Chi glielo fa fare?

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Perché non trova un lavoro stabile, per la cucina della mamma, perché sta bene lì, perché non ne vale la pena … in Undici punti ecco perché l’italiano mammone non si allontana da casa.

L’Undici è anche una rivista di servizio e spiega a chi non lo sa perché gli italiani sono mammoni

L’italiano, posto fisso o no, è attaccato alla mamma. È un fatto culturale. I vari Monti, Fornero, Cancellieri se ne devono fare una ragione: non basterà un decreto legge e neanche una legislatura a cambiare ciò che è radicato nella cultura del nostro paese. Oltre ad una scarsa conoscenza della nostra cultura certe frasi denotano una distanza dal paese reale che lascia esterrefatti.
Gli italiani trovano più conveniente restare vicino alla mamma. Certo questo discorso non vale per quelli oggettivamente più bravi che hanno giuoco facile a trovare un lavoro ben retribuito. E neanche per i ricchi o i raccomandati che possono vivere comodamente ovunque. Chi ha un lavoro che rende e chi riesce ad avere in qualche altro modo un ‘conto corrente importante’ non avrà difficoltà ad allontanarsi da casa. Ma per tutti gli altri ci sono almeno 11 (Undici) motivi pratici che gli fanno scegliere di non allontanarsi troppo dalla città dei genitori:

Ma come si fa staccarsi da una mammina così?

  1. Le mamme ci vogliono bene, ci perdonano, accettano tutto. Qualsiasi cosa succeda il loro amore è per sempre. Al giorno d’oggi per sempre non esiste più, nel posto di lavoro come nella vita. E i precari un diamante non se lo potranno permettere mai.
  2. Le mamme sanno cucinare. Gli italiani all’estero fondamentalmente rimpiangono una cosa che non è il suono dei mandolini, bensì la cucina italiana. Oggi vanno di gran moda i corsi da sfoglina, i libri di cucina, i sushi bar, ma la cucina della mamma sarà sempre la preferita.
  3. A casa della mamma c’è anche il papà sempre pronto a macellare il vitello grasso. Oggi poi il papà ha l’abbonamento a Sky che il figlio non si può permettere. Per cui è sempre un piacere andare a cena dalla mamma (vedi punto 2) e guardarsi la partita col papà. Poi naturalmente si esce e si fa mattina con gli amici con i soldi risparmiati per la cena e la partita.

    “Mamma, ho 38 anni, posso andare avanti da solo adesso” Mammone is everywhere: 

  4. Oltre a mamma e papà nella propria città ci sono gli amici, gli ex compagni di scuola, le ex fidanzate, quella che ti piaceva e non si sa mai, quel bar dove c’è sempre qualcuno che conosci, l’enoteca col vino buono, la squadra di calcio della tua città, il negozio che ti fa lo sconto, il vigile che ti toglie la multa… insomma si sta bene lì, perché uno dovrebbe essere stimolato ad andare altrove?
  5. I genitori hanno una pensione dignitosa e spesso con quella mantengono i figli che non trovano lavoro. I figli vivono nella consapevolezza che una pensione non l’avranno mai e pensano bene di usufruire di quella dei genitori. Se uno non ha la stretta necessità non è certamente spinto ad andare a rischiare senza troppe prospettive. Questo “problema” sicuramente non si riproporrà per le generazioni future.
  6. I nostri nonni emigravano perché letteralmente non avevano da mangiare. Africani, pakistani e filippini vengono in Italia non perché non vogliono bene alle loro mamme, ma perché nel loro paese avrebbero una vita di stenti. Magari tra un po’ inizieranno ad arrivare nel nostro paese giovani greci, e non certo perché le loro mamme hanno disimparato a preparare il bifteki. Da noi, grazie al cielo, c’è ancora abbastanza benessere per cui molti giovani semplicemente non hanno la necessità di spostarsi per cercare un lavoro migliore.

    Le mamme greche fanno bifteki buonissimi, ma non sarà questo a evitare il default

  7. Fino a non molti anni fa a 19 anni o si aveva un lavoro che permetteva di diventare indipendenti o ci si iscriveva all’università e se ne andava di casa, ok mantenuto dai genitori, magari con la settimana corta, ma se ne andava di casa. Oggi con un contratto di 3 mesi non si diventa indipendenti e in più sono sorte sedi universitarie in ogni provincia, quelle sedi in cui i pendolari sono i professori che si dedicano alla didattica con lo spirito di chi va incontro a una punizione corporale. La qualità degli studi è peggiorata, ma si può rimanere a casa della mamma senza spendere i soldi dell’affitto.
  8. Se non hai un impiego a tempo indeterminato le banche non ti concedono il famoso mutuo e nessun proprietario ti offre un contratto d’affitto. Quindi per la casa bisogna farsi aiutare dai genitori (se possono). A parte Walter Veltroni che può permettersi di mantenere una figlia a Manhattan, per i genitori con capacità economiche medie è molto più praticabile (non solo dal punto di vista affettivo) aiutare i figli nella propria città.
  9. I posti negli asili sono appannaggio dei figli di stranieri disagiati e dei figli di professionisti evasori quasi totali, ne consegue che per accudire i figli non restano che i nonni. Poi se non hai il posto fisso, sei costretto a fare ore di straordinario senza essere retribuito e senza lamentarti, ecco che a prendere i figli da scuola dovranno andare i nonni, visto che con 1.000 euro al mese nessuno può permettersi di pagare una baby sitter fosse anche moldava.
  10. In Italia non esiste uno stato sociale per gli anziani, si è consapevoli che prima o poi bisognerà occuparsi dei genitori che nel frattempo hanno sperperato la liquidazione per mantenere i figli e la loro pensione non basterà mai in casi di emergenza. Se uno si è rifatto una vita in un’altra città potrà aiutare i vecchi genitori solo se nel frattempo è diventato ricco.

    Restate pure attaccati alla gonna della mamma: sfigati!

  11. Infine, ammettiamolo, i posti di lavoro più gratificanti sono riservati a chi casualmente è nato in quella città da una coppia di dirigenti d’azienda o di partito. Chi arriva da fuori senza conoscenze difficilmente avrà accesso ad un buon posto di lavoro. Alla fine ci si accontenta del poco che si ha, rischiare, mettersi in giuoco sarebbe bello, ma ormai si è rassegnati che non ne vale la pena.

[Leggi perché in tanti hanno la valigia in mano]

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7 commentiCosa ne è stato scritto

  1. caterina

    no Martone no…non lo posso vedere è ordinario all’Università di Teramo senza nenache una pubblicazione ed è in aspettativa per insegnare alla LUISS a Roma. Lui non è mammone ma papone lo ha inserito piuttosto bene!

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  2. Zago

    Dimentichi un particolare: l’alto numero di figli unici (molto più che un tempo).

    Chi vive in una famiglia numerosa ha motivo di andarsene perchè è l’unico modo per avere una casa sua; chi abita con i genitori, che se ne fa? Quando si sposa (se si sposa) comprerà una casa con la moglie (che spesso è anche lei figlia unica)…. ed a un certo punto, la coppia erediterà sia la casa dei genitori di lui, che quella dei genitori di lei: sono già tre case (con relative tasse da pagare).

    Se il giovane si fosse comprato una casa per sè quando era single (e se sua moglie avesse fatto lo stesso) la famiglia si ritroverebbe con ben cinque case… che se ne farebbe?

    Ed anche l’ottica di prendersi un alloggio in affitto, in un’altra città, considerandola una soluzione temporanea, non è molto attraente: non ci si sentirebbe mai veramente “a casa” (di certo non come nella casa dove si è cresciuti) ed anche economicamente non conviene: affitto e arredamento consumano una buona percentuale dello stipendio… quindi, magari conviene di più preferire un lavoro meno retribuito, ma più vicino e che permetta di abitare nella casa dei genitori: si avrebbero comunque più soldi.

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  3. Felicita

    Il punto 8 però non è proprio vero eh! Conosco persone che hanno acceso un mutuo (piccolo ma pur sempre mutuo)con un contratto a tempo determinato, e io precaria non ho ancora avuto problemi a trovare casa (devo specificare però che il mio stipendio è abbastanza alto rispetto alla media. Se guadagnassi meno forse problemi ne avrei).
    Comunque non credo che in generale all’italiano medio piaccia stare a casa con mammà, ovvero dipende anche da mammà… non dimenticatevi che le nostre mamme sanno essere anche molto severe e restrittive, per non usare altri vocaboli, ed alcuni nostri coetanei pur di andare via da casa di mamma preferiscono condividere l’appartamento con estranei.

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  4. Paola

    Faccio notare che i giovani greci avevano finora stipendi del 20% più alti di quelli degli italiani, e uno stato sociale molto più generoso (vedi pensioni statali normalmente reversibili ai figli maggiorenni). I giovani greci finora si laureavano per ottenere posti di lavoro sicuri e ben pagati nella pubblica amministrazione. I giovani greci avevano una cosa che si chiama reddito minimo. Forse per i giovani greci le cose sono cambiate un po’ ora, ma i giovani italiani sono almeno 10 anni che sono ALMENO nella condizione attuale dei giovani greci. Non sono sicura chi abbia più bisogno di emigrare, ma tendo a pensare che siano i giovani italiani. Meglio infatti avere un reddito minimo e stipendi diminuiti del 20% (come quelli dei giovani greci) oppure prendere 300 euro di stipendio già da almeno 10 anni? Io preferisco ancora la Grecia, dove il reddito minimo decurtato si agira ancora intorno ai 700 euro, più o meno lo stipendio normale di una maestra precaria laureata italiana.

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    • ugoth

      Quindi, Paola, i greci hanno vissuto abbondantemente sopra le loro possibilità ed è normale che ora la zia cattiva Merkel li costringa a fare un po’ di sacrifici. Da noi nonno Monti sta raschiando il barile, dalle parti dei precari (molti sono nella pubblica amministrazione) non c’è più niente da prendere, quindi è andato a prendere dalle loro mamme

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