Grecia: concluso il primo atto della “commedia”

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E’ di qualche ora fa la notizia che lo swap sul debito pubblico greco ha avuto successo, ottenendo una adesione di poco superiore all’ 85%. Per il momento è stato scongiurato il possibile default disordinato dello Stato. 

Per il momento è stato scongiurato il possibile default disordinato dello Stato greco

La repubblica ellenica, adesso, eserciterà ufficialmente le CAC (ovvero le clausole di azione collettiva) obbligando anche coloro che non hanno ritenuto opportuno partecipare al concambio, ad aderire al processo di ristrutturazione del debito.

Con questa azione di “forza” del Governo, la percentuale di adesione arriverebbe al 95,7%. E darebbe il via libera definitivo alla concessione del secondo prestito per una cifra pari a 130 miliardi di Euro. Prima di analizzare le conseguenza di tutto ciò, mi sembra opportuno ricordare in cosa consiste questo swap.

Facciamo l’esempio pratico di un detentore di un’obbligazione greca esistente, con valore nominale di 1000 Euro. Attraverso l’operazione di ristrutturazione, la sua obbligazione verrà scambiata con:
1. una serie di 20 nuove obbligazioni greche con valore nominale totale di 315 Euro e tassi di interesse del 2%, con scadenze annue a partire dal 2023 fino al 2042
2. due nuovi bond emessi dall’EFSF (European Financial Stability Facility, ovvero il Fondo Europeo Salva Stati): il primo per un valore nominale di 75 Euro, con scadenza 12 Marzo 2013 e rendimento dello 0,4%; il secondo, con uguale valore nominale al primo, scadenza 12 Marzo 2014 e rendimento del 1%
3. un bond greco indicizzato sulla variazione del PIL, con scadenza 15 ottobre 2042 e valore nominale di 315 Euro. Questo valore nominale, però, non verrà rimborsato a scadenza, ma servirà solamente come base di calcolo per l’interesse, a partire dal 2015, sulle variazioni che la Grecia avrà sul PIL (tradotto per il sottoscritto: carta straccia!).

All'estrema destra: il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Chrstine Lagarde

In sostanza, l’accordo prevede un haircut (ovvero una perdita) del 53,5% sul valore nominale dei bond greci, pari ad una riduzione sul debito pubblico totale di circa 105 miliardi di Euro. Questo “sacrificio” da parte del settore privato dovrebbe portare il rapporto deficit/PIL vicino al 120% entro il 2020. Questo secondo le stime, a mio avviso molto ottimistiche, della troika (UE, FMI, BCE). Questo livello presunto dovrebbe garantire alla Grecia la possibilità di tornare a finanziarsi sui mercati.

Non voglio dilungarmi troppo spiegando quanto questa eventualità sia, per me, decisamente remota. Reputo, infatti, che le misure impopolari e terribili che ha dovuto prendere il parlamento ellenico, tra cui ricordo: riduzione del salario minimo dei dipendenti pubblici del 25%, da 751 Euro ad 600 Euro; eliminazione della tredicesima mensilità; taglio di 15.000 dipendenti pubblici entro la fine del 2012 e di 150.000 entro la fine del 2015; riduzione della spesa per la sanità, il welfare e la difesa; diminuzione del 10% sulle pensioni con importi superiori ai 1.000 Euro, avranno un solo effetto: quello di deprimere ulteriormente i già risicati consumi.

E’ inopinabile che, senza reddito, non ci può essere la benché minima ripresa. Per cui vorrei tanto sapere su quali basi vengono diffuse le stime che prevedono un PIL nuovamente positivo al partire dal 2013. Per me è pura fantascienza. E la conseguenza finale sarà che, probabilmente, ci vorrà una terza tranche di aiuti da parte della BCE per evitare, questa volta, il default disordinato. Purtroppo sono sempre più convinto che ci sarà un’escalation di proteste, scontri e ribellioni che potrebbero sfociare in una sorta di guerra civile. Mi auguro di sbagliare ma non vedo molte altre alternative per il povero popolo greco!

Voglio comunque analizzare una situazione paradossale che si sta creando sui famigerati CDS (credit default swap), ovvero quei prodotti finanziari derivati che fungono da assicurazione contro il default di qualsiasi istituzione e che quindi sono un termometro per misurarne la solidità e solvibilità. Un piccolo esempio: io detentore di 1.000 Euro di valore nominale di un titolo di stato greco, compro un CDS perché temo che la Grecia possa fallire e che quindi i miei 1.000 Euro vadano persi.

Per fare questo pago un premio iniziale alla società che mi emette questo CDS (come se fosse l’assicuratore della mia auto), ed un premio annuale; mentre l’emittente del CDS è obbligata, in caso di default, a restituirmi l’intero valore nominale della mia obbligazione, nel caso specifico i 1.000 Euro. Faccio una puntualizzazione importante: questi strumenti vengono scambiati su mercati “over-the-counter”, cioè mercati non regolamentati, e secondo le ultime stime del DTCC, la Depository Trust and Clearing Corporation, ovvero l’entità che ne tiene traccia e ne registra tutti gli scambi, il mercato globale dei CDS è pari a circa 32.000 miliardi di dollari, una volta e mezza il valore del PIL degli USA!!!

Questo per farvi comprendere quanto sia andato fuori controllo questo mondo. La domanda che, infatti, è lecito porsi è: chi può garantire una copertura assicurativa di questa entità? La risposta mi pare ovvia…

La stragrande maggioranza delle emissioni di CDS è controllata da cinque istituzioni finanziarie statunitensi: JPMorgan, Citibank, Bank of America, Goldman Sachs e Morgan Stanley. Guarda caso questi stessi nomi risiedono tra i 15 membri ufficiali dell’ISDA (International Swap & Derivatives Association), ovvero quella associazione che ha come compito, tra gli altri, di giudicare se si è in presenza di un evento creditizio, detto in gergo “trigger”, che faccia scattare l’obbligo di rimborso dei CDS.

Per quanto riguarda la Grecia, i numeri sono proporzionalmente “piccoli”.  Secondo gli ultimi dati rilasciati ci sarebbero un totale di 4323 contratti, per un valore nozionale netto di 3,24 miliardi di dollari. Ebbene, questi cinque cavalieri hanno votato all’unanimità, assieme agli altri dieci, in data 1 marzo, una mozione che, in caso di successo della ristrutturazione volontaria del debito greco, non si sarebbe verificato il “trigger” e che quindi tutti coloro che avessero acquistato un CDS di copertura, non avrebbero visto nemmeno un centesimo di rimborso!

Una decisione molto pericolosa per un motivo di fondo: se la percezione di questi strumenti tra gli operatori dovesse cambiare, risultando non più congrua allo scopo di protezione di un investimento, questo aprirebbe uno scenario di sell-off diffuso. Provocando di riflesso una vendita dei titoli sottostanti su cui è stata fatta questa sorta di assicurazione!

Tradotto in termini pratici: tutti quei titoli del debito di nazioni giudicate a rischio, e tra queste metto anche il nostro Belpaese, sarebbero esposti a copiose vendite sui mercati, provocando un sensibile aumento degli spread degli stessi e rendendo la situazione finanziaria di ogni paese non finanziariamente sostenibile nel lungo periodo. Cosa che annullerebbe gli sforzi che questi stessi, con misure spesso molto drastiche, hanno intrapreso negli ultimi mesi.

Per fortuna, in data 9 marzo, la ragione ha prevalso. Le clausole di azione collettiva imposte dal governo greco hanno fatto venire meno la volontarietà sulla ristrutturazione. La ISDA ha emesso un verdetto, votato all’unanimità, secondo cui il “trigger” si è verificato e, di conseguenza, i contratti di CDS dovranno essere onorati.

Proteste in Irlanda contro il Fiscal Compact

Adesso sarà decisamente interessante scoprire due cose: la reazione dei mercati dopo questo nuovo capitolo della vicenda, per constatare se le partite finanziarie in gioco nel pagamento dei CDS erano state già scontate o meno dagli operatori; e osservare se l’uso di queste clausole di azione collettiva può creare un precedente “pericoloso” per gli altri Stati con i conti in bilico, e mi riferisco in particolare a Portogallo e Irlanda. Perché, ovviamente, questi si potrebbero sentire legittimati ad usarle, creando non poco caos tra i creditori.

Inutile girarci intorno: la via di uscita da questa situazione di dissesto globale è ancora lunghissima. Per il momento qualche argine è stato messo. Ma non basterà assolutamente se non verrà affrontata con urgenza la questione della crescita e della redistribuzione del reddito. Per ora è stato approvato il Fiscal Compact, il trattato che impone esclusivamente il rigore nei conti ed il rientro graduale del debito. Restiamo ancora in attesa di conoscere i mezzi con cui l’Europa ha intenzione di aiutare le giovani generazioni. Perché senza il sostegno a queste ultime, sarà un’utopia pensare ad un domani prosperoso!

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Luigi Ferrara

    …a distanza di sei mesi vedo, con profonda amarezza, che le mie grandi perplessità sulle proiezioni ottimistiche della Troika sono diventate reali. La Grecia sta letteralmente crollando. Il rapporto debito/PIL dovrebbe toccare il 190% nel 2013 con il PIL al -3,6% dopo il -7 e rotti di qust’anno. Tutto a dimostrare che la situazione è ormai insanabile!

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