dei libri di cinema o di essere laureati al DAMS. Ma è proprio questa intimitá che hanno tutti con il cinema che consente ad  un critico come me di poter contare su una sorta di empatia endemica quando devo raccontare e comunicare la mia passione per un film, un attore, un regista.

MicroMega almanacco cinema

Sull’almanacco del cinema di MicroMega Mario Sesti intervista David Lynch e Michael Mann

10)      Tra le sue collaborazioni c’è anche la rivista Film TV (i 400 colpi) La cosa che colpisce è la rubrica i 400 colpi, quella in cui ogni critico dà il suo voto ai film. Com’è possibile che lo stesso film abbia giudizi così diversi, che critici diversi giudichino lo stesso film da 0 o da 10?

Le persone normali hanno tante idee diverse sullo stesso film – al punto che si può litigare sul cinema, come sappiamo. Figuriamoci i professionisti. Non c ‘ è niente di più bello che scoprire che anche gli altri hanno un po’ ragione, a volte più di noi (anche se non ci è possibile ammetterlo apertamente)

11)  Infine la domanda più banale e temibile: Gli Undici film da portarsi sull’isola deserta

Sono domande che dovrebbero essere proibite per legge. Ma rispondo al volo come se fosse il test di un terapeuta e con la convinzione che tra un anno o dieci anni fa questa lista non sarebbe o non sarebbe stata la stessa. Allora:
Furia
di Fritz Lang,

La morte corre sul fiume

Robert Mitchum è il protagonista di “La morte corre sul fiume” di Charles Laughton

Rocco e i suoi fratelli di Visconti,
Il ferroviere
di Germi,
I gioielli di Madame D. di Ophuls,
La morte corre sul fiume di Charles Laughton ,
Floating Weeds
di Ozu,
The Wind di Victor Sijostrom,
The Docks of New York
di Sternberg,
Fiume rosso di Hawks,
This Sporting Life
di Lindsay Anderson, 
Falstaff
di Orson Welles.

Sì, sono tutti in bianco e nero: la prossima volta che me lo chiederanno, ne sceglierò solo a colori.

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