Ha letto con Solph

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La trama del libro in poche righe e per il resto i miei pensieri. Lo so, lo fa già Nick Hornby, ma lui non dà i voti.
Libri del mese: Prove per un incendio.

Prove per un incendio

di Shalom Auslander                     Voto: 9/10

Prove per un incendio

Prove per un incendio

Non mi è possibile scrivere la trama di questo libro senza chiedermi se effettivamente può essermi piaciuto un libro così assurdo. Non mi è neanche possibile credere che effettivamente un libro di questo tipo sia stato scritto. Mi chiedo pure come il sottoscritto possa riuscire a scrivere di questo libro senza offendere la sensibilità di nessuno.

Forse farei meglio a cambiare l’oggetto di questo pezzo e parlare di qualcosa di più semplice, o meglio di meno insidioso, potrei recensire l’ultimo di Carofiglio, o di Soriga o anche di Jennifer Egan, premio pulitzer 2011, tutti libri che ho letto e che mi hanno suscitato delle riflessioni facilmente riproducibili, anziché imbarcarmi nell’assurdo tentativo di rendere lineare e filante la matassa dei pensieri che mi si è aggrovigliata in testa alla fine della lettura dell’ultimo libro di Shalom Auslander: Prove per un incendio.

Potrei farlo, se non fosse che al momento il limitato disco fisso che è nel mio cervello, mosso da un processore “intel solfrino” assai poco stabile, risulta intasato dalle emozioni e confusioni derivanti dalla lettura di questo coraggiosissimo libro.

In questi casi l’unica cosa da fare è premere un figurato “Ctrl-Alt-Canc” e chiudere una ad una le applicazioni che non rispondono più ai comandi.

Iniziamo dal primo processo: la trama.

La storia è semplice, Salomon e Bree, una giovane coppia di ebrei non praticanti, genitori del piccolo Jonah, decidono di fuggire da Manhattan e di comprare una fattoria nella anonima provincia americana in un paese chiamato Stockton. Tale fuga è dettata dalla speranza che una nuova casa significhi per Salomon e famiglia un nuovo inizio, una nuova possibilità di vita, lontani dalle angosce che quotidianamente affliggono Salomon, quali la sua morte, quella dei componenti della sua famiglia e quella dell’intero popolo ebraico causata dall’Olocausto.

Per capire quanto Salomon sia ossessionato dalla morte basti pensare che tiene un taccuino in cui annota regolarmente le possibili “ultime parole” da pronunciare al momento della sua ipotetica dipartita.

La scelta dell’acquisto della fattoria avviene quindi sull’onda di una idealizzazione della vita di famiglia secondo gli schemi che noi italiani ritroviamo nelle pubblicità del Mulino Bianco. Una nuova casa però non significa solo nuove possibilità ma anche nuovi inconvenienti, quali il mutuo oneroso a cui far fronte, l’anziana madre a cui bisogna cedere una stanza poiché morente ma che non muore mai, o il fatto di trovare in soffitta un ospite inatteso, una vecchia scorbutica e maleodorante donna che, mostrando il numero tatuato sul braccio, dice di essere Anne Frank.

Il diario di Anne Frank

Il diario di Anne Frank

Avete proprio capito bene, Anne Frank, quella del diario di se medesima che ha venduto 32 milioni di copie. Il problema è che non è più la bambina che ha fatto emozionare tutti coloro dotati di una coscienza, ora è diventata una brutta, sporca, puzzolente, arrogante e spocchiosa vecchia che da quarant’anni sta scrivendo un romanzo che possa essere all’altezza del successo editoriale avuto dal suddetto diario e che non è intenzionata a lasciare quella soffitta finché non avrà completato il suo lavoro.

Come può un ebreo anche solo pensare di scacciare a forza Anna Frank dalla sua soffitta anche se tenerla lì significa perdere tutto?

A questo punto la ripartenza ipotizzata diventa per Salomon una caduta libera verso un passato che non gli appartiene ed un futuro che non riesce più a gestire.

Ho letto questo libro in pochissimo tempo e quando sono arrivato alla conclusione ho tirato un sospiro di sollievo, è infatti alquanto stressante vivere pensando che Anna Frank, o meglio l’Anna Frank di questo romanzo, è una stronza.

Anne Frank

Anne Frank

Sì, ho scritto stronza, l’ho scritto e l’ho cancellato almeno dieci volte durante la stesura di questo articolo, perché è impensabile pensarlo ma ancor più scriverlo, ma alla fine l’ho fatto perché Auslander è stato in grado, con grande sarcasmo e irriverenza, di portarmi a pensarlo.

Pur consapevole che tutto il libro si basa sulle regole della satira, in base alle quali o le accetti o non giochi, mi sono spesso interrogato durante la lettura se l’autore non avesse esagerato.

E’ corretto porsi domande come la seguente: “se Anna Frank fosse sopravvissuta a Bergen-Belsen, il suo diario avrebbe venduto 32.000.000 (trentaduemilioni) di copie?”

Poi questa mattina stavo chiacchierando con mia moglie che ieri sera è andata a vedere il film intitolato Quasi amici.

“Allora, come è andata ieri, com’era il film?’”

“Mi è piaciuto, poi sai … ERA UNA STORIA VERA”.

Su questa affermazione di mia moglie ho avuto una illuminazione. Quante volte i film che vediamo o i libri che leggiamo ci piacciono di più perché sono delle storie vere?

Libro di successo

Libro di successo

Così per il diario di Anna Frank. E’ il libro in sé che è bello o è bello perché è un libro scritto da una bambina morta in un campo di concentramento? Per essere più contemporanei pensiamo ai libri di J.T. Leroy che sono stati dei veri e propri fenomeni editoriali. Erano veramente così belli o a farli diventare letture imprescindibili per chiunque volesse dirsi minimamente acculturato di letteratura moderna era il fatto che tutta la violenza sessuale di cui erano impregnati quei libri fosse stata veramente scaricata sul giovane scrittore?

“Prove per un incendio” è chiaramente e fortunatamente una storia impossibilmente vera, ma che deve essere letta perché ricca di spunti che possono aiutare nella vita reale.

Ad esempio potrebbe esservi utile farvi nei prossimi giorni queste domande: “Quali oggetti dovreste necessariamente portare con voi nel caso foste costretti a nascondervi in soffitta perché qualcuno decide che la vostra etnia deve scomparire dalla faccia della Terra?” oppure “Quali dei vostri vicini o amici sarebbe disposto a nascondervi in soffitta e a mentire a proprio rischio e pericolo per proteggervi?”

La rubrica ora prevede che io passi a recensire almeno un altro libro, ma così non accadrà. Ritengo infatti necessario che la vostra attenzione sia focalizzata esclusivamente su questa opera e ci terrei molto che chiunque la leggesse postasse dei commenti su questa pagina.

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Chi lo ha scritto

solph

E' nato il settesettembresettantaquattro. I suoi più grandi rammarichi sono: non aver senso del ritmo, non saper suonare neppure uno strumento musicale, non conoscere il dialetto romagnolo e non essere Jumpi.

Le sue più grandi soddisfazioni sono: non essere Jumpi e la turgidezza dei suoi capezzoli.

Scrive sull’11 perché il 10 e il 12 erano già pieni. 

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