Catalunya sí, Catalunya no!

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Sinceramente non capisco tutto questo fervore giornalistico nei confronti di una possibile Catalunya indipendente (scrivo “Catalunya perché è il nome originale di questa parte della penisola iberica, ed è bene che i nomi propri si scrivano secondo la corretta dicitura).  Da italiano, ricordo di aver studiato a scuola, le guerre per la costruzione dello Stato nazionale italiano e ricordo perfettamente che la data in cui il “Belpaese” venne unificato fu il 1861.

La Catalunya in rosso

Non fu una unificazione semplice visto che ci dovemmo separare dall’Impero austro-ungarico; dovemmo liberare Roma dai francesi e il sud dai vari conquistatori di turno, che in quel periodo erano i Borboni. Non c’è dubbio che in quei lunghi anni in cui l’Italia era frammentata, continuava a mantenere rapporti economici e politici con gli altri grandi Stati europei. Sarebbe forse bene ricordare a tutti gli italiani che il concetto di unificazione italiana è stato – diciamo così – tramandato tramite una certa corrente di pensiero politico concepito e sviluppato Oltralpe, in territorio francese.

La Catalunya invece ha avuto la grande sfortuna di trovarsi incastrata tra due grandi imperi emergenti, a nord, quello francese e, a sud-est quello di Castiglia. Questo indomito e coraggioso popolo ha avuto non solo la “faccia tosta” di opporre resistenza ai castigliani, ma bensì di lottare fino allo stremo delle forze barricandosi nella città di Barcellona (nel 1714, NdR) e aspettando un aiuto dagli “alleati” inglesi e austriaci che mai arrivò.  Diciamo che è come se l’Italia avesse dovuto lottare su 3 fronti allo stesso tempo: contro gli austriaci, i francesi e gli spagnoli.

Benché sia vero che la Catalunya fosse già strettamente relazionata al regno di Castiglia negli anni successivi alla scoperta dell’America, è anche vero che ne era formalmente indipendente, visto che aveva il proprio parlamento “nazionale” e addirittura proprie leggi sovrane che si distinguevano da quelle del regno di Castiglia. Un esempio tra tanti è la legge sull’ereditarietà: infatti mentre nel regno di Castiglia l’erede era unicamente il primo figlio maschio, nel regno di Catalunya esisteva la figura della “pubilla” (la figlia maggiore, NdR) che poteva ereditare quanto disposto dai genitori.

Il punto di rottura si ebbe quando nel 1714 il sovrano Filippo V decise di sospendere tutte le forme di autogoverno della Catalunya per due semplici motivi: il primo perché aveva “osato” sostenere un altro “candidato” come Re per il regno di Castiglia e secondariamente perché lo stesso Filippo V considerò, in termini di costi-benefici, meno grave perdere il Portogallo che la Catalunya.

L'identità catalana non è assolutamente paragonabile alla supposta identità "padana".

Fatto questo piccolo ripasso di storia, mi sembra opportuno elencare brevemente alcuni aspetti politici molto spesso dimenticati: mi sembra che il sentimento nazionale catalano (sostenuto e rafforzato nel corso dell’ ’800) non possa essere paragonato né al fantomatico sentimento nazionale padano (visto soprattutto i richiami storici e politici) né al nazional-fascismo, come più volte sostenuto dagli spagnoli stessi.

Per quello che riguarda il primo paragone è inconcepibile definire o paragonare la Catalunya alla Padania visto che quest’ultimo è un concetto nato nel 1994 dalla mente di un certo Bossi che, stanco di pagare le tasse a Roma, si inventò un “Dio Padano” per giustificare la sua appartenenza al territorio lungo il quale giace il fiume Po.

Per quello che riguarda il secondo punto, invece, mi sembra altrettanto fuorviante definire nazional-fascista  il sentimento di appartenenza dei catalani alla propria terra. O si ammette che tutti i sentimenti nazionali sono simili o eguali al nazional-fascismo oppure non si capisce secondo quale principio il nazionalismo spagnolo è degno di essere visto positivamente, mentre quello catalano è reo di non si sa bene quale crimine e perciò da bandire definitivamente.

Vorrei concludere dicendo che le esperienze personali sono un aspetto importante della vita di ciascuna persona e sono quelle che poi ti permettono di esprimere giudizi positivi o negativi rispetto a quello che ti circonda. Considerando perciò le mie esperienze personali e professionali, i catalani non sono affatto un popolo chiuso, semmai un popolo fiero delle proprie origini e fortemente attaccato alle proprie tradizioni.

Lionel Messi in un derby con l'altra squadra di Barcellona: l'Espanyol

Sì è vero, non è facile fare amicizia con catalani perché tendono a essere piuttosto introversi ed è difficile che diano confidenza nel giro di poco tempo, ma è anche vero che se riesci a entrare in confidenza e in fiducia con uno di loro, scopri che sono persone molto disponibili, persone di cui ti puoi fidare ciecamente.  L’integrazione di persone straniere non è mai stata particolarmente difficile in Catalunya, sia perché i catalani sono mediterranei e perciò latini e sia perché appena impari un po’ della loro cultura e della loro lingua, inizi a conoscere il perché delle loro azioni e il perché dei loro pensieri.

Un’ultima considerazione però mi deve essere concessa: non sarà certo il problematico torneo catalano di calcio con due sole squadre (Barcelona e Espanyol), il limite per l’indipendenza della Catalunya; semmai la causa di questa mancata secessione dalla Spagna è tutta da ricercare nell’inefficienza politica e sociale dei politicanti catalani.

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