Vent’anni buttati?

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Con le dimissioni di Bossi che seguono quelle di Berlusconi, possiamo mettere la parola fine all’epoca post-Tangentopoli e forse anche alla cosiddetta Seconda Repubblica. Anche se era ormai chiaro a chiunque che la Lega si era trasformata in “un partito come gli altri”, le aspettative di autentico cambiamento nei modi e negli atti che suscitò durante i convulsi anni di Mani Pulite furono tali che la sua attuale debacle è epocale.

Nonostante esistesse (unico attuale partito) già prima di Mani Pulite, fu senza alcun dubbio la Lega a incarnare buona parte delle istanze di rinnovamento di quella stagione (1992-94) ed a costituirne il fenomeno elettoralmente più rilevante (alle politiche del 1992 la Lega ottenne uno strepitoso 8.6% alla Camera ed un anno dopo un leghista, Formentini, divenne sindaco di Milano).

“Dovrai scappare dal Nord di notte con tua moglie e i tuoi figli e le valigie. Hanno capito che tu sei mafioso” [Bossi riferendosi a Berlusconi, 1995

Tutte quelle speranze, alcune delle quali certamente condivisibili come un’attenzione all’onestà, l’etica del lavoro, l’avversione al clientelismo, ecc., sono finite in fumo. Così come i “nuovi miracoli italiani”promessi dall’altro soggetto politico che seppe approfittare del terremoto politico di quegli anni e che in troppi scambiarono colpevolmente per un autentico liberale capace di rinnovare e rilanciare l’italica imprenditoria.

Sorvolando sulla sinistra che avrebbe dovuto, naturalmente, passare all’incasso una volta spazzato via l’asse politico (DC-PSI) che l’aveva relegata all’opposizione per decenni, delle aspirazioni di cambiamento che la “rivoluzione” di Mani Pulite legittimamente suscitò non rimane nulla. Né in Parlamento, né negli animi della maggioranza degli italiani. Non ci sentiamo di esagerare affermando che sono stati buttati vent’anni.

L’ex-tesoriere della Margherita ed ex-collaboratore di Rutelli, Luigi Lusi

Il panorama politico è più desolante che mai: se nel 1992-94 la fiducia nei partiti stava a zero, adesso sta sotto zero (per la precisione tra il 4% e l’8% secondo il sociologo Renato Mannheimer). Valga per tutte la vicenda ridicola, se non fosse drammatica, del senatore Luigi Lusi, accusato di aver fatto sparire 13 milioni di Euro dalle casse della Margherita, un partito che però non esiste più (!) essendo confluita nel 2007 nell’attuale PD del quale fa parte (seppur sospeso) Filippo Penati, ex-capo della segreteria politica di Bersani, indagato per essersi appropriato indebitamente di circa 2 milioni di Euro.

Anche applicando i dovuti “distinguo” è ovvio che non si tratta solo della politica “ad personam” di Berlusconi o delle ruberie leghiste “ad familiam”: è l’attuale sistema dei partiti che è marcio. Anche in questo caso, un banale esempio è sufficiente ad inquadrare la situazione: lo Stato italiano versa ai partiti dei soldi come rimborso elettorale in proporzione ai voti ricevuti. I partiti devono rendere conto di come li hanno impiegati; tuttavia non sono tenuti a presentare fatture, scontrini, ricevute, ecc….così che nessuno può effettivamente controllare dove sono finiti quei soldi…

L’aspetto ancora una volta comico se non fosse tragico è che l’attuale presidente del Consiglio è da un lato sostenuto dai partiti, ma dall’altro sta operando per rimediare ai loro danni e per restituire all’Italia e alle istituzioni la credibilità che gli stessi partiti (generalizzando un po’) hanno fatto a pezzi negli ultimi anni. Si tratta di una situazione tragicamente paradossale. Un po’ come se tua moglie ti caccia di casa perché la tradisci, e tu preghi un amico di andare a tirarla su e questi lo fa effettivamente, raccontandole però che persona orribile tu sei e delle meschinità con cui l’hai ridotta in quello stato.

Nonostante tutto, nella desolazione politica italiana, il gradimento di Monti è ancora intorno al 50%

A complicare la questione c’è l’evidenza per cui se è vero che la sopravvivenza del governo-Monti dipende dai partiti, è altrettanto chiaro che essi, per ora, non gli toglieranno la fiducia, anche se alcuni dei suoi provvedimenti ledono i loro interessi, per il semplice fatto che senza Monti non saprebbero cosa fare e dove andare e – ad eventuali elezioni – sarebbero quasi tutti indistintamente massacrati dagli elettori. Tra i quali è sempre più diffusa la sensazione per cui, essendo tutti i partiti corrotti, si può vivere senza partiti. Come scritto, l’enorme vuoto di rappresentanza politica che queste convinzioni hanno creato è assai pericoloso perché potrebbe facilmente essere riempito da qualche nuovo, spregiudicato “venditore di tappeti” come accaduto con la famosa “discesa in campo” del ’94. Nel meno peggiore dei casi, si tratterà di qualche Marcegaglia.

Tuttavia, se vogliamo rinnovare questo benedetto Paese realizzando riforme non solo nella riduzione e controllo dei “costi” della politica, ma in maniera profonda e moderna, non ci si può illudere di farlo senza partiti . Come scritto recentemente da Ilvo Diamanti su “La Repubblica” è necessario ridisegnare Stato ed istituzioni e ricostruire la Politica e i Partiti. “Perché senza Politica e senza Partiti non è possibile riformare lo Stato e le Istituzioni. Inutile illudersi che Monti e i suoi Tecnici (perlopiù del Nord) ce la possano fare, da soli”. Diamanti propone una nuova “Assemblea costituente” che, in questo momento, appare francamente inconcepibile.

Nel frattempo, le prossime elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012 (a cui voteranno oltre 7 milioni di italiani) saranno la prima cartina tornasole della tensione che si respira in questi turbolenti mesi.

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Chi lo ha scritto

Gian Pietro "Jumpi" Miscione

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Gian Pietro "Jumpi" Miscione. Nato nel 1969, vive tra Bologna e Bogotá, è tra i fondatori de L'Undici, nonché il suo direttore. E' professore di chimica all'università, ama scrivere, viaggiare, studiare, ascoltare la radio e discutere di football. E' anche fondatore dell'evento sportivo "Paganello". Fatica ancora ad accettare il fatto che l'antica biblioteca di Alessandria sia stata incendiata.

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