Fahrenheit 1451

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E’ più o meno la temperatura di autocombustione dell’alluminio, materiale con cui si costruiscono gli hard disk. La settimana scorsa ci ha lasciati Ray Douglas Bradbury, l’autore del celebre “Fahrenheit 451″ e di tanto altro.  “Fahrenheit 451″ è stato scritto circa sessant’anni fa (pubblicato nel 1953) e non è il caso di raccontarne qui la trama, perchè l’avrete letto tutti.

Ray Bradbury

Però ci sono un paio di cose su cui val la pena riflettere, in omaggio al grande Ray. Che tra l’altro diceva “La gente mi chiede di prevedere il futuro, quando tutto quello che voglio fare io è prevenirlo”.

Ci è riuscito? Mi viene in mente ad esempio Mildred Montag, la moglie del pompiere che si annichilisce di pillole e muri viventi, la futuristica televisione che riempie una parete della sua stanza-prigione con telenovele interattive di terza serie. Mildred è superficiale, vuota, tenterà anche il suicidio, ma quello che chiede al marito è di avere altri muri. Sì, perchè il massimo è una televisione che copra tutto il perimetro della stanza, come le sue amiche più ricche e fortunate.

Io non so a quanti pollici corrisponda un muro, ma con Mildred il buon vecchio Ray il futuro l’ha più previsto che prevenuto.

Sulla carta, quella dei libri che brucia alla temperatura di 451 gradi Fahrenheit, la questione è più complicata. Menti che leggono sono più difficili da dominare, e allora i pompieri di Bradbury (magistralmente affrescati da Truffaut qualche anno dopo) appiccavano incendi per cancellare le memorie di carte, fino al poetico finale della Resistenza, con partigiani della fantascienza pronti a memorizzare e tramandare a voce le opere letterarie alla faccia della censura.

Il Montag di Truffaut

Il Montag di Truffaut

Sappiamo bene che oggi le librerie tradizionali chiudono, schiacciate da Amazon e I-Pad, dai libri da supermercato. Però per la Resistenza la vita è diventata più facile. Grazie alla Rete, che Bradbury non amava particolarmente, possiamo raggiungere ovunque i testi che cerchiamo, possiamo salvarli, memorizzarli, stamparli… su un hard-disk di alluminio o vetro, che regge 1000 gradi (rigorosamente Fahrenheit) in più della carta.

Sì, possiamo raggiungerli… ma riusciamo davvero a leggerli? Forse i pompieri del 2012 non devono bruciare carta od alluminio, è sufficiente bruciare il nostro tempo. In realtà, leggiamo dalla mattina alla sera, davanti ad un computer, in fretta e male, preferendo un milione di tweet ad un romanzo.

Riposa in pace, buon vecchio Ray. Non solo Fahrenheit 451, ma uno splendido mondo di futuri anteriori capaci di fondere la fantascienza con buone dosi di psicanalisi collettiva contemporanea… Ma anche il poeta dell’infanzia e dell’adolescenza, non quella patinata dell’America anni ’50, ma quella dei sogni e degli incubi dei teenager di ogni luogo ed ogni tempo. Il Popolo dell’Autunno, ad esempio, titolo italico per il più evocativo Something Wicked This Way Comes, citazione Shakesperiana, scritto proprio cinquant’anni fa.

Grano nel Midwest

Grano nel Midwest

E allora, una notte di settembre in una cittadina del Midwest, un campo di grano sotto la luna, il canto dei grilli, già sono fantascienza. E non occorre raccontare di astronavi, fantasmi, extraterrestri, zombie, basta guardare dentro l’anima di un bambino che sta crescendo, di un padre che sta invecchiando, di come una paura comune possa riavvicinarli.

Ray poetico, ma anche Ray poeta. Siamo nel 1971 e la sonda spaziale Mariner 9 sta per raggiungere Marte dopo un viaggio da Cape Canaveral durato quasi sei mesi. Sarà la prima sonda mandare alla terra le foto del pianeta rosso. Qualche giorno prima dell’arrivo nell’orbita marziana, scienziati ed intellettuali si riuniscono al Caltech per celebrare l’evento. Ray incanta la platea leggendo una sua poesia “If Only We Had Taller Been”.

Vorrei dirvi che ciò avvenne l’11-11-1971, ma direi una bugia. Avvenne il 12-11. Per una volta Ray arrivò in ritardo di un giorno. O in anticipo di 38 anni.

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