Finale di picnic

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Il libro “Picnic ad Hanging Rock”, da cui è trattato il classico film di Peter Weir, aveva un finale, che fu rivelato solo dopo la morte dell’autrice, l’australiana Joan Lindsay, ma mai pubblicato in Italia.

Miranda addormentata nel film di Peter Weir.

Tempo fa vivevo in Australia. Un piccolo errore di valutazione nei miei rapporti con l’ufficio risorse umane. E così, invece che a Berlino, mi ritrovai a Canberra. Per chi ha il mito dell’Australia, delle Vie dei canti di Chatwin, della barriera corallina e della baia di Sydney, è sufficiente sapere che Canberra è la città più bianca ed artificiale del paese. Il perfetto scenario per chi voglia capire il senso del romanzo “Picnic ad Hanging Rock”.

Non si riflette mai abbastanza sul fatto che l’Australia è l’ammasso di terra e sabbia più stabile del pianeta. Niente vulcani, niente terremoti, niente montagne che crescono lentamente per effetto di scontri titanici tra le placche continentali. I giorni si ripetono in un’apparente staticità. Le Alpi australiane sono delle morbide colline, l’interno è un’immensa tavola desertica, e anche le zone più temperate sono vaste piane popolate di eucalipti grigi e immobili come soldati pietrificati, dove vivono animali soprattutto notturni. Una natura, più che ostile, indifferente, periodicamente sconvolta quando piove (se piove) e dai violentissimi incendi che inghiottono in montagne di fuoco il bush e anche le città di cartapesta.

Gli aborigeni hanno vissuto e cantato in questi luoghi per quarantamila anni. Da duecento anni appena, una sottile patina bianca ricopre come il Vinavil il cuore rosso del continente. I discendenti dei colonizzatori sembrano insignificanti creature aggrappati a città provvisorie, disperati nella loro pretesa di restare inglesi, con il cricket, la birra e la regina, per non essere assorbiti dall’Australia. Dopo quattro anni laggiù sono giunto alla preoccupante conclusione che prima o poi il continente risputerà indietro i bianchi e che resteranno solo gli aborigeni.

Peter Weir

Tutti questi preliminari per parlare di un libro, Picnic a Hanging Rock, romanzo del 1967 della scrittrice australiana Joan Lindsay, e del film omonimo del 1975 di Peter Weir. E per parlare di un libretto, oggi introvabile, dove è contenuto il finale originale immaginato dalla Lindsay, che trovai per caso in una biblioteca pubblica di Canberra. Sì, perché Joan Lindsay scrisse un finale, ma d’accordo con il suo editore, decise di rimuoverlo e di tenerlo segreto fino alla morte, avvenuta nel 1984.

Il libretto, sotto il titolo “The Secret of Hanging Rock”, venne pubblicato da Angus & Robertson nel 1987 (ISBN 0 207 15550 X) ed è attualmente fuori commercio. Se ne trovano alcune copie usate su Amazon, vendute a caro prezzo. Per qualche mistero doloroso di cui è titolare la Sellerio, casa editrice del Picnic, il libretto non è mai apparso in Italia.

Picnic ad Hanging Rock è superficialmente un giallo, ma in realtà va a toccare il tema della faticosa convivenza degli uomini bianchi con i ritmi profondi di una terra antica e inconoscibile da una mente positivista. L’incedere ripetitivo degli orologi contro i canti aborigeni. Una morale meccanica ed innaturale contro una sensibilità primitiva. Il romanzo cerca di esprimere qualcosa che non trova  semplici parole per essere raccontato: le rocce silenti con le bocche spalancate della Rocca, sconvolta da lontanissimi cataclismi. Addormentate ma vigili. Impegnate in lentissime considerazioni che sfuggono alle preoccupazioni dei colonizzatori, con le loro fissazioni vittoriane, ma pronte ad entrare in sintonia proprio con quelle creature, le ragazze, più ferocemente ingabbiate in schemi inflessibili nel momento della loro massima esuberanza giovanile.

Hanging Rock, 102 metri sopra la piana. Con tanto di museo celebrativo del film.

Come ricorderanno i fans, Hanging Rock inizia il giorno di San Valentino del 1900, una caldissima giornata d’estate australiana. Le alunne del severissimo Appleyard College sono autorizzate a trascorrere la giornata in una gita alla Hanging Rock, una piccola asperità a una cinquantina di chilometri da Melbourne che, per quanto modesta, s’innalza sopra la monotona campagna del Victoria nei pressi del Mount Macedon. Modesta ma non meno preoccupante, soprattutto in una rovente giornata d’estate.

Niente lascia immaginare la tragedia in arrivo. La gita si svolge nel rispetto di tutte le regole previste dalla morale vittoriana. Alle ragazze viene concesso di togliersi i guanti, una volta passato il villaggio, ma non di liberarsi di crinoline, busti e corpetti che ne soffocano in ogni modo la vitalità. Dopo la visita le ragazze dovranno scrivere un saggio di geologia come se ciò fosse sufficiente a cogliere la vita segreta della Rocca e tutto ciò avesse un senso per ragazze di buona famiglia per le quali l’unica prospettiva significativa di vita era un buon matrimonio.

I movimenti che portano alla scomparsa delle ragazze sono avvolti nella grazia, tra la sonnolenza pomeridiana del dopo pranzo e il flusso incessante degli insetti tra le rocce. C’è un solo elemento di disturbo: tutti gli orologi si fermano a mezzogiorno. Il tempo si è arrestato? Pochi minuti dopo questa scoperta, Miranda, bella come un quadro di Botticelli, Irma, ricca e razionale, Marion, l’intelligente prima del collegio, e la sgraziata e piagnucolona Edith, lasciano il luogo del picnic per una fatale passeggiata. Poco dopo anche la loro professoressa di matematica, la signorina Greta McCraw, la quintessenza dell’aridità di un certo tipo di razionalità ottocentesca, si avvia tra le rocce, anche lei destinata a scomparire per sempre.

C'è qualcosa di strano in questo posto.

A dare l’allarme è Edith che, dopo averle seguite, abbandona le compagne in preda ad una crisi isterica. Le ricerche della polizia sono vane. Solo dopo molti giorni, obbedendo a un’ossessione inspiegabile, Michael, ragazzo inglese di buona famiglia in vacanza, parte alla ricerca delle ragazze e ritrova Irma tra le rocce, svenuta ma sana e salva. Unico segno, i piedi puliti e le unghie spezzate. Dove sia stata per otto giorni, Irma non è in grado di ricordarlo. Forse, non è in grado di trovare le parole per esprimerlo.

La versione attuale del romanzo si conclude bruscamente al diciassettesimo capitolo con un (finto) estratto da un giornale di Melbourne del 14 febbraio 1913. Per anni i fans si sono affannati a cercare una soluzione. E’ stato proposto di tutto: pozzi senza fondo, extraterrestri libidinosicunicoli spazio-temporali e cose più prosaiche, improvvisi terremoti, frane e criminali. Ci si è aggrappati a piccoli dettagli. Per esempio, le unghie spezzate di Irma. Come può una ragazza vittoriana sopravvivere per giorni su una roccia esposta al sole e agli elementi? Cosa significano i piedi puliti e le unghie rotte? Come mai era scomparso proprio il suo corsetto, “indizio importante” secondo la Lindsay?

Questa rocca è molto meglio di restare in collegio a ricamare. Miranda, Marion ed Irma.

Eppure un finale esiste. E la sua storia è affascinante quanto il romanzo stesso. Secondo quanto racconta John Taylor, agente letterario di Joan Lindsay, in “The Secret of Hanging Rock”, l’editore del romanzo aveva avuto la brillante idea di rimuovere il diciottesimo ed ultimo capitolo. Un colpo di genio commerciale, senza il quale forse (diciamo forse) il romanzo non avrebbe avuto la stessa risonanza. Taylor conobbe la scrittrice nel 1972 durante le trattative per la cessione dei diritti cinematografici. Dopo aver letto il romanzo, Taylor confessò alla Lindsay di aver notato delle incongruenze nel terzo capitolo e “di essere giunto ad alcune conclusioni”. La Lindsay gli rispose che lui era stata l’unica persona ad avvicinarsi alla soluzione e gli consegnò una copia dattiloscritta del diciottesimo capitolo, con l’impegno a non rivelarlo prima della sua morte. Una copia ulteriore venne rinvenuta tra le carte della scrittrice ed è conservata nella sua casa di Mulberry Hill, vicino Melbourne, oggi un museo.

Hanging Rock oggi. Foto di Max.

In effetti è nel terzo capitolo che è racchiusa la chiave del mistero. Gente più acuta di me si sarà sicuramente accorta che la seconda parte del terzo capitolo ha qualcosa che non va. Se provate a leggere attentamente notate delle curiose ripetizioni. E’ il momento in cui le quattro ragazze sono impegnate nell’ascesa verso la sommità della rocca. Le ragazze sostano per due volte in una spianata e compiono gli stessi gesti: osservano il gruppo dei campeggiatori dall’alto come fossero delle formiche e riposano. In entrambe le situazioni Edith implora una delle amiche di tornare indietro. E’ curioso che una quattordicenne timorosa come Edith, dopo aver chiesto una prima volta ad Irma di andare via, si metta tranquillamente a riposare sopra una roccia, poi si risvegli e solo dopo aver vanamente pregato Miranda di tornare, fugge via sconvolta.

C’è un motivo in tutto questo. Il terzo capitolo contiene dei paragrafi presi di peso dal diciottesimo capitolo perduto ed appiccicati lì con poca grazia. Perché sia stato fatto questo, non è dato da saperlo. Forse la Lindsay voleva lasciare una traccia per condurre il lettore verso una possibile soluzione.

Joan Lindsay (1896-1984) negli anni venti.

Prima di affrontare il finale, conviene riprendere in mano il romanzo e magari rivedere il film. Nessuna delusione: le poche pagine dell’ultimo capitolo sono scritte con l’abituale stile elegante ed etereo della Lindsay. Qualcuno potrebbe storcere il naso al fatto che esista una conclusione di un libro perfetto. Forse proprio per non rovinare la mitologia del romanzo, il libretto del 1987 non è mai stato ripubblicato, né le versioni oggi disponibili del romanzo, compresa quella inglese, fanno la benché minima menzione dell’esistenza di un diciottesimo capitolo. La questione potrebbe essere lasciata ai filologi e ai fans che continueranno le loro infinite discussioni sulla sorte delle ragazze. Ma non vi è dubbio che Joan Lindsay abbia scritto un romanzo completo, con un finale che non ha niente a che vedere con le pedestri illazioni apocrife e che, soprattutto, non sminuisce il valore dell’opera, né del film.

Non intendo qui anticipare nulla di quello che troverete in queste pagine, per non rovinare il piacere della lettura e della sorpresa. Posso solo dire che, a mio parere, la conclusione della Lindsay è perfetta e si inserisce senza forzature nel resto del romanzo, come logico finale dell’irrisolvibile tensione tra il paesaggio primordiale australiano e le pretese vittoriane di controllare la natura e la psiche. E’ una spiegazione che chiude alcune domande ma fa scoccare altri interrogativi e quindi soddisfa allo stesso modo la curiosità di sapere che fine abbiano fatto le donne scomparse e di lasciare magicamente aperta una porta.

Dopo tutto questo articolo, non sapete dove andare a leggere il finale di Picnic ad Hanging Rock? Visitate il mio sito (vedi anche sotto alle note biografiche), dove troverete “The Secret of Hanging Rock” interamente scannerizzato con una mia traduzione in italiano del diciottesimo capitolo.   

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27 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Alfio Ferlito

    Ero ragazzo quando vidi il film; mi piacque tanto da meritarsi il titolo di “miglior film dell’anno” nella mia personalissima classifica, e alcune frasi dei dialoghi le ho trovate in un vecchio diario scolastico. A distanza di anni riesco ancora a percepire la magia e l’aura di mistero che avvolge il film, specie nella figura di Miranda; ho letto con emozione il diciottesimo capitolo che alla fine non fa altro che confermare quello che ho sempre immaginato, la fessura spazio temporale non è altro che un passaggio dalla nostra ad un’altra dimensione, ma potrebbe anche non esistere: il fascino della visione cinematografica rimane intatto. Un grandissimo grazie per la ricerca e la traduzione e…un suggerimento: provate a riascoltare la musica di Georghe Zamfir in una serata giusta, magari con la luna piena davanti. A me dà ancora i brividi.

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  2. Marco D'Aviano

    Il romanzo della Lindsay, così come è stato pubblicato, è bello e funziona perfettamente. L’editore ha avuto ragione a togliere l’ultimo capitolo, che è quanto di peggio ci si possa aspettare in un libro di questo genere: un mucchio di fumosità, che non spiegano niente da un punto di vista “realistico” e che affogano nel ridicolo una vicenda che per tutto il libro si mantiene su un delicatissimo equilibrio tra realtà note e realtà ignote.

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  3. alice

    ciao! purtroppo il link all’ultimo capitolo di picnic a hanging rock non va, lo avresti disponibile? muoio dalla voglia di leggerlo e di regalarlo a mia zia!
    grazie mille in anticipo per la disponibilità
    alice

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  4. Gianluca

    Purtroppo il capitolo finale non è più raggiungibile dal link.. Mi piacerebbe molto leggerlo dove si può trovare?? Grazie infinite!!

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  5. bonfab

    Grazie infinite di aver trovato e pubblicato (pure tradotto) il capitolo finale. Ho appena visto il film, bellissimo, ma lascia tutti i punti aperti ed una sensazione bruciante di non aver colto il significato. Il capitolo finale è la chiave di tutto ed ora tutto mi è chiaro. Capisco perfettamente perché l’Autrice ha disposto che venisse pubblicato solo dopo la sua morte. Non ho letto il resto del libro, ma sicuramente è da leggere, perché l’Autrice era sicuramente un’iniziata esoterica (non c’è da meravigliarsene dato l’epoca in cui ha vissuto) e questo è il suo trattato. Non è affatto un caso che Miss McGraw vestisse tutta di rosso (il film sicuramente è del tutto fedele al libro), le ragazze tutte di bianco, le calze che si toglieranno nere. E come questi altri simboli che un iniziato riconosce all’istante, come sa perfettamente a cosa si riferisce McGraw quando esclama “ce l’ho fatta”, “ce l’ho fatta”. Grande opera, grande film, a cui, peccato, manca proprio il capitolo finale, la chiave.

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    • Max Keefe

      Grazie Bonfab per il tuo commento. Grazie anche gli altri che hanno scritto qui (o mi hanno anche mandato una mail). Sono contento che questo film e il libro da cui è tratto continuano ad attirare un pubblico così grande di fan. Picnic at Hanging Rock è un’opera perfetta e il film è la trasposizione del libro e, soprattutto, del mondo interiore della Lindsay. Anche se ora abbiamo un finale, la domanda sul destino ultimo delle ragazze continuerà a farci pensare. Un abbraccio a tutti. Max

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  6. raffaele

    Bellissima recensione, chiara, esauriente, condivisibile. Non c’è una riga di troppo, mai letto un pezzo più efficace. Grazie.
    Il finale andro’ a leggerlo un’altra volta, questo pezzo mi ha fatto venir voglia di rivedere il film.

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  7. francesca di stefano

    Grazie Max per aver pubblicato il finale di Picnic a Hanging Rock. Vidi questo film in una sala parrocchiale molti anni fa quando ero piccola (avrò avuto forse 6 o 7 anni) eppure mi è rimasto nella testa per il suo alone di mistero. Ho ripensato per caso a quel film Picnic ad Hanging Rock ieri e l’ho cercato su wikipedia (hai fatto una splendida recensione molto chiara e dettagliata.) Bellissime sono anche le foto di Hanging Rock che hai pubblicato nel link, guardandole ho rivissuto (come entrando nella macchina del tempo)l’atmosfera mai dimenticata del film. I film fantastici di oggi tutti pieni zeppi di effettacci truculenti (spesso disgustosi!) hanno molto da invidiare a film come Picnic che pur nella sua totale assenza di effetti speciali fa molta più paura di tutti quei mostri sanguinari. Un esempio del prevalere degli effetti speciali sulla trama è l’ultimo capitolo di Silent Hill uscito il 31 ottobre 2012, una noiosissima serie di effettacci speciali senza nè capo nè coda, il cui unico fattore di interesse era nella tridimensionalità 3D delle scene (ma purtroppo anche del sangue che sembrava schizzare sugli occhialetti!). Il primo capitolo di Silent Hill (del 2009 credo) invece, pur avendo effettacci anche lui, aveva anche un alone di mistero e di pathos che lo rendevano interessante. Ad esempio la madre che entra nell’aula della scuola abbandonata e vede l’impronta della mano della sua bambina sparita su uno dei banchi polverosi. Oppure il marito che nella dimensione diurna di Silent Hill sente, pur non potendola vedere, il profumo della moglie inprigionata nella dimensione notturna della spettrale cittadina. Oppure la indimenticaile scena finale: madre e figlia scappata dalla cittadina tornano alla loro casa ma sono avvolte in una strana nebbia bianca. Il marito invece dorme sul divano della stessa casa avvolto nella luce del sole che filtra dalla finestra. Eppure la comunicazione fra le due dimensioni è ancora una volta data dal profumo della moglie che lui sente e si sveglia ma non la può vedere perchè lei e la figlia sono prigioniere in un’altra dimensione. A mio parere il mistero è la vera essenza di un film che deve far paura.

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  8. Licia Corengia

    Vidi il film tanti anni fa, fui pervasa da forti emozioni. Il finale descrive quanto deve essere magnifico trovarsi in una posizione fuori dal tempo. Credo nell’anima e nella Resurrezione, e forse queste Porte ne sono la prova tangibile !! Grazie per avere pubblicato questo ultimo capitolo. Licia.

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    • Vinicio De Bortoli

      Pensa che negli anni 1970 io ed altri abbiamo lavorato qui in Italia sugli Star Gate, come l’evento tragico negli Stati Uniti del 1943 chiamato Philadelpia Experiment, solo che qui abbiamo potuto constattare le caratteristiche del effetto Crenkov che produce la barriera azzurrastra sulla finestra della porta, all’epoca sono andati perduti diversi strumenti che accidentalmente anno attraversato la porta, quindi nessuna meraviglia che le ragazze oggi siano ipoteticamente ancora vive e forse desiderose di ritornare visto che nel racconto e evidente l’esistenza di un differenziale temporale in quanto gli orologi a quel tempo si sono arrestati, che volete per loro potrebbe essere trascorsa forse qualche settimana!

      Cordiali saluti

      E.U. Ing. Vinicio De Bortoli

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  9. Kate

    Grazie!!! Era da quando ne ho conosciuto l’esistenza che volevo leggerlo, ma era praticamente introvabile. Faccio parte di un gruppo di “topi da biblioteca” su FB e mi piacerebbe farlo conoscere anche ai miei amici. Potrei dare loro il link della pagina in cui si possono scaricare la versione originale e la traduzione (http://www.robertomengoni.it/picnic-a-hanging-rock.html)? Penso che ne sarebbero felici.

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    • Max Keefe

      Cara Kate. Senz’altro puoi dare il link ai tuoi amici. Anzi, mi fa piacere che il libretto venga conosciuto in Italia. E’ un peccato che la Sellerio non l’abbia mai stampato. Chissà perché. Un abbraccio da Max.

      Rispondi
      • Kate

        Grazie ancora :) Nonostante siano ambedue più vecchi di me, sia il film che il libro mi piacciono davvero molto. Peccato davvero che non sia mai stato pubblicato qui in Italia. Condividerò senz’altro il link, sono sicura che lo leggeranno in molti. Ricambio l’abbraccio
        Kate

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        • Ing. Vinicio De Bortoli

          Vorrei farvi parte di una cosa curiosa che mi è accaduta mentre leggevo la mail, personale del titolare del sito (undici.) Mentre leggevo con una grossa soddisfazione il contenuto riferito al momento e alle modalità del passaggio delle ragazze attraverso la porta, ero davanti al mio computer e sulla mia scrivania avevo momentaneamente depositato due batterie quadrate di nove volt. Ed esse sono improvvisamente esplose ed il mio orologio da tavolo si è fermato, una di queste due batterie nuove si è totalmente disintegrata e ne ho raccolto i frammenti sparsi nella stanza, mentre l’altra e spaccata in più punti se potessi vi manderei le foto. Certo che l’universo e nelle sue manifestazioni ben strano. Vi ringrazio di avermi ascoltato. saluti a tutti voi
          Vinicio De Bortoli

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  10. Ing. Vinicio De Bortoli

    Ho visto il film originale quello di tre ore e non quello rovinato con i tagli in commercio ai giorni nostri, sono un fisico e studioso di fisica quantistica e di quella che viene definita teoria delle stringhe, se guardiamo l’avventura ed il racconto del diciottesimo capitolo del romanzo ci rendiamo perfettamente conto dei motivi che hanno indotto l’autrice del racconto che poi e un fatto realmente accaduto, assieme a qualche altra sparizione avvenuta sul posto in un periodo successivo a tal punto che il luogo oggi risulta dovutamente recintato, in bando alla permissività e alla democrazia e si entra solo con il biglietto e accompagnati dagli incaricati. Resta comunque un fatto per chi legge l’ottavo capitolo che fa una descrizione minuziosa e molto precisa della falla spazio-temporale (Porta)e del transito delle ragazze mentre passano ad una realtà diversa, vorrei anche dirvi che le porte dimensionali sono state studiate anche qua in Italia e realizzate in forma di modelli per diversi anni presso alcuni istituti di fisica di alcune nostre università, comunque l’effetto è molto noto e porta il nome di effetto Cerenchov dal suo primo scopritore e studioso quaranta anni orsono nell’URS, sembra pero che ai giorni nostri questo tipo di ricerca sia stato abbandonato e lasciato alla mercè di maghi streghe e altri personaggi poco raccomandabili.

    Eu. Ing. Vinicio De Bortoli

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    • Max Keefe

      Porte dimensionali. Eeffetto Cerenchov. Non mi sorprende che qualche scienziato le abbia studiate. Ho letto articoli su riviste serie su cose pazzesche che scaturiscono dalle ricerche più avanzate della fisica. Per ora difficile che si realizzino ma il bello della scienza è che quello che oggi sembra magia domani sembrerà normale. Grazie Vinicio.

      Rispondi
    • Licia Corengia

      Ecco l’argomento: strumentalizzazione banale da parti di autodefinentesi “maghi” ed uso diabolico dell’effetto Cerenchov ?
      Io non capisco nulla di fisica nucleare, ma so di certo che le scoperte scientifiche portano al di là di quello che è la realtà che noi, piccoli, ordinari umani, conosciamo.
      Ammiro gli scienziati, ma sono anche convinta che il Satan esiste, come esiste Dio.
      E questo Male usa, letteralmente, la pura e nobile scienza, od anche doti umane, per suoi propri scopi: ecco l’affacciarsi di maghi, sette e pranoterapeuti vari.
      Non si rida: io ho visto con i miei occhi (ed era il periodo della mia vita in cui ero totalmente atea) fuochi accendersi nell’incavo della mano, persone che mi visitavano di notte, in semi-sogni.
      Purtroppo il Male usa tutto ciò, e provoca morti lente a chi lo segue: perciò, non capendo io nulla di fisica quantistica/nucleare, mi limito a guardare un bel film, senza per questo pensare che davvero le persone possano attraversare lo spazio/temporale senza il volere del diabolico. Nel Vangelo solo Gesù Cristo attraversa lo spazio/temporale: se a noi non è richiesto, significa che non va seguito.
      Ciò non toglie nulla al mio grande rispetto per la scienza, che non va usata biecamente, però, per scopi fantascientifico/commerciali.
      Licia Corengia

      Rispondi
      • Vinicio De Bortoli

        Vedi Licia ti rispondo volentieri, in quanto ciò mi permette di porre un significato più profondo a questa realtà fisica o spirituale si voglia.
        Io sono uno scienziato e non mi occupo in particolare di religione, pero nella mia vita ho avuto modo di assistere a moltissimi fenomeni che tu nel tuo scritto mi fai notare. Vedi la realtà e un po’ diversa da quanto ci fanno credere, le tre religioni monoteiste che fanno capo ad un unico Dio, il quale amministra il bene ed il male giostrandosi in questa dualità per dominare gli uomini e le sorti degli stessi, in funzione di un potere occulto che può essere puramente umano nelle sue finalità.
        La natura intrinseca delle cose non può essere ne buona ne cattiva, Dio stesso il creatore di tutto quanto esiste non può avere un antitesi, essendo appunto eterno ed assoluto, egli è aldilà dei nostri parametri anche se per comodo lo etichettiamo e gli attribuiamo capacita che ce lo fanno apparire invece di un Dio, un superuomo dotato di svariate capacità che fanno di lui tutto quello che vogliamo, ma non già un Dio assoluto quale egli è, e privo di attributi in quanto non commensurabile.
        Quindi il male oggettivamente non esiste, invece e bene o male quello che gli esseri umani fanno a se stessi nella gestione della propria esistenza, che li porta inevitabilmente ad evolvere o a regredire verso uno stato sub-umano, se prendiamo ad esempio il problema delle porte cosiddette dimensionali, ci imbattiamo in nuovi dilemmi perché scopriamo la possibile esistenza di realtà diverse dalla nostra che hanno un esistenza assestante e che per caso alle volte vengono a contatto momentaneo con la nostra, come due insiemi che si toccano per un momento ed il momento dopo sono di nuovo separati .
        Scusa la prolissità della mia risposta spero di essere stato abbastanza chiaro.

        E.U. Ing. Vinicio De Bortoli

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  11. Linus

    Grazie davvero!

    Non ho letto il libro, ma ho visto e conosco benissimo il film. E, hai ragione, il finale di fatto non è un finale, quanto una chiusura che elimina l’inutile aspetto “giallo” e permette di concentrarsi meglio su quello che è veramente l’argomento dell’opera.

    Rispondi
    • Max Keefe

      Linus, è valsa la pena aspettare vent’anni per avere il finale. A me è piaciuto molto, a molti altri no. Ma il mistero resta e, anzi, diventa anche più intrigante!

      Rispondi
  12. giulia

    scusa, ma non ho capito niente: in pratica il 18° capitolo del libro dice solo che non ci furono fatti veri cui l’autrice si ispirò per scrivere le sue pagine????
    io questo capitolo non l’ho trovato…

    Rispondi
  13. Carlotta

    Grazie per questo bellissimo e intrigante articolo; grazie per la generosa opportunità che ci stai offrendo con la tua traduzione.

    Rispondi
    • Max Keefe

      Grazie Carlotta. A molti non è piaciuto scoprire che c’è un finale. Ma quello che hai letto è un finale? A me sembra un inizio. Continua a seguire Max sull’Undici.

      Rispondi
  14. Gigi

    Ho scaricato e stampato il cap. XVIII dal tuo sito, sono emozionatissimo. Ma posso continuare a sperare di incontrare Miranda un giorno?

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