Double face

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Definito, pallido e stanco, il volto di Michele incuriosì Samantha. Potesse il cielo mandarmene uno, anche solo per un momento. Di fatto non era una ragazza a cui piacesse infilarsi nei pantaloni di uomini che neanche conosceva.

Andare a caccia di sesso maschile, senza sentirsi sconvolgere l’anima nelle viscere

Adesso però era un bisogno di primaria pienezza; sperimentare il sesso senza raccontarsi addosso tutte quelle parole che fanno rima con amore. Era così che si immaginava un ipotetico incontro; di soppiatto, nel retro angusto dell’ufficio tra l’odore di polvere e di varechina e la gonna tirata su in fretta. Ora più che mai era pronta per farlo. Passata la trentina e completamente disillusa riguardo l’incontro con l’uomo della sua vita, Samantha si era messa in testa che tanto valeva cominciare a scopare. Andare a caccia di sesso maschile, senza sentirsi sconvolgere l’anima nelle viscere. Niente visioni future della coppia, solo sessi umidi che si uniscono, un po’ come riempirsi di cibo cinese scadente e credere che quello che hai appena mangiato è veramente buono. È solo cibo diverso.

Michele era l’anti compagno, niente movenze sensuali, capelli grigi e vezzosamente impomatati in curve che assomigliavano vaghe a dei riccioli. E poi, sulla statura, c’era veramente tanto da dire, lei che amava gli uomini alti e minacciosi. Qui c’era un piccolo funzionario in odore di carriera, che amava vestirsi di grigio e di azzurro, i colori della non appartenenza. Non mi identifico con nulla che non sappia di ufficio. Gentile a suo modo, ovvero nel momento di estorcerle un prolungamento dell’orario di lavoro o un improvviso spostamento di turno, Michele la guardava. Lanciandole occhiate di malavoglia, ma sostenute a tratti da chissà quale curiosità infantile.

L’occasione si presentò abbastanza presto e colse Samantha impreparata

E mentre fingeva a volte di non guardarla, le parlava conciso dell’ultimo fax ricevuto dalla filiale: ”Bisogna al più presto sottoscrivere altri libretti ai pensionati, ora l’ufficio è a quota trentanove, ma non basta bisogna anche cercare di far accreditare le pensioni su questo pratico e conveniente strumento di risparmio. E poi oggi dobbiamo senza meno promuovere l’assicurazione low cost dell’azienda, l’obiettivo di questo mese è fissato a quindici, almeno per iniziare.” Samantha gli guardava le mani, tozze ma in un qualche modo eleganti, ben curate. La pelle di Michele, se all’inizio sembrava abbronzata, ad un secondo sguardo appariva più gialla che ambrata. Ecco, un indizio vagamente ripugnante, che a suo modo spezzava tutta quell’alone di  compostezza sull’amido della camicia azzurra e la seta della cravatta gialla.

L’occasione si presentò abbastanza presto e colse Samantha impreparata, Michele ormai non le nascondeva più gli sguardi che diventavano sempre più audaci. E poi un giorno con la scusa di  un caffè la portò in un piccolo bar poco frequentato e all’improvviso, una volta seduti, le aveva preso le mani e si era dichiarato come un qualsiasi innamorato in preda ad un delirio mistico.

Gli avrebbe lasciato solo l’odore delle mutandine

Samantha non aveva espressione, non c’era niente in lei che si muovesse a manifestare un po’ di sentimento. Stava lì ferma, dura, inespressiva e avrebbe voluto andarsene, non era così che si immaginava; avrebbero dovuto scoparsi con foga in un pomeriggio di quiete, nel retro dell’ufficio ansimando come due animali più per la foga che per il piacere, poi lei gli avrebbe messo nel taschino inamidato le sue mutandine in segno di spregio e si sarebbe fatta trasferire, anzi la domanda l’aveva già presentata da mesi. Gli avrebbe lasciato solo l’odore delle mutandine, così forse se la sarebbe ricordata per sempre. E in mezzo ai conti di fine giornata un sapore di latte acido si sarebbe insinuato fra il bilancio e la chiusura da host.

Ma perché tutti devono sempre cadere nella spirale così grossolana e banale dell’amore? Pensò stranita e nauseata dal sapore del caffè e dalle parole distaccate e gentili che ora la sua bocca impastava per levarla dall’impiccio. Michele non sorrideva, non lo faceva mai sennò c’era il rischio che i conti a fine giornata non sarebbero quadrati. Il suo senso di profonda sollecitudine verso l’azienda l’aveva reso immune dal riso e dall’autoironia. Piano e composto si alzò in piedi, pagò solo il suo caffè e se ne tornò in ufficio.

L’indomani Samantha ricevette il trasferimento presso un’altra filiale. Michele l’aveva richiesto un mese prima per quella impiegata molto solerte e silenziosa; nella migliore delle ipotesi avrebbe avuto una fidanzata, lontana dal luogo di lavoro e quindi meno pericolosa per la quadratura di cassa di fine giornata. Nella peggiore, si sarebbe liberato in un giorno di una leziosa gatta morta, buona solo a leccare i piedi e a sbagliare i conti.

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