Cybercondria

1
Share on Facebook316Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

E’ quello che temevo. I sintomi ci sono tutti, corrispondono. Il Dr. Google non sarà un vero dottore, ma non ci vuole molto a capire che ha azzeccato la diagnosi. Era un po’ di tempo che l’idea mi ballonzolava nella testa, ma non avevo il coraggio di rivolgermi ai veri camici bianchi. L’ansia cominciava a togliermi il sonno e così ho deciso di andare a fondo. Ho messo il laptop sulle ginocchia, l’ho acceso e ho cominciato a descrivere il mio stato. Prima un blog, poi un sito medico… E ho scoperto di essere seriamente malato. Non c’è dubbio.

E’ ipocondria. Anzi, peggio. cybercondria, la peste del ventunesimo secolo.

Woody Allen

"Quando si tratta di malattie, non direi mai di essere un ipocondriaco. Semmai sono un allarmista. Non è che mi senta malato di continuo, ma quando mi ammalo penso subito che sia la volta buona" (Woody Allen)

Scientificamente, si definisce cybercondria “un’escalation infondata di preoccupazioni riguardanti sintomatologia comune, basata sulla consultazione di risultati da ricerche su web”. Tipo, avvertite un certo fastidio ad un dito del piede, fate la vostra Google Search, scoprite che tale sintomo associato a colpi di sonno nelle ore notturne può essere l’indicazione di una micidiale malattia mortale. Effettivamente anche voi siete soggetti ad una sospetta sonnolenza notturna. Continuate a cercare nei blog e trovate che un tizio nel 2004 aveva indicato gli stessi sintomi, più un certo prurito alla schiena. Mentre cominciate a grattarvi, leggete la risposta del dottore, che lascia pochi dubbi e ancor meno speranze. Ovviamente il luminare aggiunge che non è il caso di fare diagnosi via internet e invita il cyberpaziente a farsi visitare da un medico reale. Provate a vedere se il cyberpaziente è guarito in qualche post successivo, ma di lui nel web non trovate più traccia dopo quella data. Probabilmente è finito da tempo a far compagnia ai vermi nel sottosuolo. Più cercate, più la diagnosi è sconfortante. Arrivano le palpitazioni, intanto aprite anche una scheda del browser per cercare un notaio per il testamento.

Sapete chi era Maggie Spindell detta “la fata”? Lo racconta un medico in pensione ora scrittore, Theodore Dalrymple, sul prestigioso British Medical Journal, citando la novella Chawdron di Aldous Huxley. La signorina Spindell ha capito che può attrarre l’attenzione del (ricchissimo) uomo oggetto (Chawdron, appunto) dei suoi desideri simulando dei mal di testa. Ma mal di testa del tutto simulati? Sì e no, risponde il “medico” narratore nella novella. “C’era una base fisiologica, qualche mal di testa era reale, come prevedibile, dato che era debilitata dal non mangiare abbastanza, non faceva attività fisica e di conseguenza soffriva di costipazione cronica. E la costipazione probabilmente aveva originato una leggera infiammazione cronica delle ovaie; di sicuro soffriva di problemi oculistici, lo si poteva capire dallo sguardo dolcemente vago e spirituale dei suoi occhi, cioè lo sguardo che nasce da una miopia non corretta. Il suo corpo le faceva dono del dolore necessario”.

Altan

Altan

Ed era solo l’inizio, perchè il racconto continua spiegando come la sua mente poteva lavorare la materia prima del dolore, facendo diventare le emicranie esperienze mistiche. “Era l’infinito in un granello di sabbia e l’eternità in un blocco intestinale. Moriva regolarmente ogni martedì e venerdì, moriva con una bella rassegnazione cristiana, con la forza di una martire”. E il suo uomo bisettimanalmente usciva in lacrime dalla stanza della donna morente, sopraffatto dal coraggio di lei.

Il finale di questo ritratto satirico dell’ipocondriaco estremo è a sorpresa. Come finisce la storia della fata? Beh, un martedì (o un venerdì) nel suo letto di morte mistico c’è rimasta davvero. Ed era ancora giovane. Il narratore-medico del BMJ lascia la letteratura per trarne un prezioso insegnamento scientifico. Se è morta così giovane, non è forse probabile che davvero fosse stata sempre malata? E lancia un ammonimento ai medici che trovano irritanti gli ipocondriaci e ne trascurano i sintomi.

Ebbene sì, cari i miei cybercondriaci. Vi siete riconosciuti nei sintomi dell’ansia da sintomi? Correte su Google per confermare i vostri peggiori sospetti medici? Fate bene a preoccuparvi, correte subito da un dottore, perchè la cybercondria è una malattia terribile.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook316Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Cosa ne è stato scritto

  1. Penelope Pras

    Non me lo dire. E’ estremamente sarcastico, ma ogni tanto penso che sarebbe educativo rispondere “in effetti credo che lei stia per morire “, ma poi ripenso all’ammonimento della mia capa (“più uno spacca le b…., più devi stare attenta perchè potrebbe sfuggirti qualcosa”) e mi mordo la lingua. Un maestro della neurologia diceva: “se un paziente ha 5 sintomi incongrui l’uno con l’altro, chiedetegli se ha anche male ai piedi: se la risposta è sì, siete quasi certi che avrebbe fatto bene ad andare dallo psichiatra”.

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?