Chi ha diritto ai diritti?

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A proposito di indipendenza, coerenza e democrazia.

Renato Pagliaro

Renato Pagliaro

Qualche settimana fa, in un moderato silenzio, ci siamo eruditi leggendo le acute riflessioni di un paio di eroi: esempi da seguire per un’Italia sobria, roba da “ce lo chiede l’Europa”. I due bastioni del libero mercato, quelli che “lo sappiamo noi come va il mondo”, sono il capo della Fiat Sergio Marchionne e, il meno conosciuto ai più, Renato Pagliaro, presidente di Mediobanca, la più grande banca d’affari italiana. Al grido di “avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità” ci hanno spiegato come si sta al mondo, lanciando strali di assennata protesta contro l’articolo 18, il vero problema dell’Occidente (sic), e l’eccesso di produzione – ecco perché la Fiat vuole andare via, non era perché (i soliti maligni pensano) le automobili ideate vendono di meno che un materasso di Mastrota ad un convegno di premi Nobel – per riservare, poi, parole di responsabile e confessionale delirio su un tema come la famiglia; di solito per tali buontemponi una spruzzata di catechesi, un po’ di “dio patria e famiglia” e un occhiolino al mondo della Chiesa non fanno mai male. 

Del Gran Capo di Fiat e Fiat Industrial sappiamo. I suoi interventi da tempo scolarizzano i provinciali lavoratori italiani sui diritti e i doveri da osservare. All’ultimo tuono risentito e responsabilmente sobrio di Sergione, “i diritti vanno tutelati ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo”, pare sia seguito un seppuku intergenerazionale di massa. Finalmente smascherati, questi italiani bulimici dei diritti, si sono auto-purgati con olio di ricino accogliendo, da svergognati quali sono, l’autorevole rimbrotto. Ormai, Sergione dei due mondi, lo fa da anni, blandisce i potenti e bastona quei poveri ripetenti degli italioti, servendosi del suo rigore da severissimo maestrino con la Punto rossa.  È una presenza fissa, Sergione Pitagorico, un po’ come quella di Pippo Baudo negli anni della Balena Bianca o della comica, di forza satirica alla Bim Bum Bam, Littizzetto coadiuvata dal chierico con chierica Fabio Fazio. Un duo da cronaca nera.

Sergio Marchionne

E mentre Marchionne inchiodava il suo pensiero in un monito definitivo, tra un diritto e l’altro si è dimenticato (oh smemorato!) che i suoi, di diritti, prevedono azioni per svariati milioni di Euro, 225 milioni nel periodo tra il 2004 e il 2009, più uno stipendio di oltre 4 milioni di Euro all’anno. Solo nel 2012, soffocato da questi maledetti diritti, ha incassato un pacchetto azionario consegnatogli dall’azienda, per un valore di mercato corrente, di circa 50 milioni. Ma di diritti, per Sergione, si muore: ecco perché qualche mese fa, sdegnato, ha fatto uscire la Fiat da Confindustria. Il posto fisso in fondo è una nefandezza da cui rifuggire, un’onta da lettera scarlatta, fa schifo, puzza, è un orribile diniego alla modernità occidentale. D’altra parte Sergione ha recepito, a supporto della sua teoresi filosofica, le invettive, alla profeta Isaia, della ministra (le piace essere chiamata così) Fornero e del Sempre Sobrio Mario Monti. Anche loro strangolati dai diritti e avendone talmente sperimentato gli insopportabili effetti (libertà, uguaglianza vade retro!) offrono il vaccino: non averne più ( e conservarli solo per lor signori, si capisce). Pensavamo, comunque, che Sergione fosse unico: la nostra guida per l’eternità, il missile terra-aria recapitatoci direttamente dal Canada via Svizzera. Convinti che un cervello così fecondo di spunti illuminanti risiedesse solo nel Nostro, siamo stati sorpresi dall’abbaglio. Ai bastioni d’Orione abbiamo visto all’orizzonte un uomo che lo ha battuto in sobrietà, molto europea e molto moderata. Così, come Atena dalla testa di Zeus, dal cerebro lucidissimo del Presidente di Mediobanca Pagliaro Renato sono uscite idee sottili come lamine, anatemi sapienziali e apodittiche prese di coscienza durante un incontro con gli scolari del Liceo Carducci di Milano.

Piazzetta Cuccia, storica sede milanese di Mediobanca

Piazzetta Cuccia, storica sede milanese di Mediobanca

Il Corriere della Sera, controllato dalla holding Rcs dove troneggia da sempre Mediobanca, tanto per non deludere le aspettative di uno dei suoi maggiori azionisti, ha deciso di affidare il canto dell’incontro, tenuto al Carducci il 26 marzo 2012, a ben due cronisti alla Sostiene Pereira, Fabrizio Massaro e Leonard Berberi. Al di sopra di ogni sospetto, quanto un Cuffaro che scrive di Cosa Nostra, hanno vergato parole dure, d’indipendenza commovente: il presidente di Mediobanca ha lesinato consigli e visioni del mondo, poi, tra una lesinata e l’altra, riportano questi magnificenti consigli e visioni del mondo:  “La laurea non è garanzia di successo (stupore nella sala). Senza quel pezzo di carta Steve Jobs , Mark Zuckerberg e Bill Gates sono andati molto lontani (sguardi basiti verso verità inconfessabili). La parola successo viene prima di sudore solo nel vocabolario (full metal jacket, agli ordini signorsi signore!). Accortosi che il cuoio capelluto somatizzava una devastante dermatite seborroica, il cronista Leonard Berberi, dopo una pausa di riflessione, si è ripreso e ha riattaccato ancora più indipendente. Basta guardare i volti (degli alunni n.d.r.) di chi inizia già a bussare alle imprese. Loro da una parte, chi il mercato lo conosce dall’altra. In mezzo le critiche e i consigli. Seccata la lingua, Leonard si è preso una Red Bull per ridonarci, tra virgolette, il cotanto pensiero del suo azionista Pagliaro Renato:  “In Italia si esce dall’università con modeste capacità lavorative (Pagliaro, appena laureatosi, è stato assunto immediatamente da Mediobanca). Qui si è sempre sottovalutato il lavoro manuale e si è sempre preferito il posto dietro una scrivania (pur tentato dalla carriera di manovale, Renatino è entrato nel 1981 a Mediobanca senza cambiare, manco per sbaglio, scrivania, al massimo ha solo aggiunto qualche pianta di ficus qua e là)In Italia c’è una sottovalutazione del lavoro manuale, ma spesso dà più soddisfazioni, anche economiche, di un lavoro intellettuale - scopriamo quindi che nel mondo del lavapiatti Pagliaro il lavoro di un ciabattino o di uno che raccoglie i cocomeri, peraltro gli unici lavori offerti dal mercato, danno più soddisfazioni, anche retributive. Quindi, oltre alla straordinaria soddisfazione morale che offre un cocomero ad un laureato, c’è anche il lato economico che non va preso sotto gamba.

Lavoratrici dello stabilimento FoxConn a Taiwan

Il cronista Leonard, sempre più spavaldo, ci avverte dopo aver riportato le reprimende di Renatino. Il soldatino scrive: quindi i suggerimenti. Pare che gli studenti del Carducci, arrivato il momento delle preziose dritte del Pagliaro, abbiano preso penna e calamaio per fissare i precetti, con la stessa attenzione del Mosè ricevente le Tavole della Legge. Grazie al racconto di Leonard veniamo a sapere che Renatino, alla maniera di Marco Antonio, ha arringato la folla, decretando: “Cercate di fare meno vacanze e trovatevi un impiego. Se uno pensa di poter non lavorare la domenica è fuori dal mondo. Anche in questo l’Italia è molto indietro“. Negli stessi giorni lo stabilimento taiwanese della Foxconn, dove si producono i nostri amati iPad e iPhone, è stato visitato da Tim Cook, il numero uno della Apple, per verificare quanto si diceva sulle condizioni disumane in cui versano i lavoratori. È saltato fuori che, oltre ai turni massacranti, anche da ventiquattro ore filate, oltre alle domeniche spese a sgobbare da questi schiavi moderni per costruire gli aggeggi più à la page del mondo, molti studenti, almeno centomila, sono stati costretti a compiere stage a tali condizioni per ottenere i crediti necessari al conseguimento del diploma di laurea. Ma Pagliaro è troppo sobrio, è troppo avanti, il futuro per lui è tornare indietro di cento anni aggiungendo ai diritti dei lavoratori, se capita, un gusto alla crema cinese, con una spruzzatina di welfare all’indiana e praline di sicurezza sul lavoro dall’Est Europa. Il cono dei diritti, nel gelato ideale di Pagliaro, viene direttamente dal corno d’Africa ai tempi delle navi negriere. Gustosissimo.

Dopo qualche altra leccata e un paio di inchini, Leonard, il giornalista indipendente, spiega che un ragazzo, uno di quelli che ha la pretesa di lavorare con qualche diritto (che screanzato!), ha fatto notare a Renatino che senza un posto fisso le banche non ti concedono un mutuo. 95 minuti di applausi dalla platea. A quel punto, scrive soldato Leonard, Renatino non si è perso d’animo e ha spiazzato tutti spiegando i meccanismi alla base del sistema creditizio. Cosa avesse a che fare con la riflessione del ragazzo nessuno, nella platea, è riuscito a comprendere mentre qualcun altro ha cominciato a grattarsi le terga.

Renatino, preso all’amo da un adolescente, non sapeva più cosa dire. All’improvviso, però, stufo di non essere compreso, si narra abbia guardato il ragazzo e, scuotendo la testa, ha ammonito con l’autorevolezza di un bambino a cui hanno spiegato di avere torto: “Nessuno ha il dovere di farti credito o di assumervi…così come non esiste un diritto al credito, non esiste nemmeno il dovere di assumere - la palla è mia e ci gioco io, specchio riflesso: tuo e senza ritorno! Poi, dopo aver prospettato la personale ucronia da romanzo rosa nella quale un artigiano guadagna di più del capo del fondo obbligazionario Pimco, la domenica è ottima per un turno da venticinque ore e chi ha intenzione di studiare non gli venga lo sghiribizzo di farlo, Renatino si è accorto di aver detto qualcosa che la sua moderazione e sobrietà non potevano. Non sarà, si è chiesto Renatino, che le mie parole vanno un po’ contro la Chiesa che sulla domenica e sugli ultimi del mondo ha (o dovrebbe avere) un’opinione appena diversa? Inarcando il sopracciglio, Renatino, con un riflesso degno di una sinapsi di Homer Simpson, si è ripreso e ha dunque sancito pensando a Santa Romana Chiesa e alla famigghia (virgolettato riportato sia dal soldato Leonard che dall’altro prode giornalista Massaro): “non abbiate paura di fare figli per insicurezza economica. Fatene tanti”. E che non si azzardino a chiedere diritti. Ego te absolvo.

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