(Co)sta sfiga!

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La Concordia come il Titanic, la Allegra come Moby Prince. Insomma due mesi sfortunati per la Compagnia Costa (e fortunatissimi per i talk televisivi). Tutto inizia quel maledetto 13 gennaio 2012 con…l’urto della Concordia con uno scoglio nei pressi dell’Isola del Ciglio.

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"Sono scivolato e mi sono ritrovato nella scialuppa" [F. Schettino

Scene apocalittiche invadono i telegiornali, passeggeri che cercano in tutti i modi di scendere da una nave inclinata, mentre capitan Schettino, la sua bella moldava e altri ufficiali sono già da un bel pezzo su una scialuppa…ci sono scivolati dentro, pare.

Resoconto finale: venticinque morti, tra cui una bambina, il capitano agli arresti domiciliari e la bella moldava che centellina scoop come nemmeno Signorini saprebbe fare!

Un mese dopo al largo delle Seychelles un incendio originatosi nella sala macchine rischia di bruciare la lussuosa “Costa Allegra”; il capitano non fugge ma oltre all’incendio deve domare anche gli animi dei passeggeri che, rimasti senza elettricità, aria condizionata e cibo, hanno perso anche parte del loro buon senso.

Già, si parla di liti furibonde per una sdraio su cui sedersi o per il punto di sosta dove a quanto pare tirava più vento. Morale della disavventura: la “Allegra” rimorchiata da due pescherecci e la Costa che come “rimborso” offre una vacanza total lusso alle Seychelles ai suoi passeggeri.

Il Vespone nazionale

E mentre la Costa cerca di limitare i danni economici e penali e di recuperare l’immagine dei tempi d’oro…la D’Urso, la Venier, Giletti e il Vespone nazionale si sfregano le mani o – come nell’ultimo caso – passano il lucido sul plastico e scaldano le note della colonna sonora dei “Pirati dei Caraibi”.

Eh si, perché “noi” telespettatori siamo curiosi, vogliamo sapere tutto, dire la nostra e magari sostituirci ai giudici con processi mediatici in cui il senno se ne va a largo (mi si passi la licenza poetica).

Ed è così che abbiamo saputo del bacio appassionato tra Capitano mio capitano Schettino e Domnica la bella moldava, della loro cena romantica e di quella notte d’amore non vissuta (perbacco!) per quel maledetto urto…d’altronde a noi che ci importa di Dayana che è morta a cinque anni per la negligenza di Schettino!

Abbiamo saputo che mentre c’erano ancora corpi da cercare i sommozzatori hanno fatto riemergere un crocifisso e una statua della Madonna con buona pace del cappellano di bordo…Abbiamo saputo che a bordo c’era anche un prete con la madre (avevate pensato all’amante, eh?) che aveva detto ai suoi parrocchiani che si sarebbe assentato per un ritiro spirituale…

Insomma abbiamo saputo tutto e di più: curiosità, frivolezze, storie…ma abbiamo tralasciato qualcosa. Sì. Abbiamo tralasciato o non ricordato chi è morto per cedere il proprio posto sulla scialuppa ad un bambino, abbiamo sorvolato su chi su quella nave e dalla capitaneria di porto ha svolto perfettamente il suo lavoro, lasciando la nave per ultimo col rischio di rimanerci su quella nave.

Jonathan Paturi, cuoco sulla 'Concordia': "Abbiamo fatto quattro viaggi avanti e indietro con le scialuppe"

Non abbiamo ricordato chi in quella crociera aveva visto esaudirsi il sogno di una vita, chi si trovava lì per premiarsi dopo un’intera vita di sacrifici. No, non sono stati ricordati! E sapete perché? Perché loro non fanno notizia, perché storie “così” rattristano il pomeriggio. E poi in tutto ciò c’è chi ha voluto trarre profitto e visibilità…Già, gli sciacalli sono sempre in agguato… basti pensare al sedicente avvocato che ha messo in giro la notizia (falsa) della donna che a causa dell’urto ha avuto un aborto spontaneo…naturalmente giornali professionali e trasmissioni pseudo-giornalistiche hanno abboccato come pesci all’amo, perché questo non è solo uno scoop, una notizia di cui parlare…questa può essere una storia da poter riciclare ad esempio nella puntata: “Aborto spontaneo: quanto soffre la donna?”.

Ed è così che da quel 13 gennaio è iniziato questo circo mediatico che ci indigna ed affascina allo stesso tempo..e adesso da bravi telespettatori aspettiamo con ansia il prossimo scoop, la prossima puntata della fiction targata Costa…e magari mentre aspettiamo che un’altra tragedia ci coinvolga, i venticinque morti della Concordia diventano solo echi, fantasmi dimenticati! D’altronde come cantava Freddie Mercury: “The show must go on!”

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Cosa ne è stato scritto

  1. Andrea

    ciao, se permetti vorrei risponderti iniziando con una citazione dall’articolo di Jumpi “avanti c’è posto”
    “un gruppo sociale che si trova in una situazione di crisi, invece di interrogarsi su cause e proprie responsabilità, individua una persona o un sottogruppo di persone sulle quali addossare ogni esclusiva colpa, così da ottenere una purificazione collettiva.
    Inutile sottolineare che questa operazione è inutile alla crescita morale del gruppo ed anzi costituisce la miglior premessa per commettere ancora i medesimi errori e ritrovarsi di nuovo nella medesima situazione”
    anche la nostra mente per ridurre la tensione cognitiva ha bisogno di trovare immediatamente la causa di un pericolo e di solito si cade spesso nell’errore di stabilire un capro espiatorio che risponda alle nostra necessità di ottenere risposte.
    anche se mi rattristano programmi cosidetti di intrattenimento o di approfondimento che straparlano di tragedie come questa con una dovizia vergognosa di dettagli terribili o dettagli inutili mi rattrista di più vedere che grazie a uno Schettino dormiato tutti sonni più tranquilli.
    si perchè se si pensa di poter attribuire ad un solo elemento nella catena degli eventi la responsabilità del disastro della Costa Concordia, allora a mio vedere non stiamo facendo abbastanza affinchè tali eventi non abbiano a ripetersi.
    un sistema complesso e potenzialmente pericoloso come quello dei trasporti richiede una gestione del rischio preventiva e proattiva. “la sicurezza è un non evento dinamico”, vale a dire che se oggi non ci sono stati incidenti non vuole affatto dire che domani agendo come oggi avremo buone probabilità di non avere incidenti.
    la sicurezza costa fatica e impegno, ogni giorno il sistema deve interrogarsi sui potenzaili pericoli, identificarli e agire per porre barriere atte a contenerli ovvero a ridurli ad un livello accettabile.
    costa fatica e riguarda tutti noi, si ognuno di noi. intendo dire che se un solo passeggero avesse avuto percezione nei precedenti “inchini” di aver rischiato più del necessario avrebbe avuto il dovere di denunciarlo. le autorità di controllo, gli armatori gli addetti ai lavori che hanno assistito ai precendti passaggi vicino al Giglio avevano il dovere di denunciarlo. i legislatori potevano interrogarsi sulla sufficiente efficacia delle norme prima dell’evento e non solo correre a porvi rimedio dopo una tragedia.
    se l’intero sistema non è proattivo nella gestione del rischio, pur consapevole della delicatezza del sistema stesso, allora l’intero sistema è colpevole. lo stesso approccio a mio vedere si potrebbe apllicare a sistemi come la sanità, l’economia e la stessa finanza.
    troppa carne al fuoco? troppa ansia cognitiva?
    per fortuna che c’è un capro espiatorio che ci lascia dormire in santa pace.
    ciao Andrea

    Rispondi

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