La normalità di 20 vittime al giorno

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La repressione della rivolta contro Assad causa molte vittime tutti i giorni, ma questa è ormai diventata una “tragica normalità”. Perché la Russia blocca l’intervento delle Nazioni Unite? Perché l’opinione pubblica occidentale non è sensibile alla causa siriana?

Per la seconda volta la Russia ha posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che condanna i crimini di Assad nei confronti del movimento di rivolta. Durante la Guerra Fredda, il sostegno russo alla Siria era quasi esclusivamente motivato dalla grande rivalità di Mosca con gli Stati Uniti e coinvolgeva riconoscibili interessi nazionali.

I corpi delle vittime della repressione ad Homs

Il governo di Putin teme l’effetto domino di queste rivoluzioni..e la paura principale è che il popolo russo si ribelli al suo governo. Putin in realtà sta difendendo se stesso, non il regime siriano. Non dimentichiamo che la Siria è anche uno dei principali acquirenti di mezzi militari e sistemi di difesa russi e questo rapporto permette a Mosca di disporre di uno sbocco sul Mediterraneo grazie al porto di Tartus, dove la marina russa conserva una base di appoggio per le navi della flotta del Mar Nero.

Il presidente russo Vladimir Putin fedele alleato di Bashar al Assad

Il presidente russo Vladimir Putin fedele alleato di Bashar al Assad

Il ministro degli Esteri Lavrov è volato a Damasco per convincere Assad ad avviare riforme democratiche, che per il capo della diplomazia russa sono l’unico modo che esiste per stabilizzare la situazione nel Paese.
Il giorno seguente arriva la conferma che gli Stati Uniti hanno chiuso l’ambasciata Usa in Siria, una scelta che isola ulteriormente il regime di Assad. L’ambasciatore Usa in Siria Robert Ford e tutto il personale dell’ambasciata hanno lasciato il paese.

Una condanna per i ”crimini” di Bashar al-Assad arriva anche dagli alawiti di Siria. Gli alawiti, gruppo religioso a cui appartiene Assad, invitano in una nota tutti ”gli ufficiali d’onore” e tutti gli ”uomini delle forze di sicurezza ad abbandonare” le truppe lealiste. ”Annunciamo il nostro sostegno incondizionato ai ribelli in Siria”, si legge nel comunicato rilanciato dal sito d’informazione Now Lebanon.

IL REGIME DI ASSAD E’ CADUTO PER I CITTADINI SIRIANI…MA ASSAD NON HA PIU’ CREDIBILITA’ NEANCHE ALL’ESTERO.
Tuttavia per il Popolo siriano in rivolta ormai da un anno ci sono tante parole ma pochi fatti…e l’unica speranza rimasta è l’esercito siriano libero che è la principale formazione armata che si oppone all’esercito regolare siriano nel contesto della rivolta iniziata nel paese nel marzo 2011. È costituita prevalentemente da soldati che hanno deciso di disertare per non partecipare alla repressione messa in atto fin dall’inizio delle proteste contro i manifestanti. Fino ad ora le defezioni sono avvenute principalmente su base individuale, e si stima che l’ammontare complessivo dell’esercito libero non superi le 10.000 unità. Il primo comunicato ufficiale risale al 29 luglio scorso, quando alcuni ufficiali in uniforme sono apparsi in un video su youtube e hanno per la prima volta usato l’espressione esercito siriano libero, invitando i propri ex-commilitoni a disertare e ad unirsi a loro. Da allora hanno eseguito diverse operazioni, sia a difesa dei manifestanti, sia di azione diretta, colpendo check-points e avamposti dell’esercito regolare, e arrivando per brevi periodi a controllare anche ampie aree del paese. Tuttavia la loro capacità di confronto diretto con le armate di Bashar al-Asad è ancora ridotta. I loro armamenti consistono prevalentemente in kalashnikov e RPG che i soldati hanno portato con sé quando hanno disertato o che hanno strappato all’esercito regolare durante gli scontri. Attualmente sono diretti dal generale Mustafa al-Shaikh, che si è installato in territorio turco.

La questione siriana non riesce a entrare nell’agenda dell’opinione pubblica italiana per diversi motivi:
primo: la violenza è entrata in una fase di continuità che stenta a fare notizia nei media. Se hai venti morti a settimana per otto mesi è difficile che i media riescano a tenere dietro alla vicenda, perché diventa “normale”. La strategia del regime da questo punto di vista è stata molto intelligente: non solo vietano ai giornalisti di entrare, togliendo materiale ai media mainstream, ma in più hanno finora evitato una escalation eccessiva della violenza, “limitando” le vittime della repressione.
Gli eventi che fanno più notizia sono quindi quelli delle bombe a Damasco. Un po’ come avviene con il conflitto israelo-palestinese se ci pensate;
Secondo: il conflitto si è colorato di sfumature etniche. Quando un conflitto viene presentato come “etnico”, ovvero culturale e non politico, il pericolo è che la gente, gli italiani in questo caso, possano sentirsi meno solidali con la rivolta. In altre parole, la lettura del conflitto diventa: “laggiù ci sono gruppi etnici che si odiano e che quindi combattono tra loro, come è successo in Iraq o in Libano. Quindi meglio non preoccuparsene e lasciarli stare”.
Il terzo motivo è la confusione mediatica intorno alla questione: la centralità di internet anche se ha permesso di dare visibilità alla rivolta ha anche generato molte deformazioni e mancanza di credibilità. Molte notizie diffuse dagli oppositori si sono rivelate false. E affinché si crei solidarietà intorno a una rivolta è necessario che l’opinione pubblica sia certa di quello che sta succedendo.

L’ultimo elemento è costituito dal sostegno di molti attivisti di sinistra al regime di Bashar al-Asad, in chiave anti-sionista e anti-americana. L’assenza di appoggio di questi attivisti alla rivolta è uno degli elementi più gravi, perché sono quelli che in passato hanno sostenuto cause come quella palestinese o contro la guerra in Iraq. Tutti questi elementi insieme fanno sì che purtroppo la rivolta siriana non abbia il supporto che altre cause hanno avuto. E probabilmente non lo avrà mai. Quello che bisognerebbe fare, a mio avviso, è parlare prima di tutto con questi ambienti di sinistra, che hanno il “materiale umano” per fare la differenza e far partire manifestazioni più visibili.

Il blitz all’ambasciata siriana di Roma

E’ di ieri [10 febbraio 2012 ndr] la notizia di 5 attivisti siriani di Milano che sono entrati all’interno dell’ambasciata siriana a Roma e hanno alzato la bandiera dell’indipendenza. Sono stati arrestati dai carabinieri mentre altri attivisti pro regime sono rimasti fuori dall ambasciata a baciare la foto di Assad e rilasciare intreviste. Questa è l’Italia.

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