Il giro del mondo in 600 sfilate, 31 giorni, 4 città (+ 1), 1 Fashion Blogger.

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BryanBoy in prima fila da Marc Jacobs

BryanBoy in prima fila da Marc Jacobs

Il 6 febbraio con la sfilata di Z spoke by Zac Posen è iniziata la prima settimana della moda per le collezioni A/I 2012/13 o in inglese F/W (Autunno Inverno/Fall Winter), che non è una settimana vera (a New York gli eventi durano 10 giorni). Tutto il tourbillon di sfilate e presentazioni si è concluso il 7 marzo con il sempre sorprendente Louis Vuitton (location e stile omaggio a Hugo Cabret) e la sempre osannata Miu Miu (la nostra Miuccia Prada, che ci propone la donna dandy), nell’ultima settimana, quella di Parigi.

In questi 31 giorni hanno sfilato più di 600 marchi, prima, appunto a New York, poi a Londra, poi a Milano, poi a Parigi. I capi, gli accessori, le calzature, i temi, i colori, le acconciature, i cosmetici presentati ora nelle passerelle sono quelli proposti per l’inverno che verrà (2012/2013). Per essere pronti ora, hanno iniziato a pensarci alla fine dell’estate scorsa e i capi saranno nei negozi a partire dai primi giorni dell’estate prossima. In un quarto d’ora ci si gioca il lavoro dei 6 mesi precedenti e le vendite dei 6 mesi successivi.

Le quattro città hanno valenze diverse e storie diverse nel mondo della moda. Ecco perché occorre a giornalisti e compratori internazionali vederle tutte.

New York –New York è nata come città da sfilate durante la seconda guerra mondiale. Dopo il 1941 si iniziarono ad organizzare i defilé per i compratori di tutti gli Stati Uniti che non potevano certo andare a Parigi a fare gli ordini. Finita la guerra, finita la fiera. Ma dagli anni ’90 il pret-a-porter americano, con i nomi che sfilano ancora oggi, come Ralph Lauren, Calvin Klein, Donna Karan e tanti altri, si sono riappropriate della loro città. Da allora la settimana della moda di New York è quella più marketing oriented. New York è anche l’unico posto dove con 900 dollari circa puoi comprare un pacchetto con una stanza 4 stelle e una sfilata. Ma, se puoi scegliere l’albergo, la sfilata ti tocca prenderla come viene.

Londra – La London Fashion Week è la formula più recente, perché, se negli USA si son mossi per motivi di mercato sin dagli anni ’40, in Inghilterra è nata prima la creatività, l’innovazione del gusto londinese e inglese, poi si è pensato di costruirci un sistema attorno. Negli anni’80 si istituisce la Camera della moda inglese e si organizzano sfilate e esposizioni intorno ai premi destinati al Designer of the year. Ancora oggi la settimana della moda di Londra è quella dove si vedono le cose più creative e, forse meno commerciali. Gli stilisti che vengono dalla scuola inglese son sempre i più visionari. Ma al centro delle sfilate lo spettacolo è la collezione, non l’evento.

"ma se tutti twittano, chi le guarda le sfilate?" Franca Sozzani

“ma se tutti twittano, chi le guarda le sfilate?” Franca Sozzani

Milano – In realtà la culla delle prime sfilate italiane non è Milano, non è Roma, ma Firenze. Il 12 febbraio 1951 un privato, Giovanni Battista Giorgini, invitò degli americani (qualche compratore e giornalista) per presentare una serie di capi indossati, in una bella villa fiorentina. Dall’anno dopo Palazzo Pitti mise a disposizionela Sala Bianca per far sfilare sempre nomi nuovi. Da ottobre 1979,la Camera della Moda Italiana dà il via alle prime sfilate ufficiali a Milano. Gente come Krizia, Ferrè, Missoni, già le faceva privatamente per stampa e compratori. Oggi Milano è il polo del sistema moda. Perché il mondo delle sfilate ha alle spalle tutta l’industria del Made in Italy, un settore di eccellenze che nessuno può vantare da nessun’altra parte del mondo. Un comparto con oltre 700.000 addetti e più di 30.000 imprese, che ha chiuso il 2011 con un fatturato che supera i 63 miliardi di euro e un bel 5,5% in più rispetto al 2010. Certo le aspettative per il 2012 non sono rosee, ma a Milano l’atmosfera è sempre quella di gran lavoro.

Elbaz cantante per una notte dopo lo show di Lanvin

Elbaz cantante per una notte dopo lo show di Lanvin

Parigi – La settimana parigina chiude il mese ed è il vero spettacolo della moda, con le griffe più ricche e lussuose che esibiscono le collezioni con veri e propri show, è la grandeur de Paris declinata nelle sfilate. Dal 1973 ad oggi le settimane della moda parigine si son susseguite regolarmente ogni 6 mesi. Oggi dobbiamo dire che la grandezza delle maison come Chanel, Vuitton, Lanvin, Yves Saint Laurent, è fatta da designer tedeschi, americani, ebrei, italiani, inglesi. Pochi Francesi. Resta il fatto che Parigi è la città più elegante, più adatta, più ispirante ed ispirata da questo mondo.

Per le elite della moda questo è quindi un periodo di spostamenti continui, città occupate, taxi introvabili, aerei sold-out, hotel e ristoranti prenotati un anno per l’altro. Una comitiva veloce e vorace di stampa, celebrità e compratori (importanti). Un mondo dorato ed elegante che ha una particolarità: è chiuso. Non è come l’anteprima di un film, la musica, il teatro, la presentazione di un libro o un evento sportivo.

Se non ti invitano, tu non entri.

Le sfilate si consumano in pochi minuti e porte chiuse. Si entra solo su invito (spesso da conservare perché bellissimo e già esso stesso uno status symbol). Non importa quanto saresti disposto a pagare per vedere lo spettacolo (perché lo è) della sfilata di Chanel o Vuitton, non importa cosa potresti investire in un look da prima fila per assistere allo show di Dolce e Gabbana o di Alexander McQueen.

Gli inviti non vanno a chiunque, ed è comprensibile. Perché questo quarto d’ora ha per l’azienda, costi spropositati. E l’investimento fa riferimento ad un sacco di voci.

Vediamo le principali.

Inviti originali – bisogna distinguersi a tutti i costi pensando e realizzando inviti speciali. Per questa settimana della moda, ad esempio Dsquared2 aveva come invito un mazzetto di fiori da polso, come quello che si usava alle feste di fine anno nei college americani, recapitato ad ogni invitata – immagino con interflora e con scarsissimo anticipo.

PR-Uffici stampa. Perché puoi avere gli inviti più belli del mondo, ma ci vuole chi sappia a chi mandarli e si occupi dei rapporti con gli invitati, dal fornire le cartelle contenenti informazioni sulla collezione al giornalista o al canale televisivo, dal sapere chi si siede dove, chi viene e non viene, al capire chi non può proprio essere messo vicino a questo o quello. In genere l’ufficio stampa ha una collaborazione annuale, ma per gli eventi hanno un budget ad hoc, che può raggiungere cifre astronomiche in base alla capacità di riuscire ad avere, il giorno dopo, “una buona stampa”.

Direttore creativo della Sfilata/Stylist. Ovvio che le cose devono seguire il tema di collezione, il gusto del designer, il budget stanziato. Ma ci vuole il regista. Ci vuole cioè una persona in grado di organizzare con capacità l’evento: luogo, musiche, allestimenti, gadget, eventuale festa o semplice buffet. Perché sotto lancio di collezione, tutti dal primo all’ultimo non hanno tempo di pensare ad altro che ai capi che devono tassativamente essere pronti per quel giorno e quell’ora. Anche in questo caso il range tariffario è più che ampio.

Vuitton per l'inverno 2012 2013

Vuitton per l’inverno 2012 2013

Affitto del locale e allestimento messa in scena. Gli spazi standard messi a disposizione dalla Camera della Moda, in Italia, costavano – qualche collezione fa’ – sui 30.000 mila euro. Immaginate quanto avrà speso Louis Vuitton che ha realizzare un treno a vapore personalizzato (fuori e dentro) per far scendere infinite modelle accompagnate da aitanti facchini che facevano bella mostre di tutti i “bagages” della maison.

Modelle: le modelle professionali costano dai 1000 ai 50.000 euro (solo qualche top, gente come Kate Moss o Naomi Campbell costa di più o va’ gratis per aiutare un amico). Tenendo conto che per ogni sfilata occorrono dalle 20 alle 30 ragazze, per far uscire almeno 40/48 mise … Chi potrebbe permettersi oggi, come negli anni novanta fece Gianni Versace, di far uscire nella stessa sfilata top come Carla Bruni, Cindy Crawford, Linda Evangelista, Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Christy Turlington, Helena Christensen, Carré Otis, Elle Macpherson. Tutte belle e tutte diversissime. Oggi il principale luogo di provenienza è l’ex unione sovietica. Sempre belle, ma algide, uguali e mai allegre. Comunque diciamo che il costo per 30 modelle di media fama va dai 50 ai 100 mila euro. Prada e Miu Miu si sono assicurati tre top (3 modelle considerate fra le 50 migliori al mondo) in esclusiva. Per farle sfilare solo per Prada a Milano e Miu Miu a Parigi, quando normalmente nelle settimane della moda le modelle fanno anche 2 o 3 sfilate al giorno se riesce loro, potrebbe esser costato anche 50.000 euro per ciascuna. Certo sarà un altro argomento che farà parlare e fotografare la sfilata, attirando l’attenzione sulla collezione.

Top model anni '90

Top model anni ’90

Da Miu Miu: le 3 modelle esclusive e che trucco

Da Miu Miu: le 3 modelle esclusive e che trucco!

Trucco e parrucco: ogni modella va pettinata e truccata da professionisti con prodotti appropriati. Con uno stile in linea con la stagione che si andrà a proporre. Un truccatore basico e relativi assistenti, un hair stylist professionale con team al seguito, non chiederanno meno di 3/5 mila euro. Poi ci sono le star anche in questo settore che arrivano fino ai 15.000 euro, prodotti esclusi. Magari le grosse maison francesi, come Dior, Chanel, Yves Saint Laurent, che hanno anche linee cosmetiche altissime, avranno prodotti e make-up artist interni. Chissà.

Collezione. Quelli che sfilano sono prototipi di abbigliamento o calzature, massimamente perfetti per la sfilata, non per essere rivenduti. A volte sono adattati al corpo della modella cucendoli o puntandoli per i 40 secondi dell’uscita. Quanto spenda ogni casa di moda per ricerca, prove, materiali non utilizzati, sarte, ricamatrici, designer, assistenti è un segreto, come ogni cosa nel mondo delle sfilate. Pensate a interi team degli uffici stile che lavorano per 6 mesi per preparare questa cosa. Perché è la collezione quello che conta. Il costo andrà comunque spalmato su ogni capo venduto.

Parterre. È vero, alle sfilate si entra solo su invito, ma portare una celebrità che renda più fotografata la collezione ha un costo. Esiste un vero e proprio tariffario dei così detti Vip. Per esempio, quest’anno a New York, per assistere alla sfilata di Tommy Hilfiger le attrici Julianne Moore e Maggie Gyllanhal hanno ricevuto 60’000 dollari a testa. Rihanna ne chiede 100’000 e anche Byoncè. Chiedevano 60’000 dollari anche personaggi come Paris Hilton o Lindsay Lohan, ma oggi non sono più nemmeno invitate. La platea migliore deve avare un direttore di Vogue, meglio se miss Vogue Amarica Anna Winthour o Franca Sozzani di Vogue Italia e devo stare assolutamente in prima fila.

Imprevisti. Ce ne sono sempre e costano cari: la top che beve solo Evian e non c’è, o il parrucchiere che non può lavorare senza il tal modello di piastra che è rimasta nel bagaglio smarrito in aeroporto o la giornalista bloccata nel traffico che va aspettata per iniziare. Tutto ha un costo: recuperare cose, persone, attrezzature.

Così, per fare un po’ dei conti “spanno metrici”, ed avrò dimenticato qualcosa, a stare bassi, di costi solo sfilata, senza vip e senza computare all’evento il valore della collezione, una sfilata dignitosa costa più o meno 100.000 euro. Tenendo conto che a vederla ci saranno più o meno 300 invitati, (ala Sfilata Chanel con gradinate da stadio sembrano molti di più) il prezzo cad. ad invitato è superiore ai 3000 euro. Capirete che la scelta di chi mettere in prima, seconda o terza fila è vitale. Perché se ti invito tu devi essere una persona che mi garantisce consacrazione o visibilità o denaro o tutte le cose.

È chiaro quindi perché la prima fila sia sempre andata a direttrici, giornaliste, celebrity blasonate e qualche compratore straniero. Ma dal 2010 qualcosa è cambiato e nelle sfilate 2012 ne abbiamo avuto la certezza: c’è l’invasione dei fashion blogger.

Quindi, questo mondo chiuso, inaccessibile, fatto di anni di gavetta, di rospi da ingoiare, ha definitivamente consacrato i fashion blogger al posto di celebrity e ha retrocesso giornalisti pregevoli e professionali, ma non “nuovi” come un blogger, in seconda e terza fila.

Ormai i nomi sono infiniti in ognuna delle così dette città Fashion Four, ce ne sono tanti, non solo già noti ed invitati ai fashion show, ma i più si aggirano con look veramente pieni di stile nella speranza di venir  fotografati da un fashion blogger più importante o da una redazione giornalistica o della Tv. Oppure si auto-fotografano vicino a qualcuno più celebre che ha l’invito per la sfilata e poi inseriscono questi scatti nel loro blog o pagina Facebook. È la generazione addetti ai lavori 2012. Un po’ come se per far vedere che uno è un bravo attore andasse al festival del cinema e si auto fotografasse sul Red Carpet vicino ad un ottimo regista e scrivesse sul suo blog: eccomi mentre recito per Moretti a Roma o per i Cohen a New York. La differenza sostanziale è che per essere “fashionista” basta aver gusto e faccia tosta, alla faccia di chi ha studiato moda e costume o è iscritto all’albo giornalisti.

TheBlondeSalad Chiara Ferragni

TheBlondeSalad Chiara Ferragni

A me i blogger sono simpatici, perché hanno fatto di una loro passione una chiave d’accesso al mondo chiuso della moda. E non parlo di Chiara Terragni e del suo Blonde Salad, il blog più visitato dagli italiani, e non mi riferisco a Mr. Schuman con il suo The Sartorialist, che dal 29 settembre del 2005 trova ogni giorno cose interessanti da fotografare e descrivere. Afferma Mr Schuman: “La mattina, quando mi sveglio, non mi piace la sensazione di avere già un’idea di cosa è bello. È il ‘non sapere’ la cosa più interessante. Ogni giorno mi dico: devi trovare qualcosa che ti sorprenda, che ti faccia dire wow!”. Le passerelle per lui sono le strade. Non c’è da stupirsi, quindi, che nelle settimane della moda le persone si aggirino con mise perfette o eccentriche in zona sfilate, per farsi fotografare e comparire sul sito The Sartorialist.

Bryanboy chez Chanel

Bryanboy chez Chanel

Il blogger a cui mi riferisco è Bryanboy, un giovane filippino, ex programmatore informatico con la passione della moda, in prima fila, durante queste ultime sfilate sia da Marc Jacobs a New York, dove si è trasferito dopo la fortunata ascesa del suo spazio sul Web, o da Chanel (con foto con Karl Lagerfeld). Bryanboy è eccentrico, griffato, ama le pellicce, le strane montature di occhiali. Poche parole, ma immagini con abbinamenti molto originali, eccessivi ma di stile e impatto. Su Bryanboy.com. ci sono foto con le  superdirettrici di Vogue America e Vogue Italia. Non stupisce che qualcuno si arrabbi che un poco più che 20enne filippino, trovi sin dall’età di 17 anni un successo, con un seguito sul suo blog di circa 5000 contatti unici al giorno. Voi se organizzaste una sfilata con cristalli di quarzo giganti, spendendo 500.000 euro almeno, invitereste lui, facendo rimbalzare la cosa ovunque e scatenando da parte sua solo commenti esaltatanti o mettereste in prima fila l’attrice del momento o la giornalista sconosciuta ai più, se pur preparata, che arriva alla sfilata Chanel dopo anni di gavetta?

Io non ho dubbi.

Consuleo Castiglioni collezione Marni per H&M

Consuleo Castiglioni collezione Marni per H&M

Per finire la città +1. Los Angeles. Un altro evento ha avuto risonanza nel mese della moda: Il lancio della collezione Marni per H&M. La designer è Consuelo Castiglioni che disegna Marni dal 1994. Il marchio considerato funky, europeo, allegro ma elegante, eccentrico senza essere troppo sopra le righe si è abbinato ad H&M, come già Lanvin e Versace. E mentre le settimane della moda impazzavano, l’accoppiata ha scelto Los Angeles in periodo Oscar per la presentazione/festa/sfilata. Che ha avuto un successone. L’8 marzo la collezione è arrivata nei negozi H&M di tutto il mondo: a Milano la fila è iniziata la notte precedente.

 

Coda da H&M Milano

Coda da H&M Milano

 

 

Potendo anche io avrei festeggiato così la festa delle donne.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Max Keefe

    Ecco un articolo lunghissimo, su un argomento di cui non mi interessa nulla, che ho letto da cima a fondo con grande godimento.

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