Le canzonette del berlusconismo

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Il voto non si raggiunge solo con un sistema clientelare o, nella migliore delle ipotesi, con un progetto. Come sanno gli analisti, gli “spin doctors”, gli addetti all’immagine dei nostri politici, per raggiungere un voto è molto importante saper emozionare l’elettore, a scapito della sostanza senza dubbio. Eppure, negli anni, in Italia, il voto è stato l’unico tornaconto aziendale della nostra classe politica. Il principe del voto a tutti i costi è stato, ovviamente, chi ha inanellato più successi elettorali: Silvio Berlusconi. Anche grazie ad una costruzione di una retorica, riconoscibile per buona parte nei testi delle canzonette, che ha dipinto il berlusconismo negli ultimi venti anni.  

Marcel Proust

Marcel Proust

Anni 1994, 2008, 2012. Tre anni destinati a passare alla storia del berlusconismo. Quel misto strano di arrogante e cieca fiducia nel futuro e di adesione fideistica al proprio capo politico è il berlusconismo, che sarà ricordato, nel futuro, anche perché scandito, censito e generato dalle proprie canzonette che hanno in loro un potere evocativo degno di una “madeleine” proustiana. Una canzonetta ci sorprende e ci fa scattare quella che i lettori di Marcel Proust riconoscono come le “intermittences du coeur”. Pasolini sosteneva che si può dire che l’odierna canzonetta non sia altro che un aspetto della diffusione ideologica della classe dominante sulla classe dominata, aggiungendo tuttavia, in un altro intervento, che niente meglio delle canzonette ha il potere magico, abbiettamente poetico, di rievocare  un tempo perduto.

Anche nel regime fascista, canzoni come Giovinezza e Faccetta nera fanno emergere non solo il folclore degli anni andati ma un modo alternativo, e niente affatto superficiale, per comprendere la retorica del potere affabulatorio del mito del Duce. Allo stesso modo, il regime berlusconiano ha innervato il proprio corpo di riconoscibilità con tre canzoni che ne hanno scandito i periodi.

Nel 1994 la famosa Forza Italia, scritta da Berlusconi ispirato e in persona, che assomma al netto le sementa fondative del berlusconismo in pectore e di là a venire. Il testo, la cui metrica è per “cirannini” della poesia, è deliberatamente semplice, senza alcun orpello ermetico né alcun elemento neanche scarsamente simbolico. Tutto è evocativo in questo testo, niente viene lasciato al caso e ad un senso nemmeno minimamente altro e stimolante il cerebro. Disse il grande poeta Sanguineti, riguardo alle canzoni del berlusconismo, che il problema, ahimè, è che questi jingle possiedono la seduzione infantile della pubblicità e con la loro persuasione occulta agiscono nell’inconscio delle anime semplici restando inchiodati alla memoria.

Il poeta coglie nel segno. D’altra parte fu Berlusconi stesso che nel porre le basi per la macchina del consenso, disse ai suoi candidati di pensare all’elettore italiano come ad un bambino tra gli undici e i tredici anni neanche troppo intelligente. È alle anime semplici, dunque, che una canzone del berlusconismo si rivolge, sa già che una fascia di popolo più acculturato non potrebbe essere affascinato da questa retorica, dalle esortazioni del “Forza alziamoci il futuro è aperto entriamoci…forza italia che siamo in tanti a crederci…per essere liberi…è tempo di credere…abbiamo tutti un fuoco dentro al cuore un cuore grande che sincero e libero batte forte per te“. I temi del cuore, nella più abusata tradizione della canzonetta italiana, sono centrali così come il bisogno forte di credere, ripetuto diverse volte, a porre, già nel 1994, l’accento sulla “conditio sine qua non” della fede in un sogno/partito. Bisogna avere fede in un partito, il berlusconismo non è mai voluto essere solo una classe dirigente che amministra come è stata per quaranta anni la Democrazia Cristiana, ma ha, al contrario, sempre desiderato, ed in questo è simile a tutti i regimi della Terra, convincere l’elettore, o meglio il cittadino, ad aderire ad un mondo nuovo di appartenenza di matrice religiosa. Molti sistemi non proprio democratici si rifanno alla religione che, a differenza della politica, non teme di doversi confrontare con un cambio di idee o di interessi dei suoi seguaci. A parte qualche caso, non sistematico, uno nasce cattolico e muore cattolico, così come un musulmano od un ebreo. Le politiche, non figlie dirette della democrazia, ottengono esattamente una fidelizzazione assoluta, un obbiettivo che, purtroppo, ha unito anche altri partiti diversi da Forza Italia e Pdl, in uno scadimento generale della circolazione delle idee e dei progetti.

Michaela Biancofiore, dirigente politica del Pdl, è una delle più agguerrite sostenitrici del berlusconismo.

Michaela Biancofiore, dirigente politica del Pdl, è una delle più agguerrite sostenitrici del berlusconismo.

Nel 2008 è la volta di Meno male che Silvio c’è, del giovane cantautore Andrea Vantini il quale, narrano le leggende, consegnò a mano il suo lavoro al ministro più veloce del mondo Aldo Brancher, il quale passò, a sua volta, la canzone a Silvio Berlusconi, sorpresosi felice di aver trovato finalmente un testo ed una musica che lo innalzava alla stregua di un salvatore. Meno male che Silvio c’è  è una vera e propria ode/messa cantata. Non c’è bisogno di formare un patto religioso come nel 1994, c’è invece l’esigenza di celebrare trionfalmente il berlusconismo, con l’avvento della glorificazione in vita del Cesare imperatore. Siamo la gente della libertà… Siamo la gnete che ama e che crede… siamo la gente che tende la mano…Viva l’Italia, l’Italia che ha scelto di credere a ancora in questo sogno…Dillo così con quella forza chi ha solamente chi è puro di mente…Presidente siamo con te (ripetuto un’infinità di volte). Come per Forza Italia in questo testo è sottolineato robustamente il bisogno di credere. Credere è il verbo che più ha contornato la personale vicenda della retorica berlusconiana. Credere e obbedire si sarebbe detto nei tempi fascisti. Credere e amare è il karma che invece orpella la luminosa azione del premier che più di tutti, nella Seconda Repubblica, ha saputo colpire l’immaginario del popolo elettore.

Nel 2012 arriva invece il momento della ripresa. Il berlusconismo viene dato quasi per finito e pertanto necessita di essere rinvigorito da un testo, Gente della libertà, che confermi e rilanci gli elementi caratteristici del berlusconismo medesimo: credere, amare la libertà e non invidiare, comandamento che nel nuovo testo si trova finalmente ribadito dopo anni di sotto-testo. Gente che ama la gente, che non prova invidia e odiare non sa. Gente che non ha rancore e ha come valore la tua liberta’ Grande e’ il sogno che ci unisce, il nostro sogno che si realizzera’, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre.

Totò in "Che cosa sono le nuvole", cortometraggio di Pasolini. Nel film Totò, dipinto di verde, interpreta Iago, il personaggio shakespeariano che magistralmente rappresenta l'Invidia.

Totò in “Che cosa sono le nuvole”, cortometraggio di P.P. Pasolini. Nel film Totò, dipinto di verde, interpreta Iago, il personaggio shakespeariano che magistralmente rappresenta l’Invidia.

Sogno, amore, libertà e invidia. Proprio il tema dell’invidia risulta assolutamente preminente nella nuova galoppata in recupero che il berlusconismo cerca di portare a compimento per le elezioni del 2013. Non è un caso. Infatti è proprio il tema dell’invidia che rimpolpa la retorica e l’ideologia del berlusconismo. Il berlusconista, che ha bisogno come tutti di dare un’impalcatura ideologica al proprio aderire, una giustificazione reale al proprio voto, ha bisogno di sostenere che lui è un “homo amans” e che pertanto non conosce l’invidia. Da non dimenticare che per anni il partito del Pdl veniva chiamato dai suoi adepti come il Partito dell’Amore, artificio utilizzato da Putin nei suoi spot di propaganda elettorale nelle ultime consultazioni russe.

Chi ama non invidia. Il perché è presto detto. Il berlusconista considera piccinerie i basilari elementi di giustizia sociale, non ha voglia di capire cosa ci sia dietro una grande fortuna, o un cospicuo reddito, ha il mito del denaro la cui importanza risiede nell’averlo senza mai chiedersi come lo si è ottenuto. Il come, il chiedersi come, è strumento del delatore, è l’invidioso che odia e non ama perché non possiede quanto possiedi te. Non esistono nel berlusconista ansie di domanda sulla società, operazioni di verità, l’importante è credere e amare e non invidiare, il tempo è usato nel più trito epicureismo senza mai, e poi mai, per domandarsi il perché. La discussione è lasciata ai perdenti e, chi si domanda, evidentemente non capisce, è lento, e non merita risposta. Quindi, per fare un esempio che testimoni quanto detto, se un “contributore” risulta nullafacente ma si premura di dotarsi di macchine sfavillanti, viaggi in crociera, o acquisti di case a Londra, al suddetto non deve mai e poi mai essere chiesto come abbia raggiunto il proprio benessere.

Il benessere nel berlusconismo si deve raggiungere,  non importa come, se travalicando il rispetto, le regole, la legge. Chi, poi, si domanda il perché, è un invidioso. Confondendo, il berlusconismo, due cose diversissime come l’invidia, afferente alla sfera dei sentimenti, e la giustizia sociale, che regola (o almeno dovrebbe) la scala dell’equità e della distribuzione della ricchezza: un mondo perfetto in cui tutti pagano le tasse e nel quale, a trionfare, non sia l’illecito e la scorrettezza, piuttosto il merito, non solo strettamente “tecnico” ma morale e culturale, e le competenze acquisite e sviluppate.

La deputata Pdl Mariarosaria Rossi

La deputata Pdl Mariarosaria Rossi

Scritto da Mariarosaria Rossi, la deputata che rispose a Emilio Fede “che palle che sei, quindi bunga bunga, 2 di mattina, ti saluto…”, la canzone Gente della libertà si compone di due quartine all’inizio e alla fine, una terzina e una strofa di sei versi, liberi. Le rime non sono molto ricercate, la metrica è dubbia, l’andamento ritmico ha perso il passo epico del primo esortativo Forza Italia e non ha più il tono celebrativo di Meno Male che Silvio c’è. Il testo è essenzialmente un compendio del libretto d’istruzioni berlusconiano e, si potrebbe dire, abbia un carattere ripetitivo. La ripetizione, come per le serie televisive, genera la fidelizzazione, così il berlusconismo tenta di rimanere ancorato alla disputa del voto 2013, ripetendo il sogno, l’amore e la libertà e liberando il sottotesto di questi anni: non invidiare e non domandarti mai il perché a meno che qualcosa smetta di convergere verso i tuoi interessi.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Paola

    C’è da dire, però, che per i 50 anni precedenti il sistema ha funzionato benissimo senza il bisogno confondere l’elettore con canzoni, tette e barzellette, ma scambiando voti con posti di lavoro o bottiglioni di olio, false pensioni di invalidità o scarpe nuove, in un solido e lucido sistema clientelare. L’etica dell’elettore era la stessa di oggi, ma il quoziente di intelligenza era probabilmente un po’ più alto.

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