Il Re inciampa in un elefante / Un elefante atropella al Rey español

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[version en castellano abajo] Un elefante sta facendo tremare la monarchia spagnola. Don Juan Carlos de Borbón y Borbón ha deciso di fuggire dalle preoccupazioni e partire per andare a caccia di elefanti in Botswana (senza che si sappia chi ha pagato) A 74 anni, fucile in mano, la sua anca ne ha avuto abbastanza e ha dovuto essere trasferito in un ospedale di Madrid per essere operato, nientemeno che il 14 aprile, anniversario della proclamazione della seconda Repubblica spagnola.

Iñaki Urdangarin, duca di Palma di Maiorca, marito dell'infanta Cristina di Borbone, figlia del Re Don Juan Carlos di Borbone

E’ sempre più l’annus horribilis della monarchia spagnola: la passione per le armi della Casa Reale ha fatto sì che uno dei nipoti del monarca (13 anni) si sparasse accidentalmente in un piede; Inaki Urdangarin, genero di Don Juan Carlos, è indagato in un caso di presunta corruzione; vengono alla luce sensazionali rivelazioni sulla “disordinata” vita amorosa del Re; e sono in discussione le poco chiare spese della Casa Reale in un momento in cui i conti pubblici sono sull’orlo del collasso e la Spagna rischia di dover richiedere un intervento europeo.

Gli spagnoli iniziano a domandarsi un po’ di cose: cosa fa un monarca del secolo XXI a caccia di elefanti in Africa? Cosa fa un ragazzo di 13 anni con in mano una pistola? Perché la famiglia Reale è coinvolta in affari loschi con denaro pubblico di mezzo? Perché le cellule staminali dei nipoti del Re sono state depositate in un laboratorio privato in Arizona, quando in Spagna ciò può essere fatto solo in forma anonima e altruista in un’entità pubblica? Perché il capo di Stato non è eletto democraticamente e perché gli uomini godono di preferenza nella linea di successione alla corona?

Indipendentisti catalani bruciano immagini dei monarchi spagnoli

Molti giornalisti stanno cominciando a stancarsi di “silenziare” notizie certe riguardo alle dubbie attività di Don Juan Carlos, alle sue amicizie pericolosi e alle sue amanti. In questi tempi, l’immagine del monarca, presidente onorario del WWF spagnolo (!), a caccia di grandi mammiferi non è la più edificante per l’opinione pubblica. Mai era venuto alla luce qualcosa di simile, mai si era parlato tanto insistentemente di abdicazione (una scelta molto complessa dal punto di vista giuridico, secondo il diritto vigente). E’ evidente che qualcosa si sta rompendo.

La monarchia spagnola ha sempre vissuto protetta da una autocensura della stampa mainstream, pubblicizzando su riviste “rosa” un incantato mondo di principi e principesse e godendo  del sostegno dei partiti politici. Quando qualche anno fa, quando alcuni indipendentisti catalani bruciarono immagini di Don Juan Carlos, per molti lo shock fu violento.

Il Re è inviolabile e la Costituzione lo consacra tale. La monarchia, l’unità nazionale e l’impossibilità di giudicare chiunque per il suo coinvolgimento con il regime Franco sono stati i tre elementi che, in nessun caso e in nessun contesto, furono messi in discussione durante “la transizione” (il periodo di passaggio dalla dittatura franchista all’attuale democrazia, NdR) di cui costituirono le stesse basi. Mai, fino alla metà degli anni ’90, la monarchia era stata presa in giro in spettacoli o giornali satirici, mentre ora ciò accade in maniera anche molto sottile e  simpatica. Ma a tutto c’è un limite e nel 2007 un numero del settimanale satirico “El Jueves” fu ritirato dalla circolazione per ordine del tribunale per aver pubblicato una vignetta dei principi nell’atto di copulare.

La copertina del numero de "El Jueves" sequestrato nel 2007 per avere ritratto il principe Felipe e la principessa Letizia mentre fanno all'amore

La storia ufficiale, ripetuta più e più volte come una cantilena ha instillato nello spagnolo medio fino a livelli insospettabili l’idea secondo cui la transizione dalla dittatura alla democrazia fu resa possibile grazie al Re e quando il cammino si faceva pericoloso, come il tentativo di golpe del 1981, fu sempre Re a riportare il Paese nella giusta direzione.

La Spagna è la più repubblicana delle monarchie repubblicana e la ripetizione di questa storia non è da sottovalutare per rafforzare l’istituzione monarchica. Lo sa bene la Regina, di origine greca, la cui famiglia perse il trono del paese ellenico nel 1974 a causa di un referendum. Ma la verità è che, analizzando le cose in prospettiva storica, la Spagna del 1975, con o senza un re, non aveva altra scelta se non diventare una democrazia come i paesi vicini. In Spagna, però, si è sempre posto l’accento molto più su chi stava pilotando la nave che non sull’evidenza che il cammino era già segnato.

In una situazione difficile come quella che sta attraversando la Spagna, gli spagnoli si aspettano qualcosa di più da Don Juan Carlos: che faccia uso delle sue discrete ed efficaci arti diplomatiche nei paesi arabi e latino-americani per influenzare positivamente, per esempio, un caso come la nazionalizzazione della compagnia petrolifera YPF Argentina (una controllata della spagnola Repsol) e non una scia di scandali.

Tuttavia, il più nervoso di tutti è l’erede Felipe, il quale, all’età di 44 anni e senza l’aura di suo padre, teme che l’”azienda di famiglia” possa sfuggirgli dalle mani.
[traduzione dallo spagnolo di Gian Pietro Miscione]

Un elefante atropella al rey español

Un Rey cazador

Un elefante de Botswana está haciendo tambalear la monarquía española. Juan Carlos de Borbón y Borbón decidió evadirse de sus preocupaciones yendo de viaje al país africano para realizar una cacería de elefantes que nadie sabe quien ha pagado.

A sus 74 años, rifle en mano, su cadera dijo basta y tuvo que ser trasladado a un hospital de Madrid para ser operado, nada más y nada menos que el 14 de Abril, aniversario de la proclamación dela 2ª República española.

Este está siendo el particular annus horribilis de la monarquía española: su afición a las armas hizo que uno de los nietos del monarca, de 13 años, se disparara accidentalmente su propio pie; Iñaki Urdangarín, yerno de Don Juan Carlos, se encuentra imputado en un caso de presunta corrupción; salen a la luz morbosas revelaciones sobre la azarosa vida sentimental del Rey; y se está cuestionando el opaco gasto que la casa real realiza a costa de un erario público al borde del colapso y la intervención europea.

Los españoles empiezan a preguntarse muchas cosas: qué hace un monarca del siglo XXI cazando elefantes en África; qué hace un niño de 13 años manejando una arma de fuego; por qué la familia real se tiene que ver envuelta en turbios negocios con dinero público de por medio; por qué se depositan en un laboratorio privado de Arizona células madre de las nietas del Rey, algo que en España sólo puede hacerse de forma anónima y altruista en centros públicos; por qué el jefe del Estado no es elegido democráticamente o por qué los hombres tienen preferencia en la línea de sucesión a la corona. Muchos periodistas empiezan a estar cansados de silenciar informaciones certeras sobre los dudosos negocios de Don Juan Carlos, sus peligrosas amistades y sus amantes.

La imagen del monarca, presidente de honor de la ecologista WWF (!), cazando grandes mamíferos en los tiempos que corren no es la más edificante para la opinión pública. Nunca había salido a la luz algo así, nunca antes varias voces al mismo tiempo habían hablado de abdicación (algo jurídicamente muy difícil de articular de acuerdo con la legislación actual); algo se está quebrando.

 

Indipendentistas catalanes queman imagenes de los monarcas

La monarquía española ha vivido siempre protegida por la autocensura de la prensa generalista, por la publicitación de un mundo de príncipes y princesas en la prensa rosa y por el apoyo de los partidos políticos. La quema de fotografías de Don Juan Carlos por parte de independentistas catalanes años atrás fue una imagen espeluznante para muchos.

El Rey es inviolable y la Constitución así lo consagra. La monarquía, la unidad nacional y la imposibilidad de juzgar a nadie por su implicación con el franquismo fueron los tres elementos que en ningún caso y bajo ningún concepto, se cuestionaron durante la transición, fueron las bases donde esta se asentó. Jamás hasta mediados de los ’90 la monarquía fue objeto de burla por parte de los programas de humor y si lo llegó a ser lo fue de forma muy sutil, incluso simpática. Pero todo tiene un límite al hablar de monarquía y en 2007 un número del semanario satírico “El Jueves” fue quitado de circulación por orden judicial al caricaturizar a los príncipes copulando.

 

La portada del numero de "El Jueves" quitado de circulación por orden judicial al caricaturizar al principe Felipe y Doña Letizia copulando

El relato oficial, repetido una y otra vez como una gota malaya, ha hecho penetrar hasta límites insospechados en el español medio la idea de que el tránsito de la dictadura a la democracia fue gracias al Rey y que cuando este camino tuvo peligrosos recodos, como el intento de golpe de estado de 1981, el monarca tomó las riendas para poner el País en la dirección correcta. España es la monarquía más republicana y la repetición de este relato no ha sido baladí para afianzar la institución. Bien lo sabe la Reina, de origen griego, que vio cómo su familia perdía el trono en el país helénico en 1974 vía referéndum. Pero lo cierto es que visto en perspectiva histórica, la España de 1975, con o sin Rey, no tenía otra opción que convertirse en una democracia como la de los países de su entorno. En España, no obstante, siempre se ha puesto mucho más énfasis en quién pilotaba la nave que no en el hecho de que la ruta ya estaba marcada.

En una situación como la que atraviesa el País, los españoles esperan más de Don Juan Carlos: sus buenas, discretas y efectivas artes en los países árabes y latinoamericanos para influir positivamente, por ejemplo, en un caso como el de la nacionalización de la petrolera YPF en Argentina (filial de la española Repsol), que no un reguero de pequeños escándalos. Con todo, el más nervioso de todos es el heredero, que, a sus 44 años y sin la áurea de su padre, ve cómo el negocio puede escapársele de las manos.

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