Testimonianza da Aleppo

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Un ragazzo di Aleppo ci racconta com’è nata la protesta, come è cresciuta e come il regime tenta di fermarla con ogni tipo di violenza


Sono un ragazzo siriano, sono originario di una zona periferica di Aleppo, ma ho sempre vissuto ad Aleppo dove ho conseguito i miei studi, la mia testimonianza sarà di conseguenza tutta centrata su questa città e la sua periferia.

Aleppo è una delle città più antiche del mondo

La meravigliosa Aleppo, nel nord della Siria, è una delle città più antiche del mondo

Vorrei parlare in breve dell’inizio della rivoluzione e di come la gente la vedeva.

Quando cominciò la rivoluzione a Daraa, nel sud della Siria, gli aleppini non credevano a ciò che stava accadendo e buona parte di loro credeva alla versione ufficiale dei media del regime, i quali dicevano che le manifestazioni erano semplicemente delle liti fra le varie tribù e famiglie di quella zona, è per questo infatti che la gente non fu particolarmente toccata da ciò che succedeva e rimase ad osservare con attenzione ciò che stava accadendo.

Dopo Daraa le manifestazione si spostarono nella periferia della capitale, Damasco, precisamente a Duma, poi piano piano iniziarono a Homs e da lì fino a toccare tutto il nord del Paese.

I media del regime hanno avuto un ruolo molto importante nel tenere Aleppo e Damasco all’oscuro di ciò che stava succedendo, infatti continuarono con la loro versione dei fatti, ovvero nel dire che i manifestanti sono in realtà membri di bande armate che uccidono civili, poliziotti e soldati. I primi mesi, invece, la rivoluzione era al 100% pacifica e nessuno pensava di prendere in mano learmi contro il regime.

Uno dei fattori che ha aiutato il regime a rallentare la diffusione dellemanifestazione in altre città, fu il commettere crimini spietati da parte delle sue forze dell’ordine per calmare gli insorti. Vorrei ricordare qui che Hafez AlAssad, padre dell’attuale presidente, commise stragi in certe città come Aleppo e Hama.

Fino a giugno ad Aleppo c’era solo un coordinamento, e proprio quest’ultimo ha avuto un ruolo fondamentale nel diffondere le manifestazione in città ed inperiferia. Lavoravo con questo coordinamento. Il mio compito riguardava la diffusione dei video, all’inizio li dovevo mandare ai media arabi poi nella fase successiva anche ai media internazionali. I membri del coordinamento erano esposti ad un grave pericolo, infatti il lavoro veniva fatto in segreto, in quanto si aveva paura di essere arrestati o anche uccisi da parte di forze dell’ordine. Uno degli attivisti aveva il compito di ricoprire la parte nord della periferia di Aleppo, e una volta mi raccontò che ogni volta in cui andava per riprendere una manifestazione era cosciente del fatto che poteva essere l’ultima sua “missione”, in quanto c’era pericolo o di essere arrestato con i video o che venga identificata la sua identità dalle spie presenti nella zona. Mi ricordo che una volta un attivista mi disse “se ad Aleppo uscirà una manifestazione senza che noi lo sappiamo , vorrà dire che Aleppo è diventata il cuore della rivoluzione”.

Le manifestazioni ad Aleppo sono sempre più numerose

Il governo spara sui dimostranti ad Aleppo

Il 17 del mese di Ramadan scorso (capitò intorno alla terza settimana di agosto) fu organizzata la più grande manifestazione che Aleppo aveva mai visto e quella sera fu chiamata “ luna di Aleppo” . dopo questa manifestazionele forze di sicurezza , tramite spie, sono riuscite a scoprire il coordinamento e molti ragazzi, tra cui mio fratello, vennero arrestati. Certi, come mio fratello, furono liberati dopo un mese, ma altri sono tuttora in carcere. Mio fratello m raccontò delle torture in prigione e dei metodi inumani utilizzati per far confessare le persone. Non c’è bisogno che io racconti i dettagli perché molti di voi avranno sicuramente visto i video presenti in rete che mostrano agenti che torturano i prigionieri. Dovete però sapere che ciò che accade nelle carceri è ben peggiore di ciò che vediamo nei video. Mio fratello per esempio, ci ha messo 5 mesi per guarire dalle torture corporali subite; uno dei miei amici invece è uscito dal carcere con una mano deformata, dai colpi ricevuti su essa.

distruzione ad Aleppo

Distruzione ad Aleppo e le bandiere dei ribelli

Nel nord del Paese oramai vi è consapevolezza di ciò che accade e questo grazie alla grande diffusione delle manifestazioni nella periferia di Aleppo.

Ora vorrei parlare invece dei problemi principali che la rivoluzione deve fronteggiare.

  1.  La mancanza di una zona militare protetta in cui i soldati disertanti possano dirigersi. Questo provoca la caduta di numerose vittime e provoca il ritardo dei soldati nel disertare, in quanto molti di coloro che si allontanano dall’esercito regolare non possono ritornare a casa per paura che i loro parenti vengano arrestati o uccisi e non riescono neanche a raggiungere le zone in cui vi sono già altri soldati disertanti per la presenza e il controllo soffocanti dell’esercito regolare. Qualche giorno fa uno dei miei cugini che faceva leva militare a Homs, è stato ucciso dalle forze dell’ordine mentre cercava di scappare verso la zona presa dall’esercito libero.
    Qui vorrei aggiungere una nota abbastanza importante: quando l’esercito libero attacca un posto di blocco dell’esercito regolare, libera subito gli ostaggi e soprattutto quando sa che sono obbligati a farlo perché sono in leva, e non perché sono dei lealisti del regime; questo è successo con un mio amico e con un mio cugino, i quali vennero presi come ostaggi per due volte dall’esercito libero e subito liberati in quanto non c’entravano nulla negli scontri.
  2. Intervento militare estero: la maggior parte della popolazione, soprattutto quella delle città, teme molto l’intervento militare, in quanto i danni e le stragi, che questo tipo di operazione potrebbe provocare, non possono essere gestiti. Ora circa l’80% dell’esercito è stato diffuso nelle varie città, le persone hanno paura per i loro figli che fanno leva militare e per coloro che verranno costretti a farla e tutti sappiamo che ci sarà una strage di soldati disertanti. L’unica soluzione su cui tutti gli insorti e gli attivisti sono d’accordo , tra cui io,si basa su tre punti principali :
    • Creare una “ No Fly Zone”
    • Creare zone militari protette che piano piano si ampliano.
    • Procurare armi per i disertanti e per tutti coloro che sono in grado diportarle.

Riprendendo quest’ultimo punto, vorrei ricordare che uno dei motivi per i qualila rivoluzione ha tardato negli ultimi mesi è stato proprio la mancanza di armi da parte degli insorti, perché la città o il piccolo quartiere che voleva insorgere temeva di farlo per la mancanza di armi per difendersi dalle stragi che le forze dell’ordine avrebbero commesso per obbligare la popolazione a rinunciare alle proprie richieste.

Mi scuso se mi sono prolungato e ringrazio tutti gli italiani che aiutano il popolo siriano ad affrontare il tiranno Assad.

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