Eatalo

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Poche settimane fa mi è capitato di dover fare il tragitto Bologna-Roma e così mi sono detta: perché non provare il nuovo treno Italo?

Italo ha personale gentilissimo

Italo ha personale gentilissimo

Premetto che non viaggio quasi mai in treno per cui i miei parametri di paragone non sono molti ma qualche Frecciarossa l’ho preso anch’io e ho osservato ogni minimo particolare del servizio offerto da Italo.

La prima cosa che ho notato arrivando in stazione a Bologna è stata la presenza del personale Italo che dava informazioni ai passeggeri. Mi sono assicurata per loro tramite che l’sms sul mio cellulare fosse sufficiente come prenotazione e mi sono avviata verso la banchina 7. Mentre aspettavo l’arrivo del treno sotto un caldissimo sole di giugno mi sono accorta che lo stesso personale Italo che avevo visto nell’atrio della stazione ora si avvicinava ai passeggeri in attesa (compresa me) per chiedere loro in che carrozza viaggiavano e indicare a che altezza posizionarsi per aspettare il treno (a differenza dei Frecciarossa che arrivano al primo binario dotato di segnalatori elettronici che indicano dove si fermerà ogni singola carrozza, al binario 7 questo servizio non è presente e il personale Italo sopperisce con gentilezza a questa mancanza).

Dopo poco, vedo avvicinarsi lentamente un silenziosissimo treno alto e snello (un FrecciaArgento ridipinto in sostanza) e noto che qualche novello Lumière decide di filmare l’arrivo della locomotiva o in mancanza di smartphone si limita a fotografarlo. Non pensavo di stare per imbarcarmi su una celebrità!

Divertita dall’episodio salgo a bordo e noto con piacere che l’aria condizionata è alla temperatura perfetta, né troppo alta né troppo bassa (questa è una variante sempre molto importante per una signorina che anche d’estate si porta un maglione quando viaggia in aereo o treno nel timore di trovare un freddo glaciale).

Il nostro Italo riparte sinuoso ed elegante come un serpente mentre un pannello elettronico indica le stazioni successive e ci informa che “questo treno è in orario”, subito prima che la femminile voce del capotreno ci accolga con il suo benvenuto, come da tradizione ferroviaria.

La carrozza cinema di Italo

La carrozza cinema di Italo

A quel punto inizio a guardarmi attorno e ad annotare mentalmente l’arredo del treno. Noto con piacere che i sedili (in pelle?) sono comodi e spaziosi, che c’è molto spazio per le gambe e che ogni seduta è fornita di tavolino, rete per mettere libri o riviste, presa per apparecchio elettrico, cestino e – poiché mi trovo nella carrozza cinema – presa per le cuffiette che ci verranno naturalmente fornite da Italo (appesi al soffitto ci sono i televisori su cui guardaremo “Cado dalle nubi” di Checco Zalone).

A metà del film decido coraggiosamente di recarmi in bagno – la prova del nove per decidere della qualità del mio viaggiare con Italo. Per i 5 minuti in cui mi sono intrattenuta in quel luogo ameno ho pensato di essere in Giappone. La porta si apriva e chiudeva con un pulsante automatico, la tazza era pulita, c’erano coprisedili e carta igienica in abbondanza e – dulcis in fundo – il sapone per lavarsi le mani era al profumo di rose!

Eataly a Roma

Eataly a Roma

Non voglio azzardarmi in valutazioni e paragoni con Trenitalia, giacché è molto presto e io ho viaggiato molto poco ma mi pare di poter concludere da questa prima esperienza che Italo si stia giocando le carte su: prezzi competitivi (50 Euro andata e ritorno con carrozza smart in promozione), rapporti coi clienti (controllori e personale estremamente gentili, quasi troppo) e modernità (treno silenziosissimo, connessione wireless, carrozza cinema). Durante le ore passate sul treno mi sono completamente dimenticata di essere in Italia, ho avuto la nettissima sensazione di essere in Europa settentrionale, con la differenza che la gente intorno a me rideva e parlava a voce alta come succede in Italia.

Ma a ricordarmi davvero che ero in Italia è stato l’arrivo nella stazione di Ostiense, triste, disservita, sporca e vecchia. Per un attimo ho pensato di essere su un treno svizzero che si era perso…

A fare da contrasto alla stazione c’era però il nuovissimo Eataly, di recente apertura nei locali di quello che era stato concepito molti anni fa come un airterminal, in realtà mai completato.

Ho preso la malauguratissima decisione di entrarvi ed esplorare. Un inferno. Il consumismo a kilometro zero. Non c’era un solo posto dove potersi sedere senza essere obbligati a consumare. Il luogo era altamente rumoroso e dispersivo.

Consumismo a chilometro zero

Consumismo a chilometro zero

Tutto un tripudio di “eco-solidale, biologico, biodinamico, km 0” ma in dimensione supermercato. File per ordinare il cibo, poi file per fare lo scontrino e infine altre file per tornare a ritirare il cibo dopo aver pagato. Immensi scaffali, pubblicità ovunque, frasi accattivanti, autoelogiative e autoreclamanti su grandi cartelli appesi ovunque. In una parola, quel giorno ho capito che il capitalismo ha vinto ancora una volta, è riuscito a trasformare anche le lotte per un’economia più verde in un motto, uno slogan, un modo per vendere meglio e di più. Quel giorno ho capito che ancora una volta bisogna cambiare strategia. “Lo ammetto. Odio il capitalismo”, direbbero Lo Stato Sociale. Peraltro in teoria vendono anche libri lì dentro. Giuro che non sono riuscita a trovarli.

C’è però una nota di speranza. Un amico che ho incontrato dentro Eataly mi ha raccontato che mentre stava arrivando è stato fermato da una macchinata di romani che gli hanno chiesto: “Aho’! ma te lo sai ‘ndo sta sto Euritaly?”. Grazie Roma, perché ci salverai dai radical-chic di Eataly-Ostiense.

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8 commentiCosa ne è stato scritto

  1. gino

    Ah Eataly, mortacci tua e der capitalismo che se pia tutto. Er pecorino bbono lo piavo pure ar mercato de Casal Bruciato e spennevo pure meno.

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  2. nexus ray

    Grazie! Sì, sono impressioni rapide e istintive ma molto forti ed era bene fermarle subito.

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  3. warez

    Brava! Bel quadretto su due soggetti molto sensibili: trasporti e cibo, barlume di speranza dato sui primi, un disastro di goffa contraddizione sul secondo.

    au revoir

    wareZ

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