Il giusto salario

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Una maestra d’asilo guadagna all’ora venti volte meno di un commercialista. Ma chi è più utile alla società? Chi accudisce un bebé o chi dà una mano a pagare meno tasse?

“Le stesse opportunità. E lo stesso salario. Se veramente ci credi, sei proprio fuori di testa” cantavano gli Style Council negli anni ottanta. “C’è sempre posto in cima, ma solo per gli stessi, quelli che giocano alle sanguisughe.” Era l’epoca della Thatcher. In quell’epoca che sembra preistoria nacquero i mercati finanziari globalizzati privi di regole ed altamente creativi, maestri nella vendita del nulla ai polli. Fino al prossimo crollo di Wall Street. Trent’anni dopo banche e società d’investimento hanno sostituito l’industria nella piramide sociale. Anche la struttura dei salari si è modificata. Tutti guadagniamo in media un po’ di più e, se non altro, con gli stessi soldi possiamo comprare cose che negli anni settanta erano semplice fantascienza. Ma le medie nascondono molte verità. Per chi è in fondo alla scala sociale gli stipendi reali non sono cresciuti affatto. Mentre per qualcuno le retribuzioni sono cresciute a dismisura.

Uno dei due è un personaggio inventato…

Secondo The Economist, in dodici anni (1998-2010) il rapporto tra i salari dei supermanager delle aziende quotate nella borsa londinese e quello medio è cresciuto  da 47 a 120 volte. Merito della globalizzazione: in un’economia mondiale altamente integrata le grandi aziende si contendono i migliori manager a suon di bonus milionari. Alti rischi, alta produttività e quindi alti salari.

E quindi Marchionne ha incassato 3,5 milioni di euro nel 2010, una miseria rispetto ai 295 milioni di Tim Cook nel 2011, più del PIL di Tonga. L’Ipad si vende molto di più della Panda, ovvio. Ma non è solo questione di produttività. Anche alcune precise scelte fiscali avvenute negli ultimi trent’anni hanno giocato la loro parte. Com’è possibile che il miliardario americano Mitt Romney paghi un’aliquota del 15% sulle sue rendite finanziarie, meno in percentuale di quanto versi al fisco la sua segretaria?

Cosa nasconde l’alta produttività di un bancario o di un grande commercialista? Quali costi sociali nascondono i profitti stellari delle aziende globali? E perché alcune professioni di grande utilità sociale sono retribuite così male?

La New Economics Foundation, entità londinese che produce rigorosi studi economici di impostazione progressista, cerca di rispondere in modo scientifico a queste domande in uno studio di fine 2009: “A Bit Rich”. Le conclusioni sono sorprendenti. Per esempio un commercialista distrugge 47 sterline per ogni sterlina prodotta, mentre un addetto di asilo nido crea quasi 10 sterline di benefici economici per ogni sterlina di stipendio. I calcoli sono complessi ma istintivamente sappiamo che ciò è vero. Uno spazzino produce dei benefici immediatamente tangibili. Al minimo, toglie a ciascuno la fatica di dover provvedere alla pulizia delle strade intorno a casa (per quanto in certe parti d’Italia non guasterebbe che i cittadini si dessero da fare) e di dover smaltire i propri rifiuti.

Tim Cook. CEO della Apple

Lui ha guadagnato più di tutta l’isola di Tonga (105 mila abitanti)

Sotto esame sono sei categorie tipiche del mondo londinese, tre di altissimo profilo, il banchiere della City, il grande commercialista, il pubblicitario; e tre di basso livello e bassi guadagni: l’addetto alle pulizie, l’operatore di asilo e l’operaio di un impianto di riciclaggio.

Il punto centrale da comprendere è che il salario, come dicono le teorie economiche, dipende dalla produttività dell’azienda. A sua volta la produttività dipende dall’ottimizzazione dei fattori produttivi (dipendenti e macchinari) attraverso una continua riduzione dei costi per estrarre il massimo profitto. Aumentare la produzione, migliorare la produttività significa far crescere i profitti e se si tratta di grandi aziende, si tratta di miliardi. E così gli stipendi dei supermanager crescono per ricompensare profumatamente la loro elevatissima (e presunta) produttività. Senza preoccuparsi di cosa accade nelle fabbriche del sub-fornitore cinese oppure di gettare in miseria la Grecia.

Il secondo elemento è il fatto che i costi delle attività umana, che si tratti di produrre yogurt o di cantare la ninna-nanna ai figli, non sono solo quelli evidenti che compaiono nei bilanci aziendali: le malattie dei lavoratori, la produzione di rifiuti, l’emissione di gas tossici. Questi costi sono esternalizzati, ovvero sono sostenuti da tutti noi, in termini di aria ed acqua inquinata, discariche che scoppiano di rifiuti e di disoccupati che vagano per le strade senza prospettive.

Lo Stato può imporre alle aziende di contribuire a questi costi sociali, sotto forma di tasse, imponendo i contributi per un’assicurazione sugli infortuni, o di regolamentazione, obbligando a trattare la spazzatura nociva. Anche per questo lo stesso prodotto in Cina costa un decimo che in Europa, dato che il prezzo finale non tiene in conto dei fiumi distrutti dagli scarichi inquinanti. Ma ci sono costi anche più subdoli. Lo squalo della finanza alla Gordon Gekko fa aumentare i profitti della sua società (e conseguentemente il suo bonus) ma scarica sulla società i rischi delle sue attività prive di controllo. Chi resta senza casa per essersi fidato di un abile venditore di prodotti finanziari, chi perde il lavoro perché la sua azienda viene rilevata da una società di investimento va a chiedere aiuto allo Stato.

Il prezzo quindi riflette solo in parte i costi complessivi. E, di conseguenza, anche i salari pagati ai grandi manager non riflettono se non limitatamente i guai che alcune aziende possono scaricare sull’ambiente o sulla società.

La Swiss Re Tower di Londra, soprannominata “The Gherkin” (il cetriolo), ospita una grossa società assicurativa.

Vediamo gli esempi concreti della New Economics Foundation. Un manager di una società finanziaria della City di Londra può raggiungere facilmente un salario annuo di 400.000 euro, dieci volte la media. Detto in altro modo, in quattro anni l’audace finanziere può andare in pensione. Secondo la NEF, per ogni sterlina guadagnata, il banchiere distrugge sette sterline di valore. Le ardite operazioni speculative originano crisi periodiche di sistema che costringono gli Stati ad intervenire con massicce iniezioni di fondi pubblici, che devono essere trovati a spese degli interventi sociali. Il responsabile di un’azienda pubblicitaria parte da un salario di seicentomila euro che può superare i dieci milioni annui. La pubblicità presenta alcuni aspetti positivi, stimola i consumi e quindi l’attività economica, ma i benefici sono ampiamente controbilanciati dai guasti causati dalla creazione di bisogni inutili, dalla corsa sfrenata allo status fomentata dall’invidia, che alimenta insoddisfazione e frustrazione, oltre che da un intollerabile spreco di risorse. Alla fine, per ogni sterlina prodotta, ben undici finiscono in cenere.

E che dire di un commercialista? Uno dei migliori si vanta di aver aiutato un suo cliente a vendere la sua azienda per 1,5 milioni di euro pagando 10.000 euro di tasse, ovvero sottraendo legalmente fondi che potrebbero essere utilizzati per erogare servizi essenziali alla collettività, non solo scuole migliori ma anche una polizia più efficiente.

Dall’altro lato è innegabile il valore sociale di un addetto alle pulizie in ospedale, il cui lavoro salvaguarda la salute degli infermi e, indirettamente, anche i bilanci sanitari, producendo 10 sterline di benefici per ogni sterlina di stipendio. Eppure il suo salario è infimo, qualcosa come 7 euro all’ora nel Regno Unito.

Asilo nido

Giocare è un duro lavoro.

Un operatore di asilo nido porta a casa meno di 1000 euro al mese. In Gran Bretagna, ma non solo, è una professione che attira ragazze giovani, con scarsa esperienza pratica nel trattare i pupi anche se, speriamo, piene di entusiasmo. Si tratta di un’attività essenziale per la società. L’asilo nido permette alle donne di proseguire nella propria carriera, consentendole di restare membri produttivi della società. Ogni sterlina di stipendio produce sette sterline di vantaggi sociali. Ma non finisce qui. Un bambino ben curato dall’infanzia incorrerà nel futuro in minori rischi di disadattamento, abbandono della scuola, criminalità e miseria, per cui il vantaggio sociale salirà a 9,50 sterline.

Lo studio sottolinea, per esempio, che in Svezia, dove il 70% delle mamme lavora grazie a una rete di asili nidi organizzata dallo Stato, solo il 4% dei bambini vive in povertà. La percentuale in Gran Bretagna è oggi uno sconvolgente 30% (era il 10% nel 1979, all’inizio dell’era Thatcher), una delle peggiori nel mondo industrializzato. In Italia, purtroppo, non siamo molto lontani da queste cifre, anche se per altri motivi.

Lo studio sfata numerosi miti. E’ importante accennare a un fatto che sembra banale. Ciò che offende le persone, e che conduce spesso al crimine, alla violenza e ad altri gravi problemi sociali, proprio come accaduto, guarda caso, nella democratica e liberale Inghilterra la scorsa estate, non è tanto la povertà assoluta, quanto quella relativa. Ovvero, la percezione della disuguaglianza. Soprattutto quando questa percezione di accompagna ad un senso di impotenza e di sfiducia nel futuro.

Che fare? “A Bit Rich” conclude con una serie di proposte che non vengono da “Il Capitale” di Marx, ma che facevano parte del programma di ogni partito di sinistra europeo fino agli anni Ottanta. Alcuni aspetti non sarebbero sgraditi neppure al nostro Monti. Non richiedono la rivoluzione, l’adozione di pratiche neoluddiste e neppure di nazionalizzare le banche.

Londra brucia

Londra brucia. Agosto 2011.

La più semplice concerne il riequilibrio della tassazione, con una maggiore progressività (ovvero chi guadagna di più paga una tassazione maggiore) e la cancellazione di tutti quei meccanismi legali di esenzione che permettono a chi ha un abile commercialista di pagare meno tasse. Più concretamente, si tratterebbe di spostare la tassazione da chi vive con un reddito da lavoro a chi gode di rendite finanziarie, che in genere incorrono in una tassazione inferiore.

In Italia l’aliquota minima IRPEF (che scatta oltre i 15000 euro) è del 23% e l’IVA è al 21%, mentre l’imposta unica sulle rendite finanziarie introdotta dal governo Berlusconi è fissata al 20%. A prescindere dal reddito. Ovviamente questa è una semplificazione perché la realtà è molto più complessa ma il punto è che chi investe in prodotti finanziari ed immobiliari viene tassato meno di chi produce e consuma. E questa è una distorsione insostenibile sia da un punto di vista di equità sociale che degli incentivi per chi ha intenzione di avviare un’attività produttiva.

Un’altra proposta di non impossibile realizzazione riguarda un’attenta politica fiscale che renda i prezzi più vicini agli effettivi costi sociali ed ambientali di ciascuna attività economica, modificando le tasse sui consumi e introducendo una tassazione personale fortemente progressiva. Un’altra idea punta alla riconversione industriale verso produzioni ad alto contenuto ambientale e tecnologico, che permetterebbe di ricostruire una forza lavoro composta, come negli anni sessanta e settanta, di lavoratori, tecnici ed impiegati di medio livello, la componente che più si è assottigliata negli ultimi decenni.

Lo studio non è esente da critiche. Nel concentrarsi sul mondo finanziario, la NEF trascura che il problema dei superbonus esiste anche nel mondo dell’industria. In realtà, il tema dei superstipendi non è un fenomeno a sé stante, bensì è una conseguenza quasi inevitabile della presenza di aziende colossali, più grandi di interi Stati, in grado di generare immensi profitti e interessate a dotarsi dei migliori manager disponibili sul mercato. La capacità degli Stati di governare simili fenomeni con semplici strumenti nazionali non appare all’altezza della situazione.

Ciò nonostante, la New Economics Foundation ha il merito di ribaltare la gerarchia delle professioni, restituendo al lavoro il suo originale significato di attività sociale che non si esaurisce unicamente nella ricerca del profitto. Non solo. La NEF propone una riconversione dell’economia verso l’industria, a scapito della finanza, con una forte politica pro-attiva del governo a fini sociali. In pratica, il modello scandinavo. L’esatto contrario di quanto abbiano fatto la Thatcher e i suoi amici laburisti in Gran Bretagna.

Clicca qui per leggere l’articolo di risposta: “Una risposta al giusto salario”

The Lodgers degli Style Council


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Chi lo ha scritto

Max Keefe

Max vive e lavora a Dar es Salaam, a un'ora e mezza dall'isola di Zanzibar. La Tanzania è l'ultimo paese dove ha vissuto e quello più intrigante. Scrive sull'Undici per condividere la sua passione per scienza, storia, sport e, adesso la Tanzania, che in Italia pochi conoscono. Ama l'Italia e la Roma, che gli forniscono abbondanti delusioni e i bambini, farli, crescerli e guardarli giocare a calcio. Ha scritto "Le dodici rocce dell'orrore" (mistero e avventura per ragazzi ma anche per adulti), "La Comandante Comanche" (amore e fantascienza), "Simpatia per il demonio" (racconti) disponibili su www.ilmiolibro.it, e un saggio storico "L'anno prima della guerra" sul periodo 1914-15, con gli articoli pubblicati originariamente sull'Undici.

12 commentiCosa ne è stato scritto

  1. jeremy bentham

    In riferimento a quello che sostiene Daniel sulle supposte regole che si starebbero dando i mercati, gli investitori ecc.

    Dire che ci sono delle regole, sia per chi investe sia per i mercati, è giusto, senza ombra di dubbio. Bisogna vedere di quali regole si parli e che impatto abbiano su quello che potremmo chiamare l’”esistente”.
    Un piccolo esempio: se si vietasse lo short selling non sarebbe male, la Borsa di Milano ha fatto un tentativo ma da pochi giorni si è ritornati a vendere allo scoperto proprio perché la Consob non ha prorogato il divieto.
    Ad ogni modo, e Daniel lo sa di certo, a prescindere dal mercato di prima fascia e dalle decisioni che possono prendere Governi, organi di vigilanza ecc. esiste il mercato Otc, Over the counter, dove parlare di regole sarebbe come dire che a Kabul è stata esportata la democrazia. E di questo mercato selvaggio, speculativo e folle fanno parte molti degli stessi investitori istituzionali a cui gli interi dipartimenti di avvocati per adempiere ad obblighi legali (cit. Daniel) delle varie Goldman, JP ecc. offrono consulenza.

    Rispondi
    • daniel_d

      Non ho detto che i mercati si stanno autoregolando. Le nuove regole stanno arrivando solo ora, 3-4 anni dopo l’inizio della prima crisi dei mutui sub-prime negli Stati Uniti. E stanno arrivando principalmente dal governo e dagli organi di controllo.

      Non capisco per quale motivo sarebbe bene vietare lo short selling di azioni.

      Hai ragione. Il primo settore da regolamentare meglio e’ il mercato dei derivati OTC. Questo sta avvenendo perche’ molti prodotti potranno essere venduti e comprati non piu’ over-the-counter (“al banco”), ma tramite un exchange.

      Rispondi
  2. Daniel

    Il primo paragrafo dell’articolo parla dei “mercati finanziari privi di regole”.

    Questa e’ una credenza popolare che i media continuano a ripetere con ignoranza e incompetenza.

    Le attivita di banche e istituzioni finanziarie sono fortemente regolamentate. Al momento tutti i paesi, Stati Uniti e Gran Bretagna primi, stanno introducendo ancora piu’ regole.

    La nuove regole propongono per esempio che una banca debba, in certi casi, rendere disponibile elettronicamente un rapporto circa le transazioni effettuate ogni 15 minuti!

    Una banca d’affari (Goldman Sachs, JP Morgan, ecc.) hanno un intero dipartimento di avvocati, di solito chiamato dipartimento di “compliance”, per adempiere ad obblighi legali.

    Si puo’ discutere su fatto che le regole del periodo pre-crisi siano inadeguate, sbagliate, insufficienti, antiquate. Ma dire che il settore e’ privo di regole e’ proprio sbagliato.

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  3. giorgio marincola

    I britannici sono sempre avanti. In questi giorni hanno fatto vedere come si condanna il razzismo cacciando a pedate l’allenatore della squadra nazionale di calcio (inglese), tale Capello.

    Grazie quindi a loro e anche a Max che molto chiaramente ci ha riassunto una interessante ricerca e fatto conoscere una organizzazione meritevole.

    Ne segnalo un’altra, ugualmente interessante con un focus piú “mondialista”,
    http://www.wdm.org.uk/

    Rispondi

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