Piove grattachecca

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Adoro il crepitio della neve fresca e immacolata sotto le scarpe. E intorno, il silenzio.
 Quel silenzio ogni tanto interrotto dal motore degli automezzi solitari, che avanzano lentamente augurandosi di seguire “la strada maestra”. Poi quel rumore ricomincia, e ti verrebbe quasi voglia di farti la maratona di New York, pur di continuare a sentirlo, tanto è raro. Per non parlare del riflesso della luce: la neve ne amplifica la potenza tanto da rendere l’ambiente quasi irreale, onirico, che se ti vedessi su uno schermo mentre tenti di ripulire goffamente la tua auto tentando di non autosommergerti sotto palate di neve, ti sentiresti “Fantozzi in paradiso”. E ti accorgi che anche lo sgrat-sgrat del raschiaghiaccio sul parabrezza ha “il suo perché”, anche se esci da una giornata di lavoro interminabile, hai una fame che ti sbraneresti anche la prima cornacchia di passaggio e per colpa del clima è saltata pure la tua adorata lezione di ballo.

Tuttavia, anche se l’evento è memorabile e infrequente come le ferie estive, non mi pare di certo la prima volta che noi italiani ci  imbattiamo in questa magica sostanza bianca, fredda e scintillante! Come quella volta che a Milano aveva nevicato tanto da mettermi fuori uso il tergicristalli (OK, lo ammetto: l’avevo azionato nel tentativo di rimuovere “qualche centimetro” di neve), o l’anno scorso, quando nel tentativo di salire lo scivolo del mio garage ho improvvisamente e inaspettatamente (ohibò!) perso il controllo dell’auto esibendomi in un testacoda che-neanche-un-campione-di-rally-con-il-freno-a-mano, o quando, nonostante il passo felpato, sono scivolata sul un lastrone di ghiaccio alla Benny Hill (sguishhhhhh…) proprio sotto casa … beh, lì me la sono vista peggio. O forse no, non quanto quella volta, nel famigerato inverno del 1985, in cui mio cugino aveva tentato di seppellirmi viva agitando sopra la mia testa il ramo di un leccio (e poi sono stata sgridata dal babbo, per giunta!).

Eppure sembra che le nevicate siano ogni volta un evento eccezzzzzzziunale (concedetemi la licenza poetica), tale da accaparrarsi la prima pagina del giorno (o della settimana, ndr)! Questi neve e gelo che non mollano la presa, da record, che provocano  disagi sui treni (siamo sicuri che anche questo sia proprio proprio una novità?!) …MA BASTA!!!
Per distrarmi un po’, dopo lunga ricerca sul web, mi sono imbattuta in una statistica delle nevicate su Roma che – ricordo – in questi giorni sta tenendo chiusi scuole e uffici pubblici: pare che nel primo decennio del 1900 e negli anni ‘30, ‘50 e ‘60, vi siano caduti complessivamente più di 30 centimetri di neve, negli anni ‘80 addirittura quasi 50 (per i distratti, qui è decisiva la famosa nevicata del 1985; vedi qualche riga sopra).
Per “l’angolo del secchione”, spulciando sempre nella rete, ho trovato “chicche” da veri climatologi, da sfoggiare nelle occasioni in cui volete “colpire” qualcuno (se non avete altri argomenti utili ma soprattutto solo nel caso in cui quel qualcuno dimostri sensibilità alla vostra cultura generale). Se quindi volete proprio fare i “saccenti”, potete esibirvi nella spiegazione delle misure nivometriche standard in climatologia e nivologia (questa scienza mi mancava…), che prevedono almeno due grandezze: la neve fresca e la neve al suolo, misurate in metri (!) o più comunemente in centimetri (ah ecco…); in particolare, poiché lo spessore del manto tende in genere a compattarsi su se stesso via via che si accresce, si è stabilito che per neve fresca si debba intendere la quantità che si deposita in un singolo episodio nevoso di 24 ore, misurato in genere tra le 8 e le 9 del mattino, su una superficie ripulita o addirittura su una tavoletta nivometrica (la voglio! mai più senza); invece la neve al suolo si misura in genere una volta al giorno sempre tra le 8 e le 9, leggendo l’altezza totale del manto presente al suolo su asta nivometrica (a’ridaje…), o infiggendo nel manto un altro riferimento graduato.

E per “l’angolo dell’aneddoto”, si narra che l’’inverno del 1709 sia stato eccezionalmente freddo per l’Europa, addirittura la stagione più fredda degli ultimi 500 anni. Capitò proprio all’interno del periodo storico definito dagli studiosi “piccola era glaciale“, fissata tra l’inizio del Trecento e la metà dell’Ottocento: nella notte dell’Epifania, il cosiddetto Anticiclone Termico Russo, irruppe nell’Europa centrale e mediterranea, risparmiando la Scandinavia. In poche ore si gelarono fontane, pozzi, rivi e anche piccoli laghi; in poco tempo ghiacciarono tutti i fiumi europei, compresi la Senna e il Rodano;  stessa sorte toccò a laghi e lagune: il lago di Garda divenne carrabile, così come la Laguna Veneta (cosa che sta succedendo, perlomeno in parte, anche in questi giorni – notizia da fonte sicura ma che desidera rimanere nell’anonimato); nemmeno il mare fu risparmiato, in particolare i porti mediterranei di Genova e Marsiglia. A Roma nevicò 10 volte (chissà che vacanze…) e in Pianura Padana cadde 1 metro e mezzo di neve. Ovviamente con un simile gelo soffrirono anche le piante: ulivi e altre piante da frutta, addirittura intere foreste. Con alti e bassi, il freddo intenso rimase fino a primavera inoltrata, fatta eccezione per la Germania in cui pare fossero state segnalate gelate fino ad inizio luglio.

Riassumendo quindi, pare che in passato qualcuno se la sia passata peggio di noi. E allora, anziché continuare a riportare notizie più o meno bollite e ribollite, penso che potrebbe essere più utile dare qualche consiglio qui e là, soprattutto alle donnine o agli ometti poco pratici. Ecco quello che ho imparato io in questi giorni: ad esempio, compratevi il raschiaghiaccio, costa un Euro scarso ma vi assicuro che penserete (come me) di aver fatto l’acquisto dell’anno (l’alternativa sarebbe guidare con la testa fuori dall’auto, stile Ace Ventura…); tenete in auto una coperta calda e dell’acqua (ma non troppa, altrimenti se “vi scappa” la plin-plin, la situazione si complica), nel caso in cui rimaniate bloccati per ore; verificate che i tubi dell’acqua di casa vostra siano “protetti” dal gelo, o rimediate voi in tempo, prima di accorgervi (peggio se sul bidet… provare per credere!) una bella mattina che non avete acqua calda. Ma soprattutto… se potete, rimanete a casa a farvi scaldare!
Se dal gatto, da una tazza di the, da una coperta o dal vostro partner più o meno occasionale poco importa… ma almeno prendetevi una meritata pausa. E magari leggete un libro.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Ele

    Cara Penelope, hai colto nel segno!
    Neve è magia!!! In silenzio arriva, tutto ricopre e.. ecco che lanci uno sguardo fuori dalla finestra e gli angoli, gli scorci di tutti i giorni li trovi trasformati – o meglio sono sempre quelli eppure li senti più buoni, più “tondi”
    C’è pace.. Paradossale, ma io la sento tale anche con i disagi che crea, forse perchè scardina la convinzione che tutto si può dominare e così “ci rimette al nostro posto”.
    E allora, come dici tu in chiusura, che c’è di meglio che concedersi una super coccola?! Ognuno ha la sus, ma sicuramente è il momento in cui tutti siamo migliori!

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    • Penelope Pras

      Cara Ele, ogni tanto ci vuole qualcosa che “ci rimetta al nostro posto”. E comunque, con pioggia vento, neve o sole tropicale, è sempre il momento giusto per le coccole! :)

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