Ha letto con Solph

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La trama del libro in poche righe e per il resto i miei pensieri. Lo so, lo fa già Nick Hornby, ma lui non dà i voti.
Libri del mese: La carta più alta e Ipotesi su Maria.

La carta più alta

di Marco Malvaldi                     Voto: 7/10

I Libri di Malvaldi

I Libri di Malvaldi

Il soggetto della serie è semplice ma efficace, una cosa alla Don Matteo per intenderci, ma anziché un prete in qualità di perspicace e arguto detective involontario, vi è un barrista, laureato in fisica, di nome Massimo, che detiene un bar in un paese di mare vicino a Livorno. Dico involontario in quanto Massimo nei casi ci casca dentro, un po’ perché il paese è piccolo e la gente mormora, specialmente nei bar, e un po’ perché la compagine di vecchietti che frequenta, o meglio spadroneggia nel suo bar, non ha niente di meglio da fare che farsi gli affari degli altri.

Come in tutte le serie abbiamo delle puntate belle e altre meno. Il primo libro, La briscola in cinque, è piacevole, scorrevole e divertente, così pure il secondo, dal titolo Il gioco delle tre carte (voto 7emezzo entrambi). Il terzo al contrario, intitolato Il re dei giochi, lascia trapelare un obbligo editoriale più che una vera necessità di scriverlo (voto 5). Con La carta più alta (voto in alto a destra) invece, il livello è risalito, sia in termini di soggetto che di stile. Niente di epocale si intende, ma è comunque un libro piacevole in termini di freschezza e fluidità di linguaggio. Anche la parte “gialla” della storia è intrigante e ben articolata.

Vi è mai capitato di leggere un libro e pensare che è proprio così che scrivereste voi un libro se foste degli scrittori?

Badate bene, non ho detto, leggere un libro e pensare che vi sarebbe piaciuto scriverlo.

La differenza c’è ed è sostanziale. E’ un po’ come paragonare quello che si è con quello che si vorrebbe essere.

Ecco, io vorrei essere un Calvino, un Hugo, un Orwell, un Siffredi, ma sono un Malvaldi.

Non che mi dispiaccia per carità, ma sarebbe come se da piccolo, quando ancora giocavo a tennis con un piede nell’agonistica, guardando con mio padre una partita del torneo di Wimbledon dell’87 lui ad un certo punto, senza preamboli particolari, mi dicesse: “Ehi Marco, lo vedi quello, ecco quello è Ivan Lendl, un campione, un fuoriclasse, ha un tocco speciale, si muove in anticipo sulla palla, ha tempo, ritmo e concentrazione a livelli altissimi. Ecco, tu non sarai mai così. Non lo sarai perché il tuo rovescio è debole e per quanto tu ti possa sforzare sarà per te sempre un colpo innaturale. E se anche risolvessi il problema rovescio ti resterebbe quello legato alla tua capacità di concentrazione.

Vedi ora quell’altro, quel mingherlino che sbraita e si arrabbia con il mondo, quello è Paolo Canè, un buon giocatore italiano. Ecco, bene che ti vada tu un domani sarai così, un discreto giocatore con qualche colpo da campione ma con nessuna possibilità di cimentarsi nei tornei del grande slam. Magari potresti anche andare abbastanza avanti in qualche torneo satellite, forse addirittura vincerne qualcuno a livello nazionale, ma sul grande palcoscenico, su quello dei campioni veri, ebbene, lì… lì non potrai mai competere.”

Ivan Lendl e Paolo Canè

Ivan Lendl e Paolo Canè

Così è stato per me leggendo il primo libro di Malvaldi. La mia coscienza e non mio padre mi ha fatto capire che quello era il mio livello massimo di categoria.

Libri dal contenuto semplice, scritti con una nota di cinismo e con una costante ironia di sottofondo, dove ogni personaggio è in realtà la trasposizione letteraria di una persona conosciuta.

Il caso poi ha voluto che Malvaldi sia del 1974 come il sottoscritto e questo ha reso ancor più forte non tanto la mia impersonificazione con lui, quanto la mia presa di coscienza del fatto che il posto nella letteratura italiana disponibile per i nati nel ’74 che scrivono romanzi non tanto impegnati, cinici e velatamente ironici, è già stato assegnato.

Leggere un libro di uno scrittore nato nel ’74 mi fornisce la medesima sensazione che provo quando passeggiando in giro per la mia cittadina vedo un manifesto funebre con il mio cognome sopra.

Meglio lui

Meglio lui

Una cosa del tipo: “Potevi esserci tu”.

Solo che in un caso mi rispondo “meglio lui” e nell’altro “perché lui?”.

C’è un’altra riflessione che vorrei condividere con voi all’interno del capitolo Malvaldi e riguarda il “dover essere all’altezza”. E’ risaputo che il secondo libro per gli scrittori, specialmente per quelli che con il primo hanno avuto un buon successo, rappresenti una fonte di stress notevole. Questo perché vi è la paura di non essere all’altezza.

E’ difficile essere all’altezza di se stessi?

Forse no se si è come me, o Malvaldi stesso, che infatti di libri ne ha già scritti quattro.

Mi spiego meglio con un esempio pratico. Nei ricordi delle maggiori occasioni mancate della mia vita c’è una ragazza, che era, a parer mio, ma anche di tantissima altra gente, bellissima. Io, che allora ero un ragazzo normale, non brutto ma nemmeno bello, con una voce poco affascinate, nessun addominale ed un cervello nella media, ero molto preso da lei e ho fatto di tutto per conquistarla. Usai tutto il repertorio di noi ragazzi non belli, dalle lettere scritte a mano al “con me puoi parlare, io ti voglio essere solo amico”. Insomma, per farla breve, ad un certo momento, in cui lei era particolarmente debole, quello dove il “ti voglio essere solo amico” si rivela per quello che è veramente e cioè “voglio essere il primo da cui vieni a piangere quanto il tuo moroso ti tratta male, così magari ti limono pure”, le ero arrivato molto vicino, vicinissimo direi ma feci la cazzata. Feci quello che vuole tutto il piatto o nulla, “non voglio essere un ripiego” le dissi; non capii che noi normali non possiamo giocarci così quelle occasioni, noi non possiamo forzare la seconda battuta, dobbiamo solo assicurarci che vada di là, dobbiamo pensare solo a metterla in campo e poi giocarci lo scambio.

Fattostà che poi colui che l’aveva ferita, naturalmente figo e tenebroso, da lì a due giorni tornò ed io rimasi con il mio pugno di mosche in mano e nessun limone in bocca e così le nostre strade si separarono. Per anni non solo non ci siamo più frequentati ma neppure più visti, immagino perché entrambi abbiamo avuto delle esperienze che ci hanno portato fuori Cesena (la mia città), ma qualche anno fa è successo: a circa 10 anni di distanza l’ho rivista e nella mia testa ho pensato che è proprio vero che nel deserto non è la notte ad essere fredda, ma è il giorno che è molto caldo. Insomma, lei era ancora oggettivamente una bella ragazza, ma, almeno ai miei occhi, per quanto lo era stata prima ora appariva brutta.

A noi “normali” queste cose non succedono, a meno che non abbiamo dei decadimenti fisici totali, solitamente oscilliamo tra un normale alto, quando sei single e hai tempo e stimoli per tenerti in forma, e un normale basso, quando non sei più single.

E’ quindi più facile essere all’altezza di se stessi quando il se stessi abita al primo piano rialzato rispetto a quando occupa l’attico superlusso.

E’ per questo che il sottoscritto così come Malvaldi non avrà mai paura di essere all’altezza di se stesso.

I miei articoli saranno sempre mediamente interessanti, mediamente ben scritti, a volte un po’ più belli a volte un po’ più brutti, tutto qui.

E’ vero però che se potessi scegliere, preferirei scrivere un libro stupendo e 100 orrendi piuttosto che 101 mediamente validi, così come avrei preferito avere per 28 anni gli addominali scolpiti e il culo sodo e poi tutto molle, piuttosto che una tonicità  mediobassa costante.

Il libro di Messori

Il libro di Messori

Ipotesi su Maria

di Vittorio Messori                        voto n.g.

In realtà più che un vero e proprio libro questo “Ipotesi su Maria” è una raccolta di articoli pubblicati dallo stesso Messori sul mensile “Jesus” (a cui voi tutti immagino siate abbonati). In questi articoli Messori parla della Madonna, delle sue apparizioni, principalmente quelle di Lourdes, Fatima e Parigi, dei suoi miracoli, dei suoi devoti, del suo ruolo all’interno della religione cattolica e anche delle altre religioni, come quella mussulmana o protestante. Tratta anche del valore politico e civile ricoperto dalla figura della Madre di Gesù e del suo aspetto più teologico legato al concetto di Immacolata Concezione.

Ammetto che questo libro non l’ho comprato ma me l’hanno regalato, ammetto anche che non era mia intenzione scriverne su questo giornale, ma poi è successo che ho guardato il mio calendario da tavolo sponsorizzato Amadori ed ho visto che il santo del giorno 11.02.2012 è la Nostra Signora di Lourdes.

Un segno.

Tante volte l’ho chiesto e forse questa volta l’ho avuto e quindi ecco tra le proposte di Ha letto con Solph un libro su Maria.

Bernadette Soubirou prega davanti alla grotta

Bernadette Soubirou prega davanti alla grotta

Non ho messo un voto perché avrei dovuto fare una media tra un fattore umano, l’arrogante modo di scrivere di Messori, ed uno sovraumano, la figura della Vergine, e ciò mi risultava complicato.

Durante la lettura di questo libro, di oltre 500 pagine, si vivono diversi stati d’animo, dallo stupore per la scoperta di alcune evidenze mai riconosciute, alla rabbia per come l’autore tratta le altre religioni.

Sono però molto contento di aver letto questo libro perché così ho scoperto il motivo per cui Fatima è un luogo di pellegrinaggio anche per gli islamici, perché ho capito cosa rappresenta la Virgen del Pilar per l’intera Spagna, perché mi ha svelato il motivo per cui la bandiera dell’Europa ha un cerchio di 12 stelle su sfondo blu e, infine, perché ho dato risposta ad una domanda che lo stesso Emile Zola si era posto e cioè: perché sotto la grotta di Lourdes ci sono moltissime stampelle ma nessuna gamba di legno?

Santuario del Pilar a Saragozza

Santuario del Pilar a Saragozza

Spero che quanto detto sopra desti in ognuno di voi, a prescindere dal vostro credo o non credo, un senso di curiosità che vi porti a googolare parole come: “Fatima + Islam” o “Bandiera Europea + Madonna” (meglio se mettete Maria Vergine, altrimenti secondo me google mostra prima foto dei concerti europei della Ciccone).

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Chi lo ha scritto

solph

E' nato il settesettembresettantaquattro. I suoi più grandi rammarichi sono: non aver senso del ritmo, non saper suonare neppure uno strumento musicale, non conoscere il dialetto romagnolo e non essere Jumpi.

Le sue più grandi soddisfazioni sono: non essere Jumpi e la turgidezza dei suoi capezzoli.

Scrive sull’11 perché il 10 e il 12 erano già pieni. 

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