Esplorando vita e futuro: consigli di viaggio

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Nel film “Paradiso amaro”  George Clooney interpreta un padre che all’improvviso si ritrova a doversi prendere cura delle due figlie da solo. Diviso tra tentativi di dialogo e atteggiamenti autoritari, entrambi fallimentari,  si ritrova così spaesato e confuso che finisce per chiedere consiglio ad un amico della figlia adolescente, un po’ scoppiatello ed apparentemente fuori dal mondo.

“Statemi a sentire molto bene perché lo ripeterò solo un milione di volte!”

Si dice che il mestiere dei genitori sia il più difficile. Ma anche quello dei figli non è semplice. Anzi: è proprio “il mestiere di vivere” che risulta disorientante e caleidoscopico di questi tempi. Stiamo assistendo ad una mutazione del ruolo delle figure d’autorità che scardina tutte le strutture e le mappe relazionali che sono state per decenni alla base di tanti rapporti umani e hanno fornito una guida sicura nella vita. I genitori sono ormai amici dei figli i quali arrivano a prenderli in giro sin dall’età di sei anni; i preti non le si fila più nessuno; del resto a chi fa ancora paura l’inferno? Gli studenti vanno a far gli esami universitari vestiti come fossero in spiaggia e danno del tu al professore e neanche i passeggeri di un aereo mostrano più quel sacro rispetto che era riservato al miracolo del volo: quando la hostess fa la dimostrazione delle procedure d’emergenza, tutti chiacchierano o ascoltano l’Ipod.

Chiariamo subito: è un bene che i rapporti tra figli e genitori siano cambiati e che gli studenti non nutrano un timore reverenziale per il professore che impedisce ogni tipo di dialogo. Tuttavia, se è vero che questa nuova configurazione relazionale ci dona un’enorme libertà (“Puoi fare quello che vuoi nella vita, l’importante è che tu sia felice”), dall’altro ci consegna ad un mondo in cui non esistono più strade tracciate e dove ci sembra di non vedere alcun segnale stradale.

Soprattutto ci manca qualcuno ciò che ci dica chiaramente cosa è sbagliato; proprio come accadeva con i precetti dei genitori, i comandamenti della Chiesa o le bocciature senza appello dei professori. Schopenhauer diceva: “Gli amici si dicono sinceri, ma in realtà sinceri sono i nemici”. I genitori sono amici, e questo è bene, ma proprio per questo rischiano di non offrirci più un modello saldo, distaccato e “sincero”, come invece può fare un “nemico”. Ossia qualcuno che non ha un rapporto paritario ed “orizzontale” con noi e per questo ci guarda da una prospettiva esterna e quindi più chiara e scevra da possibili condizionamenti.

Viviamo in un mondo di “Mi piace”

Viviamo invece in un mondo di “mi piace”, come accade su Facebook, dove – emblematicamente – è assente il bottoncino “non mi piace”. Diamo approvazione a piene mani per riceverne indietro, innescando un corto circuito di consenso diffuso e omologante che non è di grande aiuto. Perché abbiamo sempre il sospetto che chi ci mostra apprezzamento lo faccia con il fine di ottenerne da noi.

Insomma, sia che siamo figli o genitori, studenti e professori, ci sentiamo spaesati e ciò di cui più sentiamo la mancanza – per tornare alla metafora dell’orientamento stradale – è un navigatore satellitare che ci indichi in maniera decisa, autorevole e autoritaria dove dobbiamo andare. Così si spiega l’enorme successo di manuali di auto aiuto, corsi o conventions tenuti da guru ultrapagati o anche solo siti e pagine Facebook che offrono a piene mani citazioni di ogni tipo come pillole per la felicità. Siamo affamati di precetti, di ricette, di semplici indicazioni su come dobbiamo comportarci.

Puntualizziamo ancora: vanno benissimo gli aforismi ed i libri di approfondimento psicologico. E sarebbe bello poter disporre di un coach, così come ce l’hanno i giocatori di tennis, che ci suggerisca come e cosa migliorare, stimolandoci ed offrendoci un punto di vista critico ed esterno. Il punto è però un altro. Il punto è che, dopo aver perduto la bussola della figura autoritaria, andiamo nuovamente alla ricerca di un altro riferimento esterno, di un maestro che da una “cattedra” o un “altare” ci indichi la via in maniera semplice e chiara. Per placare l’ansia che deriva dall’inquietante consapevolezza che il percorso della nostra esistenza è invece caotico e complicato come il cammino di una nuvola e quindi delegare a qualcun altro le scelte che questa indeterminatezza c’impone. Dovremmo invece destarci per scoprire ed accettare la nostra completa solitudine ed unicità. Gli aforismi tratti da un libro scritto da un poeta vissuto un secolo fa possono essere belli ed arricchirci l’anima, ma hanno il rischio di essere verità rivelate, che ci esaltano per il loro splendore e la loro comoda semplicità, atrofizzando però la nostra capacità di conquistare nostre verità, sicuramente più modeste e meno entusiasmanti, ma certamente molto più autentiche ed utili.

Le autorità hanno perso autorità

Di fronte alla perdita delle stelle fisse che hanno guidato i rapporti sociali e familiari per secoli che ci lascia soli e smarriti, la nostra mente pigra si affanna alla ricerca di una risposta semplice, di un senso logico ed inequivocabile che sia facile da pensare e che ci piaccia pensare. E quindi – scusate il giuoco di parole – in definitiva, ci eviti di pensare.

Quindi se la condizione di genitore è scomoda e disorientante, come quella di George Clooney, va bene leggersi un manuale che ci fornisca preziosi consigli, così come è auspicabile poter ascoltare l’opinione di persone che agiscono come coach. Ma non dobbiamo accontentarci e consolarci con questo; la consolazione alla nostra solitudine deve essere la ricerca stessa della nostra strada. Lo smarrimento che percepiamo ci lascia entusiasmanti margini di libertà su di un futuro che coincide con uno spazio aperto di possibilità. Siamo esploratori di un mondo sconosciuto ed a volte ostile che si chiama “la nostra vita” e che esige attenzione e apprendimento continui. Faticoso, ma eccitante.

Così il mestiere di genitore, di professore, di figlio o più in generale “il mestiere di vivere” assume il suo valore e diventa affascinante proprio perché non esiste una ricetta precisa e valida per chiunque e per qualsiasi contesto. E perché se riusciremo ad essere dei bravi genitori, professori o semplicemente guide di noi stessi ciò lo avremo ottenuto faticosamente, poco a poco e senza scorciatoie, facendo affidamento – come scrisse Kant – sul “cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi”.

Quindi mettiamoci in spalla lo zaino pieno di aforismi e libri, facciamoci accompagnare da un amico autentico pronto ad offrirci un’opinione sincera ed entriamo fiduciosi nella “selva oscura” che ci circonda: il cammino lo faremo noi, perdendoci e ritrovandoci continuamente. Le persone che ci circondano e che ci vogliono bene forse non ascolteranno da noi precetti e ricette preconfezionate, ma avranno di fronte qualcuno che sta vivendo con coraggio e fiducia nel futuro. E questo è l’insegnamento migliore che possa essere offerto.

Come scriveva il poeta Antonio Machado..
“Tu che sei in viaggio,
sono le tue orme
la strada, nient’altro;
Tu che sei in viaggio,
non sei su una strada,
la strada la fai tu andando.
Mentre vai si fa la strada
e girandoti indietro
vedrai il sentiero che mai
più calpesterai.
Tu che sei in viaggio,
non hai una strada,
ma solo scie nel mare”

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. la ci'

    Esortazione , incoraggiamento, ad affrontare il viaggio con fiducia in se. Grazie.

    Rispondi

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