Ciao Guardiola!

1
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

[version en castellano abajo] 21 aprile 2012: il Real Madrid supera il Barcellona al Camp Nou e si aggiudica di fatto lo scudetto; 24 aprile: il Chelsea elimina il Barcellona dalla Champions League e si qualifica per la finalissima; 27 aprile: Guardiola, allenatore del Barcellona annuncia che se ne andrà. Una settimana difficile. Secondo i toni della sempre esagerata stampa sportiva catalana, una settimana assolutamente tragica, un botta storica!

Pep Guardiola

Josep Guardiola i Sala (1971), Pep per tutti i barcellonisti, ha annunciato quel 27 di aprile, alle ore 13:30, in una città paralizzata e concentrata solo sulle sue parole, che avrebbe lasciato il club per prendersi un anno di pausa. Si è detto esausto e privo di entusiasmo per continuare a guidare la squadra dopo 4 anni e 13 titoli. Tutti i giornali hanno riportato la notizia con grandi titoli a tutta pagina. Non c’era nulla di più importante del ritiro di uno sportivo professionista in una società drogata di calcio. A rischio di apparire demagogico, va notato che quello stesso giorno veniva annunciato che il Governo avrebbe aumentato l’IVA nel 2013, la disoccupazione era salita al 24,44% e che in Spagna ci sono 40 sfratti al giorno.

Gli indubbi successi, la prudenza e l’eleganza, hanno fatto di Guardiola un contro-esempio dei politici mediocri, un modello da imitare per la gestione di gruppi nelle prestigiose scuole di business della città ed il leader spirituale della nazione (catalana). In questa era di ipersessualità, aggiungeteci anche il sex appeal: secondo recenti sondaggi, Guardiola è l’uomo più desiderato dalle spagnole.

Tutto ciò ha condotto ad una glorificazione della sua figura per trasportarla metafisicamente in ambiti extra-sportivi : si è voluto traslare la sua forma di intendere il gioco, la sua applicazione della psicologia dello sport e le sue squisite maniere in contesti che hanno poco a che fare con lo sport, in particolare la politica. I tifosi del Barcellona hanno goduto del Guardiola giocatore, poi del Guardiola allenatore; per alcuni è il momento che sia lui a presiedere il Barcellona e anche a governare la Catalogna. Alcuni articoli di giornale già avanzano questa proposta che è sostenuta da diversi gruppi su Facebook nati con questo scopo; non potrebbe essere altrimenti.

Joan Laporta, ex-presidente del Barcellona è "sceso in campo" pochi anni fa.

Il popolare ex-presidente del Barcellona, Joan Laporta, ha già fatto il salto dal mondo dello sport a quello della politica con una forte impostazione personalista, suscitando grande attenzione dei media e stabilendo un precedente illustre. Tuttavia il fallimento nei corridoi del Parlamento catalano è stato clamoroso: il gruppo politico con cui si presentò alle elezioni si divise dopo soli tre mesi dall’aver conquistato quattro seggi alla Camera e lui stesso è noto per essere uno dei parlamentari più assenteisti e populisti dell’emiciclo.

Senza una televisione che diffonda ed amplifichi ogni sua parola ed ogni suo gesto come quando era presidente del Barcellona, la sua aurea di vincitore è svanita in fretta, smarrita come un giocattolo rotto per le vie imperscrutabili della politica. Sembra, tuttavia, che questo non sia servito da monito per tutti. Periodicamente qualsiasi personaggio famoso, di successo e che “buca la telecamera” viene individuato come il nuovo politico capace di tirar fuori il Paese dalla crisi in cui si trova, non importa da qualche campo provenga.

Mariano Rajoy, attuale primo ministro spagnolo

La banalizzazione della politica in Spagna ha condotto all’idea generalizzata che chiunque sia meglio del premier o del ministro di turno; a giudizio degli elettori, tutti sono incapaci, incompetenti e corrotti solo perché ricoprono un incarico pubblico. La figura del guru, in tempi di crisi, ha molto successo e Guardiola è perfetto per questo.

E’ stato impossibile in questi giorni guardare la televisione catalana senza imbattersi in qualche un riferimento a Guardiola. La sua onnipresenza è stata soffocante e la perdita di prospettiva, totale. Nei programmi di televisione è stato spesso anche accostato ad Obama (il primo Obama, quello che infiammava la gente in qualsiasi luogo).

Guardiola è una persona molto in gamba, tutti lo riconoscono e non siamo qui a voler sostenere il contrario. Ma come afferma lo studioso Xavier Bru de Sala, la Catalogna è un paese molto appassionato di tiro a volo, cioè in altre parole, amante dello sparare a chi è capace di distinguersi in una società mediocre, senza però arrivare ad ucciderlo: provare sistematicamente a inzaccherare la brillantezza delle persone eccellenti in un Paese pervaso dall’invidia. E forse anche questo articolo non è libero da questo peccato congenito, ma Guardiola è un uomo di sport, solo un uomo di sport.
[traduzione dallo spagnolo di Gian Pietro Miscione] 

Ciao Guardiola!

21 de Abril, el Real Madrid derrota al Barça en el Camp Nou y acaricia con los dedos el título de Liga; 24 de Abril, el Chelsea consigue empatar en Barcelona y clasificarse para la final de la Champions; 27 de Abril, Guardiola, entrenador del FC Barcelona, dice que se va. Una semana difícil. Expresado en términos de la siempre exagerada prensa deportiva catalana, una semana absolutamente trágica, un mazazo histórico.

Pep Guardiola

Josep Guardiola i Sala (1971), Pep para todos los barcelonistas, anunció a las 13:30 de ese viernes, en una ciudad paralizada, atenta a sus palabras, que dejaba el Barça para tomarse un año sabático, agotado y falto de ilusión para seguir al frente del equipo después de 4 años y 13 títulos.

La prensa generalista lo publicitaba a todo color en sus portadas. Nada importaba más que la renuncia de un profesional del deporte en una sociedad narcotizada por el futbol. Aún a riesgo de parecer demagógico, hay que señalar que ese día el gobierno anunciaba una subida del IVA para 2013, se daba a conocer que el paro ascendía al 24.44% y que España vive 40 desahucios al día.

Los incontestables éxitos deportivos, la prudencia y la elegancia de Guardiola le han puesto en Barcelona como contraejemplo de políticos mediocres, como modelo a seguir para la gestión de equipos por las prestigiosas escuelas de negocios de la ciudad y como líder espiritual de la nación (catalana). Añádasele el erotismo en la era de la hipersexualidad: él es el hombre más deseado por las españolas según recientes encuestas.

Todo ha llevado a ensalzar su figura para transportarla metafísicamente a ámbitos extradeportivos: se ha querido trasladar su manera de entender el juego, su aplicación de la psicología deportiva y sus exquisitas formas a terrenos que poco tienen que ver con el deporte, principalmente a la política. El seguidor barcelonista agotó primero al Guardiola jugador y ahora al Guardiola entrenador; es hora para algunos de que presida el club e, inclusive, gobierne Cataluña. Algunos artículos en la prensa lo han apuntado y estas causas ya tienen sus propios grupos de seguidores en Facebook, como no podía ser de otro modo.

Joan Laporta

El popular anterior presidente de la entidad, Joan Laporta, ya hizo el salto del mundo del deporte al de la política con gran expectación mediática y una apuesta fuertemente personalista, estableciendo un preclaro precedente. El fracaso en los pasillos del Parlamento catalán ha sido estrepitoso: el grupo político con el que concurrió a las elecciones se dividió sólo tres meses después de ganar cuatro escaños en la Cámara y se le conoce como uno de los parlamentarios menos trabajadores y más populistas del hemiciclo. Sin una televisión que difunda cada una de sus palabras, cada uno de sus gestos, como cuando era presidente del club deportivo, su áurea se ha desvanecido rápidamente, perdido, como un juguete roto, por los inescrutables caminos de la política.

Parece, no obstante, que este hecho no ha servido para escarmentar a todos. Periódicamente vemos como cualquier persona popular, exitosa, locuaz y estimada por las cámaras es rápidamente interpelada para meterse en política y sacar al país del bache, venga del ámbito que venga. La banalización de la política en España ha llevado a difundir la idea de que cualquiera es mejor que el presidente o el ministro de turno; a juicio del votante, inútiles todos, incapaces y corruptos por el mero hecho de ocupar un cargo público. La figura del gurú, en tiempos de crisis, va al alza y Guardiola encaja en ella.

Xavier Bru de Sala

Ha sido imposible estos días sintonizar la televisión catalana sin darse de bruces con alguna referencia a Guardiola. Su omnipresencia ha sido sofocante y la pérdida de perspectiva, total. En programas de esta televisión se le ha llegado a comparar con Obama (con el primer Obama, aquel que levantaba del asiento a la gente pasara por donde pasara). Guardiola es excelente, todo el mundo lo reconoce y no vamos a poner aquí paños calientes. Pero como dice el intelectual Xavier Bru de Sala, Cataluña es un país muy aficionado al tiro al ala, eso es, en otras palabras, aficionado a disparar al que destaca en medio de una sociedad mediocre, pero sin llegar a matarlo: tratar sistemáticamente de aguar la brillantez de los excelentes en un país movido por la envidia. Y quizás este artículo lleve congénito este pecado, pero Guardiola es un deportista, sólo un deportista.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!

Cosa ne è stato scritto

Perché non lasci qualcosa di scritto?