Pavlov, Little Albert e la raccolta differenziata

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La festa di fine anno della scuola materna è un concentrato di macchine fotografiche, orgoglio genitoriale, primi stress giovanili. Ma è davvero educativa. Lo ammetto, sono distorto da una sequenza di traumi infantili associati principalmente al ruolo di San Giuseppe martoriato da tosse convulsa nella recita natalizia dell’asilo. Anch’io, alla festa del mio pargolo, ho catturato molti megabytes di immagini che non scaricherò né stamperò mai.  Colpevole quindi, colpevole anche di una certa commozione quando ho scoperto che il “musical” allestito (con tanto di contributo dei pro del Fantateatro) per festeggiare la fine dell’anno scolastico aveva come tema portante la raccolta differenziata.

L'Orco Puzza

L’Orco Puzza

Con entusiasmo travolgente, i bambini hanno sconfitto il malvagio Orco Puzza, portatore di rifiuti, disordine e inquinamento, raccogliendo la plastica e gettandola nel contenitore giallo, il vetro nel verde, e la carta nel blu. Un trionfo ecologico, nella Bologna dei Suv e degli sforamenti delle centraline, una lacrimuccia a pensare a questa generazione del futuro educata al rispetto dell’ambiente prima ancora di imparare a leggere. Giusto il tempo di condividere questi sentimenti aulici con Mr. Nikon e Ms. Canon seduti accanto a me che arriva il “rompete le righe” delle maestre. Boato liberatorio, la recita è finita, la prova superata, bimbi e genitori si riversano sui tavolini imbanditi con pizzette, mortadella, tocchetti di parmigiano e succhi di frutta, nel frastuono gioioso di chi ha visto un grande passo della propria progenie verso la maturità e l’educazione civica.

Mortadella e parmigiano finiscono (troppo) presto, le pizzette anche, resta qualche pop-corn, ma il pomeriggio di maggio si avvia rapidamente ai titoli di coda. Cominciano i saluti, promesse di upload di foto, primi pianti da stanchezza e risse per l’ultimo pezzetto di pizzetta. Il giardino si vuota rapidamente, genitori e figli si avviano a grappoli verso i cancelli.

Guardo il campo di battaglia. Una carneficina. Il prato verde è ricoperto di piatti di plastica bianchi e bicchieri di plastica colorati. Ma non solo il prato, magicamente alcuni tovaglioli di carta sono riusciti ad arrampicarsi sugli alberi, nastri e palloncini scoppiati hanno raggiunto gli angoli più remoti. L’Orco Puzza ha vinto e sogghigna nel suo castello, non ci sono più bambini a combatterlo, sono stati trascinati via da genitori più o meno radical chic.

Mentre i pochi, pochissimi superstiti, con maestre e bidelle, si adoperavano per resistere all’Orco Puzza e ripulire il giardino, ho trovato il modo di pensare a due cose. La prima, avevo un’ispirazione per un pezzo per l’Undici. La seconda, una domanda. Vinceranno le tante giornate e il lavoro dedicato da maestre e Fantateatro all’educazione ambientale, o vinceranno quei cinque minuti di cattivo esempio genitoriale, con bambini in slalom tra i piatti di carta, mano nella mano dei genitori, verso il cancello, senza pensare alla plastica lontana dal bidone giallo?

Johnny Watson

Johnny Watson

E ancora una volta mi è tornata in mente la storia di Little Albert, il famoso esperimento svolto dallo psicologo John Watson, che prese un bimbo di undici mesi, lo mise in una stanza assieme ad un grazioso topolino bianco. Il bimbo apprezzava molto il topolino, non ne aveva paura e sorrideva. Il tutto finché gli esimi psicologi decisero di percuotere un termosifone con una barra d’acciaio tutte le volte che il topolino entrava nella stanza. Il geniale scienziato aveva scoperto un meccanismo di apprendimento sul condizionamento umano, perchè da quel momento non solo il bambino cominciò ad aver paura del topolino bianco (associandolo allo spaventoso frastuono), ma anche di qualsiasi oggetto bianco nel raggio di vari metri. Cosa c’entra con la festa della materna? Niente, però quel Watson non mi è mai stato simpatico, e nemmeno i genitori che hanno aiutato l’Orco Puzza.

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