11 film de chevet da “leggere” sotto l’ombrellone

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i watch a movie on the beachDa Topolino a Scerbanenco, da John Le Carré a Gianni Rodari, da Grisham a Nick Horby, da Bridget Jones a La Settimana Enigmistica  … ottima letteratura da spiaggia portata magistralmente sullo schermo in questi 11 film de chevet.

Che cosa ci piace leggere di solito sotto l’ombrellone? Libri gialli o romantici, libri di avventure, magari di fantascienza. Poi ci vuole un bel libro da leggere ai bambini e per finire un fumetto. Da Topolino a Scerbanenco, da John Le Carré a Gianni Rodari, da Grisham a Nick Horby, da Bridget Jones a La Settimana Enigmistica  … portati magistralmente sullo schermo in questi 11 film de chevet. Andiamo a vedere

 

libro lampada sul comodinoFilm de chevet

Chevet in francese significa più o meno comodino. Le livre de chevet si tiene sul comodino per per sfogliarlo, rileggerlo, accarezzarlo. Come i libri, i film de chevet si amano, si guardano, si sfogliano, si accarezzano, si portano sempre con sé.

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“Il grande sonno” [tit. orig. The big sleep]

Di Howard Hawks, 1946. Con Humphrey Bogart, Lauren Bacall
Da “The big sleep” di Raymond Chandler, 1939

“You do sell books…?”; “What do they look like, grapefruits?”

La quintessenza dell’hard boiled, ideale sotto la canicola. Primo romanzo della serie “Philippe Marlowe” – il detective cinico e baro, l’uomo che sa che non c’è maggior successo della sconfitta, ma che la sconfitta non è affatto un successo – è già complicatino di suo, pare perché costruito da un Chandler in bolletta fondendo insieme due suoi precedenti racconti.

humphrey bogart lauren bacall the big sleep

Secondo voi è possibile resistere a quest’uomo?

Su questo impianto, si inserisce Howard Hawks, che costruisce il suo di racconto con un unico obiettivo: rapire lo spettatore con l’atmosfera, farlo innamorare del piglio di Bogart e farlo sbavare dietro l’algida bellezza della Bacall; e se della trama non si capisce un cazzo, chissenefrega (leggenda vuole che i due sex-symbol-s completamente persi interrompessero di continuo le riprese per chiedere ad Hawks di spiegargli cosa stesse succedendo nella storia). Qui nasce il mito. Marlowe è grande, Bogey è il suo profeta.

Nota di colore: il film è citato e commentato in uno dei più divertenti libri degli anni ’90, con uno dei titoli italiani più fessi in assoluto (“Cinebrivido”, traduzione letterale dell’originale “Los crímines de Van Gogh” dell’Argentino José Pablo Feinmann); quindi, paghi un film de chevet e compri due libri (altro che 15% di sconto Feltrinelli).

Da vedere indossando un impermeabile e con un Borsalino in testa (qualunque temperatura ci sia)

Vincent Price è l'Ultimo uomo sulla terra

L’EUR d’estate si presenta un po’ spettrale

“L’ultimo uomo sulla terra”

Di Sidney Salkow, Ubaldo Ragona, 1964. Con Vincent Price, Franca Bettoja, Giacomo Rossi-Stuart
Da “Io sono leggenda” [I am legend] di Richard Matheson, 1954

“Non possono sopportare la loro immagine, li ripugna: ho bisogno di altri specchi”

Un misterioso virus arriva col vento. Il contagio è implacabile, chi viene colpito si trasforma in una sorta di zombi. I contagiati si muovono di notte come vampiri sempre a caccia di carne umana. Solo uno scienziato sembra essere immune. Infatti presto sarà lui l’ultimo uomo sulla terra e dovrà sostenere una lotta solitaria e disperata in un mondo definitivamente perduto in cui l’umanità è diventata mostruosa.

Vincent price è lultimo uomo della terra

Se ne deve rimanere uno solo, che sia il leggendario  Vincent Price

Se il libro di Richard Matheson è diventato un classico della fantascienza non è così per il film di Salkow, un ottimo professionista del genere che diresse anche la storica serie della famiglia Addams. Invece il film è davvero coinvolgente ed esalta l’atmosfera angosciante e amara del romanzo. L’ultimo uomo sulla terra colpisce forte, non è un film per cuori troppo sensibili ma se alla notte avrete difficoltà a prendere sonno potrete sempre ristorarvi con una pennichella sotto l’ombrellone.

Memorabili sono l’interpretazione del grande Vincent Price e soprattutto l’ambientazione all’EUR di Roma (fotografato in un agghiacciato binaco e nero) che diventa un quartiere deserto e post apocalittico in cui ogni angolo può nascondere qualche mostro. Il film ha fatto scuola e molti fanta-horror che l’hanno seguito gli sono debitori.

Ci sono stati altri due film tratti dallo stesso romanzo:

  • “1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra” [tit. orig. The Omega Man] di Robert Neville, 1971. Con Charlton Heston. E’ un gran film anche se si discosta non poco dal testo originale.
  • “Io sono leggenda” [tit. orig. I am legend] di Francis Lawrence, 2007. Con Will Smith. Non che sia un brutto film, ma l’eroe cool Will Smith e la New York in cui è asseragliato sono davvero lontani sia dallo spirito del romanzo che dall’EUR mortifero in cui si muove il leggendario Vincent Price.

Da vedere da soli, asserragliati in casa in una notte d’estate quando fuori è un deserto la città. (appendere aglio e specchi dappertutto, che non si sa mai)

Alberto Sordi e Nino Manfredi in "Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?"

Le simpatiche serate dell’agiata borghesia

“Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?”

Di Ettore Scola, 1968, Con Alberto Sordi, Nino Manfredi, Bernard Blier, Franca Bettoja
Dal fumetto “Topolino e il Pippotarzan” disegnato da Romano Scarpa e pubblicato su Topolino nel 1958

“E facciamoci sempre riconoscere da tutti”

topolino e il pippotarzan

Alzi la mano chi non ha mai letto un Topolino sotto l’ombrellone

Chi di noi non ha mai letto un Topolino in spiaggia? In pochi però sanno che questa pietra miliare della commedia italiana è ispirata proprio a un fumetto di Topolino.

Qui abbiamo Alberto Sordi che interpreta magistralmente Alberto Sordi cioè l’italiano borghese, un po’ vigliacchetto e opportunista, ma che in fondo, quando le circostanze lo mettono alle corde, ha un cuore grande così. Il fatto è che la vita da Alberto Sordi sarà anche comoda ma non è che dia grandi soddisfazioni. L’amico Nino Manfredi (magistrale come sempre) l’ha capito definitivamente e ha deciso di “scomparire” in Africa.

Alberto Sordi e Nino Manfredi in "Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?" dopo la cura

… ed era come un mal d’Africa

Nel periodo d’oro la commedia italiana sapeva scoperchiare le debolezze e le meschinità della nostra società, con uno sguardo più profondo e meno autoindulgente rispetto alle commediole di oggi. E riusciva a farlo in maniera davvero divertente come in questo film di avventure on the road davvero atipico.

Se alcuni film di Alberto Sordi ce li meritiamo solo se abbiamo fatto qualcosa di male, questo ce lo meritiamo come ci meritiamo le vacanze e come ci meritiamo, ogni tanto,  di leggere un Topolino.

Da vedere con la parte di Alberto Sordi che è dentro di noi.

“Il caso «Venere privata»”

di Yves Boisset, 1970. Con Bruno Cremer, Renaud Verley, Raffaella Carrà, Marianne Comtell
Da “Venere Privata” di Giorgio Scerbanenco, 1966

“Vuoi un passaggio? ti va di fare un bagno? Sali, ti porto a fare un giro al lago”

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Raffa, ma se ti vedono i bambini conciata così???

Giorgio Scerbanenco è stato un grande scrittore di gialli e polizieschi. Diversi film sono stati ispirati dai suoi libri spesso ambientati, come questo, nella Milano degli anni sessanta.

Entriamo subito nel film seguendo una bellissima ragazza mora con gli occhi grandi e un vestitino rosso che copre il minimo indispensabile. La ragazza si reca in uno studio fotografico, viene fatta spogliare, incatenata, minacciata, fotografata e forse seviziata. Ok oggi quelle foto ci fanno sorridere, le troviamo fin troppo prevedibili e castigate ma per una giovane commessa dei grandi magazzini nel 1970 dovevano sembrare una cosa davvero vergognosa. Anche noi però siamo sconvolti perché quella ragazza nuda e incatenata, colpo di scena, è Raffaella Carrà. Da non credere la Raffa nazionale qui fa la bomba sexy.

Poi la ragazza incontra un giovane rampollo della Milano bene che l’aiuta, anzi non l’aiuta e il giorno dopo scopre che la mora con vestitino rosso è morta.

Il ragazzo va in crisi e il ricchissimo padre per aiutarlo ingaggia Duca Lamberti, un medico che per aver praticato l’eutanasia su un’anziana malata terminale si è fatto tre anni di carcere ed è stato espulso dall’ordine. I due per espiare la colpa che li affligge ma soprattutto per colmare il vuoto che si portano dentro si trasformeranno in detective e con l’aiuto di un’amica della vittima percorreranno Milano e la sua periferia, la notte e le sue ombre, le proprie colpe e le proprie mancanze.

Eroi emarginati, drammi personali, sesso e belle donne … tutti gli ingredienti miscelati magistralmente per un noir metropolitano all’italiana.

Da vedere per colmare il vuoto di una torrida serata estiva (per l’eventuale vuoto della propria esistenza temo non sia sufficiente) 

Paolo Villaggio è il generale di "la torta in cielo"

I bambini ci salveranno da un Fantozzi con la divisa

“La torta in cielo” 

di Lino del Fra, 1973. Con Paolo Villaggio, Didi Perego.
Da “La torta in cielo” di Gianni Rodari, 1966

“Torte in faccia! Torte in faccia ai generali, banchieri, sbirri. A tutti li potenti, eccellenze e tribunali speciali. Ai pubblici ufficiali, falsi professori, scienziati bugiardi. E a tutti quantiii!!”

Gianni Rodari è stato probabilmente il più grande autore di letteratura per l’infanzia del secolo scorso (inteso come ventesimo), i suoi libri sono una inesauribile fonte di fantasia e di libertà che i bambini colgono al volo. La Torta in cielo è un film abbastanza sgangherato, con effetti speciali ingenui e metafore ideologiche fin troppo esplicite che oggi suonano un po’ datate. Ma il film trasmette la carica anarchico sovversiva tipica di quegli anni e la coniuga perfettamente all’idea di libertà e di pratico buon senso dei bambini. Perché se una torta appare nel cielo ognuno può cercare di sfruttare l’evento e piegare la realtà ai propri interessi, ma per i bambini quella è solo una fonte inesauribile di dolce cioccolata.

Da citare un ottimo Paolo Villaggio qui cinico e guerrafondaio generale dell’esercito che in fondo è solo un Fantozzi cui le circostanze hanno dato un potere che lui, ovviamente, mette al servizio dei potenti di turno.

Da vedere non smettendo di ingurgitare qualsiasi tipo di dolciume

I duellanti - the duellists di Ridley Scott

Corri e fottitene dell’orgoglio, ne ha rovinati più lui del petrolio

“I duellanti” [tit. orig. "The duellists"]

di Ridley Scott, 1977. Con Harvey Keitel e Keith Carradine
da “The duel” di Joseph Conrad, 1908

“Napoleone I, la cui carriera ebbe il carattere di un duello contro l’Europa intera, disapprovava il duello fra gli ufficiali del suo esercito”

Conrad sotto l’ombrellone? Ma siete matti??? Pianino. Questo è senza dubbio uno dei più leggibili del sommo. L’intera epopea napoleonica in 97 pagine, seguendo i due ussari dell’Imperatore che attraverseranno tutte le Campagne napoleoniche continuando a sfidarsi a duello per la follia di uno dei due e per un malinteso senso dell’onore. Solo un giovane, pazzo cavallo di razza come Ridley Scott può prendere un libro così e farne il primo dei suoi capolavori (dopo arriveranno in sequenza Blade Runner e Aliens… non so se mi spiego. È diventando vecchio che il nostro poi si rincoglionirà un po’): ricostruzione storica perfetta, nulla lasciato al caso, trasposizione quasi filologica del romanzo, ma con dentro un’anima propria, … ottima anche scelta dei protagonisti (il rancoroso plebeo Harvey Keitel e il pacato e aristocratico Keith Carradine). Potremmo stare qui a discutere ore se sia meglio il film o il libro, senza cavarcene fuori. Ma vie pour l’Empereur!

Scegliere una persona tra quelle presenti alla visione e lanciargli ripetutamente un guanto.

the-client-1994 - susan sarandon tommy lee jones

E alla fine, ognuno al proprio posto

“Il cliente” [Tit. orig. "The Client"]

di Joel Schumacher (1994). Con Susan Sarandon, Anthony LaPaglia, Tommy Lee Jones, Brad Renfro
Dall’omonimo romanzo di John Grisham (1993)

“Perché dovrebbe parlare, visto che non riusciamo a proteggerlo?”

Tra New Delhi e Rocca di Papa, a bordo del battello dei Fiordi, stanchi dopo giorni di trekking andino o sull’assolato balconcino del vostro bollente appartamento di squattrinati orbati dall’IMU dei soldi per un viaggetto, ovunque siate vi invito a trovare un pomeriggio di ferie per John Grisham: vale a dire, per immergervi in una lettura appassionante e non impegnativa, un bel thrillerone, la vera lettura da ferie. Se proprio il libro non ci sta in valigia (o sul balcone), guardatevi il film. Dopo avere scorso la decina di romanzi di Grisham adattati per il cinema, qui si consiglia Il cliente. Ci troverete il bieco procuratore e arrampicatore politico Tommy Lee Jones, superbamente spregevole, l’immensa Susan Sarandon, testardo avvocato ex alcolista, e il suo cliente, il drammatico e spericolato ragazzino protagonista, Brad Renfro, colpevole di avere visto roba che non doveva vedere. Una storia semplice e avvincente: tutto andrà come deve andare, buoni e cattivi ciascuno al proprio posto, ma senza troppa stupidaggine.

Da vedere avvinghiati al proprio avvocato.

“Febbre a 90°” [tit. orig. "Fever Pitch"]

Colin Firth in Febbre a 90°

Non si riesce a spiegar a chi non vuol capir che non c’è un solo amore

Di David Evans, 1997. Con Colin Firth, Stephen Rea, Ruth Gemmel
Da “Febbre a 90°” di Nick Hornby 1992

“Come fai a capire quando mancano 3 minuti alla fine e stai 2-1 in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce, stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient’altro nella testa”

Già, come fai? Ci devi essere dentro fino al collo, anche se la tua donna non capirà mai come un professore di scuole medie possa trasformarsi in un fan che canta, poga, grida in curva e continua a rimanere appassionato anche di fronte alle tragedie degli uligani. Bel libro, così leggero da essere in realtà molto profondo, come è tipico di Hornby. E bel film, sempre bilanciato, né troppo calciofilo né troppo melenso (ah, l’amour), anche lui leggero ma egualmente profondo. E occhio: la romanzesca partita finale che dà il titolo al film (gol decisivo al 90°) e il titolo all’Arsenal, non è leggenda. È proprio Storia. The gunners’ dream.

PS: David Evans, il regista della versione cine, carneade era e carneade è rimasto.

Da vedere nella località in cui la squadra per cui tifate svolge la preparazione estiva. Insieme alla persona che amate.

“Il sarto di Panama” [tit. orig. "The tailor of Panama"]

di John Boorman, 2001. Con Jamie Lee Curtis, Pierce Brosnan, Geoffrey Rush, Harold Pinter, Catherine McCormack, Daniel Radcliffe, Brendan Gleeson
Da “Il sarto di Panama” di John Le Carré, 1996

“Siamo fatti l’uno per l’altro: io ho i soldi, tu i debiti.”

Il sarto di Panama

Io sono un elegantissimo gran figo, vedete di farvelo bastare

Le Carré sotto l’ombrellone è l’ideale; leggero, appassionante, ma anche raffinato. Se siete una lei single, attirerete tanti bei ragazzoni, magari un po’ attempati, ma colti e avventurosi. Qui Le Carré non è ai suoi massimi livelli, è ancora nella fase in cui patisce la fine della Guerra Fredda ma ha dei contratti con gli editori da rispettare e si inventa allora una sorta di omaggio (o è proprio un plagio?) del suo grande Maestro, il Graham Greene de Il nostro agente all’Avana. Solo che al posto di Cuba c’è Panama, al posto di un venditore di aspirapolvere con una figlia, c’è un sarto con una bella moglie e a rappresentare i servizi segreti di sua Maestà c’è un Pierce Brosnan che si rifà il verso (era appena diventato il nuovo volto di 007). Ma va un po’ troppo sopra le righe e dopo un buon inizio il film svacca. Divertente l’aggancio tra la trama e la farneticante invasione USA del Paese negli ultimi giorni del 1989, così assurda da far pensare che magari è… andata proprio così. God bless America!

Da vedere vestiti con eleganza, ma senza prendersi troppo sul serio.

“Il diario di Bridget Jones” [tit. orig. "Bridget Jones’s Diary"]

Il diario di Bridget Jones

Lei è dimagrita e lui, nel frattempo, si è cambiato il maglione

di Sharon Maguire, 2001.   Con Renée Zellweger, Colin Firth, Hugh Grant, Gemma Jones
Dal romanzo omonimo di Helen Fielding (1996)

“Orgoglio e pregiudizio” [tit. orig. "Pride and Prejudice"]

Versione di Robert Z. Leonard, 1940,  con Greer Garson, Laurence Olivier, Edmund Gwenn, Mary Boland.
Versione Joe Wright, 2005, Con Keira Knightley, Matthew MacFadyen, Brenda Blethyn, Donald Sutherland
Dal romanzo omonimo di Jane Austen (1813).

“Decisione numero uno: ovviamente perdere dieci chili. Numero due: mettere sempre a lavare le mutande della sera prima. Ugualmente importante, trovare un ragazzo dolce e carino con cui uscire, evitando di provare attrazione romantico-morbosa per nessuno dei seguenti soggetti: alcolizzati, maniaci del lavoro, fobici dei rapporti seri, guardoni, megalomani, impotenti sentimentali o pervertiti. E soprattutto, non fantasticare su una particolare persona che incarna tutti questi aspetti…” (Il diario di Bridget Jones)

“Solo il vero amore potrà condurmi al matrimonio, ragion per cui morirò zitella.”

orgoglio e pregiuzio - bacio

Si può limonare duro anche vestiti con classica eleganza

È cosa nota e universalmente riconosciuta che una trentenne priva di fidanzato, anche nel Terzo Millennio, vive la propria condizione con la stessa allegria dell’allenatore che perde il derby romano 4-0. Cosa significano carriera, interessi, ambizioni, amicizie quando nessuno ti si fila? Un bel niente. Peggio può andarti soltanto se sei una ventenne priva di dote di inizio Ottocento, intelligente, colta, con una madre cretina, un padre onesto e squattrinato e alcune sorelle bravissime a cacciarsi nei guai e a sguazzare negli equivoci. Elizabeth Bennet e Bridget Jones, sostanzialmente, sono due sfigate; una se la passa a leggere i classici e passeggiare nella campagna inglese, l’altra si attacca alla bottiglia della vodka ascoltando All by myself, ma la loro condizione di sfigate sembra destinata ad accompagnarle fino alla tomba. E sarebbe così, se a un certo punto l’una e l’altra non trovassero (al termine della dovuta serie di disavventure) un Darcy (Fitzwilliam o Mark non fa differenza), vale a dire un uomo prestante, generoso, ricco e innamorato. Ora – e mi rivolgo alle donne – mentre sarete sotto l’ombrellone immerse nella lettura di Austen o di Fielding o mentre sudate e addivanate guarderete Renée Zellweger zompare simpaticamente da Hugh Grant a Colin Firth, Greer Garson impalmare il marmoreo Laurence Olivier o Keira Knightley imbattersi romanticamente in Matthew Mcfadyen sullo sfondo rugiadoso di un’alba dorata, non dimenticate che è cosa nota e universalmente riconosciuta che nella realtà le vostre possibilità di incontrare un Darcy sono pari a quelle che un allenatore ha di essere riconfermato alla guida della squadra dopo avere perso il derby romano 4-0.

Da vedere mentre ci si iscrive a un sito di incontri on line.

la_verita_e_che_non_gli_piaci_abbastanza

La verità è che, anche se siamo delle gran gnocche, non gli piacciamo abbastanza

“La verità è che non gli piaci abbastanza” [tit. orig. "He's Just Not That into You"]

di Ken Kwapis, 2009. Con Ben Affleck, Jennifer Aniston, Drew Barrymore, Jennifer Connelly
Dal libro omonimo di Greg Behrendt e Liz Tuccillo (2009)

“Se ti vuole ti cerca, e se non ti cerca, beh… allora vuol dire che non ti vuole.”

Film di storie intrecciate, storie d’amore, sesso, fraintendimenti e complicazioni, desideri diversi: virtù e vizi di uomini e donne nelle relazioni d’amore. Tipo: andate a comprarvi sei birre e vi capita tra capo e collo Scarlett Johansson che non vede l’ora di farsi una storia. Son cose che succedono, specie d’estate (che si beve più birra), e poi come si gestiscono? Meglio arrivarci preparati! Una commedia con risvolti didattici, ispirata non a un romanzo, ma a un libro di “auto-apprendimento”, nel quale gli autori (sceneggiatori di Sex & the City) sintetizzano, categorizzano e indicizzano gli 11 macro-comportamenti maschili che evidentemente mostrano che “non gli piaci abbastanza”: da “se non ti chiede di uscire…” a “se fa sesso con un’altra…” a “se è uno stronzo egoista…” L’espressione “evidentemente mostrano” è da intendersi come ironica e amara. Perfetta lettura da spiaggia, da fare a voce alta, con amiche e vicine di ombrellone, organizzando improvvisati referendum sulle balle che ci si è sciroppate negli anni.

Da vedere davanti a un allegro falò di foto di ex.

Bonus Track:

La settimana enigmistica non è un libro ma, oltre ad essere la rivista che vanta innumerevoli tentativi di imitazione, è indubbiamente la lettura più diffusa in tutte le spiagge. Quindi in suo onore aggiungiamo questo film numero 11+1.

La settimana della Sfinge

Margherita Buy in La settimana della sfinge

Per l’amore la soluzione è a pagina 47

di Daniele Luchetti, 1990. Con Margherita Buy, Paolo Hendel

“Chi ha amato molto amerà sempre molto. Lo dice un proverbio curdo. Ma sarà vero? E sarà curdo?”

A parte le borse di Louis Vuitton, poche cose al mondo possono vantare innumerevoli tentativi di imitazione. La Settimana enigmistica è inimitabile ed è un topos delle vacanze, come i pantaloni corti, le scottature sulle spalle e i bambini ingovernabili. E se siete dei suoi fan, risolto il Rebus stereoscopico, prima di rinfrancarvi con le Risate a denti stretti, conservatevi un paio d’ore per Gloria, una meravigliosa Margherita Buy d’antan, appassionata enigmista e cameriera naif in una trattoria dell’Appennino romagnolo. Lì la coglie l’amore, sotto le maschie spoglie dell’antennista Eolo (Paolo Hendel). Dopo una notte d’amore, lui l’abbandona e lei abbandona tutto per inseguirlo, lo trova, si incaponisce, si mette nei guai. Tra un indovinello e un proverbio, va a finire che meglio non potrebbe.

Da vedere dopo avere cenato alla trattoria “Al tenero Giacomo”.

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