11 film de chevet belli a mamma sua

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In occasione della festa della mamma, ecco le 11 mamme meravigliose dei film de chevet: da Anna Magnani a Valeria Golino, da Shirley McLane a Penelope Cruz. Guardateli e queste mamme non le dimenticherete.

Film de chevetfilm sul comodino

Chevet in francese significa più o meno comodino. Le livre de chevet si tiene sul comodino per sfogliarlo, rileggerlo, accarezzarlo. Come i libri, i film de chevet si amano, si guardano, si sfogliano, si accarezzano, si portano sempre con sé.
Undici film de chevet figli di papà
Fratelli e sorelle in Undici film de chevet
I film de chevet ricchi di speranza
I film de chevet sulla crisi

norma bates psyco

Il miglior amico di un ragazzo è sua madre

Dopo i film figli di papà e quelli su fratelli e sorelle L’Undici mette a tavola tutta la famiglia e festeggia la mamma con 11 meravigliosi film de chevet nei quali potremmo ammirare mamme generose e mamme possessive, rapporti costruttivi e rapporti conflittuali. Sono tutte mamme meravigliose perché di mamma ce n’è una sola anche se alcune mamme restano sole. Alla fine nel migliore dei casi “i figli crescono e le mamme imbiancano”.

Una riflessione: mentre per gli altri temi non era facile trovare film italiani all’altezza, quando si è trattato della mamma ne abbiamo trovati mille, qualcosa vorrà pur dire …

 

Anna Magnani in Bellissima di Luchino Visconti

Il cinematografo può anche fare piangere

“Bellissima” di Luchino Visconti, 1951  Con Anna Magnani, Walter Chiari, Tina Apicella

“Nun l’ho messa ar monno ppe fa divettì nessuno io. Per me e su padre è tanto bbella, tanto bbella.
Andate via da qua, a Spa’ che aspetti, caccia via sti signori che tu fia nun lo farà mai er cinematografo”

Nell’Italia pre boom la fabbrica dei sogni è il cinema. Anna Magnani è una madre che per  far entrare la figlia nel cinematografo arriva ad affidarsi ad un trafficone che le ruba i soldi e a mettere in crisi il proprio matrimonio (mettere in crisi il matrimonio negli anni ’50, Dio mio!).  Ogni scarafone è bello a mamma sua, figuriamoci cosa può arrivare a fare la madre di una bellissima bimba. Ma non c’è bisogno di essere miss universo per essere bellissime agli occhi di una madre. E non c’è bisogno di essere Vittorio Gasman perché la propria madre ci consideri i migliori attori del mondo. Se a questa visione ‘parziale’ si aggiunge l’attitudine (involontaria?) di una madre a proiettare sui figli le proprie ambizioni e i propri sogni infranti ecco che si arriva facilmente a perdere di vista quello che dovrebbe essere il vero obbiettivo, la felicità dei figli.
Visconti è magnifico e spietato nel mostrare quali sono i valori e le ambizioni dell’Italia che vuole uscire dal dopo guerra e nello smascherare il mito del cinema. Pochi anni dopo miti più deleteri si impossesseranno dell’immaginario popolare con le conseguenze che sappiamo su madri e figli.
Da vedere tutte le sere che in TV c’è un talent show (scusate la parola)

Anna Magnani e il figlio in Mamma Roma di Pasolini

Abbracci materni, entusiasmo figliare e sullo sfondo Roma è bellissima

“Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini, 1962 Con Anna Magnani, Franco Citti, Ettore Garofalo.

“A stupido, a l’età tua l’unica donna che devi ave’ è tu’ madre. Lassala perdé, so tutte zozze, una peggio dell’antra”

È davvero bella la Roma dei primi anni sessanta di Pasolini, è una città in qualche modo selvaggia, piena di energia. Come lo è Mamma Roma (ancora una straordinaria madre interpretata da Anna Magnani), una prostituta che dopo essere stata ‘liberata’ dal suo protettore può finalmente rifarsi una vita ed occuparsi in prima persona del figlio Ettore. Ma il destino proletario ed emarginato della madre e la precoce disillusione del figlio non concedono vie di fuga.
Lo spirito che muove una madre è dettato da una forza naturale che “la vita” può solo rafforzare. Un figlio non comprenderà mai i sacrifici della madre, ma in fondo per lei sacrifici non sono.
Non possiamo aggiungere nulla a quanto è già stato scritto sulla capacità di Pasolini di raccontare il mondo proletario e le trasformazioni della società italiana. E non possiamo aggiungere nulla su questo film straziante e visionario con una madre e un figlio indimenticabili.
Da vedere sdraiati su un tavolo di legno con le braccia aperte in modo da sembrare crocifissi.

Rosemary's baby

Consiglio: in fase di allattamento è meglio astenersi dai latticini

“Rosemary’s baby – Nastro rosso a New York”  di Roman Polanski, 1968. Con Mia Farrow, John Cassavetes

“Volete convincermi a fargli da madre!” “Tu sei sua madre.”

Cosa deve fare una giovane incinta, madre per la prima volta, per proteggere se stessa e il nascituro? Innanzitutto, guardarsi dai vicini di casa e dai loro consigli, perché in un qualsiasi condominio dell’orbe terracqueo si rischia di incontrare un’accolita di satanisti: almeno stando a quanto mostra questo film di culto del filone psico-residenzial-demoniaco (definizione da me inventata tre pigiate di tasti fa). Poi dovrebbe guardarsi dal proprio marito e (supposto padre del bambino), che magari si è venduto l’anima al diavolo in cambio di fama e ricchezza. Complicato, proteggersi da tutta ‘sta gente, per una giovane innamorata, che se non sta attentissima rischia di essere accerchiata e di partorire il figlio del Diavolo, che come padre è certo un personaggio parecchio ingombrante. Oddio, in effetti poi, come si dice, i figli sono sempre delle madri innanzitutto, i padri spesso fanno ben poca differenza; e una madre il suo bambino lo ama comunque, di chiunque sia figlio. Coda, zoccoli e occhi fiammeggianti compresi.
Da vedere al termine dell’annuale riunione condominiale, avvolti in una nuvola di zolfo.

Carrie: mother knows best

Mother knows best

“Carrie- Lo sguardo di Satana” [tit. orig. Carrie] di Brian De Palma, 1976 Con Sissy Spacek, Piper Laurie, William Katt, John Travolta, Nancy Allen.

“Vedi io non sono come te mamma, capisci. I ragazzi mi trovano ridicola e io voglio essere normale, voglio diventare una persona come tutte le altre, prima che sia troppo tardi.”

Brian De Palma parte da un romanzo di Stephen King per portare sullo schermo una storia dura e insanguinata ma in qualche modo classica: una madre che per l’eccessivo senso di protezione nei confronti della figlia la opprime e fa di lei una disadattata. Alcune mamme sono talmente convinte dei valori in cui credono da non rendersi conto che questi, oltre ad averle imprigionate in una vita povera di gratificazioni, possono diventare la rovina dei figli che pure tanto amano.

carrie - lo sguardo di satana di brian de palma

Mother cares

Qui l’integralismo cattolico della madre non può certo essere d’aiuto alla povera Carrie alle prese con le trasformazioni del suo corpo di adolescente e con gli spietati coetanei di un tipico college wasp. Certo la reazione di Carrie è probabilmente eccessiva, ma si sa che gli adolescenti hanno dentro un’energia che se tenuta troppo compressa può diventare incontrollabile.
Innestare horror e soprannaturale su una trama da commedia adolescenziale ha fatto scuola. L’incubo finale è così spaventosamente bello da essere stato copiato da altri mille film horror. Ma probabilmente sono poche le mamme ad averlo visto.
(Già negli anni settanta i traduttori dei titoli dei film mostravano la loro insipienza)
Da vedere in uno di quei giorni, prima di andare al ballo.

Mamma e figlia in voglia di tenerezza

Ti voglio bene, nonostante tutte quelle frappe

“Voglia di tenerezza” di James L. Brooks, 1983. [tit. orig. Terms of Endearment] Con Shirley MacLaine, Debra Winger, Jack Nicholson, Jeff Daniels, Danny DeVito

“Ti renderai conto di volermi bene e forse soffrirai per non avermelo mai detto, ma non soffrire. Io so che tu mi vuoi bene.

Aurora è una madre normale: insopportabile. Una donna vanitosa, intelligente e acida, brutalmente sincera, ambiziosa, perbenista, ansiosa, irrigidita dalla vedovanza: sua figlia Emma, come ogni figlia normale, non le somiglia e fa di tutto per non somigliarle. Si sposa con un uomo che la madre non sopporta, lo asseconda, scodella figli, perdona tradimenti, sacrifica alla famiglia tutta la sua vita, si trasferisce lontano da sua madre. La madre non risparmia alla figlia critiche crudeli, la figlia ricambia con sagacia: un intenso e banale rapporto di amore e odio tra madre e figlia. Di solito va avanti così per tutta la vita, stavolta no, ci si mettono di mezzo un astronauta e un cancro. Filmone sentimentale, tutto amore e famiglia, imperniato sulla capacità di amare e amarsi delle duellanti consanguinee. N.B.: il regista è James L. Brooks, il creatore dei Simpson, uno che di famiglie se ne intende.
Da vedere sul bordo della piscina dei vicini di casa (che probabilmente non sono astronauti, ma idraulici, considerato che hanno la piscina, ma non fa niente).

Getta la mamma dal treno di Danny De Vito, 1987 [tit. orig. Throw Momma from the Train]. Con Danny DeVito, Billy Crystal, Kate Mulgrew, Anne Ramsey

Getta la mamma dal treno

Come posso aiutarti, mammina?

A parte il luogo comune secondo cui le madri rovinano i figli, la mamma di Owen è distante dai luoghi comuni su mamme e amore materno quanto Mario Monti è distante dal Samba Disco-Mix. Owen è un bambinone grassoccio di mezza età completamente fuori di testa (Danny De Vito, manco a dirlo) e sua madre rende ogni giorno della sua vita un inferno. È una donna terribile; cattiva, profondamente cattiva. Così insopportabile che il povero Owen vorrebbe liberarsene e a questo scopo concepisce un ingegnoso piano nel quale coinvolge il suo insegnante di scrittura (Billy Crystal), per uno scambio di omicidi ispirato nientemeno che a “L’altro uomo” di Alfred Hitchcock: in pratica, io uccido qualcuno per te, tu uccidi qualcuno per me e non ci becca nessuno. Naturalmente, siccome sono due sfigati e siccome questa è una commedia, prima tutto va male e poi tutto finisce bene. A dimostrazione che la mamma è sempre la mamma.
Da vedere mentre Mamma dal piano di sopra vi urla di portarle le mandorle salate e quella buona gelatina di uva, figli degeneri e pelandroni! 

Valeria Golino in La guerra di Mario di Antonio Capuano

Mario, capisc’a mme’

“La guerra di Mario” di Antonio Capuano, 2005 Con Valeria Golino, Marco Grieco, Andrea Rienzi, Anita Caprioli, Rosaria di Cicco
“Volete solo educarle le persone al vostro modello, ma Mario non vuole essere educato, vuole essere accolto. Io l’ho accolto. Almeno ci sto provando”

Valeria Golino è un insegnante di arte. Il marito è un giornalista del TG3. Famiglia borghese, colta, progressista. La protagonista corona il suo desiderio di maternità con l’affidamento di Mario, un bambino dall’infanzia difficile nella periferia napoletana. Ma il bambino è un alieno: per lui i luoghi e i valori della nuova famiglia sono estranei, incomprensibili.
Una madre per conquistare il suo bambino è disposta a tutto, a mettere in discussione i propri valori, i propri amori, il proprio ruolo. Così le certezze vacillano. Le coppie si allontanano. Le istituzioni si intromettono. E ciò che ci teneva in piedi prima non serve più. Restano una Napoli bruciata dal Sole e la guerra immaginaria del piccolo Mario.
Da vedere lontano da un salotto borghese

Carmen Maura e penelope Cruz in Volver di pedro almodovar

Gli uomini, che mascalzoni …

“Volver- Tornare” di Pedro Almodóvar., 2006. Con Penelope Cruz, Carmen Maura,Lola Dueñas, Blanca Portillo, Yohana Cobo.

“È molto doloroso che una figlia non ami sua madre.”

Liberarsi di una madre risulta a volte piuttosto complicato: come liberarsi delle origini, della terra in cui si è nati, dei ricordi propri e della propria famiglia. Irene (Carmen Maura), la madre di Raimunda (Penelope Cruz) e Sole (Lola Duenas), non le abbandona nemmeno da morta, addirittura si nasconde nel bagagliaio dell’auto, e torna con Sole dalla Mancha a Madrid per stare insieme alle sue figlie, amarle e riconquistare il loro amore. In effetti, non sembra tanto morta, anzi non è morta affatto anni prima in un incendio, insieme al marito. L’incendio l’ha appiccato lei, per ragioni fondate e viscerali, le ragioni di una madre. Anche Raimunda, per ragioni molto simili, ha un cadavere sulla coscienza. Niente di grave, in un mondo di donne solidali tutto si risolve, tutto si perdona, tutto si capisce, in equilibrio tra la follia e il dolore, con un po’ di malinconia e un incrollabile senso pratico.
Da vedere in compagnia dei fantasmi di tutte le vostre nonne, zie, prozie e vicine di casa, coi piedi appoggiati su un congelatore che contiene un cadavere maschile. (di un maschio qualunque, non necessariamente il marito, ma meglio se è il marito)

Margherita Buy in Lo spazio bianco

L’incubatrice in qualche caso è la madre più accogliente

“Lo spazio bianco” di Francesca Comencini, 2009. Con Margherita Buy

“Come faccio adesso? Lo faccio da sola?” “Da sola hai sempre fatto tutto.”

Ha passato i quaranta (la Maria-Margherita Buy di questo film), vive sola in una città non sua, insegna alle scuole serali ad alunni non giovani, problematici (e interessanti), ha qualche amico, si diverte, di pomeriggio va al cinema. Poi si innamora, e poi rimane incinta. Come tante donne, rimane incinta quando ormai non se l’aspettava più, di un uomo che non vuole diventare padre – il momento sbagliato, la persona sbagliata. Rimane incinta ed è sola. Non sa se vuole diventare la madre dell’ombra che compare nelle immagini dell’ecografia, forse non vuole, forse solo perché pensa che “non si fanno i figli da vecchi”. Avvolta dai dubbi, la bambina nasce precoce, sta male, forse sopravvivrà, forse no. Nello “spazio bianco” tra la scelta e il destino, prima, tra la vita e la morte poi, una madre per caso, per imposizione della Biologia o del Fato impara l’attesa, la pazienza e scopre il proprio amore di madre. Stranamente, senza alcuna retorica. (dall’omonimo romanzo di Valeria Parrella).
Da vedere soltanto prima dei quaranta, quando certi avvenimenti sembrano impossibili.

 “La prima cosa bella” di Paolo Virzì, 2010. ConMicaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Valerio Mastrandrea, Claudia Pandolfi

La bellissima Micaela Ramazzotti è la mamma giovani di La prima cosa bella

Micaela Ramazzotti: un po’ de joie de vivre

Bella, giovane, sprovveduta, col marito geloso e due figli piccoli che ama immensamente, Anna  in rapida successione colleziona una vittoria a un concorso di bellezza, una scrittura in un film di Dino Risi e una cacciata di casa da parte del marito. Da lì in poi è tutt’una bolgia di vita, di fragilità, di precarietà sentimentale e quotidiana. I bambini crescono con lei, soffocati e protetti dal suo amore, disorientati dal suo bonario disordine e dalla sua ingenuità, tra lacrime, bacioni e strilli che si allungano attraverso quarant’anni di vita italiana, costellati di uomini innamorati di lei, approfittatori del sentimento, zie gelose e invidiose, chiacchiere di vicinato, vestaglie, stanchezza, risate. Fino alla fine ,stretti tutti e tre insieme in un abbraccio tenero, che confonde e toglie il respiro. La Mamma, in una delle sue migliori improvvisazioni.
Da vedere insieme agli ex di vostra madre, alle ex di vostro padre e a tutti i loro figli, prestando grande attenzione alle somiglianze.

l'adolescente Rapunzel e Madre Ghetel

Ad un’adolescente i baci in fronte non bastano

“Rapunzel – L’intreccio della torre”, Walt Disney 2010 [tit. orig. Tangled]

“Mamma sarebbe furiosa … Ma non fa niente perché se non lo sa non soffrirà giusto? 
Ma cosa ho fatto? Questo potrebbe ucciderla! …E’ troppo divertente! 
Sono una pessima figlia torno indietro… Non tornerò più indietro,uhh
Sono un essere spregevole…Iuhhh il giorno più bello di sempre, hahahuhh”

Qui di mamme ce ne sono due: una madre naturale che è talmente presa dalla sua vita che si lascia rapire la figlioletta mentre dorme. Questa madre ha davvero scarsa importanza, infatti non ci viene neanche detto come si chiama. Viene identificata col suo ruolo, quello di regina, un termine che indica potere e ricchezza. Probabilmente potere e ricchezza non sono proprio le cose di cui ha bisogno una bambina. Infatti Rapunzel è cresciuta dalla sua rapitrice che invece un nome ce l’ha: Madre Ghothel, cioè è identificata col suo ruolo di madre. Questa la fa crescere bella e sana, la educa, la protegge dai pericoli del mondo, la ricopre di affetto e di attenzioni. Tutto quello che serve per rendere felice una bambina.
Ma poi la bambina cresce e dell’amore esclusivo di una madre non sa più che farsene. Conoscerà un teppistello di bell’aspetto che le farà capire che la bella vita e un regno da condividire valgono molto di più dell’amore di una madre. Gli inevitabili sensi di colpa saranno facilmente spazzati via, così come sarà ridotta in cenere Madre Gothel che quando la figlia le sbatte in faccia l’inevitabile passare degli anni diventa davvero eccessivamente possessiva.
Da vedere cantando e spazzolandosi compulsivamente i capelli.

 

Bonus Track

Bruce Springsteen (63) anni, fa salire la madre Adele (sì, il boss ha la mamma italiana) di oltre 90 anni sul palco e insieme ballano Dancing in the Dark. Ci sono delle mamme che possono davvero urlare di essere felici.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. anselmo

    Bello! Viva gli autori
    Per puro spirito di pognoleria: in La prima cosa bella, la mamma in sequenza vince il concorso, viene cacciata di casa e poi ha una comparsata per dino Risi, non come dite voi.
    La Ramazzotti in questo film è straordinaria, ha quasi fatto diventare etero una checcaccia mestruata come me.
    Tenero, divertente, commovente! Una grande film italiano (chi lo avrebbe detto?)
    “Ma tu cosa hai contro Livorno?”
    “Ho tutto contro Livorno!”

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