Posto fisso e dintorni

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Chiariamolo subito: dà fastidio che Monti ed alcuni ministri si pronuncino contro posto fisso e mammoni, quando i loro figli sono assunti stabilmente sotto casa di mammà. Il punto centrale tuttavia è un altro.

Monti vuole trasformare l’Italia in un Paese anglosassone o meglio scandinavo. Dove il welfare è perfetto, c’è grande attenzione per i giovani, tutele per le neo-madri, una sana competitività, se ti licenziano hai 2 anni di stipendio con obbligo di formazione e ricerca di un nuovo lavoro, ecc.

Tutto questo è auspicabile e la sua frase sul posto fisso voleva intendere questo. Ed è quindi condivisibile.

Giovani italiani spaesati 

Tuttavia, oggi, in questo contesto, in cui un lavoro precario significa un lavoro indegno, la società è plasmata dagli e sugli anziani, se vai in banca a chiedere un mutuo ti ridono in faccia se non hai un impiego stabile ed il welfare è fatto dai tuoi genitori (se ne hanno la possibilità…), beh…affermare che “il posto fisso è monotono” non è stata una gran mossa, se non altro dal punto di vista mediatico.

Il problema è quindi in primo luogo di comunicazione. Quando la Fornero, Monti, ecc. dicono “posto fisso”, intendono riferirsi alla società immobile che ci ritroviamo, le corporazioni protette e privilegiate, le ciclopiche difficoltà che affliggono i non “figli di” ed in senso lato le tante “usanze” che ci fanno vergognare di essere italiani e che sono state elevate a stile di vita dal berlusconismo.

Un Paese di baroni

In altre parole, “la logica del posto fisso” che Monti vuole scardinare è sinonimo del privilegio e del “sottobraccismo”, ossia del lavoro ottenuto attraverso le chiacchiere tra due “baroni” sottobraccio in un corridoio o grazie ad eterne attese, possibili solo se si ha alle spalle una famiglia che ci aiuta.

La sinistra ed i sindacati non possono non essere consci di questo scenario. Ma tanta sinistra è imprigionata in e da slogan ideologici, si fa sempre dettare l’agenda da qualcun altro ed è paralizzata del cronico timore di non essere sufficientemente “sinistra”, con il risultato di non riuscire ad essere se stessa, rivelandosi quindi impotente.

Una delle dichiarazioni più di sinistra degli ultimi anni fu quella di Tommaso Padoa-Schioppa quando affermò: “E’ bello pagare le tasse”. Per paura di allontanarsi dai suoi clichè secolari, la sinistra si è fatta rubare ed anticipare su una lunga serie di temi: la sicurezza, la legalità, le tasse ed ora “la logica del posto fisso”.

Aizzare il popolo contro il Governo quando pronuncia una battuta infelice, ma indica un obiettivo che la sinistra dovrebbe condividere (direi per sua stessa natura), serve forse all’orgoglio sindacale, ma non aiuta a costruire il miglior percorso per raggiungere quella meta.

E’ sacrosanto sottolineare che i ministri che invitano i giovani a non inseguire il posto fisso, dovrebbero essere i primi a dare l’esempio, ma concentrarsi sul lavoro della figlia della Fornero è fuorviante.

I casi sono due:
1) pensiamo che Monti & Co. non abbiano intenzione di smantellare i privilegi (e la condizione dei loro figli ne è la prova)
2) pensiamo che Monti & Co. abbiano intenzione di smantellare i privilegi (e la condizione dei loro figli non è importante).
Questo è il punto: il resto è sfogo un po’ sterile tipo commentatori arrabbiati su Facebook.

Farsi largo nella bloccata e medioevale società italica non è facile

Se questo Governo propone sacrosanti provvedimenti per seppellire i medioevali legacci che bloccano la società italiana in ogni campo, il lavoro del figlio di Monti non è così importante e comunque non può impedirci di appoggiare chi sta provando a liberarci da riti “borbonici” e berlusconiani.

La questione rivela inoltre uno scontro di mentalità. Quando il ministro Cancellieri sostiene che i giovani italiani vogliono il lavoro vicino a mamma e papà, dice – in termini generali – una verità. Non c’è nulla di male a desiderarlo, ma forse nel 2012 sarebbe interessante, stimolante ed occasione di crescita prendere in considerazione l’idea di allontanarsi dal cappuccino sotto casa e dalle tagliatelle della mamma.

Come li obbliga ad imparare la trigonometria, così una società moderna dovrebbe spingere i propri figli ad uscire dal limitante provincialismo italiano. Non solo dal punto di vista professionale, ma anche artistico, culturale, umano, scientifico. Se poi è vero, come è vero, che tanti giovani sono costretti ad emigrare per andare a fare lavori indegni, questo accade anche perché c’è chi riesce a rimanere vicino a casa proprio perché in grado di far valere privilegi e corsie preferenziali. Anche in questo caso la logica del “voler un posto vicino a casa” coincide spesso con quella del privilegio che la sinistra dovrebbe essere estremamente interessata ad eliminare.

E questa mentalità italiana, fatta di piccole furbizie, rendite di posizione, contrapposizione nei confronti dello Stato e posto di lavoro trovato grazie all’amico di papà, è assolutamente trasversale. Del resto lo squalo Berlusconi ha nuotato per vent’anni in un mare che non poteva essere alimentato solo dai suoi seguaci. Sgombrare il campo da queste anomalie, ossia estirpare la “logica del posto fisso vicino a casa” dovrebbe essere una priorità della sinistra perché esse costituiscono il terreno ideale per prevaricatori, squali e cialtroni, ossia tutte le figure dalle quali la sinistra dovrebbe proteggere i cittadini rispettosi della legge e dei diritti.

Come già detto, il governo Monti non è il migliore possibile, è evidente che la sua formazione sia stata fortemente sponsorizzata da Merkel, BCE & co., ma la situazione italiana era ed è così paludosa ed anomala, che non possiamo non cogliere l’occasione per sbarazzarci di tanti lacci e cattive consuetudini che ci impediscono di crescere, non solo economicamente, ma anche culturalmente, artisticamente, ecc.
In Italia i cambiamenti avvengono quasi sempre in maniera drastica e quasi a livello inconscio. Sia sufficiente pensare che secondo un recente sondaggio, nonostante tutto, la fiducia degli italiani in Monti è tuttora molto alta (61%).

Forse il cambio di mentalità perseguito da Monti e l’eliminazione degli impedimenti culturali e strutturali che ci impediscono di diventare un “Paese normale”, sono obiettivi nei quali molti italiani si riconoscono più di quanto vogliano ammettere a se stessi.

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Your namegiusy5216

    Come sopra: condivido…Prima si diceva che la società era più avanti dei politici…a quanto pare non era vero !

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  2. .keaton

    E’una caratteristica del nostro paese anche quella di alimentare la cultura dell’alibi, individuando sempre capri espiatori e scaricando responsabilità individuali su stereotipi consolidati. Certamente il sindacato, schiacciato tra chi lo definisce “arroccato” e chi lo ritiene troppo accondiscendente rispetto alle rivoluzioni avvenute negli ultimi decenni, deve autoriformarsi se non vorrà essere riformato dagli eventi. L’aiuto più concreto al cambiamento verrà da chi continua a credere nell’importanza del suo ruolo, da chi lo sostiene con l’iscrizione volontaria, da chi consente che sia un punto di riferimento anche per coloro che si avvicinano, per la prima volta, esclusivamente per risolvere un problema che prima non avevano.
    Continuo a credere che solo la participazione attiva contribuisca al cambiamento e legittimi la critica. Il resto fa parte integrante di quelle “…cattive consuetudini che ci impediscono di crescere…”.

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  3. Marcella

    Per mari o monti, qui urge invocare uno sfogo morettiano d’altri tempi: chi parla male pensa male!
    In altre parole, non credo che ministri, sottosegretari, vice di ogni risma di questo governo abbiano bisogno di interpretazioni o esegesi. Quel che vogliono ottenere è assolutamente chiaro e si chiama Grecia – terzo millennio.

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  4. DilettaP

    Bene per il coraggio e per la voce fuori dal coro. Non se ne può più di questa Italia dove – un giorno sì e l’altro pure – si rischia di venire travolti da un fiume in piena di demagogia, di maldestro e malcelato rancore sociale, dove una dichiarazione, più o meno azzeccata, spesso mal compresa, riesce a catalizzare l’attenzione di tutti, azzerando ogni possibilità di un serio e costruttivo dibattito pubblico. Un paese che non sembra volersi lasciare alle spalle vecchie incrostazioni e vecchi stereotipi.

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  5. Your namegiusy5216

    Condivido tutto…Quando tu sei nato, avevo 21 anni …ho contribuito (nel mio piccolo) ad approvare lo statuto dei lavoratori, ma i tempi sono cambiati moltissimo…Oggi sono profondamene arrabbiata con i sindacati…sono “arroccati” …

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